Archivio per Categoria Viaggi

AvatarDiSilvia La Rosa

L’incredibile avventura di Andreas e dei suoi cani: dalla Danimarca all’Italia correndo

Incontrare Andreas Riis in una tranquillo café di Copenaghen e riuscire a trattenerlo su una sedia per qualche ora sembra già un’impresa, conoscendo ciò di cui è capace.

Andreas già dalle prime battute sembra uno di quei personaggi che raramente si ha la possibilità di incontrare: un personaggio che in genere si trova in libri o film d’avventura, sempre nel ruolo di protagonista.

Cresciuto in Italia da genitori danesi, vive per un po’ a Biella, città dove il padre si era trasferito negli anni 70 e dove lavorava come dirigente di una società tessile. Sin da piccolo, Andreas sviluppa un carattere indipendente e curioso, tanto da iniziare delle prime esperienze formative in Danimarca sin da giovanissimo. Ed è proprio durante i suoi viaggi che Andreas riesce a compiere imprese uniche.

Nonostante il suo background da stimato chef, Andreas decide di fare il possibile, e talvolta anche ciò che a prima vista sembrerebbe impossibile, per onorare la sua più grande passione: viaggiare. Cosi, in un momento determinante della sua vita, si rende conto di quanto sia fondamentale eliminare il superfluo per l’essenziale. Decide cosi che non è più il momento di dimostrare agli altri, ma di provare solo a se stesso chi è e cosa è in grado di superare. Si rende conto che ritagliarsi il giusto spazio dal proprio lavoro sia l’unico modo per permettersi grandi margini di tempo e per viaggiare cosi come vuole. Sottolinea come al giorno d’oggi il tempo sia qualcosa vissuto come costrizione, mentre avere la libertà di dedicarsi del tempo sia un lusso, ed è per questo che prova a vivere al massimo il tempo libero, quello più importante, che davvero merita di essere onorato e vissuto a pieno. Niente orologi, niente limitazioni.

E così, senza troppi programmi e senza pensarci troppo, il 30 gennaio decide che è tempo di iniziare una nuova avventura: correre dalla Danimarca sino in Italia, più precisamente da Roskilde a Biella, in compagnia dei suoi due meravigliosi Alaskan malamute, Apu e Ganga.

Andreas racconta di come sia legatissimo ai suoi cani e di come anche la più bella delle avventure non sarebbe stata completa senza la presenza di Apu e Ganga, e ammette che siano stati proprio loro ad ispirarlo in molte delle sue avventure, che in effetti porta sempre al seguito, alla ricerca della libertà.

E allora senza troppi giri di parole decide di chiedere l’aiuto dei social, pubblicando un appello su Facebook dove esordisce cosi: “Ciao a tutti, sto per fare una nuova follia: ho deciso di correre dalla Danimarca fino in Italia per una distanza totale di circa 1450 km, in 30 giorni, insieme ai miei cani“. Il suo appello non passa inosservato, sortendo gli effetti sperati: inizia a ricevere un grandissimo aiuto da parte di gente che, appassionata dalla vicenda, decide di seguirlo a distanza e contribuire concretamente, chi inviando dei soldi, chi offrendo ospitalità e cibo. Andreas sottolinea più volte come senza ognuna di queste persone non ce l’avrebbe fatta, non avrebbe potuto intraprendere questa splendida avventura e portarla a termine.

Un’avventura che costituisce solo una delle tante sfide incredibili vissute da Andreas, sempre pronto con un nuovo con sogno nel cassetto da realizzare. Andreas racconta anche del lato più personale di questi viaggi solitari, di quanto non manchino le difficoltà e i rischi e di quanto si possa imparare di se stessi mettendosi alla prova, spingendo oltre i propri limiti, perché “più è difficile e più si impara” dice sorridendo, perché davvero tutto è possibile, e detto da lui è difficile non crederci. E poi felice ammette: “Ero esattamente dove dovevo essere”. Ed allora, che sia la sfida e il traguardo per ognuno di noi, trovare quel posticino nel mondo dove sentire in cuor proprio di essere esattamente dove si voleva essere.

 

 

AvatarDiChristian Oldenborg

La mia esperienza in Italia

Presto il mio articolo sulla esperienza a Bolzano. 

Restate sintonizzati sul nostro sito web.

AvatarDiLucia Rota

Cammino di Santu Jacu in Sardegna

Cammino di Santu Jacu in Sardegna

Sono le 17.00. Su Rai3 è possibile seguire l’ottimo programma Geo in compagnia di Sveva Sagramola e del fotografo naturalista Emanuele Bigi che va in onda da lunedí a venerdì. Protagonista indiscussa la natura da salvare, rispettare ma anche da conoscere meglio nella sua ricchezza e nei suoi pericoli.

La puntata del   22 marzo ci ha permesso di passeggiare  lungo il Cammino di Santu Jacu  in Sardegna,  un itinerario  che collega ca 100 comuni diversi. Il percorso completo è di ca 1250 chilometri di cui 450 km tra Cagliari e Porto Torres, tra Bolotana e Oristano, 250 km  da Cagliari per il Sulcis fino alle isole di S. Pietro e S. Antioco e ritorno. Il cammino viene segnalato con conchiglie e frecce gialle. Seguendo le testimonianze storiche del passaggio in Sardegna dell’Apostolo Giacomo toccheremo quasi tutti i comuni in cui esistono chiese o rovine dedicate all’apostolo ma anche siti preistorici e archeologici , bellezze naturali, foreste e  parchi naturali, aree vulcaniche, zone minerarie, le città piú importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna.

Nel 2010 La Regione Autonoma Sardegna ha ufficializzato il  Cammino di Santu Jacu inserendolo nella rete degli itinerari turistici culturali e religiosi dell’ Isola.  Ospitalitá presso parrocchie, strutture comunali , alberghiere e B/B.

L’idea nacque a sostegno dell’idea dei Comuni il cui patrono è San Giacomo Maggiore (Santu Jacu in sardo) per dare maggior rilievo al proprio patrimonio storico-artistico e culturale, ripristinando e valorizzando il culto del patrono. Oggi, il Cammino di Santu Jacu tocca quasi tutti i comuni in cui esistono chiese di Santu Jacu, ma include anche siti preistorici e archeologici, bellezze naturali, foreste e parchi naturali, aree vulcaniche, alcune zone minerarie,  basiliche del romanico toscano, le città più importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna, unendo in un percorso unico mari e monti, città e campagne, benessere e povertà, lingue, dialetti, usi e costumi diversi che coesistono su quest’isola che è “quasi un continente”

La Regione Autonoma della Sardegna lo ha dichiarato cammino regionale, inserendolo come base portante della rete degli itinerari turistici, culturali e religiosi dell’isola.

Si tratta, oggi, di un itinerario percorribile a piedi, in bici e a cavallo, che continua ad essere verificato nel tempo e migliorato, modificando le tappe più impervie, perché riguarda circa 100 comuni in zone diverse dell’isola, con tutto quello che ciò comporta.  Stiamo raccogliendo fondi per stabilizzare la segnaletica con piastrelle di grès ceramico e cippi, mentre prosegue l’opera di apertura di alloggi a prezzo pellegrino, pubblici e privati. ll Cammino di Santu Jacu rappresenta la spina dorsale di una rete di cammini nell’isola, perché ogni comune possa innestare dei percorsi locali che un pellegrino di lungo corso non percorre, ma che altri potranno apprezzare.

Contatti: amicisantujacu@gmail.com          www.camminando.eu/worldpres

AvatarDiElisa Borella

La Milano che non ti aspetti: un itinerario tra vecchia e nuova metropoli

Capitale della moda e del design italiano, dell’editoria e dei mercati finanziari nostrani grazie alla famosa “Borsa”, Milano sembra essere la meta ideale solo per un weekend mordi e fuggi in giorni di saldi o di Black Friday. Ma siete proprio sicuri che sia davvero così? Quanti di voi, invece, hanno mai pensato di trattenersi in città per un soggiorno un pochino più lungo e totalmente turistico?

