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Marie MorelDiMarie Morel

500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci in Europa

Il genio di Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, verrà celebrato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei.

 

In prima linea c’è la Francia, che ha ospitato l’artista negli ultimi anni della sua vita e gli dedicherà nel corso del 2019 un numero straordinario di manifestazioni.

Il Comité de pilotage della Valle della Loira ha organizzato una rassegna, “Viva Leonardo da Vinci! 500 anni di Rinascimento nel Centro-Valle della Loira, nel corso della quale si terranno 500 eventi di arte e letteratura, scienze e architettura, artigianato, gastronomia, proiezioni cinematografiche e spettacoli, in varie località.

Il castello di Clos Lucé e quello di Amboise, nei quali Leonardo ha soggiornato durante il periodo francese, saranno sede di due importanti mostre.

  La prima, intitolata “1519, la mort de Léonard de Vinci”, racconterà gli ultimi anni di vita del maestro e partirà ad Amboise il 2 maggio, data precisa della sua morte. Nel corso di essa verrà esposto anche il quadro di Ménageot, La morte di Leonardo, dipinto nel 1781.

Il 6 giugno, a Clos Lucé verrà inaugurata l’esposizione “La cena di Leonardo per Francesco I, un capolavoro di seta e argento“, il cui protagonista assoluto sarà l’arazzo dell’Ultima Cena prestato dai Musei Vaticani, che sarà esposto, poi, al Palazzo Reale di Milano, a partire da ottobre.

Nel castello di Chantilly, invece, sarà esposta La Gioconda nuda, un disegno che solo di recente è stato attribuito a Leonardo, dopo anni di studi.

Il calendario degli eventi è consultabile qui.

A Parigi c’è grande fermento per l’attesissima mostra di settembre al Louvre, che secondo le intenzioni dovrebbe ospitare tutti i quadri di Leonardo.

Il condizionale è d’obbligo, perché la questione ha riaperto le ostilità tra la Francia e l’Italia, che non sembra disposta a prestare le opere vinciane ai francesi. Ancora oggi non è chiaro se i due Paesi riusciranno a trovare un accordo.

Accordo che, invece, la Francia ha stretto senza problemi con gli Emirati Arabi, per ospitare il Salvator mundi, anch’esso attribuito di recente a Leonardo.

Intorno a quest’opera d’arte, tuttavia, c’è un giallo ancora da risolvere, che potrebbe condurre ad un cambiamento di programma.

Il quadro faceva parte di una collezione privata ed è stato acquistato per 450,3 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e avrebbe dovuto essere esposto per l’inaugurazione del museo Louvre Abu Dhabi, lo scorso settembre.

 

L’esposizione non è avvenuta ed è stata rinviata sine die con un laconico comunicato stampa, che non ne spiegava le ragioni. Nel frattempo, il museo ha pubblicato i programmi espositivi per l’anno 2019-2020 e il Salvator mundi non viene menzionato. Questo silenzio attorno al dipinto che avrebbe dovuto essere il cavallo di battaglia del nuovo Louvre ha destato molti sospetti. Nel mondo dell’arte, si vocifera con sempre più insistenza che vi sia stato un clamoroso errore e che il quadro non si opera di Leonardo, bensì del suo allievo Luini.

L’Inghilterra ha deciso di celebrare Leonardo rivelando al pubblico una serie di 144 disegni, che fanno parte della più grande collezione privata al mondo, la Royal Collection. Dal 24 maggio al 13 ottobre, nella Queen’s Gallery di Buckingham Palace saranno esposti gli schizzi a matita o a carboncino del grande maestro del Rinascimento, raccolti in un libro da Pompeo Leoni nel 1590 e acquistati da Carlo II d’Inghilterra.

Disegni sul corpo umano, paesaggi, di soggetti sacri, progetti da realizzare, in cui si manifesta tutta la potenza della mente creativa di Leonardo, la sua fervidissima curiosità intellettuale, il suo genio, come artista, inventore e scienziato.

Per maggiori informazioni, il sito ufficiale è Leonardo da Vinci a life in drawing.

