Archivio per Categoria Letture per bambini

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Cosetta Zanotti: la pittrice di storie 

L’incontro con Cosetta Zanotti, autrice bresciana di libri per bambini, mi ha trascinato in un viaggio fantastico, indietro nel tempo, col sorriso sulle labbra, senza veli, senza congetture, ma armata solo di carta e penna per imprimere quanto più potessi di un modo magico e affascinate che, almeno per un po’, tutti abbiamo la fortuna di sperimentare.

Le racconto di come mi sia avvicinata alle sue storie grazie all’entusiasmo di un bambino speciale, Simone, il nipote di casa, nonché lettore appassionato. E proprio la sua passione per le storie di Cosetta, grazie anche agli incontri con le scuole che l’autrice promuove, mi aveva molto incuriosita: ed eccoci così una di fronte all’altra, sebbene con parecchi chilometri di distanza, a darci del tu come se ci conoscessimo da tanto e parlare di scrittura. 

Cosetta Zanotti è la testimonianza di come i sogni dei bambini, con gli strumenti giusti, non sono poi così irraggiungibili. Cosetta ad esempio, da piccola sognava di diventare “una pittrice che racconta le storie”, un mestiere che in effetti oggi svolge con passione, creando per i bambini quelle storie che tanto sognava di poter “dipingere” per gli altri. 

Da piccola abitava in periferia, lontana dalle biblioteche, eppure si trasformava ogni volta che si ritrovava con un libro tra le mani, un po’ come fosse una bacchetta magica. 

Mi racconta di come sia stata fortunata ad avere avuto accanto delle persone importanti, in grado di comprendere la sua passione, la sua naturale inclinazione verso la scrittura, e a darle fiducia, a cominciare da uno dei suoi maestri a scuola, durante una fase cruciale di formazione, quella dell’infanzia. In effetti, secondo Cosetta ogni bambino può creare storie se accompagnato con gli strumenti giusti, proprio come lei stessa aveva iniziato a sperimentare a scuola. E poi, tra le figure fondamentali nel suo percorso di scrittrice un posto speciale è occupato da suo padre: anche lui aveva compreso la predisposizione di sua figlia verso la scrittura prima ancora che Cosetta riuscisse a esprimerla chiaramente. Così, suo padre decide di regalarle un cavalletto e tutto l’occorrente per dipingere e un gigantesco vocabolario che potesse contenere tutte le parole necessarie per Cosetta per poter creare storie e realizzare il suo sogno di bambina.

Mi racconta che essere scrittori significa essere differenti da qualsiasi altra persona, significa avere una particolare capacità di guardare alle cose, una particolare sensibilità nell’osservare e creare connessioni. Ma significa anche avere delle precise responsabilità, come quella di utilizzare le parole in maniera costruttiva, perché le parole sono potenti, possono creare o smontare, soprattutto quando ci si rivolge proprio ai bambini. Ed è proprio verso i bambini che Cosetta avverte come una missione ed una speranza, quella di scatenare una rivoluzione positiva per la prossima generazione. E poi c’è un’altra parola chiave, tanto amata da Cosetta: la gentilezza. La gentilezza, mi spiega, è una forma di eleganza e coraggio ed è proprio su questa che bisognerebbe costruire il mondo. 

Nonostante vi siano grandi responsabilità nello svolgere questo mestiere, si ha qualcosa indietro di davvero inestimabile. Scrivere storie per bambini e avere la possibilità di vivere il contatto con questi giovanissimi lettori offre dei grandi insegnamenti. Significa avere la possibilità di calarsi ancora nei loro panni, di vivere il mondo con i suoi moti imprevedibili attraverso i loro occhi e la loro splendida innocenza. 

In qualche modo dimentichiamo quanto sia splendido affrontare la quotidianità con un briciolo di candore, ci rivestiamo di strati e strati di protezione per non sentirci vulnerabili, per non essere toccati, dalle cose, dalle persone, da noi stessi. I bambini hanno innato quel coraggio che li spinge naturalmente verso il mondo. E così, Cosetta, proprio grazie ai suoi piccoli grandi lettori, percepisce questo sguardo verso le cose nella sua semplice bellezza, con fiducia, traducendo tutto questo in storie. E per un po’ siamo tutti parte di questo magico splendore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Un’introduzione all’arte di scrivere storie: Grammatica della fantasia di Gianni Rodari.

La mia predilezione per la narrativa e le storie ha le sue radici nella mia prima infanzia, in età prescolare, quando trascorrevo il mio tempo in compagnia di ultrasettantenni che non avevano né l’energia, né la voglia di giocare con una bambina di tre anni. Mia madre mi comprò, allora, uno di quei mangiadischi compatti in plastica colorata e l’intera serie di quelle fiabe sonore che all’epoca fecero il loro ingresso nelle case di molti bambini italiani, quelle con il jingle “A mille ce n’è, nel mio cuore di fiabe da narrar…”, con l’obiettivo, pienamente centrato, di farmi stare tranquilla, mentre lei era al lavoro. Quel mangiadischi e quelle fiabe furono a lungo i miei migliori amici e compagni di gioco.