Certo, considerare il capoluogo lombardo una destinazione per un viaggio relax è cosa assai ardua da immaginare (e da praticare! Provare per credere…), vista la nomea di città perennemente di fretta che (non a torto, ad essere sinceri) si porta cucita addosso, tra un aperitivo sui Navigli di qua e una conference call con l’ufficio centrale in San Babila di là, dopo corse e spintonamenti vari in metropolitana all’ora di punta; sfuggente, frenetica, proiettata verso il futuro e l’innovazione, l’anima profonda di Milano sembra davvero difficile da cogliere e, soprattutto, da raccontare a chi è poco pratico di questi luoghi e/o del Bel Paese conosce (e sogna ad occhi aperti) solo i piccoli borghi arroccati su dolci pendii, con le stradicciole lastricate e i gerani appesi ai davanzali.

Se volete scoprire davvero la caotica metropoli del Nord Italia, ma avete purtroppo poco tempo a disposizione, vi consigliamo un breve itinerario low cost da percorrere interamente a piedi, tra mete già note e altre un po’ meno. Pronti?

  1. Mappa alla mano, il punto di ritrovo e di partenza sarà la centralissima piazza Duomo, per la foto di rito, dando le spalle alla cattedrale e dribblando turisti e piccioni molesti. Non vi sfuggirà, naturalmente, che lo sfondo della vostra fotografia o del vostro selfie sarà costituito da uno dei pochissimi esempi di architettura gotica in stile fiorito presente sul suolo italiano (data la collocazione geografica di Milano, l’influenza francese è, infatti, piuttosto forte) e non vi lascerete certo ingannare dal tripudio di statue e pinnacoli trasudanti aria di Medioevo: per completare il Duomo ci sono voluti, infatti, svariati secoli, tanto che la facciata in marmo rosa di Candoglia è stata ultimata… solo nell’Ottocento! esattamente come la piazza antistante il sagrato, risistemata negli stessi anni da Giuseppe Mengoni; per osservare del vero gotico duro e puro e del vero lavorato trecentesco, dovrete spingervi, piuttosto, sul retro della chiesa, nella zona dell’abside poligonale, decorata da statue, da bassorilievi e da vetrate coloratissime.
  2. Ancora in piazza Duomo, aguzzate la vista: alla vostra destra, leggermente arretrato rispetto alla facciata della cattedrale, potrete ammirare Palazzo Reale, opera dell’architetto Giuseppe Piermarini ed esempio mirabile di dimora in stile neoclassico (così chiamato perché un tempo fu abitato niente meno che dagli Asburgo! mentre oggi periodicamente ospita prestigiose mostre temporanee), affiancato dal poderoso Palazzo dell’Arengario (oggi sede del Museo del Novecento e della sua collezione permanente, ma pensato originariamente come sede del Comune cittadino in sostituzione di quello già esistente, detto “vecchio Broletto” e posto all’imbocco della vicinissima via dei Mercanti), edificato tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso su progetto di Muzio, Portaluppi, Griffini e Magistretti. Alla vostra sinistra, invece, non potrete non notare la maestosa Galleria Vittorio Emanuele II (altro soggetto prediletto per foto ricordo), costruita nell’Ottocento, sempre dal Mengoni, in stile neorinascimentale come strada coperta di collegamento tra Piazza Duomo e Piazza della Scala, sede dell’omonimo teatro; se la percorrerete per un buon tratto, sotto la cupola di vetro vi ritroverete circondati da una forma ottagonale definita (per l’appunto) l’“Ottagono”, oggi come allora sede dei cafè più antichi e lussuosi della città, oltre che delle boutiques più costose del circondario (un piccolo assaggio, insomma, di quello che vi aspetterà se avrete tempo e voglia di camminare fino al cosiddetto “Quadrilatero della moda” – sì, la geometria piana piace proprio ai milanesi! –, costituito dalle vie Montenapoleone, della Spiga, Manzoni e corso Venezia). Sul pavimento a litostrato della galleria sono rappresentate le insegne della città e una in particolare è molto amata dai turisti e dagli scaramantici in generale (non tanto dal Comune però che deve provvedere a continui restauri!), poiché si dice che, roteando il tallone sui testicoli del toro rampante a mosaico in campo azzurro posto nel braccio sinistro della Galleria, ci si assicurerà una seconda visita al capoluogo lombardo.
  3. Proseguendo fino alla fine della Galleria, vi ritroverete in Piazza della Scala: tra un albero e l’altro, non potrete non sentire su di voi lo sguardo fiero di quel genio a tutto tondo che fu Leonardo da Vinci, la cui statua è collocata proprio al centro della piazza; celebre artista, architetto, ingegnere, scultore toscano, egli collaborò a fine Quattrocento con Ludovico il Moro (duca di Milano e figlio di Francesco I Sforza), e rese grande e modernissima la città grazie, ad esempio, alla serie di chiuse ideate per rendere navigabili i Navigli (cioè i fiumi cittadini), e la cui opera più nota ed emblematica è il famoso Cenacolo dipinto sulla parete settentrionale del Refettorio della Chiesa domenicana di Santa Maria delle Grazie, ubicata in fondo a corso Magenta. Ai due lati opposti della statua di Leonardo si trovano Palazzo Marino, diventato sede del Comune dal 1861 (data che segna l’unificazione nazionale), ma costruito nel Cinquecento dall’architetto Galeazzo Alessi, e il Teatro alla Scala, mirabile opera del già citato Piermarini. Vanto della città grazie alla sua prestigiosissima Accademia di ballo e agli spettacoli d’opera e ai concerti presenti in cartellone tutto l’anno, il teatro inaugura ogni anno la sua stagione il 7 dicembre, giorno in cui Milano festeggia il suo patrono, Sant’Ambrogio (al quale, peraltro, è dedicata una splendida chiesa romanica in mattone a vista all’esterno e marmo bicromo all’interno, ubicata nella zona omonima, nella quale sono contenute le sue spoglie). Proprio accanto al famoso teatro, sulla destra, inizia via Verdi: imboccandola, vi ritroverete presto in via Brera, cuore pulsante della vecchia Milano e ritrovo di artisti.
  4. Una volta approdati nel bel mezzo del quartiere di Brera, sede della prestigiosa Pinacoteca, dell’Accademia di Belle Arti e della Biblioteca Braidense (collocata in fondo rispetto al cortile con la statua di Napoleone, in cima a una scalinata e con ancora all’interno gli scaffali in legno e i soffitti dipinti a trompe-l’œil), sentitevi pure liberi di perdervi nei vicoli stretti e tortuosi dove, nelle sere estive, alcune cartomanti cercheranno di curiosare nel vostro futuro, oppure, d’inverno, luminarie e luci natalizie invaderanno letteralmente la zona, dandone un’aria piuttosto suggestiva. Brera era, infatti, il quartiere degli artisti, fatto di stradine strette e dalle forme piuttosto bizzarre, che si intersecano tra loro formando angoli inusuali (eco del passato medievale della città, in cui non esistevano larghi viali perpendicolari o paralleli, tipici, invece di insediamenti latini come ad esempio Torino, costruita sull’impianto dell’antico castrum romano), sulle quali si affacciano piccoli appartamenti attraverso altrettanto piccole finestre. Quando ne avrete avuto abbastanza (o meglio, quando l’orologio vi imporrà di averne avuto abbastanza), proseguendo lungo via Solferino, incrocerete corso Garibaldi e procederete verso nord fino oltre Porta Garibaldi, una delle antiche porte della città vecchia, squarci che si aprivano nella cerchia di mura che circondavano Milano (la cui migliore descrizione è contenuta nei Promessi sposi, romanzo di ambientazione secentesca scritto da quell’intelletto fine che fu Alessandro Manzoni).
  5. Una volta lasciato alle vostre spalle in quartiere degli artisti, vi troverete catapultati nel bel mezzo della movida di corso Como, zona piena di locali e di posticini alla moda, uno dei quali non potrà che lasciarvi di stucco: non farò nomi, ma vi basti sapere che, contrassegnato da un ingresso piuttosto anonimo, questo luogo nasconde un vero e proprio giardino incantato, illuminato in ogni stagione da centinaia di lampadine che rendono l’atmosfera, gli acquisti e i costosi aperitivi davvero magici. Proprio questa parte del capoluogo lombardo, ultima tappa del nostro breve itinerario, in anni recentissimi è diventata, infatti, oggetto del rinnovamento urbanistico cittadino: assieme al nuovissimo quartiere di “City Life” (zona Portello) e alle tre torri degli “archistar” Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Arata Isozaki, l’area raccolta attorno alla stazione Garibaldi forma il polo più innovativo e all’avanguardia in campo architettonico di Milano, dove nelle sere o nei pomeriggi invernali, passeggiando all’ombra del Bosco Verticale dello Studio Boeri, potrete trascorrere qualche ora in compagnia di amici o della vostra dolce metà pattinando sul ghiaccio, o curiosando tra i mercatini disposti tra piazza Gae Aulenti e Alvar Aalto (entrambi celebri architetti, la prima, in particolare, è stata responsabile della risistemazione urbanistica della zona Cadorna).