La Spagna, infine, ospita una mostra intitolata “I volte del genio”, nella quale il curatore vuole mostrare il volto dell’uomo Leonardo, che esiste dietro a quello dell’artista. Cuore dell’esposizione sono due codici, conservati presso la Biblioteca Nacional, e la Tavola Lucana, il ritratto scoperto dallo storico Nicola Barbatelli nel 2009 in Basilicata. Il visitatore viene accompagnato da installazioni audiovisive, ricostruzioni, applicazioni di realtà mista e realtà aumentata e applicazioni tecnologiche in un percorso che getta una nuova luce sul genio italiano.

I volti del genio, fino al 29 maggio a Madrid.

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci in Italia

Tutta l’Italia è in fermento per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, al quale sono state dedicate numerosissime mostre ed iniziative in varie città, in particolare quelle che hanno visto nascere, crescere e formarsi, oppure ospitato il celeberrimo artista.

L’anno 2019 è interamente dedicato a quello che fu, indiscutibilmente, un genio assoluto: pittore, scultore, inventore, scienziato, anatomista, Leonardo ci ha lasciato un’eredità di opere d’arte di incommensurabile bellezza e prova tangibile del suo straordinario ingegno creativo.

Leonardo nacque il 15 aprile 1452 ad Anchiano, in provincia di Lucca a pochi chilometri da Vinci, in una casa colonica che nel 1952 fu trasformata nel  Museo Leonardiano . Qui è possibile assistere ad una narrazione audio-visiva tridimensionale, in cui un Leonardo in grandezza naturale si racconta. Si formò nella bottega del Verrocchio a Firenze, città che ospita il Leonardo Da Vinci Museum e custodisce presso gli Uffizi alcune opere giovanili dell’artista, come il Battesimo di Cristo, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi.

Le mostre a Firenze, dedicate a Leonardo per questo importante anniversario, si susseguiranno nel corso di tutto l’anno. E’ possibile informarsi sul sito http://www.arte.it/calendario-arte/firenze, in continuo aggiornamento su tutti gli eventi.

Nel 1482, Leonardo fu mandato da Lorenzo il Magnifico a Milano, per portare un dono al duca Ludovico il Moro. L’artista rimase affascinato dalla città, che già all’epoca era tra le più popolose e aperta all’innovazione scientifica e tecnologia. L’accoglienza che ricevette, però, fu piuttosto tiepida e passò oltre un anno prima che ricevesse una commissione. Nonostante ciò Leonardo restò a Milano, dove soggiornò per vent’anni. Ed è proprio questa città che oggi lo omaggia con il maggior numero di iniziative, che prenderanno il via il 2 maggio, data esatta della scomparsa di Leonardo, e si protrarranno fino a gennaio 2020, tra mostre, spettacoli teatrali e convegni. Il calendario, fittissimo di eventi, è disponibile sul sito https://www.yesmilano.it/leonardo , sul quale vi sono anche tutte le informazioni su come arrivare e muoversi a Milano.

Dopo il lungo periodo milanese, iniziò per Leonardo un periodo errabondo, che lo portò in varie città, nelle quali l’artista lasciò il segno del suo passaggio, a Venezia, con il suo Uomo Vitruviano conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia; a Parma, dove nella Galleria Nazionale è esposta la Scapigliata, un dipinto raffigurante una testa di fanciulla, probabilmente incompiuto; infine  Roma, dove da marzo ad agosto le  Scuderie del Quirinale ospiteranno la mostra “ Leonardo da Vinci. Scienziato e inventore”. Sempre nella capitale si terrà, tra aprile e settembre, la mostra “Leonardo a Roma. Influenza ed eredità”, presso l’Accademia nazionale dei Lincei.
A Torino, infine, nella prestigiosa sede dei Musei Reali, si terrà la mostra intitolata “Intorno a Leonardo. Disegni italiani del rinascimento”, in cui verrà esposto il celebre autoritratto, appena restaurato.

