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Elisa BorellaDiElisa Borella

Il Natale è servito: dolci e prelibatezze italiane sotto l’albero

Quando arrivano i primi freddi, si accendono le luminarie per le strade e il calendario volta pagina per accogliere l’ultimo mese dell’anno, anche i fornelli iniziano a riscaldarsi in attesa del tour de force che li attenderà di lì a breve: il Bel Paese è, infatti, universalmente noto per la qualità e per la bontà del suo cibo, sapientemente cucinato e tramandato di generazione in generazione attraverso ricettari antichi e ancora compilati a mano, ma soprattutto… per la varietà di forme in cui questo si può presentare! E allora largo a panpepato, veneziana, petrali, struffoli accanto a eleganti centrotavola intrecciati con rami di vischio e di agrifoglio e a bucce di mandarino sui caloriferi per profumare l’ambiente: questa è la vera magia del Natale nostrano! Pensavate esistessero solo pandoro, panettone e abete addobbato? Ma certo che no! E questo breve (ma gustosissimo) itinerario da Nord a Sud sulla tavola natalizia degli italiani ne darà prova!

 

Panettone e pandoro, eterni rivali della tradizione gastronomica originariamente solo dell’Italia settentrionale, sono oggi, invece, due tra i dolci più noti della cucina natalizia della Penisola e generalmente diffusi su tutto il territorio nazionale. Il primo (“panetùn” in dialetto) si presenta come un dolce lievitato più volte, di forma circolare, farcito con canditi e uvetta, solitamente servito a fette; la sua origine milanese è dibattuta, in quanto i più creativi fanno risalire la sua nascita alla leggenda quattrocentesca di Toni, garzone del cuoco degli Sforza, il quale, dopo aver rubato parte dell’impasto del dessert preparato per la corte di Ludovico il Moro, aggiunse uova, zucchero, frutta candita e uvetta, dando così origine al “Pan del Toni” (da cui poi “panettone”), mentre altri si limitano semplicemente a ritenerla una denominazione accrescitiva e vezzeggiativa insieme adatta a un pane “arricchito” in occasione delle feste. Il secondo (“pan de oro” in lingua locale), invece, è un impasto vanigliato di uova, burro, farina e zucchero dalla tipica forma a prisma a otto punte; solitamente tagliato a stella o a fette verticali, il pandoro è un dolce tipico della zona di Verona, forse esistito fin dai tempi dell’antica Roma, ma sicuramente noto come l’evoluzione di un altro dolce veneto chiamato “nadalin”. E la veneziana allora? Nonostante il nome possa far pensare a una provenienza tutta lagunare, in realtà, il dolce ha fatto la sua comparsa in Lombardia nel XV secolo ed è poi rimasto nel cuore (e nella pancia!) degli italiani per la sua caratteristica più peculiare, cioè la presenza in superficie della granella di zucchero e di mandorle (simile a quella della “colomba”, dolce pasquale), nonostante il resto dell’impasto sia, di fatto, una rivisitazione del panettone.

 

Per quanto riguarda, invece, il Centro della Penisola, probabilmente solo pochi di voi avranno sentito parlare di “panpepato” o di “panforte”. Il primo, originario di Terni e di Ferrara, cotto in forno e dalla forma a ciambella o a pepita, segue ancora oggi l’antica ricetta risalente al Cinquecento a base di farina, zucchero, spezie varie (tra cui il pepe, da cui il nome esotico), scorza di arancia, miele e mosto cotto (sussurrato al pari di un ingrediente segreto); illustre antenato del panforte senese, sempre a base di spezie, frutta secca e candita, risalente al Medioevo, il panpepato fu realizzato dall’ingegno della leggendaria e coraggiosa suor Berta, la quale ebbe l’idea di creare un dolce “energetico” per rinvigorire i suoi concittadini senesi durante uno dei tanti assedi di cui fu vittima la città – dolce che, si dice, inoltre, essere stato responsabile della storica vittoria di Montaperti del 1260 contro i fiorentini. Tipici dell’Abruzzo sono, invece, i caggionetti (“caciunitt”) fritti, a forma di raviolo e i bocconotti (“da mangiarsi in un boccone” solo!) di frolla, cosparsi di zucchero a velo, entrambi a base di marmellata di uva, mentre marchigiana è la ricetta della… pizza di Natale (“pizza de Natà”)! nel cui impasto compaiono gli immancabili fichi secchi, uvetta, noci, nocciole e scorza d’agrume gratuggiato.

