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Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 – ” Leonardo da Vinci ” …ecco i vincitori!

Il 25 aprile: la premiazione del vincitore del Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 “Leonardo Da Vinci”.

I concorrenti hanno partecipato con un opera letteraria, artistica, ingegneristica o archittettonica ispirata al “genio” di Leonardo. (in fondo all´ articolo le foto delle opere e della premazione).

La giuria – composta dal oittore danese  Allan Stabell. il Prof. Erling Strudsholm, la giornalista danese Birgit Brunsted, il Dott. Nicola De Negri (Metro Service), l´architetto italiano Livia Costantino – ha valutato tutti i progetti in forma anonima e conosciuto i cinque finalisti solo il giorno della premiazione.

Tra i cinque finalisti sono stati scelti solo tre vincitori.
La premiazione si è svolta il 25 aprile presso l´IIC con consegna del primo premio da parte dell´Ambasciatore Italiano Luigi Farina.

Il primo premio, un viaggio studio in Italia presso una delle prestigiose scuole Dante Alighieri, è stato assegnato al lavoro pittorico di Lianne Sommer Andersen.
Lianne è grafico e appassionata di lingua e cultura italiana.

Lianne Sommer Andersen – Primo Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 :  “Premio Leonardo da Vinci”

Il secondo premio, un corso di lingua italiana individuale e personalizzato per 4 settimane, in Danimarca, è stato assegnato a Lise Tange che ha presentato come progetto una scultura in marmo ispirata all´arte di Da Vinci.
Il terzo premio, La vigna vecchia (1,5 litri) dell´azienda Cossetti, è stato assegnato a Lars Østergaard per il suo progetto archittettonico.

La presidente della Dante Alighieri di Copenaghen, Pinuccia Panzeri ha introdotto Leonardo da Vinci, illustrando sapientemente seppur in breve tempo tutti gli aspetti della genialitá di Leonardo: pittore, sculturore, ma anche ricercatore, botanico, scenziato…
Dopo la premiazione non sono mancati i festeggiamenti con un ricco buffet e un bicchiere di ottimo vino italiano.

I vini sono stati offerti dallo sponsor bdfood-wine.dk

 Il Concorso é atato organizzato da Società Dante Alighieri København in collaborazione con Den Italienske Ambassade, Det Italienske Kulturinstitut, Det Italienske Handelskammer, Ordrup Bibliotek og FOF Gentofte.

 Sponsor: Metro Service, BD Food- Wine
I membri della Dante Alighieri di Copenaghen possono acquistare il vino con sconti speciali al seguente link:
bdfood-wine.dk (ricordate di scrivere il vostro codice socio).

Ma il nostro Festival della Primavera italiana non é ancora finito.

Il prossimo appuntamento é sulla Architettura italiana. “Prospettive, volte e rivolte: l´architettura nello stivale”. L´architetto italiano Livia Costantino ci parlerá dell´Italia dal punto di vista della architettura. Vi aspettiamo il 9 maggio alle 19:00 presso la Biblioteca di Ordrup. Ingresso gratis ma ricordate di prenotare.

Maria é anche quest´anno, il Direttore Artistico del Festival “La Primavera Italiana”  – seconda edizione.
Det Italienske Forår Festival é organizzato in collaborazione con la Ordrup Bibliotek, dal primo marts al  31 maggio 2019.
Programma del Festival ” La Primavera Italiana” 2019: 
https://www.dante-alighieri-cph.dk/tutti-gli-eventi-del-festival/
Non sei ancora membro della Dante Alighieri di Copenaghen? 
Sei il benvenuto!
Puoi visitare il nostro sito al seguente indirizzo e leggere tutte le indicazioni per diventare membro:
Marie MorelDiMarie Morel

Gli animali nell’arte, dal Rinascimento a Ceruti

Nel centro storico di Brescia, su un’area antichissima risalente alla prima età del ferro, sorge Palazzo Martinengo Cesaresco, costruito nel XVII secolo su commissione del conte Cesare IV Martinengo Cesaresco.