Leonardo trascorse gli ultimi anni della sua vita in Francia, al servizio di Francesco I, un sovrano colto e raffinato, estimatore dell’arte italiana e morì ad Amboise, il 2 maggio 1519.

Nel frattempo, è di pochissimi giorni fa la notizia che la Monna Lisa nuda sia realmente opera di Leonardo da Vinci. Il disegno a carboncino, così chiamato per l’enorme somiglianza con la Gioconda, dopo oltre quasi due anni di studi ed esami, sarebbe stata, finalmente, attribuita al genio vinciano, tanto che sarà esposta a Chantilly, nel corso dei festeggiamenti previsti per il cinquecentenario.

Marie MorelDiMarie Morel

Gli animali nell’arte, dal Rinascimento a Ceruti

Nel centro storico di Brescia, su un’area antichissima risalente alla prima età del ferro, sorge Palazzo Martinengo Cesaresco, costruito nel XVII secolo su commissione del conte Cesare IV Martinengo Cesaresco.

Agli inizi del ‘900, fu acquistato dalla provincia di Brescia e, da cinque anni, l’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo si occupa di promuovere la conoscenza storica, artistica e architettonica dell’antica residenza e di valorizzarne gli spazi espositivi, organizzando mostre d’arte antica, moderna e contemporanea.

L’ultimo lavoro proposto dall’associazione è l’imponente esposizione, curata dallo storico e critico d’arte Davide Dotti, di un centinaio di opere, il cui fil rouge è la rappresentazione di animali nella pittura rinascimentale e barocca, da Raffaello a Caravaggio, fino a Ceruti.

L’originale idea da cui prende vita questa mostra, unica nel suo genere, è quella di creare una sorta di “zoo artistico”, nel quale sono riunite opere di ineffabile bellezza, in cui i grandi maestri del rinascimento hanno rappresentato animali di ogni genere e specie e persino fantastici, come protagonisti assoluti o assieme all’uomo oppure con figure sacre o mitologiche, basti pensare a “San Giorgio e il drago” o a “Leda e il cigno”.

L’esposizione si propone non solo di incantare i visitatori, mostrando loro come gli artisti abbiano saputo cogliere e mettere su tela il rapporto millenario tra uomo ed animali e delineare, con grande sensibilità ed accuratezza, le caratteristiche di questi ultimi, ma ha anche una valenza scientifica.

Le opere, infatti, sono raggruppate in un percorso espositivo attraverso il quale i visitatori potranno ammirare i quadri e, grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa, scoprire curiosità sulle razze rappresentate e sulla loro evoluzione nei secoli.

Proprio per queste sue caratteristiche e l’argomento trattato, la mostra ha ottenuto il patrocinio di WWF Italia che, nel corso dell’evento, approfondirà tematiche come la salvaguardia delle specie protette, la biodiversità, la lotta al bracconaggio e la cultura della sostenibilità.

Un’esperienza interessante per chi ama l’arte, gli animali, la natura e anche per i bambini.

La mostra aprirà i battenti il 19 gennaio e chiuderà il 9 giugno e sono previste aperture straordinarie anche per i giorni di Pasqua e Pasquetta, 25 aprile, I maggio e 2 giugno.

Il percorso espositivo è suddiviso in 10 sezioni: si comincia con gli animali nella pittura a soggetto sacro e mitologico, si prosegue in sale tematiche dedicate a cani, gatti, uccelli, pesci, rettili, animali della fattoria, animali e uomo, nani e pigmei vs. animali, per concludere con l’ultima stanza, i cui i protagonisti sono gli animali esotici come scimmie, pappagalli, dromedari, leoni, tigri, elefanti, struzzi e quelli fantastici.

I visitatori della mostra potranno accedere gratuitamente anche al percorso archeologico sotterraneo di Palazzo Martinengo, con i suoi antichissimi reperti risalenti all’età del ferro.