 

Direttamente dalla tavola partenopea arrivano, invece, gli “struffoli” (che in altre regioni d’Italia assumono una diversa denominazione, come “cicerchiata” o “castagnole”), cioè piccoli dolcetti fritti di forma sferica e irregolare abbondantemente cosparsi di miele – e di codetta colorata per decorazione -, anch’essi un tempo preparati dalle suore nel segreto dei loro conventi per essere donati agli esponenti delle classi più agiate che si erano distinti per atti di generosità verso il prossimo, mentre oggi sono diffusi su gran parte delle tavole del Sud d’Italia. Le chinulille sono, al contrario, tipiche della sola tradizione culinaria calabrese (come pure i “petrali” o “chjinuli”): dolcetti fritti a forma di raviolo e ripieni di uvetta ammollata in acqua e anice, di noci, di fichi secchi e di miele di fichi, le chinulille sono tradizionalmente legate al Natale, anche se, data la facilità di preparazione, in realtà, sono adatte per ogni periodo dell’anno. Pugliesi sono, invece, le cartellate (“‘ncartellate”, cioè “accartocciate”), ovvero strisce dentellate di pasta sfoglia realizzate con farina, olio e vino bianco, arrotolate su loro stesse (in modo da richiamare l’aureola di Gesù bambino, le fasce che lo accolsero subito dopo la nascita, oppure la corona di spine), fritte e poi cosparse di vincotto di vino o di fichi, talmente antiche da essere rappresentate addirittura in pitture murali del VI secolo a.C.! Infine, dritto dritto dalla Sicilia proviene il buccellato (“cucciddatu” o “cudduredda” in dialetto locale), dolce di pasta frolla realizzato in diverse forme (la più tipica è quella a ciambella) e ripieno di fichi secchi, di uva passa, di pezzetti di cioccolato e di frutta candita.

 

Insomma, se questa breve carrellata di prelibatezze culinarie (ce ne sarebbero moltissime altre, ma come fare a elencarle tutte, ma proprio, proprio tutte?) vi ha fatto venire l’acquolina in bocca, non vi resta che organizzare le prossime ferie natalizie (o le attuali, siete ancora in tempo!) in terra italica, oppure farvi invitare dal parente nostrano più prossimo che avete: il vostro stomaco non potrà assolutamente uscirne deluso – provare per credere!

Marie MorelDiMarie Morel

Napoli e l’arte del presepe

Nel cuore di Napoli c’è una strada che è un luogo magico tutto l’anno, ma lo è ancora di più durante le festività natalizie. Si tratta di via San Gregorio Armeno, nota anche come la via dei presepi.

 