Se questo breve excursus sulla metropoli del Nord Italia vi ha incuriosito, non potrete che concordare con noi sul fatto che, come si dice da quelle parti, Milan l’è semper on gran Milan!

AvatarDiElisa Borella

50 sfumature di Puglia: Otranto tra storia locale, natura e acque cristalline

 

L’autunno e il freddo giungono sempre con qualche settimana di ritardo al Sud, dove anche a fine settembre è ancora possibile godersi un po’ di mare, qualche ultimo raggio di sole estivo e una discreta dose di tranquillità, senza sentirsi assediati da troppi turisti sudati intorno. In caso vi fosse rimasto qualche giorno di vacanza da trascorrere tra tuffi in acque cristalline e albe mozzafiato sulla costa, la Puglia è decisamente ciò che fa per voi!

In particolare, Otranto, il centro abitato situato più a oriente dello Stivale, perfetto mix tra interessanti siti storico-artistici e la giusta dose di meritato relax.

 

Il centro storico di Otranto è un piccolo gioiello interamente percorribile a piedi (non temete, le distanze sono assolutamente ragionevoli, anche se siete fuori allenamento!), un labirinto di viuzze strette e irregolari che, in un modo o nell’altro, finiranno sempre per condurvi nei due principali punti di interesse del borgo antico e della travagliata storia locale, fatta di continue conquiste da parte di popoli stranieri (messapi, greci, longobardi, bizantini, angioini, aragonesi…) e di razzie e devastazioni perpetrate da feroci popolazioni provenienti dalle coste del mar Mediterraneo, come ad esempio i Turchi.

La Cattedrale normanna, dedicata a Santa Maria Annunziata e posta proprio nel cuore pulsante della città vecchia, ospita infatti, la Cappella  dei Martiri, a ricordo del sacrificio di 800 otrantini, barbaramente uccisi dai soldati turchi di Maometto II nel 1480 per essersi rifiutati di ripudiare la propria fede cattolica in seguito all’assedio e alla caduta della città (gran parte della toponomastica locale ruota attorno a questo tragico evento, fateci caso); non dimenticate, inoltre, di osservare il mosaico pavimentale rappresentante l’albero della vita e alcune storie del Vecchio Testamento: realizzato intorno al 1160, è, infatti, uno dei cicli più suggestivi di tutto il Medioevo nostrano! 

A poca distanza, invece, non potrete che imbattervi nel poderoso Castello aragonese, edificato fin dal Duecento e oggetto di continui e progressivi ammodernamenti (come ad esempio quello realizzato facendo tesoro degli insegnamenti di Francesco di Giorgio Martini o quello cinquecentesco volto a fortificare ulteriormente il lato rivolto verso il mare) fino a trasformarsi nel ‘700 nell’ambientazione perfetta per il primo romanzo gotico della storia, Il castello di Otranto, per l’appunto, di Horace Walpole.

Per gli amanti dell’abbronzatura 365 giorni all’anno, invece, imperdibile è la sosta alla Baia dei Turchi (così chiamata per ricordare il tratto di costa che, secondo la tradizione più accreditata, assistette allo sbarco dei già sopra citati spietati guerrieri di Maometto II), la spiaggia sabbiosa più famosa della città, situata qualche chilometro a nord rispetto al centro storico. Mare cristallino, sabbia finissima, una leggera brezza che scompiglia i capelli… Cosa chiedere di più? Per chi, invece, volesse rispolverare il proprio animo romantico e sognatore, sempre in riva al mare, cullati dal lento sciabordare delle onde, la meta più indicata è sicuramente Punta Palascìa, il punto geografico situato più a est di tutta la penisola italiana, da cui godere di albe meravigliose nate direttamente dalle splendide acque salentine (posto gettonatissimo dove trascorrere la notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, se puntate a essere i primi in tutta Italia a salutare il sole del nuovo anno in compagnia di amici o della vostra dolce metà).

Ultimo, ma non per questo meno suggestivo, must nei dintorni di Otranto è il cosiddetto laghetto di bauxite“, un piccolo specchio d’acqua color smeraldo, originatosi a causa delle infiltrazioni d’acqua penetrate nella cava dell’omonimo minerale dismessa alla fine degli anni ’70, circondato da terra, sabbia e roccia… rossa! Il momento migliore per scattare una foto da cartolina e per godere di panorami da outback australiano pur rimanendo coi piedi saldamente ancorati al suolo italico è, ovviamente, il tramonto, quando le tinte dorate e color rame si accendono, inondando lo scenario di tutte le gradazioni possibili del rosso mattone, dell’arancione e del giallo.

Se non avete ancora avuto l’occasione di scoprire le bellezze pugliesi, Otranto è sicuramente un buon trampolino di lancio per immergervi nella cultura, nelle tradizioni e nella storia di questa regione italiana ricca di fascino e di luoghi interessanti da visitare e da vivere, un buon compromesso tra le preferenze di chi non disdegna lunghe passeggiate in mezzo alla natura e di chi, invece, è un fanatico della tintarella e dell’ombrellone, tra chi è interessato all’architettura e alla storia e chi, invece, è attratto dalla buona cucina. Ce n’è davvero per tutti i gusti… Provare per credere!

AvatarDiElisa Borella

Un borgo sospeso nel tempo: l’anima nascosta di Grottammare

Stanchi delle solite destinazioni balneari dell’affollata riviera romagnola tra tintarella e discoteca? Siete alla ricerca di una meta turistica ma non troppo, rilassante ma non troppo, storico-artistica ma non troppo? Niente paura! Vi basterà percorrere qualche chilometro più a sud di Rimini o di Riccione lungo l’autostrada che costeggia il mar Adriatico per raggiungere le Marche e imbattervi in Grottammare.

Gemella di Cupra Marittima e di San Benedetto del Tronto, Grottammare condivide con le vicine un tratto di costa denominato “Riviera delle Palme” – così ribattezzato per la fitta presenza di queste insolite piante che fanno da cornice a un salutare percorso ciclo-pedonale di circa 8 km; ma le peculiarità non si esauriscono certo qui: la cittadina, all’apparenza anonima, nasconde in realtà un’anima più intima e decisamente suggestiva. L’attuale centro abitato, infatti, con i suoi negozi, i suoi alberghi e la sua movida, altro non è che la versione contemporanea del suo nucleo originario, il “vecchio incasato”, arroccato su un’altura prospicente la marina e abbandonato in seguito all’espansione causata dalla crescita demografica e dallo sviluppo del turismo nella zona. Rimasto intatto nel corso del tempo, con le sue stradine in pendenza, tortuose e lastricate, con le sue case di mattoni a vista coi gerani sui davanzali, una addossata all’altra, e con i suoi scorci mozzafiato aperti sull’azzurro del cielo e di un mare limpidissimo, bloccato in un’atmosfera senza tempo, il centro storico ha attraversato indenne i gorghi della modernità e può regalarci oggi una delle esperienze più insolite e magiche al tempo stesso, quella di camminare sospesi in un eterno presente – come in un quadro.