Agli inizi del ‘900, fu acquistato dalla provincia di Brescia e, da cinque anni, l’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo si occupa di promuovere la conoscenza storica, artistica e architettonica dell’antica residenza e di valorizzarne gli spazi espositivi, organizzando mostre d’arte antica, moderna e contemporanea.

L’ultimo lavoro proposto dall’associazione è l’imponente esposizione, curata dallo storico e critico d’arte Davide Dotti, di un centinaio di opere, il cui fil rouge è la rappresentazione di animali nella pittura rinascimentale e barocca, da Raffaello a Caravaggio, fino a Ceruti.

L’originale idea da cui prende vita questa mostra, unica nel suo genere, è quella di creare una sorta di “zoo artistico”, nel quale sono riunite opere di ineffabile bellezza, in cui i grandi maestri del rinascimento hanno rappresentato animali di ogni genere e specie e persino fantastici, come protagonisti assoluti o assieme all’uomo oppure con figure sacre o mitologiche, basti pensare a “San Giorgio e il drago” o a “Leda e il cigno”.

L’esposizione si propone non solo di incantare i visitatori, mostrando loro come gli artisti abbiano saputo cogliere e mettere su tela il rapporto millenario tra uomo ed animali e delineare, con grande sensibilità ed accuratezza, le caratteristiche di questi ultimi, ma ha anche una valenza scientifica.

Le opere, infatti, sono raggruppate in un percorso espositivo attraverso il quale i visitatori potranno ammirare i quadri e, grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa, scoprire curiosità sulle razze rappresentate e sulla loro evoluzione nei secoli.

Proprio per queste sue caratteristiche e l’argomento trattato, la mostra ha ottenuto il patrocinio di WWF Italia che, nel corso dell’evento, approfondirà tematiche come la salvaguardia delle specie protette, la biodiversità, la lotta al bracconaggio e la cultura della sostenibilità.

Un’esperienza interessante per chi ama l’arte, gli animali, la natura e anche per i bambini.

La mostra aprirà i battenti il 19 gennaio e chiuderà il 9 giugno e sono previste aperture straordinarie anche per i giorni di Pasqua e Pasquetta, 25 aprile, I maggio e 2 giugno.

Il percorso espositivo è suddiviso in 10 sezioni: si comincia con gli animali nella pittura a soggetto sacro e mitologico, si prosegue in sale tematiche dedicate a cani, gatti, uccelli, pesci, rettili, animali della fattoria, animali e uomo, nani e pigmei vs. animali, per concludere con l’ultima stanza, i cui i protagonisti sono gli animali esotici come scimmie, pappagalli, dromedari, leoni, tigri, elefanti, struzzi e quelli fantastici.

I visitatori della mostra potranno accedere gratuitamente anche al percorso archeologico sotterraneo di Palazzo Martinengo, con i suoi antichissimi reperti risalenti all’età del ferro.

Sul sito dell’Associazione Culturale Amici di Palazzo Martinengo sono disponibili tutte le informazioni ed un piccolo assaggio di quello che la mostra offre.

http://amicimartinengo.it/

 

 

 

 

Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Nuovo Programma 2019

Il nuovo Progamma 2019

da gennaio a maggio é ora online.

Leggi il programma sul tuo pc oppure scarica il Pdf.

Clicca qui   per vedere il programma completo 2019 da gennaio a maggio in PDF.

Silvia La RosaDiSilvia La Rosa

La Sicilia dei Presepi

 

Il periodo di Natale resta una delle feste più magiche e suggestive dell’anno. Che lo si voglia ammettere o meno, tutti ne veniamo catturati, a cominciare dai preparativi, e sembra di tornare bambini, per un po’.

Ed ecco che in un paese come la Sicilia, già ricco di tradizioni, anche solo la fase dei preparativi può diventare una festa. Tutto inizia con l’arrivo dell’8 dicembre, la festa cattolica dell’Immacolata Concezione, che segna anche il giorno in cui le case iniziano a scintillare di addobbi e decorazioni natalizie. Con il passare del tempo si sono abbracciate tradizioni che arrivano dall’estero, come nel caso dell’amatissimo albero di Natale che sembra aver fatto la sua prima apparizione in Estonia, nella città di Tallinn, nel lontano 1441, quando fu addobbato presso Raekoja Plats, la piazza del Municipio, mentre uomini e donne vi ballavano attorno alla ricerca dell’anima gemella.