 

Crescendo, il mio interesse per racconti e favole si allargò a vari generi ed autori, tra cui Gianni Rodari, che ha segnato la mia infanzia per sempre. Ora, al di là dei miei nostalgici ricordi e degli indiscussi meriti e riconoscimenti di Rodari, quale scrittore di letteratura per l’infanzia, qualche giorno fa ho scovato una delle suo opere principali, Grammatica della fantasia, che mi era sfuggita poiché non è dedicata ai bambini, ma è un volume teorico in cui egli si propone di ricercare le costanti del processo creativo per renderlo accessibile a tutti, di offrire uno strumento utile “a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.

Il libro si ispira al Quaderno di fantastica, un taccuino su cui Rodari annotava le proprie idee e spunti per creare le storie che raccontava ai suoi scolari, quando era maestro, dimenticato per qualche anno e ripescato quando egli decise di scrivere per i bambini. Nell’antefatto lo scrittore fa presente che si tratta di un libro che non ha la pretesa di fondare una nuova materia, la fantastica, da insegnare a scuola insieme a geometria e a matematica, ma ha lo scopo di rispondere con onestà ad una domanda che spesso i bambini gli hanno rivolto: “come nasce una storia?”

Eppure è inevitabile chiedersi come sarebbe la nostra vita, oggi, se a scuola avessimo studiato fantastica? Come sarebbe il mondo se le persone avessero più fede nel potere salvifico dell’immaginazione e della creatività, piuttosto che in quello del potere e della prevaricazione? Se, anziché cercare di riempire ogni singolo momento delle giornate dei nostri bambini con le più svariate attività, lasciassimo loro il tempo per inventare e liberare la fantasia?

Siccome io credo veramente che un mondo con più immaginazione sarebbe migliore, voglio condividere con tutti il motto della Grammatica della fantasia che, come Rodari stesso dice, potrebbe essere “Tutti gli usi della parola a tutti”, “non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.

Marie MorelDiMarie Morel

La Panini, nei ricordi d’infanzia di tutti gli italiani.

Leggevo che l’otto ottobre ricorre l’anniversario della nascita di Franco Cosimo Panini, che insieme ai tre fratelli Giuseppe, Umberto e Benito, diede vita a quello che non è solo uno straordinario successo editoriale, ma è diventato un vero e proprio fenomeno culturale: le figurine, in particolare dei calciatori e in seguito delle serie di animazione, come Heidi, Lady Oscar, Georgie, Hallo Spank, Daltanious, per citarne alcune. Mi si sono spalancati i cancelli della memoria e, all’improvviso, sono riaffiorati ricordi che neppure sapevo di avere.  Con un bagno in quella nostalgia che fa sorridere e intristisce allo stesso tempo, mi sono tornate in mente le passeggiate fino all’edicola, la sorpresa ad ogni bustina che si apriva, il gioco degli scambi tra cugini e compagni di scuola, l’emozione di rivivere i cartoni animati con la fantasia guardando le figurine e rileggendo le storie. Così sono andata a curiosare per scoprire la storia della Panini, che fa parte di quella di intere generazioni di italiani.

 

 

La società fu fondata nel 1961 dai quattro fratelli, che fin dagli anni ‘50 gestivano insieme alla mamma un chiosco di giornali in provincia di Modena. Venne loro l’idea, che ebbe un successo clamoroso e inaspettato, di vendere delle bustine contenenti delle figurine. Cominciarono con figurine stampate da altre case editrici, ma dopo averne vendute tre milioni, decisero di mettersi in proprio e diedero alla luce il primo albo dei calciatori, che da allora è diventato un appuntamento fisso di ogni stagione calcistica. L’attività si allargò poi alle serie di animazione e a vari settori, come quello delle scienze e della natura, espandendosi a livello internazionale. La società è stata gestita direttamente dalla famiglia Panini fino al 1998 e, dopo essere stata ceduta ad aziende estere, è tornata ad essere italiana, ha attualmente sede in quella originaria a Modena ed è leader mondiale nel settore delle figurine con cinquanta nuove collezioni lanciate ogni anno. Nel 2013 ha acquisito il ramo d’azienda dei periodici Disney, che pubblica fumetti storici come Topolino. Nemmeno a farlo apposta, mentre scrivevo quest’articolo, ho letto una notizia che mi ha confermato quanto la Panini abbia fatto la storia dell’Italia. Una vicenda tenerissima, quella del sig. Renzo Taddei, che a 92 anni aveva un sogno. Collezionista fin da giovane, voleva visitare la sede della Panini e l’azienda lo ha accontentato, aprendogli le porte dello stabilimento. Il sig. Taddei ha potuto conoscere la storia della Panini e vedere come vengono prodotte le figurine prima di essere distribuite. In una lettera di ringraziamento, l’anziano collezionista ha scritto: “Finalmente il mio sogno si è avverato, mi avete reso veramente felice”.
   