La strada si snoda nel centro storico a ridosso del Decumano Maggiore (Via dei Tribunali) ed ospita le botteghe degli artigiani che d’estate e d’inverno si dedicano all’antica arte presepiale, che ebbe origine nel 1200, quando San Francesco d’Assisi ebbe l’idea di mettere in scena la nascita di Gesù, per diventare, poi, una tradizione del folklore napoletano. Passeggiando lungo via San Gregorio Armeno, invasa da turisti e bancarelle, ogni portone e cortile nasconde delle sorprese: all’intero di essi, gli artisti allestiscono veri e propri capolavori, di ogni grandezza e per tutti i gusti, dai minuscoli presepi nei gusci delle noci a quelli con pastori ad altezza naturale, scolpiti nel legno, di terracotta, dipinti a mano. Ci si incanta dinanzi alla perfezione di pastori piccolissimi, all’espressività dei volti, alle caratteristiche di ciascuno legate ad una simbologia sospesa tra il sacro e profano. Già, perché nel presepe napoletano i pastori hanno un nome, una personalità, un significato e vanno collocati in determinate posizioni. In un presepe napoletano che si rispetti non può mancare Benino, il pastorello addormentato in mezzo alle sue dodici pecorelle; il vinaio e il panettiere a simboleggiare l’eucarestia e dall’altro lato Ciccibacco, dio pagano del vino; il pescatore, che rappresenta il pescatore di anime; la meretrice che volge le spalle alla grotta, in contrapposizione alla purezza della Vergine Maria; i re Magi, provenienti dall’Oriente e recanti oro, incenso e mirra in dono al Bambinello e poi il monaco, i due compari, l’oste e i dodici venditori, uno per ciascun mese dell’anno. Altrettanto simbolici sono i luoghi rappresentati nel presepe: l’osteria, che rifiutò l’ospitalità alla Madonna e a San Giuseppe, il forno, il fiume, il ponte, la chiesa e il pozzo. All’interno delle botteghe è facile incontrare appassionati cultori ed estimatori di quest’arte che sono ben lieti di divulgare le loro conoscenze in materia, raccontando aneddoti, storie e tradizioni legate al presepe napoletano, che pur conservando le sue caratteristiche, ogni anno, grazie al lavoro incessante e alla fantasia degli artigiani, si arricchisce di anno in anno di nuove statuine, che raffigurano personaggi moderni.

In tal senso il presepe napoletano non è solo un simbolo religioso, ma diventa uno specchio della società e della comunità napoletana. Ecco così fare la loro comparsa sul presepe delle statuine di Totò, Pino Daniele, Massimo Troisi, Diego Armando Maradona, Berlusconi e Salvini. Insomma non ci sono limiti alla creatività degli artisti del presepe, che riescono a rappresentare scorci di realtà, tra religione e vita quotidiana, quasi come se mettessero in scena delle rappresentazioni teatrali. Tra il profumo di sfogliatelle, pizza, struffoli e roccocò, una passeggiata lungo via dei Tribunali e San Gregorio Armeno è una delle tradizioni natalizie più care ai napoletani e tappa obbligata per tutti i turisti, perché la magia del Natale, tra i vicoli di Napoli, ha il gusto e i colori dell’arte, della poesia e dello stupore.

Silvia La RosaDiSilvia La Rosa

La Sicilia dei Presepi

 

Il periodo di Natale resta una delle feste più magiche e suggestive dell’anno. Che lo si voglia ammettere o meno, tutti ne veniamo catturati, a cominciare dai preparativi, e sembra di tornare bambini, per un po’.

Ed ecco che in un paese come la Sicilia, già ricco di tradizioni, anche solo la fase dei preparativi può diventare una festa. Tutto inizia con l’arrivo dell’8 dicembre, la festa cattolica dell’Immacolata Concezione, che segna anche il giorno in cui le case iniziano a scintillare di addobbi e decorazioni natalizie. Con il passare del tempo si sono abbracciate tradizioni che arrivano dall’estero, come nel caso dell’amatissimo albero di Natale che sembra aver fatto la sua prima apparizione in Estonia, nella città di Tallinn, nel lontano 1441, quando fu addobbato presso Raekoja Plats, la piazza del Municipio, mentre uomini e donne vi ballavano attorno alla ricerca dell’anima gemella.

Eppure, nonostante il mondo cambi in fretta, certe tradizioni restano ancora ben salde, diventando talvolta persino l’elemento caratteristico, la peculiarità di un territorio: è questo ciò che avviene ancora oggi con il presepe.

Il presepe, chiamato anche presepio, è la celebrazione della natività per eccellenza, ha origini antichissime, risale infatti al Medioevo, e continua a resistere all’avvento di nuove consuetudini, riuscendo anzi ad andare di pari passo con esse, beneficiando delle nuove tecnologie a disposizione per rinnovarsi. Trattandosi di una rappresentazione della nascita di Gesù, il presepe ha trovato larga diffusione in tutti i paesi cattolici del mondo, a partire dall’Italia, luogo in cui ebbe origine mediante S. Francesco D’Assisi nel 1223. In seguito, infatti, l’usanza di allestire il presepe si affermò in Italia, sino ad estendersi man mano anche al resto d’Europa, prima come pratica ecclesiastica e poi nelle case degli abitanti.