Sul sito dell’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo sono disponibili tutte le informazioni ed un piccolo assaggio di quello che la mostra offre.

http://amicimartinengo.it/

 

 

 

 

AvatarDiLucia Rota

Morten Beiter om Scrovegni’erne kapel i Padova

Her er en kort udgave af Morten Beiters artikel i Weekendavisen den15/6, hvor han skriver bl.a om Scrovegni’ernes kapel i Padova

”For ikke så lang tid siden stod jeg i Scrovegni’ernes kapel i Padova og kiggede op til Giottos over 700 år gamle dommedagsfresco på endevæggen. Kapellet var den stenrige Scrovegni-families forsøg på at købe sig ud af det helvede, som var blevet dem tildelt af selveste Dante, der i sin Guddommelige komedie havde placeret patriarken Reginaldo Scrovegni i ågerkarlenes  helvedeskreds. ”Jeg, Paduas søn, blandt florentiner sidder, der fylde mine øren til med rungen af deres råb”. Men uanset hvor frygtet helvede er, så er det nok alligevel her de fleste øjne stopper, når de glider hen over den sublime, malede fortælling om den sidste dag.  Og det er svært ikke at komme i tanke om den gamle vittighed med manden, der døde og blev vist rundt i helvede, der egentlig virkede som et meget hyggeligt og rart sted, hvis det ikke lige var for et enkelt hjørne, der var fuldt af torturinstrumenter.  Og adspurgt, hvad der var, svarede djævelen: ”Det der? Det er bare noget vi har stående til katolikkerne. Jeg ved ikke helt hvorfor, men de er vilde med det.”…..

Su Weekendavisen del 15/6 Morten Beiter pubblica un articolo dove si riallaccia a una sua visita alla Cappella degli Scrovegni.

La cappella fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere padovano nell’area dell’antica arena romana di Padova. Qui fece edificare un sontuoso palazzo di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare.Chiamò  ad affrescarla Giotto che vi lavorò dal 1303 al 1305. L’interno si presenta interamente affrescato su tutte e quattro le pareti. Il ciclo pittorico è incentrato sul tema della salvezza. Dio decide la riconciliazione con l’umanità, affidando all’Arcangelo Gabriele il compito di cancellare la colpa di Adamo con il sacrificio di suo figlio fatto uomo. Prosegue con le storie di Gioacchino ed Anna, le Storie di Maria, le  storie di Cristo concludendo con il grandioso giudizio universale. La cappella fu acquistata da Padova nel 1881 che ne curó il restauro e la riconsegnó al mondo in tutto il suo ritrovato splendore. L’articolo di Morten Beiter è molto vivace e come al solito interessante. Divertente è quello che scrive su un’ ipotetica visita all’ inferno di un tale accompagnato da un diavolo “spiritoso” che gli fa vedere gli strumenti di tortura usati per i cattolici che li apprezzano particolarmente.

AvatarDiElisa Borella

Arriccio, tonachino e spolvero: il lessico dell’affresco

Cos’hanno in comune grandi capolavori della storia dell’arte italiana quali la michelangiolesca Cappella Sistina, le Stanze Vaticane di Raffaello o la giottesca Cappella degli Scrovegni? Vi siete mai chiesti come sia possibile dipingere su porzioni di spazio così grandi o godere ancora oggi di colori e di forme così splendidamente preservate, dopo più di cinquecento anni? Il denominatore comune, com’è noto, è la tecnica con cui sono state realizzate, cioè l’affresco, mentre il merito della loro incredibile conservazione è da attribuirsi a un fortunato miscuglio di chimica, di fortuna e di sapienza antica.

 

Innanzitutto, con “affresco” intendiamo la principale tecnica di pittura decorativa realizzata su parete (ne esistono anche altre, dai nomi più esotici, come ad esempio pittura “ad imbratto”, “a piccoli tocchi” o “a encausto”), la cui caratteristica principale è data dal trattamento del supporto (il muro) attraverso la sovrapposizione di vari strati di calce. Dipingere su parete non è, infatti, così semplice come potremmo immaginare, soprattutto se miriamo a un risultato che duri nel tempo! Erano, pertanto, richieste una certa perizia e grande rapidità – entrambe parti integranti del pedigree di artisti davvero degni di questo nome.