Eppure, nonostante il mondo cambi in fretta, certe tradizioni restano ancora ben salde, diventando talvolta persino l’elemento caratteristico, la peculiarità di un territorio: è questo ciò che avviene ancora oggi con il presepe.

Il presepe, chiamato anche presepio, è la celebrazione della natività per eccellenza, ha origini antichissime, risale infatti al Medioevo, e continua a resistere all’avvento di nuove consuetudini, riuscendo anzi ad andare di pari passo con esse, beneficiando delle nuove tecnologie a disposizione per rinnovarsi. Trattandosi di una rappresentazione della nascita di Gesù, il presepe ha trovato larga diffusione in tutti i paesi cattolici del mondo, a partire dall’Italia, luogo in cui ebbe origine mediante S. Francesco D’Assisi nel 1223. In seguito, infatti, l’usanza di allestire il presepe si affermò in Italia, sino ad estendersi man mano anche al resto d’Europa, prima come pratica ecclesiastica e poi nelle case degli abitanti.

Se il significato del presepe rimane sostanzialmente lo stesso, ad evolversi è la rappresentazione stessa del presepe, che presenta oggi possibilità sceniche un tempo impensabili, come l’utilizzo di meccanismi che permettono il movimento dei figuranti, o la loro realizzazione mediante l’uso di materiali di recupero, insomma nessun limite alla creatività e al genio dei maestri artigiani che creano delle vere e proprie opere d’arte.

Un esempio tutto siciliano nella tradizione del presepe arriva da Giarre, comune sulla costa orientale delle Sicilia, in provincia di Catania. è qui che dal 2003 viene ospitato il Museo del presepe, all’interno di un nobile palazzo ottocentesco, proprio nel centro cittadino. Per la comunità si tratta di un vero orgoglio, considerato che il museo è portato avanti dalla passione travolgente del suo presidente, Salvatore Camiolo, grazie all’Associazione Italiana Amici del Presepio. Il museo, visitabile tutto l’anno, conta la presenza di circa trecento esemplari tra presepi e diorami, ovvero dei presepi molto speciali, dove le scene sono rappresentate all’interno di scatole che, aperte su un lato e mediante una serie di giochi prospettici permettono allo spettatore di addentrarsi all’interno di queste scene secondo una visuale particolarissima. Le opere ospitate dal Museo arrivano da ogni parte d’Italia e del mondo, opere di appassionati come lo stesso Salvatore, e opere di maestri illustri, donazioni che costituiscono un inno alla diversità, sia per le diverse rappresentazioni del tema, sia per i diversi materiali utilizzati. La tradizione, ma anche l’innovazione, come lo stesso Salvatore racconta orgoglioso anticipando l’evento da lui stesso promosso di un corso innovativo di Arte presepiale rivolto a tutti, realizzato il prossimo aprile da un maestro del presepe Francesco Farano, il quale metterà a disposizione la propria esperienza per la realizzazione del presepe.

E poi c’è la Sicilia che si fa magica, è la Sicilia dei presepi viventi, dove figuranti in carne ed ossa riproducono il tema della natività con grande cura dei dettagli, con scenografie realizzate ad hoc, il tutto reso ancora più prezioso dallo spettacolo delle bellezze naturali siciliane. Tra i presepi viventi da non perdere occorre citare il presepe di Montalbano Elicona, borgo medievale in provincia di Messina, già proclamato tra i borghi più belli d’Italia: qui il presepe si svolge nella zona più antica, il quartiere Serro, e coinvolge l’intera cittadina, una celebrazione molto sentita tanto da aver conquistato il premio regionale come miglior presepe.