Il borgo, non a caso insignito del titolo di “uno dei più belli d’Italia”, è comodamente raggiungibile a piedi ed è percorribile in tutti i suoi numerosi dislivelli: da quello più alto, dove svettano i ruderi del vecchio Castello, dal quale, all’ombra di pini imponenti e profumati, si gode di una splendida vista a 360° sulla costa, a quello della cinta muraria fortificata ancora oggi perfettamente conservata, costruita a difesa dell’agglomerato urbano, vittima nel passato di continue incursioni da parte di feroci pirati saraceni; infine, all’altezza di Piazza Peretti, così chiamata in onore di papa Sisto V (al secolo Felice Peretti, nativo del posto e cittadino grottammarese più illustre), è possibile ammirare in un unico colpo d’occhio un insieme di importanti edifici riuniti attorno a una poetica pianta d’arancio in vaso – un tempo custodita da un incaricato del Comune scelto ogni anno tra le famiglie del posto: il Palazzo Comunale con le sue logge panoramiche affacciate sul litorale e con la sua unica torre asimmetrica sormontata da un elegante orologio, il Teatro dell’Arancio con affissi i manifesti della “colonia felina” schedata (con tanto di nomi e di foto!) e protetta dai locali e la Chiesa di S. Giovanni Battista, interamente ricoperta di laterizio. Altri must see da non perdere sono, inoltre, la Chiesa di S. Lucia, commissionata dalla sorella di Sisto V ed edificata sopra alle rovine della modesta casa natale del papa su progetto dell’architetto Domenico Fontana, e il Torrione della Battaglia, a pianta circolare, un tempo eretto per difendere l’antico porto cittadino dagli attacchi provenienti dal mare – oggi ospitante, invece, il museo dedicato allo scultore locale Pericle Fazzini (1913-87).

L’itinerario tra le viuzze della cittadina è tranquillamente percorribile in un’unica giornata, in qualunque mese o stagione dell’anno (in estate può essere una buona alternativa al tuffo in mare, in inverno diventa, invece, scenario di un particolarissimo presepe vivente!), mentre il momento più favorevole per godere del fascino del luogo è, naturalmente, il tramonto, quando il laterizio si accende di tinte calde e avvolgenti. Insomma, se non avete ancora mai pensato alle Marche come a una meta di villeggiatura, è proprio il caso di iniziare a farlo… E Grottammare non si lascia certo sfuggire l’occasione di offrirsi come un ottimo punto di partenza per la vostra esplorazione!

AvatarDiLucia Rota

”Addio do Fantin”

Nel cuore della Riviera di Levante, a  40 km da Genova, ecco Lavagna,  simbolo del turismo balneare grazie alla splendida spiaggia sabbiosa che si estende per chilometri . E’ una cittá da visitare  per la sua cucina, per i suoi monumenti e per la sua storia.

Dal 1982 ogni 13 agosto, il sagrato della  basilica dei Fieschi a San Salvatore di Cogorno,  ospita la rievocazione storica medievale dell’”Addio do Fantin”, l’addio  al celibato del conte Opizzo Fiesco. Il sontuoso matrimonio del conte Opizzo è un appuntamento reso suggestivo dalla straordinaria cornice monumentale del borgo dei Fieschi che comprende oltre alla basilica, il sagrato in ciottoli marini  ad anfiteatro con una meravigliosa acustica e possibili 600 posti a sedere. Addio do Fantin è una rievocazione storica strabiliante con migliaia di figuranti che si chiude con  “La torta dei Fieschi” una torta gigantesca oltre 13 quintali di dolce confezionato dai maestri pasticcieri di Lavagna in base a una ricetta segreta  .

La sera del 14 agosto un corteo imponente   parte da piazza Marconi , segue l’uscita della sposa dalla chiesa e arriva fino ai piedi della torre Fieschi. All’ arrivo del corteo in Piazza Vittorio Veneto, dopo la lettura del proclama delle nozze dall’Araldo, la contessa taglia simbolicamente la torta gigante dando il via a un simpatico gioco. Per poter mangiare la torta ogni partecipante al gioco deve acquistare uno o più biglietti azzurri per gli uomini e rosa per le donne con un nome di fantasia scritto sopra e deve poi cercare il ragazzo o la ragazza che possiede un biglietto identico al suo. E cosí i due “novelli innamorati” potranno ritirare le due fette dello squisito dolce lavagnese. Il gioco e tutta la rievocazione storica si svolgono in un’affascinante scenografia tra danze, giochi d’arme e di bandiera, gare di abilità con l’arco, musiche medievali eseguite dal vivo e il rullo dei tamburi.

I Fieschi nel tredicesimo secolo raggiunsero il culmine dello splendore e della potenza. Due suoi esponenti  salirono al soglio pontificio come Adriano V ricordato da Dante nel XIX canto del Purgatorio “……intra Siestri e Chiaveri s’adima una fiumana bella e del suo nome lo titol del mio sangue fa sua cima….

D’estate quando siamo a Rapallo andiamo talvolta a Lavagna o a Cogorno per partecipare alla festa Addio du Fantin. E’ sempre molto interessante.

Se non ci siete mai andati provateci la prossima volta che siete in Liguria. Buon divertimento!

 

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Foto http://www.tortadeifieschi.it/104__Programma_2017

AvatarDiElisa Borella

Sorprese made in Puglia: la serendipità di Conversano

Ancora indecisi sulla destinazione delle imminenti vacanze estive? In cerca di qualche luogo tranquillo un po’ fuori dai soliti iperaffollati itinerari turistici?

La Puglia non manca certo di mare cristallino e/o di prelibatezze culinarie, ma nemmeno in fatto di sorprese sa farsi cogliere impreparata! La piccola città di Conversano, infatti, è la meta ideale per chi non vuole rinunciare alle assolate e famose spiagge della vicina Polignano a Mare, ma nemmeno perdere l’occasione di visitare qualche bell’edificio storico-artistico fresco fresco di restauro.

 

Conversano sta ai viaggi a tappe in macchina programmati al quarto d’ora come la serendipità alla routine quotidiana tra lavoro e stress estremamente prevedibili e poco graditi: insomma, una vera e propria scoperta. Innanzitutto, si presenta come una meta assolutamente non turistica (per quanto i luoghi di interesse non manchino affatto!) senza indicazioni gridate, senza operatori turistici ad eccezione di una “pro loco” gestita da volontari in un piccolo ufficio collocato nella piazza principale, anzi, con quell’aria genuina di cittadina a misura d’uomo, fatta di vere persone che di giorno appendono con noncuranza i panni stesi alle finestre, mentre di sera se ne stanno sedute fuori casa a parlare fino a tarda ora con i vicini.

L’agglomerato urbano ha una conformazione decisamente particolare, riunendo in sé ben tre campagne edilizie succedutesi in tempi diversi (il dedalo di vicoli tortuosi e candidi attorno alla cattedrale cede presto il passo a strette stradine parallele e perpendicolari dritte come fusi per concludersi poi in pittoresche scalinate di pietra), il tutto stretto nell’abbraccio di imponenti mura megalitiche presenti dai tempi antichissimi in cui la città era ancora chiamata Norba. Altra peculiarità non del tutto trascurabile è la presenza di ben tre centri di potere, con le relative (splendide) sedi: la Cattedrale romanica, rivestita di pietra chiara in un tripudio di trafori e di finissimi bassorilievi, il massiccio Castello Acquaviva D’Aragona in posizione sopraelevata, a riprova della presenza e della dominazione secolare della famiglia omonima nella regione in periodo pre-unitario e il Monastero di San Benedetto, un tempo abitato e gestito dall’ordine delle Badesse Mitrate, appoggiato dal papa e unico nel suo genere – tanto da essere entrato più volte in collisione nel corso dei secoli con la locale gerarchia ecclesiastica, tradizionalmente maschile! Sia la Cattedrale che il Monastero (e chiesa annessa, della quale spiccano il campanile in stile barocco e la cupola con bellissime tegole in maiolica gialle e blu) sono stati recentemente restituiti al loro antico splendore grazie a efficaci interventi di restauro.

Quale migliore occasione, dunque, per visitare questo piccolo centro così ricco di storia, pur trovandosi fuori dai tradizionali itinerari turistici! Le cose più belle succedono proprio quando meno ce le si aspetta, perciò, in caso doveste capitare nei pressi delle rinomate Bari o Polignano a Mare, non dimenticatevi di fare un salto in questo piccolo gioiello della Puglia più vera e di mettere alla prova la vostra capacità “serendipica”: chi l’ha detto che nella regione esistano solo oliveti, taralli e trulli?