Se il significato del presepe rimane sostanzialmente lo stesso, ad evolversi è la rappresentazione stessa del presepe, che presenta oggi possibilità sceniche un tempo impensabili, come l’utilizzo di meccanismi che permettono il movimento dei figuranti, o la loro realizzazione mediante l’uso di materiali di recupero, insomma nessun limite alla creatività e al genio dei maestri artigiani che creano delle vere e proprie opere d’arte.

Un esempio tutto siciliano nella tradizione del presepe arriva da Giarre, comune sulla costa orientale delle Sicilia, in provincia di Catania. è qui che dal 2003 viene ospitato il Museo del presepe, all’interno di un nobile palazzo ottocentesco, proprio nel centro cittadino. Per la comunità si tratta di un vero orgoglio, considerato che il museo è portato avanti dalla passione travolgente del suo presidente, Salvatore Camiolo, grazie all’Associazione Italiana Amici del Presepio. Il museo, visitabile tutto l’anno, conta la presenza di circa trecento esemplari tra presepi e diorami, ovvero dei presepi molto speciali, dove le scene sono rappresentate all’interno di scatole che, aperte su un lato e mediante una serie di giochi prospettici permettono allo spettatore di addentrarsi all’interno di queste scene secondo una visuale particolarissima. Le opere ospitate dal Museo arrivano da ogni parte d’Italia e del mondo, opere di appassionati come lo stesso Salvatore, e opere di maestri illustri, donazioni che costituiscono un inno alla diversità, sia per le diverse rappresentazioni del tema, sia per i diversi materiali utilizzati. La tradizione, ma anche l’innovazione, come lo stesso Salvatore racconta orgoglioso anticipando l’evento da lui stesso promosso di un corso innovativo di Arte presepiale rivolto a tutti, realizzato il prossimo aprile da un maestro del presepe Francesco Farano, il quale metterà a disposizione la propria esperienza per la realizzazione del presepe.

E poi c’è la Sicilia che si fa magica, è la Sicilia dei presepi viventi, dove figuranti in carne ed ossa riproducono il tema della natività con grande cura dei dettagli, con scenografie realizzate ad hoc, il tutto reso ancora più prezioso dallo spettacolo delle bellezze naturali siciliane. Tra i presepi viventi da non perdere occorre citare il presepe di Montalbano Elicona, borgo medievale in provincia di Messina, già proclamato tra i borghi più belli d’Italia: qui il presepe si svolge nella zona più antica, il quartiere Serro, e coinvolge l’intera cittadina, una celebrazione molto sentita tanto da aver conquistato il premio regionale come miglior presepe.

Altro centro cittadino, altro borgo proclamato tra i più belli d’Italia nel 2014. Si tratta di Gangi, piccolo gioiello in provincia di Palermo. Qui ha luogo uno tra i più suggestivi presepi della Sicilia, dove va in scena “Da Nazareth a Betlemme”, in cui una voce e una colonna sonora guidano lo spettatore nel viaggio della natività. Tutto è realizzato con estrema cura al dettaglio, grazie anche agli studi storico-antropologici e religiosi realizzati.

Infine, tra le numerose rappresentazioni che si svolgono a spasso per la Sicilia, occorre citare Custonaci, città in provincia di Trapani, scenografia naturale mozzafiato di un evento imperdibile. Si tratta di un presepe vivente che conta la presenza di 160 figuranti e di una scenografia naturale di enorme valore, trattandosi di una grotta preistorica denominata Grotta Mangiapane (dal nome del nucleo familiare che vi abitò a partire dal 1800 e fino alla fine dell’ultima guerra mondiale).