Altro centro cittadino, altro borgo proclamato tra i più belli d’Italia nel 2014. Si tratta di Gangi, piccolo gioiello in provincia di Palermo. Qui ha luogo uno tra i più suggestivi presepi della Sicilia, dove va in scena “Da Nazareth a Betlemme”, in cui una voce e una colonna sonora guidano lo spettatore nel viaggio della natività. Tutto è realizzato con estrema cura al dettaglio, grazie anche agli studi storico-antropologici e religiosi realizzati.

Infine, tra le numerose rappresentazioni che si svolgono a spasso per la Sicilia, occorre citare Custonaci, città in provincia di Trapani, scenografia naturale mozzafiato di un evento imperdibile. Si tratta di un presepe vivente che conta la presenza di 160 figuranti e di una scenografia naturale di enorme valore, trattandosi di una grotta preistorica denominata Grotta Mangiapane (dal nome del nucleo familiare che vi abitò a partire dal 1800 e fino alla fine dell’ultima guerra mondiale).

La Sicilia può davvero diventare magica a Natale. E talvolta la ricerca delle tradizioni di un territorio e la voglia di autenticità rappresentano forse la chiave per ritrovare il senso del Natale e magari quell’ armonia natalizia ci accompagnerà tutti, almeno per le feste!

Lucia RotaDiLucia Rota

I Medici

E’ una serie televisiva in onda su Rai 1 dal 18 ottobre 2016. La seconda stagione viene trasmessa dal 23 ottobre. La terza é in produzione.

Descrive l’ascesa della famiglia Medici casata a capo della città di Firenze durante il Rinascimento e le numerose traversie affrontate dalla stessa con le altre famiglie rivali . Essa trae ispirazione da fatti, persone ed eventi realmente avvenuti ed esistiti seppur romanzati per rendere piú appetibile le vicende al pubblico televisivo. Il protagonista della prima parte è Cosimo de Medici succeduto al padre nel 1434 come capo della famiglia e che insieme al fratello Lorenzo dovrà dimostrare di essere all’ altezza del compito affidatogli dal padre. La stagione dei Medici é una stagione fondamentale nella storia non soltanto italiana ma anche europea e rende Firenze uno dei luoghi più importanti del Rinascimento. La famiglia Medici regnerà sulla Toscana con qualche intervallo per un periodo che va dal 1434 al 1737. Più di 300 anni.

Li ritroveremo anche a Roma con ben quattro papi e nelle corti di tutta Europa in particolare in Francia dove le donne dei Medici sposeranno spesso i re diventando regine.

Come riuscì a questa famiglia di banchieri a ritagliarsi un posto cosí importante nella storia d’Europa?

Le riprese della serie televisiva si sono svolte principalmente in Italia a Roma oltre che nel capoluogo fiorentino dove è stata concessa alla produzione di girare all’interno di sedi storiche come Palazzo Vecchio, Basilica di San Lorenzo, Palazzo del Bargello, il Battistero e Duomo di Firenze ma anche a Villa Adriana e villa d’Este e Tivoli e in altre località come Montepulciano, Pistoia, Pienza, San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, Bracciano, Viterbo, Castello di Rota, Caprarola,Santa Severa e nella val d’Orcia.

Pablo Paolo PerettiDiPablo Paolo Peretti

LA VOCE DELLA CALABRIA : INCONTRO CON PASQUALE ALLEGRO

1) I tuoi maestri. La tua ispirazione. Che libri consiglieresti a quelli che si avvicinano alla poesia?

I miei maestri dici… Io mi sono innamorato della poesia dopo essere passato dalla lettura degli aforismi – il fascino dietro poche parole che significavano un mondo – che spulciavo sulle riviste di cruciverba in casa di mio nonno, ai libri che prendevo in lettura dalla biblioteca della scuola, primo fra tutti I fiori del male di Baudelaire – ricordo ancora la raccomandazione della professoressa perché non mi lasciassi influenzare –, da lì mi sono avvicinato al Simbolismo francese, la realtà desideravo intuirla con la poesia di Mallarmé, Verlaine e Rimbaud. Poi con la maturità ho approfondito poesia più vicina al nostro tempo, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Giorgio Caproni, Armanda Guiducci, Maria Luisa Spaziani, folgorato dalla Szymborska, oggi rapito dalle parole delicate e scalfenti di Pierluigi Cappello. E tanti altri, maestri vecchi e nuovi, in mezzo a questo percorso di eterno apprendimento. Consiglierei a coloro i quali desiderano avvicinarsi alla poesia un loro contemporaneo, così per non sentire il firmamento o l’inferno che si canta come qualcosa di troppo distante, che so, Azzurro elementare di Cappello o Le cavie di Magrelli, per offrire loro una finestra familiare da cui osservare il mondo.