  1. Piccola nota linguistica: per serendipità, termine coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole e utilizzato per la prima volta in una fiaba del 1754, si intende la capacità o la fortuna di fare scoperte totalmente inattese, per puro caso – spesso mentre si è alla ricerca di qualcos’altro!

 

Marie MorelDiMarie Morel

Appunti di viaggio: L’isola di Ischia ( terza e ultima parte)

L’isola di Ischia non offre ai visitatori solo mare, spiagge e terme, ma anche un patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico, che la rendono una meta turistica perfetta in ogni stagione dell’anno.

Tra un tuffo in mare ed un altro in una piscina termale, una tappa obbligata per i turisti è il Castello Aragonese che, oltre ad offrire un panorama spettacolare, ospita il Museo delle armi usate tra il XVI e il XVI. Visitando il museo del mare e quello del contadino, è possibile immergersi nelle antiche tradizioni e comprendere le due vocazioni dell’isola, quella marinara e quella legata alla terra, con i suoi orti e le sue vigne che si stagliano sui pendii, tra cielo e mare.

Per tornare indietro nel tempo fino alle origini, i luoghi perfetti sono il museo di villa Arbusto, che raccoglie preziosi reperti come la coppa di Nestore, su cui è inciso il più antico frammento di poesia greca e gli scavi di Santa Restituta, che sono testimonianza delle antiche civiltà e delle attività che esse svolgevano sull’isola.

Gli animi romantici si innamoreranno dei giardini di La Mortella dove il tempo sembra essersi fermato a quando Sir William Walton, uno dei più grandi compositori inglesi del XX secolo, vi abitava con la sua adorata moglie Susanna e della Colombaia, dimora storica del grande regista Luchino Visconti, oggi trasformata in un museo a lui dedicato.

Ischia non deluderà neppure chi, come me, ama in particolare le chiese, a cui sono spesso legate celebrazioni e feste che animano l’isola tutto l’anno.

Una delle chiese più belle è quella del Soccorso che, appollaiata su un costone di roccia a picco sul mare, vegliava sui marinai, i quali potevano scorgerla da lontano e sentirsi rassicurati alla sua vista.

La chiesa di Santa Restituta è intitolata alla patrona dell’isola ed ogni anno il 17 maggio, durante i festeggiamenti a lei dedicati, i devoti mettono in scena il suo approdo sulla spiaggia in una barca in fiamme.

Nella chiesa dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce, altro patrono di Ischia, invece, si celebra il culto della “Bambinella”, la Madonna bambina, che il 12 settembre viene portata in processione in una culla a forma di barca tra le vie del borgo, in riva al mare, mentre le donne intonano un antico canto in dialetto, che viene tramandato di generazione in generazione.

Il fulcro delle celebrazioni liturgiche è la cattedrale dell’Assunta, a pochi passi dal Castello Aragonese, mentre, ormai sconsacrato, ma molto suggestivo è l’eremo di San Nicola, che si trova sul punto più alto dell’isola, sulla cima del monte Epomeo e rappresenta uno dei più antichi esempi di architettura rupestre.

Un’altra festa molto sentita è quella di Sant’Antonio Abate che si celebra il 17 gennaio. In quella data, nella località Piellero viene appiccato un falò intorno al quale i padroni radunano i loro animali, perché ricevano la benedizione del Santo, dopodiché la festa prosegue con musiche, balli e gustosi panini con salsiccia alla brace.

L’estate ad Ischia inizia con la festa in onore di San Vito, che si celebra a Forio, dal 13 al 17 giugno. Secondo la leggenda, il Santo approdò sull’isola nel XIX, durante un’epidemia che aveva aggredito le viti, con una nave carica di zolfo, grazie al quale riuscì a salvare le preziose coltivazioni.

Ogni anno, il 26 luglio si rinnova la tradizione della festa di Sant’Anna, a cui le partorienti e le donne chiedono il miracolo di avere figli belli e sani. Per questa festa vengono preparati carri allegorici galleggianti che sfilano nella baia di Cartaromana e viene simulato l’incendio del Castello Aragonese, che si conclude con uno straordinario spettacolo di fuochi d’artificio.

 

 

 

 

Uno degli eventi più attesi dell’estate ischitana è la festa di Sant’Alessandro, il 26 agosto, quando più di 200 figuranti, vestiti con preziosi abiti antichi, sfilano tra cavalli e carrozze, interpretando personaggi storici che nei secoli hanno popolato l’isola.

 

 

 

A Sant’Angelo, invece, si trova la Chiesa di San Michele Arcangelo, i cui devoti organizzano una festa in suo onore, il 29 e il 30 settembre, quando il Santo viene posto su un peschereccio e al crepuscolo e tante piccole barche addobbate a festa lo seguono, unite in processione fino alla spiaggia dei Maronti, mentre dalle abitazioni ed attività commerciali site lungo la costa vengono esplose centinaia di fuochi di artificio.

Il girono di Pasqua, a Forio, si celebra una tradizione che risale al 1600: la corsa dell’Angelo. Dopo la messa vengono portate in processione le statue del Cristo risorto, della Madonna, dell’Angelo e di San Giovanni Apostolo. L’Angelo, interamente ricoperto di oro zecchino corre tra le statue, facendo tre inchini prima dinanzi al Cristo risorto, poi dinanzi alla Madonna che si accompagna con San Giovanni. Il momento più toccante è quello dell’incontro tra la Madonna e il Cristo, che proseguono insieme la processione in un tripudio di canti, colori e petali di fiori che le donne gettano dai balconi.

L’actus Tragicus è un dipinto del 1750 di Alfonso Di Spigna, collocato nella Basilica di San Vito a Forio e che ha ispirato l’omonimo evento che, da oltre trent’anni ormai, viene messo in scena con una rappresentazione itinerante ogni venerdì santo. Oltre 150 figuranti rappresentano la passione di Cristo, dall’ultima cena, fino alla deposizione dalla croce tra le braccia di Maria Addolorata, spostandosi in varie stazioni lungo le strade cittadine, tra la suggestione e l’emozione degli astanti.

 

Ischia può rivelarsi una magnifica meta dove trascorrere anche le vacanze di Natale, con il suo bosco incantato, una favola a cielo aperto di luci e suoni, allestito in una delle più antiche pinete dell’sola, con la pista di pattinaggio a pochi passi dal mare, i mercatini nei borghi antichi, gli zampognari ed eventi ricchi di storia e di folklore. In questo periodo dell’anno, l’intero borgo di Campagnano di trasforma in un presepe vivente, in cui lo spettatore diviene parte integrante dello spettacolo, seguendo un percorso tra stradine, profumi, sapori e canti della tradizione ischitana, botteghe in cui può acquistare i prodotti degli artigiani, fino alla grotta in cui viene rappresentata la natività.

All’alba della vigilia di Natale, da tempo immemore, si tiene ” l’Assise ‘pesce “, tradizione che viene tramandata di padre in figlio. Grandi e piccini si riuniscono in piazza San Gaetano a Forio d’Ischia, attorno ad un falò, mentre i pescatori allestiscono i banchi su cui fa bella mostra il pescato del giorno, che sarà protagonista delle tavolate della Vigilia e del giorno di Natale, in attesa della benedizione. Al termine del rito religioso, la festa si conclude mangiando un piatto caldo di pasta e fagioli, in piedi tra amici e parenti, scambiandosi i primi auguri. Le festività natalizie si concludono con l’evento più atteso dai bambini, l’arrivo dei re magi dal mare, che il giorno dell’epifania sbarcano sulla spiaggia della Mandra, con i doni da portare alla capanna di Gesù bambino e tante caramelle da distribuire ai piccoli spettatori, che attendevano il loro arrivo.

Mi sono limitata qui a ricordare brevemente solo le più importanti feste, per lo più religiose e legate alle tradizioni dell’isola, perché si ripetono ogni anno in date fisse, ma gli eventi che vengono organizzati sono innumerevoli e di ogni genere, per incontrare i gusti di tutti i turisti e rendere ancora più piacevole il soggiorno ad Ischia, in ogni stagione.