La Sicilia può davvero diventare magica a Natale. E talvolta la ricerca delle tradizioni di un territorio e la voglia di autenticità rappresentano forse la chiave per ritrovare il senso del Natale e magari quell’ armonia natalizia ci accompagnerà tutti, almeno per le feste!

Christian OldenborgDiChristian Oldenborg

Glædelig jul!

Benvenuti cari lettori ad un breve post sulla tradizione del Natale danese! Ci sono alcune differenze tra gli italiani ed i danesi su questo punto, il più grande é che i danesi celebrano Natale il 24, invece del 25 dicembre e  vanno in chiesa durante il pomeriggio.  Durante il 24 noi danesi facciamo tre cose che gli italiani non fanno:

 

La prima: Vedono l’ultimo episodio del calendario televisivo seguito (ci sono calendari per tutta la famiglia e quest´ anno si trasmettono non uno, non due, ma tanti: http://juleweb.dk/julekalendere/julekalendere-2018/

Il calendario più conosciuto, che quasi ogni danese conosce, è The Julekalender: un calendario televisivo consistente di 24 episodi dai Nattergale, una banda/ un trio di comici che svolgono ruoli diversi in questo calendario; quindi non perdete la possibilità di sentire le canzoni su Youtube, per esempio Støvledance!

 

La seconda: I piatti.

Normalmente il piatto principale dei danesi é  il Flæskesteg un   piatto simile all’arrosto di maiale o Andesteg, anatra arrosto o tutti e due con contorno di patate, cavolo rosso e salsa bruna. Come dolce si mangia il Risalamande   in cui si nasconde una mandorla, e chi trova questa mandorla avrà un regalino, per esempio una scatola di cioccolatini.

 

La terza: Ballare!

Dopo aver mangiato e chiacchierato si afferra la mano dell´altro, formando un circolo attorno all’albero, e si cominciano a cantare salmi e canzoni di Natale. Alcuni finiscono con la canzone Nu er det jul igen (adesso è  arrivato ancora una volta Natale) e corrono in giro per la  casa e senza lasciare la mano dell’altro finché ci si trova di nuovo davanti all’albero.

 

Lucia RotaDiLucia Rota

”Addio do Fantin”

Nel cuore della Riviera di Levante, a  40 km da Genova, ecco Lavagna,  simbolo del turismo balneare grazie alla splendida spiaggia sabbiosa che si estende per chilometri . E’ una cittá da visitare  per la sua cucina, per i suoi monumenti e per la sua storia.

Dal 1982 ogni 13 agosto, il sagrato della  basilica dei Fieschi a San Salvatore di Cogorno,  ospita la rievocazione storica medievale dell’”Addio do Fantin”, l’addio  al celibato del conte Opizzo Fiesco. Il sontuoso matrimonio del conte Opizzo è un appuntamento reso suggestivo dalla straordinaria cornice monumentale del borgo dei Fieschi che comprende oltre alla basilica, il sagrato in ciottoli marini  ad anfiteatro con una meravigliosa acustica e possibili 600 posti a sedere. Addio do Fantin è una rievocazione storica strabiliante con migliaia di figuranti che si chiude con  “La torta dei Fieschi” una torta gigantesca oltre 13 quintali di dolce confezionato dai maestri pasticcieri di Lavagna in base a una ricetta segreta  .

La sera del 14 agosto un corteo imponente   parte da piazza Marconi , segue l’uscita della sposa dalla chiesa e arriva fino ai piedi della torre Fieschi. All’ arrivo del corteo in Piazza Vittorio Veneto, dopo la lettura del proclama delle nozze dall’Araldo, la contessa taglia simbolicamente la torta gigante dando il via a un simpatico gioco. Per poter mangiare la torta ogni partecipante al gioco deve acquistare uno o più biglietti azzurri per gli uomini e rosa per le donne con un nome di fantasia scritto sopra e deve poi cercare il ragazzo o la ragazza che possiede un biglietto identico al suo. E cosí i due “novelli innamorati” potranno ritirare le due fette dello squisito dolce lavagnese. Il gioco e tutta la rievocazione storica si svolgono in un’affascinante scenografia tra danze, giochi d’arme e di bandiera, gare di abilità con l’arco, musiche medievali eseguite dal vivo e il rullo dei tamburi.