2) Cosa significa essere poeta e la poesia per te?

Cosa sia la poesia, è qualcosa che mi domando da sempre. E vuoi vedere che la poesia non è altro che questo interrogarsi? Là dove la filosofia alza le mani in segno di resa perché deve dispiegare il concetto e arranca nello smacco della speculazione, la poesia entra in punta di piedi, si trastulla con lo sgomento, è un po’ il suo gioco, riportare il mondo a uno stato di meraviglia, per farne quello che l’esperienza e la vita faticano a elaborare, percependo su un altro piano le ferite, le gioie, i ricordi restituendone bellezza. Un percorso di svelamento.

Essere un poeta è trattenere questo segreto, il fatto che un verso minuscolo possa rimandare a un intreccio universale, proprio come il baco che dà il titolo alla mia raccolta, esserino fragile che custodisce il segreto della seta. E comunque hai formulato bene la domanda, presuppone che poeta si è e non lo si faccia, ci si scopre di non essere perfetti, non si conoscono i nomi delle cose ma si conoscono le parole per definirle: il poeta vive poeticamente questo mondo ma non gli appartiene, il suo mondo dipende dalle sue parole.

3) Cosa ne pensi dei quasi 4 milioni di poeti italiani che scrivono poesia e si sentono poeti arrivati non aspettando il giudizio di esperti e critici di tale arte?

Si continua a scrivere tanta poesia, ma c’è un equivoco di fondo, si è creata confusione tra brevità e poesia, tra il semplice verseggiare e andare a capo e poesia, e tutti la temono (si legge poco e ha un mercato, tolti i grossi nomi e i classici, pressoché inesistente) ma tutti vi si prestono. È un paradosso.

L’avvento dei social e della brevità dei post e del citazionismo a buon mercato ha poi portato all’esasperazione questo percorso, in qualche modo la poesia è diventata strumento per riportare equilibrio – e questo ha anche una certa logica, giustizia è fatta – tra scrittori e non scrittori, entrambe le categorie possono così parlare d’amore, senza alcuna differenza tra chi crea e chi fabbrica. E in mancanza di un passaggio critico e in nome di una tanto sventagliata libertà di pensiero si è arrivati allo spreco di pubblicazioni. Credo comunque che su ognuno di queste ci sia impressa una data di scadenza, forse a caratteri piccoli ma c’è, in quanto prodotti, con il peso di tutte le illusioni addosso. Perché passare al vaglio di una critica seria significa superare la notte.

4) La poesia è stata rivalutata o è ancora una lettura d’élite; solo per pochi?

Nonostante il paradosso di cui ti ho accennato prima, sviluppo dei social uguale a post poetici a tutto spiano, la poesia rimane un luogo attraversato da tutti ma accessibile a pochi, d’altronde la vera poesia è una sosta nell’ombra, un rifugio per pochi, il posto delle fragole in cui resiste il prodigio della bellezza pura, ma in uno schianto. Comprendi allora che c’è bisogno di eroi, soprattutto oggi che c’è tanto bisogno di bellezza, di movimenti di rottura qual è la poesia, perché essa ti dice fermati e approfondisci questa metafora, regalati questa immagine e si allargherà intorno alla tua mente, crea ponti con un mondo che hai dentro. Oggi la poesia serve anche per restare umani, perché ripariamo nella lentezza della composizione, nell’empatia delle sensazioni, nell’umano levigare artistico, la poesia è dello scultore non di chi monta i pezzi dei sentimenti come con un comodino dell’Ikea. La poesia è uno scavo non è un nostro dettaglio allo specchio.