Non posso concludere senza un breve accenno all’enogastronomia ischitana, che abbonda di piatti tipici e ricchi di gusto. Su di un’isola, i piatti di pesce come la tradizionale zuppa e le alici fritte, sono eccellenti e freschissimi, ma la specialità di Ischia è il coniglio, che non manca mai sulla tavola domenicale e delle feste. La ricetta del coniglio all’ischitana, insaporito con differenti erbe e spezie a seconda del borgo dove viene cucinato, è stata rivisitata da vari chef, ma quello tradizionale può essere assaggiato solo qui, dove i segreti per renderlo speciale vengono tramandati di generazione in generazione. Un’eccellenza di Ischia è il fagiolo zampognaro, prodotto autoctono, che è stato salvato dall’estinzione ed ora è largamente usato anche per preparazioni veramente originali, tra cui il gelato.

Un piatto tipicamente estivo è l’insalata cafona, con patate lesse a tocchetti, pomodori, cipolla fresca, olive e capperi, tutto rigorosamente prodotto negli orti dell’isola a km 0, così come la minestra salvagioia, preparata con un misto di erbe selvatiche e fagioli zampognari, secondo una ricetta antichissima e segreta, custodita da poche persone.

Chi vuole consumare un pasto veloce può ordinare “la zingara”, un panino tipico di Ischia, con prosciutto crudo, insalata, pomodori e un velo di maionese, semplice ma di una bontà eccezionale, il cui segreto sta nel pane, che deve essere freschissimo e cotto nei tipici forni a legna ischitani.

A Ischia, poi, è possibile gustare i piatti tipici della tradizione partenopea, come la parmigiana di melanzane, la minestra maritata, la pizza di scarole, gli struffoli e la pastiera.

Come dimenticare la tradizione vinicola ad Ischia? Secondo alcuni essa va fatta risalire ad un’epoca antecedente alla coppa di Nestore, che già reca traccia nella sua incisione della produzione di vino sull’isola. Si tratta, dunque, di una tradizione millenaria, che si è radicata grazie al clima dell’isola, alle caratteristiche del terreno, alla varietà del paesaggio, che conferiscono ai vini di Ischia sapori e profumi caratteristici e che hanno consentito ai vitigni autoctoni, il Biancolella, il Piedirosso e il Forastera, di potersi fregiare della denominazione di origine controllata.

Le meraviglie dell’isola di Ischia sono tante e tali, che in questo mio breve excursus ho dovuto, mio malgrado, optare per la sintesi. A chi volesse approfondire o maggiori informazioni, suggerisco questi link

http://www.comuneischia.it/comuneischia/index.php

https://it.wikipedia.org/wiki/Ischia_(Italia)

http://www.prontoischia.it

 

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Matera

 

Morten Beiter scrive un articolo su Matera pubblicato da Weekendavisen il 9 maggio scorso.

Si riferisce  alla visita di Luisa Levi  al fratello Carlo condannato al confino ad Aliano (in  provincia di Matera) perché antifascista e al libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli” pubblicato da  Einaudi nel 1945.

80 anni dopo  Morten Beiter va a Matera .

Si  ferma a guardare la città dal Sasso Barisano che Luisa Levi  aveva paragonato all’inferno.

Nel 1993 Matera è  riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

10 anni dopo vi viene girato il film “La passione di Cristo “con Mel Gibson.

In passato i politici parlarono di Matera come “vergogna nazionale”. Si corse ai ripari .  

Dalla ”città alta” si cominciò  a scendere nella città vecchia dove oggi   abitano 3000 persone sulle 60000 che abitano a Matera.

Abitare qui  non è come abitare in altre vecchie città italiane note per la loro bellezza.”- dice Raffaele Pentasuglia.  Aveva lasciato la città per Milano dove aveva studiato fisica. Nel 2008 ritorna a Matera. “ Come fisico non ho un futuro.Torno a Matera e mi occupo di ceramica per i turisti” . Un  turista entra nella sua bottega. Desidera  comprare un “monachicchio” figura di creta che rappresenta una specie di nanetto burlone. Tra i  temi prediletti di Pentasuglia c’è il mondo fantastico popolato da gnomi e fattucchiere della tradizione magico- popolare lucana.

In una costruzione in fondo al Sasso Barisano c’è la sede di Fondazione Matera 2019. La direttrice Rossella Tarantino  parla di alcune mostre in programma. Una  si occuperà di turismo con i suoi aspetti positivi e negativi (  vedi Firenze e Venezia , diventate talvolta brutta copia di sè.)

 

A Matera, capitale europea della cultura 2019, ci si aspetta almeno un milione di visitatori.

 

Nella Pinacoteca , nel bel Palazzo Lanfranchi, una volta sede del liceo classico e dove insegnò Pascoli, si possono ammirare quadri di  Carlo Levi. Tra questi, imperdibile, la sua grande tela dedicata alla civiltà contadina lucana che l’artista ebbe modo di conoscere durante i mesi di confino.

 

Morten Beiter parla con la direttrice Marta Ragozzino anche di altro come ad esempio dove  si può cenare. Lei nomina l’Osteria Malatesta a due passi dalla bellissima piazza San Giovanni nel  centro storico di Matera . La cucina è casalinga. Durante le calde serate estive , in piazza San Giovanni, proprio vicino all’ osteria, spesso ci sono concerti . L‘osteria è nata e continua ad evolversi attraverso il contributo di tanti “amici”. I menù li ha realizzati un “amico” che lavora il cuoio.  Le brocche in cui si serve il vino sono dipinte a mano da un’ amica ceramista.

L’osteria è anche un cibo per l’anima.  Scrittori, scultori e fotografi possono esporre sulle pareti dell’osteria le loro opere.  I concerti dell’osteria sono ormai un appuntamento fisso per la musica dal vivo a Matera.

 

Quest’articolo di Morten Beiter é un invito ad andare a Matera per scoprirne la storia e la bellezza.

 

 

Marie MorelDiMarie Morel

Appunti di viaggio: l’isola di Ischia (parte seconda)

Proseguendo questo brevissimo viaggio immaginario nella splendida isola di Ischia, attraversiamo rapidamente gli altri tre comuni: Forio, Barano e Serrara Fontana.

Il nome del comune di Forio deriva dal greco “phòros” ferace, fertile ed infatti è proprio qui che, grazie alla fertilità del suolo e alla favorevole esposizione a occidente, vengono prodotti grandi quantità dei pregiati vini ischitani. Esso è suddiviso in varie zone: Zaro, Marecoco, Citara, Cuotto, Cignano, San Francesco, Scentone Monterone, Cierco, San Domenico, Casa Pietra Mosca, Santa Maria del Monte, Pietra Martone, Ciglio, Battaglia, Fiorentino e Panza.

La caratteristica principale di questo comune sono le torri, che si stagliano lungo tutto il territorio, costruite a difesa dalle numerose scorrerie barbaresche. La più famosa è il Torrione, che è divenuto il simbolo del paese ed oggi è sede di mostre ed eventi.

 Le spiagge di Forio sono famose, oltre che per la loro bellezza, anche perchè qui si verifica un raro effetto ottico, grazie al quale, con un po’ di fortuna, è possibile assistere ad uno dei tramonti più spettacolari al mondo: mentre il sole scompare nell’acqua all’orizzonte, un raggio di luce verde smeraldo avvolge lo spettatore, una caratteristica questa, che accomuna Ischia a poche altre località, come i Caraibi e il Madagascar.

 

La spiaggia di Citara è la più grande di questo comune. Nota soprattutto perché ospita il parco termale del Poseidon, è facile da raggiungere e offre ai turisti un’ampia scelta tra stabilimenti privati e spiagge libere. Da qui, poi, è possibile ammirare gli scogli degli innamorati, due blocchi di tufo che, modellati da vento e mare, hanno assunto le sembianze dei profili di due amanti che stanno per baciarsi.