Preparare il muro per accogliere l’affresco era un po’ come cucinare una torta a più strati: il primo di questi, ovviamente, era la parete stessa, che costituiva la base da cui partire, realizzata in pietra o in mattoni, ruvida a sufficienza da non far scivolare via lo strato successivo, detto arriccio”. L’arriccio era un miscuglio di acqua, calce spenta e sabbia di fiume, che andava applicato in maniera uniforme sulla parete – era un’operazione piuttosto delicata, perché proprio sull’arriccio si realizzava la prima bozza del disegno finito! Una specie di prova generale “per vedere l’effetto che faceva”… Nel corso del tempo si sono avvicendate diverse tecniche utili a restituire un’idea complessiva e a grandezza reale del risultato finale dell’affresco: la sinopia era semplicemente un disegno poco particolareggiato realizzato con una matita rossa direttamente sull’arriccio, mentre lo spolvero e il cartone erano l’esito di un passaggio del disegno dalla carta al muro (il primo attraverso la traccia lasciata da piccoli fori praticati in corrispondenza delle linee della composizione riempiti con polvere di carbone, il secondo da una lieve pressione esercitata dall’artista lungo gli stessi contorni, come un vero e proprio calco). Sopra agli strati di arriccio, l’artista applicava poi il tonachino, cioè lo strato di intonaco che avrebbe accolto il colore, realizzato mischiando sabbia fine, acqua, polvere di marmo e calce. Centrale era, infatti, la capacità di intrappolare il colore all’interno del muro, un po’ come fa l’inchiostro di un tatuaggio sulla pelle, dipingendo sull’intonaco ancora umido; la chimica, infine, attraverso la cosiddetta carbonatazione della calce durante il processo di asciugatura, faceva il resto del lavoro, sigillando e preservando una volta per tutte il dipinto all’interno della parete.

Per evitare antiestetiche giunture o campiture non uniformi di colore (realizzato polverizzando pigmenti minerali mischiati con acqua), gli artisti erano, inoltre, soliti lavorarea pontate, cioè seguendo l’andamento delle impalcature su cui dipingevano, oppure a giornate, tenendosi impegnati per mesi (o addirittura per anni!), date le enormi dimensioni coperte da queste decorazioni parietali. Fortunatamente (per noi), però, tutto questo impegno non è andato perduto, perché grazie alla geniale intuizione di imprigionare il colore all’interno dell’intonaco, possiamo ancora oggi godere di meravigliosi capolavori, immergendoci anche solo per un istante nello splendore di quei tempi lontani.

AvatarDiLucia Rota

Ravenna

Il 7 maggio Jeanette Varberg scrive su Kristeligt Dagblad un articolo dal titolo: ”Un eretico venuto dal nord porta la corona di imperatore romano”

Tratta di Teodorico a Ravenna.

Il 5 marzo del 493 Teodorico, re dei Goti, conquista Ravenna.
Assume il governo d’Italia con il titolo di Dominus stabilendo Ravenna come capitale.
Nel 520 fa costruire il Battistero Ariano. 4 giorni dopo la sua costruzione Teodorico muore, forse avvelenato e viene sepolto nel mausoleo. Il suo corpo sparisce.
I cattolici raccontano che il diavolo, sotto forma di cavallo nero , lo ha rapito portandolo da Vulcano il dio del fuoco, cioè all’inferno. I suoi goti dicono che Teodorico non è morto. Lo hanno visto sulla schiena nera del cavallo del dio Odino che andava verso il Valhalla dove avrebbe passato la vita eterna tra i guerrieri morti.
Oggi il Battistero Ariano si presenta come un piccolo edificio realizzato in mattoni a pianta ottogonale. La cupola è rivestita di mosaici . Il disco centrale presenta il battesimo di Cristo con Giovanni Battista, la personificazione del fiume Giordano e la colomba dello Spirito Santo.
Nella larga fascia concentrica gli apostoli con Pietro e Paolo.
(Dal 1996 il Battistero è inserito nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’Unesco)