AvatarDiPinuccia Panzeri

Il Bue Gualtiero e l’Uccello Grifone

Tanti e tanti anni fa, in una stalla un po’ malandata, viveva un vecchio Bue, di nome Gualtiero. Le sue giornate scorrevano lente e tutte uguali : si svegliava la mattina tardi, beveva la sua acqua stagnante, e mangiava un po’ del suo fieno. Dopo, una bella passeggiata e finalmente il pisolino. E il pomeriggio la storia si ripeteva.
Ma un giorno…
Un giorno, durante la sua solita passeggiata mattutina, accade qualcosa di strano : mentre passeggia tranquillo con la sua andatura lenta e pesante, vede da lontano uno strano movimento di ali, un uccello gigantesco  dalle grandi piume scure che si agita e si dimena come in preda ad una trappola che cerca di liberarsi. Gualtiero, un po’ incuriosito, e un po’ spaventato, si avvicina mesto e solo quando è a pochissimi metri dal grosso uccello indemoniato si accorge che la sua zampetta è rimasta impigliata in una radice. “Chi sei?”- gli urla Gualtiero – ” e come hai fatto a rimanere impigliato in quella radice?”
L’uccello non curante di quella voce continua a barcamenarsi a sbattere le sua grosse ali per cercare di liberarsi.
“Se non mi dici chi sei non posso aiutarti! E’ una mia regola!” – ribatte Gualtiero, che quasi si inizia ad innervosire. Quello sbattere di ali turba la sua serena e quotidiana passeggiata.
Anche a quelle parole l’uccello tuttavia non desiste, continua a sbattere le ali, sempre più forte. Ma mentre Gualtiero, ormai indispettito fa per andarsene,  ecco che l’uccello inizia a parlare  : “Arrete s’il te plait! Sono l’uccello Grifone, e vengo da paesi molto lontani..”  A queste parole Gualtiero quasi compiaciuto si ferma, ma senza voltarsi, e con toni decisi ma pacati chiede : “e come hai fatto ad impigliarti in quella radice?”
L’uccello Grifone seccato risponde “Zut! è stato un incidente, è successo .. vieni ad aiutarmi!!”
Gualtiero si gira lentamente, invertendo il senso di marcia e piano piano arriva di nuovo a pochi metri dal grosso uccellaccio maleducato. Lo guarda scuotendo la testa.
“Zut! Perchè scuoti la testa in quel modo? Aiutami, non vedi che sono impigliato?” gli dice il Grifone.
A queste parole Gualtiero…
A queste parole Gualtiero scuote la testa ulteriormente, poi si china lento verso la radice e con un morso la strappa dal terreno liberando l’uccello Grifone che con un grande slancio vola in alto e non torna più indietro.
Gualtiero lo osserva sparire tra le nuvole per qualche istante, poi scuote la testa e riprende la sua passeggiata mattutina, lenta e pesante, proprio come piace a lui.
Mentre fa per andarsene sente una vocina flebile flebile che gli urla : “Ehi! Pss.. tu!! Perchè l’hai fatto?”
Si guarda intorno e non vedendo nessuno fa per andar via.. quando..
“Ehi!! Siii Si dico a te! Sono qui! Qui sotto,  non mi vedi??”
Un bruchino piccino piccino si agitava meticolosamente per farsi vedere.  “Ah!- esclama Gualtiero – E tu chi saresti?”
Il bruchino con fare goffamente elegante, si inchina e dice : “Sono Bruno il Bruco, ma tutti mi chiamano Il Barone. E tu sei..?” – “Ciao bruco Il Barone, sono il Bue Gualtiero ma tutti mi chiamano Bue Gualtiero. Eh Eh! Cosa posso fare per te?” ribatte scherzosamente Gualtiero.
“Perchè lo hai fatto?? ma siii ?? perchè hai liberato quell’uccellaccio imbalsamato? Uno cosi maleducato meritava le bastonate altro che una piccola radice!!”  – chiede curioso il bruco! “non ti aspettavi mica che ti ringraziasse vero? Era ovvio che scappasse via!”
Il Bue Gualtiero ascolta con interesse il bruco, poi fa un cenno di saluto e riprende il suo cammino e con un sorriso leggero e soddisfatto è pronto per il suo abituale riposino.
La morale : non importa come gli altri si comportano con noi, ciò che conta è agire in base a ciò che noi riteniamo sia giusto.