Badolato – Cineturismo a rovescio


Intervista al regista Alessandro Genovesi

Di Giuliana Holm

Laurea Magistrale in Cinema e media

 

Mi trovo in Calabria, più precisamente nel borgo di Badolato in provincia di Catanzaro. Da poco è terminato il Magna Grecia Film Festival di Catanzaro, dedicato quest’anno a Vittorio De Sica e al 70esimo anniversario del suo capolavoro Ladri di biciclette, ricco di ospiti nazionali e internazionali tra i quali Oliver Stone, Richard Dreyfuss, Rupert Everett. Badolato Borgo con i suoi incantevoli scorci attira diversi artisti, per questo motivo è chiamato il borgo degli artisti. Molti registi e critici del cinema vengono qua per fare le vacanze. Si discute, infatti, se il cinema si trovi a Badolato oppure lo attraversi? Di fatto qui si incontrano personaggi come Emiliano Morreale, docente di Storia del Cinema Università della Sapienza e critico di Repubblica e l’Espresso, Alina Marazzi regista di Vogliamo anche le rose (2007) e Tutto parla di te (2012) con Charlotte Rampling, Dario Zonta, conduttore di Hollywood Party radio 3 e produttore artistico di Sacro G.R.A (2013) e Fuocammare (2016) e ancora Francesco Munzi regista di Anime nere (2014) e Monica Guerritore, che a luglio si è esibita con la sua grandiosa interpretazione dell’Inferno di Dante e dell’Infinito di Leopardi.

 

Nel borgo Il 13 agosto, in occasione della festa dell’Assunta, è stato proiettato sotto le stelle nello spettacolare sfondo sulla chiesa dell’Immacolata il film Puoi baciare lo sposo (2018). La serata ha avuto come ospite d’eccezione il regista Alessandro Genovesi (regista di La peggior settimana della mia vita (2011) e sceneggiatore di Happy Family (2010), poi divenuto film con la regia di Gabriele Salvatores). Emiliano Morreale, durante una breve presentazione, ci svela che nonostante il film sia stato girato a Civita di Bagnoregio la vera ispirazione del film è stata il borgo di Badolato. Infatti, il titolo della prima versione presentata a Turi Caminiti, badolatese appassionato di cinema e organizzatore di questa XVI rassegna cinematografica, era “Matrimonio a Badolato”. Caminiti sconsigliò vivamente il regista di girare il film nel borgo, temendo in seguito l’assalto del turismo. Ecco perché in questo caso si può definire “Cineturismo a rovescio”. Morreale ci presenta inoltre il montatore del film Claudio Di Mauro, in vacanza nel vicino borgo di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio e invitato qui per la serata, ma anche l’attore Francesco Colella, che con il film Puoi baciare lo sposo non c’entra proprio nulla, ma si trova qui perché in questo periodo sta interpretando un ruolo in Calabria nella nuova serie Zero Zero Zero di Stefano Sollima, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano.

 

Ha inizio la proiezione. Il pubblico numeroso ride delle disavventure della giovane coppia gay in difficoltà dopo aver annunciato il proprio matrimonio ai genitori. Alla fine il pubblico applaude divertito. I protagonisti sono Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Salvatore Esposito e Cristiano Caccamo. Nel film si riconoscono chiaramente alcuni particolari del borgo di Badolato, come ad esempio il sindaco noto per l’accoglienza dei migranti, il rischio del crollo in alcune zone, come avvenne dopo l’alluvione del 1951, la tradizionale processione pasquale del sabato santo con tutti i figuranti in costume: i romani, i giudei, gli incappucciati e Gesù sotto il peso della sua croce. Senza dimenticare la chiesa dell’Immacolata, che in realtà non esiste a Civita di Bagnoregio, ma che è il fulcro più importante di Badolato.

Dopo la proiezione ho l’occasione di strappare una breve intervista al regista Alessandro Genovesi che si trova qui in vacanza.

 

Perché il film è stato girato a Civita di Bagnoregio e non a Badolato?

– Questo è un film che viene visto da tante persone in Italia e in genere se un posto molto bello viene raccontato in un film poi c’è un turismo fatto apposta per andare a vedere quel paese. Siccome Badolato è bella perché non è sovraffollata ed io amo questo posto, ho semplicemente voluto proteggerla. Nel film diventa quasi un paese inventato, che prende spunto da Badolato, ma lo sappiamo solo noi che la conosciamo. Il borgo di Civita di Bagnoregio è molto più piccolo di Badolato e come Badolato è una città magica e sta veramente crollando. È un paese che dopo il film è stato assalito dal turismo, però in generale ci sono solo negozi, botteghe e ristoranti, ma ci vivono solo sette persone e basta. Non ci sono gli immigrati, quello è un altro un riferimento a Badolato. Quando l’ho scritto, essendo abituato a venire qua, ho raccontato un posto come se fosse Badolato, anche se nel film, fatti e persone sono puro frutto della fantasia.

 

Nel soggetto ci sono una serie di personaggi fuori dalla norma i quali culminano in uno scontro aperto con il conformismo prevalente nella piccola società ambientata nello sfondo di un borgo dalle antiche tradizioni religiose, quasi a voler ribaltare un paese ben radicato nelle propria etica millenaria.

Era vostra intenzione dare un allegro scossone agli italiani ancora restii ad accettare le famiglie gay e le unioni di coppia di vario genere, come per esempio quella tra un crossdresser di mezza età e una ragazza ricca orfana di padre?

 

Guarda è un film, per cui non è una proposta di legge, è appunto un racconto che tratta un argomento di attualità e prende inevitabilmente una posizione, cioè quella che l’amore non ha sesso. Non sono omosessuale e non sono un’attivista, però credo che è veramente importante per le generazioni future che questa cosa passi come normale. Noi abbiamo visto una storia d’amore e dopo breve tempo ci siamo dimenticati che era una storia tra due uomini. I personaggi sono creati per il divertimento, ma non sono trattati come macchiette, certo sono fuori della norma e chiaramente in contrasto con un borgo attaccato alle proprie tradizioni.

 

Quali reazioni ha avuto il vostro film in un paese cattolico come l’Italia?

La reazione in Italia l’hai appena vista, il pubblico rideva e quello succedeva anche al cinema. Certo che dopo le ultime elezioni, l’Italia è diventata un paese omofobo e populista. Il film è andato comunque bene, è distribuito in otto – nove paesi all’estero e adesso andrà in TV.

 

Uscirà anche in Danimarca?

No in Danimarca non c’è, sarà in Germania, uscirà l’anno prossimo in Spagna, in Francia, negli Stati Uniti, in Canada e nella Corea del Sud.

 

Finisco augurandomi che Puoi baciare lo sposo arrivi anche in Danimarca.

Il titolo in inglese è My Big Gay Italian Wedding, la canzone finale è Don’t Leave Me This Way (1975) di Kenny Gamble e Ricky Nelson

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