I Fieschi nel tredicesimo secolo raggiunsero il culmine dello splendore e della potenza. Due suoi esponenti  salirono al soglio pontificio come Adriano V ricordato da Dante nel XIX canto del Purgatorio “……intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana bella e del suo nome lo titol del mio sangue fa sua cima….

D’estate quando siamo a Rapallo andiamo talvolta a Lavagna o a Cogorno per partecipare alla festa Addio du Fantin. E’ sempre molto interessante.

Se non ci siete mai andati provateci la prossima volta che siete in Liguria. Buon divertimento!

 

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Foto http://www.tortadeifieschi.it/104__Programma_2017

Lucia RotaDiLucia Rota

Carnevale

Carnevale deriva da carnem levare.  Carnevale all’origine indicava il giorno da cui sarebbe incominciato il periodo della Quaresima durante il quale non si sarebbe più mangiata carne, perché     dedicato a penitenza e digiuni. Prima che tale periodo di privazioni incomiciasse bisognava approfittare per fare baldoria e ci si mascherava.

La parola maschera viene da masca una specie di strega. Arlecchino è una maschera. Dante lo presenta nel suo doppio aspetto di demone e buffone.

Quel che più caratterizza il Carnevale è l’allegria con canti, balli, scherzo, corsi mascherati e banchetti. Ecco il carnevale di Venezia, di Viareggio, di Ivrea.

ll Carnevale di Venezia   inizia   con la tradizionale Festa sull’acqua in Rio di Cannaregio presenti le tradizionali maschere veneziane. La festa entra nel vivo domenica 4 febbraio con “il Volo dell’Angelo” uno spettacolare volo dal campanile di San Marco fino al palco in Piazza San Marco. Accolto dai gruppi delle rievocazioni storiche in costume, scioglierà la tensione del volo nell’abbraccio del Doge e del pubblico.

Lo storico carnevale di Ivrea culmina con “La battaglia delle arance” dei cittadini contro il tiranno della città. La battaglia tra il popolo e le truppe reali  viene rievocata durante il carnevale, dove le  squadre di Aranceri a piedi (ossia il popolo) difendono le loro piazze dagli Aranceri su carri (ossia l’esercito) a colpi di arance a rappresentare le frecce. Tra le vie della città sfila il corteo della ”Mugnaia” che lancia dolci e regali alla popolazione che l’avevano liberata dalle possessive attenzioni del tiranno.

 

IL Carnevale di Viareggio è famoso per i suoi carri dissacranti e ispirati al sociale. Gli appuntamenti con le sfilate di carri allegorici, sono cinque.

Tre colpi di cannone segnano l’inizio dell’evento sabato 27 gennaio, quando, alle ore 16, prende il via il Grande Corso Mascherato serale di Apertura, al termine del quale il pubblico può assistere ad un impressionante spettacolo pirotecnico. I giganteschi carri allegorici tornano il 4 febbraio, l’11 febbraio,  il 13 febbraio martedì grasso. Il gran finale è in programma il giorno di sabato 17 febbraio con il Corso Mascherato notturno di Chiusura che termina con lo straordinario spettacolo pirotecnico conclusivo. Tra sfilate di giganti di cartapesta, feste notturne, spettacoli pirotecnici, veglioni, rassegne teatrali, appuntamenti gastronomici e grandi eventi sportivi il Carnevale di Viareggio torna a stupire e ad accontentare ogni gusto di grandi e piccini. Lo fa con  più di mille persone  impegnate tutto l’anno nella realizzazione dei carri alti oltre 20 metri, larghi 12. I colossi di cartapesta sono creati per stupire il pubblico con effetti coreografici straordinari.

Seguitelo via You Tube!

Lucia RotaDiLucia Rota

La Befana

La Befana descrive una figura  legata alle festività natalizie in tutta Italia.