AvatarDiLucia Rota

Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari

Gaudenzio Ferrari e il Sacro Monte di Varallo

Gaudenzio Ferrari , uno dei maggiori artisti del Rinascimento nel nord  Italia, verrà ricordato con tre mostre, dal 23 marzo al 1.luglio del 2018, a  Novara, a Vercelli e al Sacro Monte di Varallo, dove la mostra rimarrà aperta più a lungo.  Alle mostre parteciperanno importanti musei italiani e stranieri. Ci saranno anche opere di artisti  a cui Gaudenzio Ferrari guardò come Leonardo da Vinci, il  Perugino e quelli influenzati dalla lezione di Gaudenzio Ferrari, un centinaio di opere tra dipinti, sculture e disegni. I comuni coinvolti creeranno inoltre appositi pacchetti per una piena fruizione della mostra e del territorio  presso chiese ed edifici storici dove l’artista lavorò.

Il Sacro Monte di Varallo è situato su un piccolo promontorio che sovrasta la cittadina di Varallo in Valsesia ai piedi del Monte Rosa. Offre scorci molto suggestivi non solo sulla città ma anche sull’intera Valsesia. Sorse per iniziativa del Beato Bernardino Caimi, che, di ritorno dalla Terra Santa (alla fine del 1400), volle ricreare in piccolo i luoghi della Palestina.
Il complesso comprende tralaltro la basilica a 608 m. e una cinquantina di cappelle  costruite nel corso di un paio di secoli. Ogni cappella rappresenta, con affreschi (circa 4.000 figure) e con gruppi di statue (circa 400), scene della vita di Gesù e di Maria. Grande il contributo di Gaudenzio Ferrari inclusa la grandiosa cappella della Crocifissione. Il Sacro Monte di Varallo, per la bellezza del luogo, per le sue testimonianze di fede e di arte, costituisce un monumento unico nel suo genere. Nel 2003 il complesso è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanitá. Se siete in Italia in quel periodo andateci. Il  lavoro degli artisti e la bellezza dei  luoghi vi regaleranno un’esperienza unica.

Per visitare il Sacro Monte ci sono due possibilità. Si sale a  piedi da Varallo fermandosi ad ammirare le cappelle  su fino alla  Basilica e si  ritorna a Varallo con la funivia. Noi, quando abbiamo visitato il Sacro Monte alcuni anni fa abbiamo fatto il contrario: funivia da Varallo alla Basilica  e discesa a piedi  lungo le cappelle a Varallo. E’ stato bellissimo!

Kunstudstillinger af høj klasse

En af renaissancens store kunstnere var Gaudenzio Ferrari (1471-1546), som var født i nærheden af Varallo i Piemonte. Han mindes i det kommende år med flere udstillinger i Italien, naturligvis også i Varallo. Her vil flere værker fra hans ungdom og frem til projektet Sacro Monte di Varallo være udstillet. Sacro Monte di Varallo omfatter en basilika og ca. 50 kapeller. Hvert kapel indeholder fresker og statuer, som beskriver scener fra Jesu og Jomfru Maria’s liv. Gaudenzio Ferrari har bidraget væsentligt til dette værk. Hele værket er beliggende i et naturskønt område og repræsenterer væsentlige dele af den kristne kulturarv. Derfor kom det i 2003 på Unesco’s liste over Verdens kultturarv.