5) Hai qualche poeta dei social (tipo FB) che ti ha in qualche maniera influenzato, piaciuto e che hai acquistato? Perché?

I social mi hanno offerto la possibilità di conoscere tanti autori interessanti e diverse realtà della critica e dell’editoria, sono luoghi fondamentali per attingere alla conoscenza immediata e filtrata – in qualche modo gli algoritmi ci aiutano – del nostro mondo di riferimento. Ho conosciuto la casa editrice Controluna con cui ho pubblicato, alla quale sono arrivato tramite Michele Caccamo (l’editore, importante poeta contemporaneo) e la sua opera (La meccanica del pane, raccolta che consiglio, per la ricerca della parole, i versi estesi a mostrare la dimensione della temerarietà e della fuga), l’editor Paolo Castronuovo, la rete di autori di cui fai parte anche tu, e poi ancora i poeti Miro Gabriele, François Nédel Atèrre, Gabriele Galloni, Eleonora Rimolo e Melania Panico, narratori importanti come Crocifisso Dentello, Ivano Porpora e Gabriele Dadati, amiche ritrovate diventate nel frattempo grandi scrittrici come Nadia Terranova. Ma sono tantissimi i nomi, questi sono i primi che mi sono venuti in mente. La rete ci ha permesso di superare distanze geografiche e sociali, di essere spettatori partecipanti – un ossimoro tutto moderno.

Riguardo agli acquisti, beh io compro tanti libri, mi aggiro furtivo tra i mercatini dell’usato e faccio incetta, e ora una interminabile pila di libri ancora da leggere mi impedisce di acquistare più spesso nuove uscite. Dalle conoscenze social ricordo l’acquisto di Sorvegliato dai fantasmi di Dadati, un valido scrittore che lavora da anni nell’editoria, e che in questi racconti di amore e di solitudine (chi è che scrivendo non si trascina dentro questi spiragli?) rivela una maniera tutta sua di inscenare la felicità che si ritrae.

6) È più facile scrivere poesia o narrativa?

La voce è quella, cambia il passo e il percorso. Dopo l’esordio con il romanzo sono tornato al mio luogo di sempre, alla poesia, da dove tutto è partito, e chi ha avuto modo di leggere la narrativa di Collezioni di cielo si sarà accorto dello stesso sguardo adottato sulle persone e le cose, tutto sembra incontrarsi qui, nelle parole e nel linguaggio che dietro quello sguardo domandano di essere usati.

La poesia è un lieve interrompersi del lungo raccontare di sé che rappresenta invece la narrativa, la poesia parla per stralci, strappi e illuminazioni. Con la poesia non prendi vie di fuga, ti metti a nudo, con la narrativa mascheri, quello che desideri, nuove visioni del mondo e quello che temi, l’utopia e la distopia. Con la poesia il poeta rimane immerso nel suo destino, mostra l’anima, ma si badi bene, è pur sempre un poeta, un passaparola artistico, la poesia succede nell’arte, e allora ti dirà e non ti dirà, parlerà anche nello spazio tra le parole, in quella brevità che è tipica del verso e che lascia al lettore costruire tutto intorno. Ecco, la narrativa, soprattutto la narrazione di storie, ti può lasciare entrare nei mondi, ma la poesia può farti compiere il viaggio.

7) Il gioco della torre… tre libri da gettare e tre da salvare. Quali e perché?

Non amo lasciarmi andare a critiche impietose su quello che non mi piace, sono abbastanza conciliante, almeno pubblicamente, ma tranquillo mi presto al gioco. Ovviamente prendo in considerazione le pubblicazioni più recenti altrimenti dovrei sciorinare i vari Dostoevskij Calvino Montale Mauriac Wiesel eccetera e questa torre verrebbe giù dal troppo peso.

