Letteratura


Proposte per chi vuole leggere libri di autori italiani in danese

“La Ferocia” di Nicola Lagioia

Libro feroce, come feroci sono, ognuno a modo suo, i componenti della famiglia Salvemini.Clara è magnetica. Illumina le stanze in cui entra o le oscura, a seconda della tempesta che l’accompagna. L’ultima volta che l’hanno vista viva, camminava nuda nel centro della statale Bari-Taranto. Questa è la storia di due giovinezze, una famiglia, una città, delle colpe dei padri annidate nella debolezza dei figli, di un mondo dove il denaro può aggiustare ogni cosa fino all’attimo preciso in cui è già troppo tardi. Al centro c’è un corpo di donna chiuso nello sguardo di tutti quelli che hanno creduto di poterlo possedere, e intorno l’abissale cruenta vanità del potere. Mobile e intenso, La ferocia è un libro che costruisce un mondo – il nostro.

Libro dallo stile impeccabile, mi ha ricordato i grandi classici. All’inizio un po’ lento ma la magistrale struttura narrativa tiene incollati alle pagine che scorrono man mano che si procede. La ferocia di Lagioia segue e detta perfettamente una scrittura per il noir nella letteratura: un’altalena tra passato e presente dove vediamo ogni membro della famiglia Salvemini alle prese con la giovane Clara e con un sistema (tipico dell’edilizia e della politica) che ormai ha marchiato pesantemente l’immagine del Bel Paese e in particolare la Puglia.

Nella ricca carrellata di personaggi spicca su tutti Michele Salvemini, il fratello di Clara, lui è l’unico ad avere un rapporto con la ragazza, raccontato forse più del dovuto nelle quattrocento pagine. Un personaggio che spesso si mette contro il volere del padre costruttore e degli altri membri, creando degli attimi di astio in casa della famiglia pugliese. Da ammirare i capitoli in cui l’animale, totalmente immerso nella natura, viene totemizzato come un elemento atto a descrivere il marcio e la ferocia dell’uomo citata nel titolo. Contro la purezza e l’innocenza del regno animale.Questo libro è un capolavoro, e come tutti i capolavori parla della miseria.

Lo consiglio vivamente, ma solo per chi ha “palato fino”.

 


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