AvatarDiDante Alighieri Copenaghen

Culture & Creativity

Lo scorso 22 settembre si è svolto presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Copenhagen l’evento dal
titolo “Culture & Creativity as Key to Development, Danish and Italian applications: practical proposals in pursuit of best practices and excellence. CSR and cultural integration as key to innovation and value: Ideas that change the world”, organizzato dalla Società Dante Alighieri di Copenhagen in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, la Fondazione Internazionale Verso l’Etica – FIVE Onlus, ed HF Convention.
L’evento è stato fortemente voluto dalla Dante Alighieri che molto si è spesa sul territorio per la promozione della cultura italiana – dalla visione negli affari, alla lingua, alla cucina – allo scopo di rispondere alle recenti indicazioni della strategia del Sistema Italia per la corretta divulgazione degli elementi distintivi che caratterizzano la cultura italiana, e dunque portare l’italianità nel mondo
“La diffusione della cultura Italiana non passa solo attraverso la conoscenza della lingua ma anche nel tramite della consapevolezza di ciò che vuol dire essere italiano, che significa anche intuizione, genio e creatività. Raccogliendo i recenti input del Presidente della Dante Alighieri per una rivitalizzazione dei comitati nel perseguimento della mission, il comitato di Copenhagen ha proposto delle nuove iniziative per favorire una sempre migliore integrazione e valorizzazione della cultura italiana in Danimarca”, ha detto Pinuccia Panzeri, Presidente dell’Associazione Dante Alighieri a Copenaghen.
L’iniziativa, realizzata su proposta di Oriana Perrone, esperta economica del Ministero Italiano dello Sviluppo Economico, docente di Global Business Strategies e Corporate Social Responibility, associata della Società Dante Alighieri di Copenhagen, rappresenta un primo tavolo di confronto con imprese danesi e italiane, istituzioni e società civile, sul tema del come implementare modelli e processi per l’integrazione dell’etica nelle organizzazioni, dalla formazione ai progetti multi-stakeholders, per la generazione di una società etica e responsabile, dall’individuo all’organizzazione.
“La creazione di valore è un tema molto attuale e sul quale sia le organizzazioni italiane che danesi possono tranquillamente rappresentare esempi di eccellenza. Il legame tra una visione volta al sentito etico, propria di queste culture, e la necessità di avere modelli innovativi educativi, sociali, economici, e di impresa, per la generazione di benessere ed equità nella società attuale, è un fattore critico di successo per l’attuazione di iniziative di crescita economica e sociale. Identificarne gli elementi caratterizzanti, ed agevolarne la divulgazione, è importante per generare conoscenza e favorire la replicabilità delle best practices da parte di tutti ”, ha detto Oriana Perrone che è intervenuta in qualità di moderatrice dell’evento.
Le imprese presenti hanno raccontato gli aspetti più interessanti del core business legati a sistemi di
sostenibilità sociale ed ambientale, da Bio Pic a Ecco, condividendo criticità e valore aggiunto di chi sceglie
di operare responsabilmente sui mercati.
Mentre, la Copenaghen Business School ha sottolineato l’importanza di dialogare su questi temi, sia per la
società che per le imprese, ed ha sottolineato come la cultura determina la visione e dunque condiziona la
strategia e la gestione anche sotto il profilo etico dell’agire delle imprese.
Dall’altro lato, Five Onlus ha presentato un modello innovativo per la formazione all’etica, nell’individuo, cosi come nelle organizzazioni, come strumento per la gestione della complessità in uno scenario in cambiamento.
In particolare, Guy Michel Franca, ideatore del metodo e fondatore di Five, ha spiegato gli elementi
sostanziali della nuova metodologia.
Questo incontro è in linea con le recenti strategie del Sistema Italia per favorire la diffusione della Cultura
Italiana in tutte le sue forme, nei paesi esteri e per l’integrazione tra culture, oltre che l’apertura ai mercati
esteri delle imprese italiane.

L’iniziativa ha visto come la partecipazione e il contributo, tra gli altri, della Camera di Commercio Italo-
Danese che ha dato il patrocinio all’evento, di From Italy With Love, che ha realizzato un lunch
completamente sostenibile, dei media partner AIESEC e Ikos.

AvatarDiLucia Rota

Kristian Zahrtmann e Civita d’Antino

 

Cento anni fa moriva a Copenaghen il pittore Kristian Zahrtmann che visse una parte della sua vita in Italia ed in particolare a Civita d’Antino, piccolo paese nascosto tra le montagne abruzzesi. E’ proprio a Civita d’Antino che l’artista è stato commemorato  recentemente.

Il pittore danese scese in Italia nella seconda metà dell’800. Dopo Roma,il pittore andò in altri luoghi  come Portofino, Pistoia, la Costiera Amalfitana,Sora e Civita d’Antino.