In caduta libera: Milk and honey, la raccolta di poesie di Rupi Kaur, nota per il successo che i suoi versi hanno riscosso su Instagram, temi delicati quali la violenza sulle donne, ma trattati con leggerezza formale spacciata per espressività empatica e distacco, e la sensazione è che il personaggio sia arrivato prima dell’opera; Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini, abbandonato alla ventesima pagina, una romantica favola moderna sui sogni e sul destino in cui ho trovato una chiarezza di fondo che mi ha sfiancato, la storia reggeva pure, ma non sentivo occupare dentro di me la vita che andava raccontando; Senza sangue di Alessandro Baricco (e ne avrei citato un altro paio, peccato, sono cresciuto lettore di Castelli di rabbia e Oceano mare), in cui vabbè la scrittura scivola via ma l’anima del racconto si perde in un mosaico di emozioni cesellate nel punto giusto, fin troppo, anche la morte arriva al momento giusto, e poi con quella maniera tutta sua di interrogarsi e di spiegarsi che non riesce a nascondere più.

Tratti in salvo: Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi, una voce poetica avvezza al racconto, una scrittura perfetta per farci accettare una cosa difettosa quale è la realtà, il Sud, c’è il sole ovunque anche nei piccoli dettagli, in un sorso di terra e in uno scorcio di cielo, aggiunge poesia qua e là in ricordi malinconici che ci costringono a tornare in dei posti che non abbiamo mai conosciuto; Folli i miei passi di Christian Bobin, romanzo dall’atmosfera sognante, il racconto di una ragazza attraverso la sua vita, dall’infanzia nel circo al suo cammino di crescita sempre in marcia verso l’essere semplicemente lei, fino a comprendere il male dentro, e il modo leggiadro di far camminare le parole di Bobin restituisce della storia un quadro sospeso appena al di sotto del cielo; Un altare per la madre di Ferdinando Camon, il racconto sublime e sofferto che l’autore fa della madre, un ricordo che il padre desidera fermare in un altare fatto di pietra e di memoria, una preghiera davanti alla morte come gesto perenne di rinascita, cura per un cuore smarrito, perché un altare è un cimelio che mantiene le promesse, non ti abbandona, è testimonianza.

8) “Il peggior nemico di un poeta è un poeta”… scriveva Rimbaud… sei d’accordo?

Non so cosa volesse dire, che forse i poeti si nutrono di un ego smisurato e la stanza è troppo piccola per contenere anche gli altri? O che solo un suo simile avrebbe potuto smascherare la sua dichiarazione di intenti e dimostrare quanto amasse guardare la vita e trovarvisi dentro nonostante la sua stagione all’inferno?

Ma so che essere poeta poteva essere la cosa peggiore come la migliore che gli potesse accadere. Una benedizione e una maledizione insieme, per chi passa i giorni a cercare di dimostrare la piccolezza della morte e non sapere a chi raccontarlo. Ecco, difficilmente il poeta detta la vita, difficilmente si abbandona a un insegnamento, si perderebbe negli altri, desidera invece procedere all’incontrario, solo perché gli va, insiste nel vivere di parole, ama cedere alla facile tentazione di rassegnarsi, per poter essere perennemente in cerca di un modo per riparare, poi perdersi e ritrovarsi ancora.

9) Cosa detesti in una poesia che leggi?

Detesto il suo camminare sul filo ambiguo della semplicità/banalità, il suo approcciarsi alla realtà a un palmo di naso, senza finzione e senza esasperare i rimandi che necessariamente dovrebbe tirare fuori, che lascia cadere l’ambiguità con calma esasperante, come per dire la foglia è la foglia è inutile che la soffi verso l’alto; d’altro canto detesto l’espressività fuori controllo dove restano impigliati il senso e l’ascolto, quella serietà solenne della ricerca, fatta di parole ricercate appunto, parole di granito ma distanti dall’energia vitale; e ancora detesto quella che decide di lottare per strada con convinzione senza nostalgia, che stringe un patto con la politica e urla slogan e non sussurra che invece la poesia è, sì, legata all’istinto della ribellione, ma dentro il destino inerme del sogno.

10) Hai l’occasione di andare a cena con un tuo poeta preferito (o più poeti) vivente oppure trapassato. Chi sceglieresti e perché?