Selvaggia e nascosta rispetto al centro cittadino, la spiaggia di Cava dell’isola, quasi tutta libera, è la più amata dai giovani, con i suoi campi di beach volley e musica da ballare in riva mare, che si protrae fino a sera. Per chi ama la tranquillità, invece, le spiagge ideali sono quelle di San Francesco e quella di Chiaia con fondali bassi e sabbiosi e mare cristallino.

Nella frazione di Panza, percorrendo 200 gradini, si raggiunge la baia di Sorgeto, che è unica al mondo per le sue caratteristiche. In riva al mare, infatti, ci sono delle vasche naturali delimitate con dei sassi, alcuni dei quali, se sfregati, formano una sostanza fangosa che ha proprietà rigeneranti e curative per la pelle. Al di sotto delle vasche naturali vi sono delle sorgenti di acqua calda, che possono raggiungere anche temperature piuttosto elevate e si rinfrescano incontrando le onde del mare. Proprio grazie al tepore delle acque, la baia di Sorgeto è frequentata anche di notte e in tutte le stagioni, per godere dei benefici e del relax di quel bagno rigenerante, che solo nelle sue vasche è possibile fare.

A circa 287 metri sul livello del mare c’è il comune di Barano d’Ischia, che si compone delle frazioni di Buonopane, Testaccio, Fiaiano e Piedimonte e di numerose altre località.

La storia del comune di Barano è molto antica: il suo territorio è composto da molti agglomerati di età romana sviluppatisi nel Medioevo e divenuti più ampi tra ‘700 e ‘800.L’etimologia del nome traduce Barano in “luogo delizioso”, per il potere medicamentoso delle acque di Olmitello e di Nitrodi.

Comune ricco di storia e di tradizioni, ha sempre avuto una vocazione prevalentemente contadina e viticola e custodisce il patrimonio di antiche tradizioni, come ad esempio la “ ‘Ndrezzata” un ballo che ricorda la pace tra le fazioni dei Moropanesi e dei Baranesi raggiunta nel lontano ‘600. L’unica spiaggia del comune di Barano è quella dei Maronti, che si raggiunge dalle pendici del Monte Epomeo percorrendo una strada fatta di tornanti ed è tra le spiagge più frequentate, soprattutto dai giovani, per il suo carattere a tratti selvaggio e perché offre una serie di attività, come il beach volley e il Sup , che rendono l’ambiente piuttosto movimentato.

Alle pendici del Monte Epomeo sorge il comune di Serrara Fontana, in cui sono ben radicate le antiche caratteristiche contadine e montanare, folklore e tradizione. Ancora oggi, esso è costituito da varie località, ciascuna dotata di una sua storia: Noja, Calimera, Pantano, Ciglio, Succhivo e Sant’Angelo.

Il toponimo di Serrara deriva da “Serrano” che significa “chiuso tra i monti”, mentre la frazione più antica è quella di Fontana il cui toponimo deriva da “Funtane” – “Fundus” cioè il fondo di Sant’Andrea, una sorgente scoperta nel secolo scorso in seguito a una frana.  I due paesi, quello di Serrara e quello di Fontana, erano in antichità villaggi di pastori e contadini divenuti un comune unico nel 1806.

Fontana è il comune più in alto dell’isola e conserva ancora le caratteristiche case di pietra e nella piana della Falanga, le tipiche “fosse della neve” in cui, secondo alcune usanze, veniva conservata la neve o la grandine durante l’inverno per assicurarsi un minimo di rifresco durante la calura estiva.

 

La piazza principale di Serrara si affaccia sulla costa della frazione di Sant’Angelo, chiamata la “piccola Capri”, che comprende un piccolo borgo marinaro, molto caratteristico e suggestivo con i suoi vicoletti e le case, addossate le una alle altre e da quattro splendide spiagge, dove il mare cambia colore assumendo sfumature verde smeraldo.

La vita del piccolo borgo è organizzata intorno alla piazzetta dove si svolge la vita mondana, tra importanti bar e ristoranti che richiamano il turismo d’élite. La piazzetta si affaccia sull’istmo che lega alla terra ferma lo scoglio di Sant’Angelo, una roccia trachitica di forma conica che si eleva a 104 m dal mare sulla cui sommità è possibile scorgere una piccola torre diroccata, raggiungibile attraverso un sentiero abbandonato.  A pochi passi dalla piazzetta c’è la spiaggia di Sant’Angelo, con stabilimenti balneari privati lussuosi ed eleganti; nascosta all’interno di una piccola insenatura tra i costoni c’è la spiaggia di Cava Ruffano; tanti piccoli scalini in pietra, poi, conducono alla spiaggia di Cava Grado, un angolo di paradiso dove potersi godere sole e mare in assoluto relax, prediletta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, quando trascorre le vacanze ad Ischia. Qui a Sant’Angelo, infine, si trova una piccola spiaggia dove l’attività vulcanica dell’isola è forte ed evidente con le Fumarole. In quest’area il sottosuolo emana una grande energia termica, che produce nuvole di vapore nell’arie e bolle di gas nell’acqua del mare. Sin dall’antichità, l’aria calda emanata dal sottosuolo è stata usata per curare il corpo, con le sabbiature, traendo tutti i benefici possibili da questo fenomeno naturale.

Le Fumarole, secondo un’antichissima usanza, ancora oggi, soprattutto durante le sere d’estate, vengono utilizzate anche a scopo culinarie per cucinare al cartoccio. Le pietanze vengono avvolte nella carta stagnola, insabbiate e cucinate da questo vapore che conferisce ad esse un gusto unico al mondo. In una delle cave presenti lungo la baia vi è poi Cava Scura, un’antica ma potente sorgente di acqua termale, che sgorga tra il tufo verde, dove è possibile adagiarsi e rilassarsi, come già facevano gli antichi greci e romani che scoprirono le virtù di queste acque terapeutiche e furono i primi a beneficiarne. Da quest’antica sorgente termale attingono tre dei più importanti parchi termali del comune di Serrara Fontana: Aphrodite, Apollon e Tropical .

 

Continua…….

 

Marie

 

Marie MorelDiMarie Morel

Appunti di viaggio: l’isola di Ischia (parte prima)

Con vero piacere, vi racconterò un po’ dell’isola di Ischia, che per anni è stata meta delle vacanze dei miei genitori e di cui serbo alcuni ricordi dei più teneri ricordi della mia infanzia.

Ischia è la più grande dell’arcipelago delle isole Flegree e si trova nel mar Tirreno, all’estremità settentrionale del golfo di Napoli, a poca distanza da Procida e Vivara.

Nota fin dall’antichità con il nome di Pithecusa, le sue origini vulcaniche le conferiscono delle caratteristiche che la rendono unica al mondo: antichissime sorgenti termali sgorgano direttamente sulla spiaggia, formando vasche naturali in cui le acque del mare si mescolano a quelle terapeutiche, famose in tutta Italia già nel Cinquecento, per le loro proprietà rigeneranti; sulle sue montagne, getti di vapore sulfureo la rendono un grande aerosol naturale, con grandi benefici per le vie respiratorie.

L’isola di Ischia, dunque, è un vero paradiso non solo per i paesaggi mozzafiato, per il connubio tra il suo bellissimo mare e il monte Epomeo, ma, soprattutto, per la salubrità dell’aria e le sue acque “miracolose”, a cui si aggiungono l’arte e la storia dei luoghi, il folklore e l’enogastronomia partenopea, che rendono ogni soggiorno, in qualunque stagione dell’anno, indimenticabile.

Amministrativamente, l’isola è divisa in sei comuni: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Barano d’Ischia e Serrara Fontana

Il comune di Ischia è il più popolato dell’isola e abbraccia l’intera area a nord-est. Si divide in due frazioni, poco distanti tra loro, Ischia Porto e Ischia Ponte. È qui che si snoda la strada principale dell’isola, via Roma, luogo privilegiato dello shopping, tra negozi tipici e chiese, come quella di Portosalvo, quella di San Pietro e la cattedrale di Santa Maria dell’Assunta. Costeggiando le spiagge, passando dinanzi al museo diocesano, attraverso il borgo di Celsa, si giunge al piazzale delle Alghe, alle pendici del magnifico Castello Aragonese.