Fu amore a prima vista, stregato dalla posizione del paese, una terrazza isolata e come sospesa nella Valle Roveto, a oltre novecento metri d’altezza, al centro di una corona di montagne

Dei circa duecento allievi del maestro, provenienti dall’intera Scandinavia, almeno la metá lo seguì anche a Civita d’Antino, con soggiorni più o meno lunghi, soprattutto nel periodo estivo.

Seguirono il maestro anche amici artisti come P.S.Kroyer, P.Skovgård e altri.

Il paese che allora contava duemila abitanti, rappresentava un luogo appartato, isolato dal mondo, raggiungibile solo attraverso una tortuosa mulattiera che saliva al paese dal fondovalle.

Zahrtmann era attratto dalla luminosità dei paesaggi, dall’innato senso di ospitalità della popolazione e dalla disponibilità di modelli.

Durante la commemorazione sono stati letti alcuni scritti con cui Kristian Zahrtmann descrive il suo primo soggiorno ed è stata presentata una cartolina  che riproduce un quadro di Johannes Wilhelm, in cui l’artista è ripreso mentre dipinge nell’ affollata piazza di Civita d’Antino. Intorno al maestro una comunità ammirata e incuriosita.: i  popolani, i notabili del luogo e  colleghi nordici.  Sullo sfondo le montagne e il cielo, di un blù fresco

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Seminario “Cultura e Creativitá”

 

Scarica qui il pdf in inglese con il programma

AvatarDiCristina Tibo Hansen

Guerre e tempeste di mare. Mostra temporanea con preziosi relitti dalla Sicilia.

Glyptoteket,  Copenaghen.

Ultimo giorno: domenica 20 agosto 2017.

 

Sprofondandosi nel mare della Sicilia sono stati recuperati una serie di reperti archeologici di diversa manifattura, come bronzi,  anfore, armi,  che riflettono la grande varieta’ di produzione della antichita’.

I reperti coprono un periodo storico di quasi 3000 anni e testimoniano l’importanza del Mediterraneo nel mondo commerciale, culturale e di trasporti spesso  pericolosi. Questo anche a dimostrazione  che nel  passato il mondo era gia’   globalizzato.

Ieri giovedi’ 17 agosto l’Associazione Dante Alighieri di Copenhagen aveva invitato i suoi soci alla visita gratuita, guidata gentilmente dall’ispettore del Museo.

Ringraziamo Jan Kindberg Jacobsen per averci fatto conoscere i segreti archeologici delle acque siciliane e gli auguriamo un buon lavoro a Roma, dove presto si trasferira’ per conto della Glyptoteket, collaborando agli scavi del Foro di Cesare.

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Mostra a Venezia : Magister Giotto

Il programma delle celebrazioni per i 750 anni dalla nascita di Giotto è molto ricco.

Dal 7 luglio al 5 novembre ci sarà una grande mostra a Venezia dal titolo Magister Giotto nella monumentale Scuola Grande della Misericordia. Il visitatore verrà accolto  nell’immensa navata d’ingresso dall’imponente Croce del Presepe Greccio, ricostruita su ispirazione di quella dell’affresco. Le storie francescane di Assisi, la Cappella degli Scrovegni di Padova, i maestosi crocifissi e le altre opere del maestro realizzate a Firenze sono alla base dell’impianto narrativo del primo piano.

Giotto nasce a Firenze verso il 1266, Dante nel 1265. Secondo la tradizione era anche suo amico.

Dante nell’XI canto del Purgatorio cosí scrive:” …credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido sí che la fama di colui è scura”

Negli affreschi della Cappella Scrovegni a Padova, alcuni critici riconoscono Dante nel poeta con la corona d’alloro dorato che sta alle spalle dell’ autoritratto di Giotto.

A Giotto è inoltre attribuito uno dei più antichi ritratti di Dante.  Si trova nella Cappella del Podestà del Bargello. E’ l’ultima opera fiorentina iniziata dal pittore ma  terminat dai suoi aiutanti.