Il nome  deriva dalla corruzione lessicale di Epifania, dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia.

La Befana secondo la tradizione, è una donna molto anziana che vola su una logora scopa, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, e riempire le calze lasciate appese sul camino o vicino a una finestra.

La leggenda vuole che i bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolci, caramelle, frutta secca o piccoli giocattoli. Ma chi avrà fatto il monello troverà le calze riempite con del carbone o con l’aglio.

L’origine della Befana  risale al X-VI secolo a.C.

Una leggenda cristiana risalente intorno al XII secolo, vuole che i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni a una signora anziana. La donna diede le informazioni richieste ma non seguì i tre Magi a far visita al piccolo, nonostante le insistenti richieste. Poi in seguito, si pentì di non aver seguito i Re Magi e, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa per cercarli, ma non li trovò. Così si fermò a ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora gira il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Numerosi gli eventi  in suo onore in tutt’Italia .

La festa nazionale della Befana si celebra a  Urbania nelle Marche  dove viene tradizionalmente collocata la sua casa .

A  Pistoia arriverà scendendo dalla cima del campanile del Duomo, a Savona arriverà dal mare…….

“ La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

con la calza appesa al collo

neve gelo e tramontana  viva viva la befana”

Lucia RotaDiLucia Rota

Natale 2017

 

Il Natale è presentato dal Presepe che rievoca il miracolo della Natività e una lunga serie di consuetudini artigiane per onorarla.

 

A Portico viene affidato a un’ esposizione di presepi realizzati con i materiali più vari,  organizzata all’aperto, illuminata dalle luci natalizie e lungo le viette del paese. Dall’ 8/12 al 14/1 Portico  diventa un grande presepe vivente rallegrato anche da tanti mercatini di Natale.

I festeggiamenti continuano fino all’ Epifania con l’ arriva della Befana.

Portico  è un paesino medievale situato alle pendici dell’Appennino tra Toscana e Romagna. Un  gioiellino! In via Roma, non lontano da P.zo Portinari dove, secondo la tradizione, Dante incontrò Beatrice c’è l‘albergo ristorante “Al Vecchio Convento” gestito dalla famiglia Cameli. Chi ci è andato desidera ritornarci e per la simpatia dei proprietari e per  le varie attività a cui può partecipare come corsi di lingua , di cucina e gite nei dintorni..

 

www.vecchioconvento.it/en

 

Manarola, incantevole borgo costruito su un costone di roccia a picco sul mare, uno dei cinque paesini del  Parco letterario delle Cinque Terre in provincia di La Spezia, si può ammirare il piú grande presepe nel mondo dall’8 dicembre fino agli ultimi giorni di gennaio, ideato da Mario Andreoli cinquant’anni fa . Per il Presepe si usano circa 8 km di cavi elettrici ,17000 lampadine, più di 300 figurine a grandezza naturale. Anche noi  quando passiamo il Natale a Rapallo abbiamo  la fortuna di goderne la bellezza.

www.incinqueterre.com/it/presepe

 

Harndrup

Anche in Danimarca  varie sono le mostre natalizie . A Harndrup 30 chilometri da Odense  vale la pena   visitare  il ricco centro museale nel cuore di stupendi giardini.  La  sua bellissima e insolita mostra è aperta dal 4 novembre al 21 dicembre.  Belli i 10 grandi alberi di Natale, i 20 tavoli arredati per una cena natalizia di 20 stati europei, gli oggetti tipici esposti.

www.humlemagasinet.dk

 

Dante Alighieri CopenaghenDiDante Alighieri Copenaghen

Festa di Halloween in Italia

La festa di Halloween non é certamente una festa tipica italiana. Tuttavia da molti anni ormai anche i bimbi italiani vanno in giro per le case a pronunciare la fatidica domanda: “Dolcetto o scherzetto?”(trick-or-treat), ricevendo dolciumi e prelibatezze da familiari ed amici.