Salvatore Quasimodo, per chiedergli, facendomi piccolo piccolo, come diamine ha fatto a scrivere Ed è subito sera, la bellezza e la potenza in quei pochi versi, pieni, senza grovigli, la felicità provvisoria accatastata ed esposta con quella voce unica che raggiunge, ovunque esso sia, il centro dell’esistenza.

A Charles Baudelaire confesserei che la prof aveva ragione, ma io non è che abbia seguito i suoi consigli, qualche paradiso artificiale ho voluto attraversarlo anch’io, e c’è stato un periodo in cui ho pure giocato a fare il dandy – non tragicamente affettato come lo era lui – e brinderemmo con le vin des amants o un cicchetto d’assenzio, oggi per me possibilmente annacquato.

E poi a Pierluigi Cappello direi che mi dispiace tanto averlo conosciuto tardi, dopo un anno dalla sua morte, e che non è giusto vedere la poesia oggi monca dei suoi giorni.

Pasquale Allegro è nato nel 1976 a Lamezia Terme. Si è laureato in filosofia con una tesi sulla scrittura di Elie Wiesel. Lavora da anni nell’editoria, scrive recensioni di libri e si occupa di cultura per diversi giornali, riviste e blog.

Alla prima edizione del Premio Letterario Dispatriati (2016), dedicato a opere il cui contenuto richiamasse i temi dell’emigrazione e dell’immigrazione, è stato premiato per le liriche “Poesie di un mare lontano” e il racconto “Sono tristi i pagliacci che ridono”.

Ha pubblicato il romanzo Collezioni di cielo (2016), Premio Muricello come “opera di grande pregio poetico e introspettivo”, e la silloge Baco da sera (2018).

Parigi

 

Di Parigi ricordo il silenzio

di biciclette per strada

quando il nero della sera

si faceva di cartapesta.

 

Scrutare le nubi

dietro i comignoli di Parigi

impregnati nel nero della sera

era un gioco di sbuffi e di tregue.

E ancora immersa dentro al silenzio

una donna raccontava di lucciole

che rubavano spazio al nero della sera

da una ringhiera di mondo che solo a Parigi.


 

La misura delle nuvole

 

Rimanere sospesi per aria

e nuove direzioni

verso cui muoversi

fino a che non s’arrende

il vento

 

e nelle notti

salire ancora

fino a che non scompare

tutto ciò che

ci circonda

 

e attendere la forma

nuova di cui vivere

lo sforzo

di catturare attimi – il cielo.

 

Nel mondo nessuno si salva

ci basti il ricordo di noi

di lunghe code come aquiloni

provenire dal mare

come lenti

sbuffi di cotone.

 

tratti da Baco da sera (Controluna – Edizioni di poesia, 2018)

Continua lontano

 

Continua lontano

quell’azzurro quel grigio

che si rotola ancora

oltre lo strappo del mare

dopo la linea

più non temere

la nave continua lontano.


 

Solo tu rimani intera

 

A volte si ritira il cielo

e il vento cattura tutto

pure il tuo sorriso

e resti sospesa tra la finestra

e il temporale

e non vinci mai.

 

Eppure solo tu rimani intera

a guardare il cielo sgattaiolare via

di vetro in vetro

in milioni di goccioline in marcia.

Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Pasta margherita… e l´estate é servita!

Quanti di voi amano la pasta italiana?!? Certo in estate la pasta al sugo, anche se buona, forse non é proprio l´ideale.

Vi proponiamo questa video ricetta di CookAround dopo averla provata per voi!

Vi assicuro che era buonissima. Nella nostra variante abbiamo usato una mozzarella di Bufala Galbani tagliata a pezzettini e aggiunto (direttamente nel piatto per decorare) anche un po´di origano… ci stava proprio bene.

Come tipo di pasta vi consigliamo quella di Gragnano o comunque una pasta trafilata al bronzo, che tiene meglio la cottura. Ma se proprio non la riuscite a trovare va benissimo la Barilla.

Auguriamo a tutti buon appetito!