La notte stregata però non rappresenta motivo di svago e divertimento solo per i bambini ma anche (e forse soprattutto) degli adulti, per i quali i locali notturni e le discoteche organizzano ogni anno feste a tema, rievocando le atmosfere tipiche della notte delle streghe. `Halloween diventa così un secondo carnevale.
La pratica di indossare costumi la notte di Halloween deriverebbe dalla credenza che, nella notte del 31 ottobre, molti esseri sovranaturali e le anime dei morti abbiano la capacità di girovagare per la Terra tra i viventi.

Negli Stati Uniti d’America tale pratica è documentata per la prima volta nel 1911, quando un giornale di Kingston (Ontario) pubblicò un articolo nel quale si parlava di alcuni bambini che avevano passeggiato travestiti per le vie della città. Tuttavia, nei primi anni del novecento, la pratica di travestirsi era presso che nulla tra gli adulti. I vestiti di questo periodo erano sempre realizzati in ambito casalingo, ed il trucco era in stile gotico.
Una volta diffusasi tra gli adulti, la pratica del travestimento di Halloween è a volte stata utilizzata come una “scusa” per indossare abiti succinti e sexy, che mostrano parti del corpo quotidianamente non accettate dal pensiero comune. ´ – ci informa Wikipedia

La zucca di Halloween, che nei paesi anglofoni viene chiamata col nome di “Jack-o’-lantern”, è uno degli oggetti e simboli principe della festività del 31 ottobre. Si tratta di una zucca scavata a mano, sulla cui superficie vengono intagliati i tratti di un volto, solitamente malefico e dal ghigno beffardo. Al suo interno, una volta svuotata della polpa e dei semi, viene riposta nella zucca una candela che, accesa, consente di vedere i tratti intagliati anche in pieno buio. In Italia la zucca per lo piú viene cucinata, anche se non mancano gli intagliatori occasionali. Ma certamente le decorazioni sono scarne rispetto agli altri Paesi dove Halloween viene sentito maggiormente come ricorrenza da festeggiare.

Anche la cultura culinaria ha mutuato alcune ricette direttamente dalle tradizioni agricole delle popolazioni celtiche: molti i piatti a base di zucca, alimento che in autunno è molto diffuso.
Risotti alla zucca, antipasti e torte salate, paté di zucca, pane alla zucca, sfogliate e tortini, sono solo alcune delle ricette più prelibate di queste tradizioni culinarie.

Da non dimenticare i dolci, che sono le vere prelibatezze della festa di Halloween: merende a base di marmellate di zucca, crostate e torte della tradizione, che non mancano nelle tavole imbandite in occasione dei festeggiamenti.

In realtá la vera festivitá italiana é la FESTA DI OGNISSANTI

La festa di tutti i Santi il 1° novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX. Poi si iniziò a celebrarla anche a Roma, fin dal secolo IX. Un’unica festa per tutti i Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa ancora pellegrinante e sofferente sulla terra.

Quella di Ognissanti è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.

Attualmente il giorno della festa di Ognissanti, è tradizione ricorrente far visita ai propri defunti, portando loro un fiore, tradizionalmente un crisantemo, a volte girando più cimiteri o camposanti, e l’occasione per tirare a lucido le tombe ed i loculi dei propri morti, o per dire una preghiera di fronte alle bare dei propri cari.

Tradizionalmente l’orario dei cimiteri per la festa di tutti i Santi è molto amplio con aperture straordinarie in modo da consentire a tutti di fare una visita o portare un fiore ai propri cari, recitando un rosario o una preghiera nelle cappelle dei cimiteri o in chiesa o parrocchia.

Ma il ponte dei morti, è divenuta ormai anche una festa pagana, inizia già la notte del 31 ottobre (notte di halloween) con feste nei locali e nelle discoteche, con migliaia di ragazzi che approfittando della chiusura delle scuole, fanno l’alba partecipando alle manifestazioni della notte delle streghe.

Ma il primo novembre è anche un occasione di festa in cui molti paesi e località organizzano feste, sagre, degustazioni, fiere, mostre e concerti per trascorrere in allegria qualche giorno di festa.