Questo comune offre ai visitatori bellissime spiagge, adatte a tutte le esigenze.

La spiaggia del lido abbraccia buona parte di Ischia Porto. È una delle spiagge più frequentate, perché è vicina al porto e a pochi passi da via Roma. Agli stabilimenti privati si alternano grandi aree di spiaggia libera ed è particolarmente adatta alle famiglie con i bambini, grazie ai suoi fondali bassi e alla sabbia fine; è comoda anche per i diversamente abili, poiché molti stabilimenti balneari offrono la passerella fin su la riva e servizi utili ai portatori di handicap.

A ridosso di Ischia Porto, vi è la spiaggia dei Pescatori, famosa perché lo scrittore Erri De Luca vi ha ambientato uno dei suoi romanzi più belli, “Tu, Mio”. È una pittoresca e tranquilla spiaggia di sabbia dorata con un paesaggio molto suggestivo, tra il Castello Aragonese, le casette colorate del borgo della Mandra e le isole di Procida e Vivara ben visibili al largo. I fondali degradanti e sabbiosi sono molto confortevoli per fare il bagno e, anche qui, gli stabilimenti privati si alternano a tratti di spiaggia libera.

L’incantevole spiaggia di Cartaromana è situata nell’omonima baia che ospita nei suoi fondali un vero e proprio tesoro faunistico e archeologico, la città sommersa di Arenaria. È poco frequentata, perché può essere raggiunta solo percorrendo un sentiero di gradini di pietra lavica o prendendo un taxi boat ad Ischia Ponte, ma una volta raggiunta ci si ritrova in un piccolo angolo di paradiso, con sabbia fine e mare cristallino, tra il Castello Aragonese, la Torre di Michelangelo e gli scogli di Sant’Anna. Qui è possibile fare l’esperienza del bagno caldo, grazie all’effetto di una fumarola termale sottomarina.

Percorrendo un piccolo sentiero immerso nei colori e nei profumi di glicini e buganville, si raggiunge la spiaggia degli inglesi, che, probabilmente, deve il suo nome al fatto che furono proprio questi i primi turisti a frequentare quest’oasi di pace, raggiungibile anche via mare. La spiaggia degli inglesi presenta piccole insenature e grotte da esplorare con maschera e boccaglio e offre agli amanti dello snorkeling un vero spettacolo sommerso.

Una delle storiche spiagge libere del comune d’Ischia è quella del muro rotto, sul cui arenile ha sede il servizio di taxi boat, che consente di raggiungere altre mete di mare situate nei dintorni, come gli scogli di Ischia Ponte o la baia di Cartaromana.

Famoso soprattutto per le sue acque terapeutiche, il comune di Casamicciola Terme è sede del più antico e importante nucleo termale, la sorgente del Gurgitello di Piazza Bagni, nonché dei giardini termali del Castiglione, uno dei  più importanti dell’isola.

Tra le spiagge di questo comune, la più indicata per le famiglie, con la sua sabbia fine e l’acqua cristallina, è quella della Marina, situata sul lungomare che da Casamicciola conduce al comune di Lacco Ameno.

Lontana dal traffico del centro cittadino, vi è una piccola spiaggia, i sassi del Bagnetiello, dove si trova un rinomato centro balneare e termale, ma con un tratto dove le sorgenti naturali di acqua, particolarmente ricca di principi attivi, sgorgano sulla riva e sono accessibili a tutti.

Situata a cinquanta gradini dalla strada principale e a pochi passi dal convento dei Padri Passionisti, infine, c’è la spiaggia del Convento.  La sabbia fine e i fondali bassi la rendono adatta alle famiglie con bambini, che possono nuotare liberamente, poiché la posizione della scogliera antistante crea una piccola baia dove si tocca per diversi metri.

Il comune di Lacco Ameno è il più piccolo dell’isola. Il suo nome deriva dal greco “Lapis”, pietra, per la presenza sul territorio di massi di tufo bianco. Solo nel 1863 si aggiunse “ameno”, per l’amenità, appunto, del luogo. Qui si trova l’antico sito di Pithecusae, dove si stanziarono i Greci Eubei che, approdati sull’isola, diedero vita alla prima colonia della Magna Grecia in Occidente. I reperti più significativi, venuti alla luce durante gli scavi di Pithecusae e di Arenaria, tra cui la coppa di Nestore, sono conservati, oggi, nel museo che ha sede a Villa Arbusto, costruita nel seicento.

Nella piazza di Lacco Ameno c’è un altro museo, quello archeologico di Santa Restituta, situato sotto al santuario dell’omonima chiesa, dove si trova un’area di circa 1550 mq su due piani, con antichi reperti storici risalenti al VII secolo. Qui si trovano anche le rinomate terme Regina Isabella.

Caratteristica principale del comune di Lacco Ameno è il Fungo, un masso di tufo verde alto 10 metri probabilmente precipitato dall’Epomeo, che sorge dal mare ed ha, appunto, le sembianze di un fungo. Esso dà il nome ad una piccola spiaggia, che si trova proprio alle spalle del porto turistico, vicino alla fermata degli autobus e ai parcheggi e offre la possibilità sia di fittare lettini e ombrellone, sia di fermarsi nel piccolo tratto di spiaggia libera.

Una delle spiagge più belle di Lacco Ameno, è la baia di San Montano, una mezzaluna di sabbia dorata che fa da cornice al parco idrotermale del Negombo, dove il Duca Lugi Silvestro Camerini introdusse le prime cicas e palme dell’isola, andando a creare un’oasi di relax immersa nel verde con caratteristiche più esotiche che mediterranee. La leggenda vuole che proprio su questa spiaggia il corpo di Santa Restituta, una dei Santi patroni dell’isola, sia giunto completamente intatto dall’Africa e che, nel momento in cui la barca ha toccato terra, essa si sia ricoperta di gigli bianchi.

Una delle baie raggiungibili solo via mare è la spiaggia delle monache o Varulo, un’insenatura poco frequentata dove è possibile rilassarsi a contatto con la natura. Essa prende il nome dalle aplysie, molluschi che sui fondali di quest’angolo di mare hanno trovato il loro habitat ideale, chiamati anche monache di mare, perché ricordano, nella forma e nel colore, il velo indossato dalle suore.

Nelle vicinanze dell’eliporto, sul lungomare che conduce verso il comune di Lacco Ameno, è situata, infine, la spiaggia della Fundera, che è piccina ma è un gioiello dal mare cristallino e dal basso fondale.

Continua…….

 

Marie

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Ravenna

Il 7 maggio Jeanette Varberg scrive su Kristeligt Dagblad un articolo dal titolo: ”Un eretico venuto dal nord porta la corona di imperatore romano”

Tratta di Teodorico a Ravenna.

Il 5 marzo del 493 Teodorico, re dei Goti, conquista Ravenna.
Assume il governo d’Italia con il titolo di Dominus stabilendo Ravenna come capitale.
Nel 520 fa costruire il Battistero Ariano. 4 giorni dopo la sua costruzione Teodorico muore, forse avvelenato e viene sepolto nel mausoleo. Il suo corpo sparisce.
I cattolici raccontano che il diavolo, sotto forma di cavallo nero , lo ha rapito portandolo da Vulcano il dio del fuoco, cioè all’inferno. I suoi goti dicono che Teodorico non è morto. Lo hanno visto sulla schiena nera del cavallo del dio Odino che andava verso il Valhalla dove avrebbe passato la vita eterna tra i guerrieri morti.
Oggi il Battistero Ariano si presenta come un piccolo edificio realizzato in mattoni a pianta ottogonale. La cupola è rivestita di mosaici . Il disco centrale presenta il battesimo di Cristo con Giovanni Battista, la personificazione del fiume Giordano e la colomba dello Spirito Santo.
Nella larga fascia concentrica gli apostoli con Pietro e Paolo.
(Dal 1996 il Battistero è inserito nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dall’Unesco)

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“Meraviglie. La penisola dei tesori” di Alberto Angela

Giovedì 4 gennaio alle 21.20 su Rai 1 ha preso il via il   programma condotto da Alberto Angela dal titolo “Meraviglie. La penisola dei tesori”. L’Italia è veramente la penisola dei tesori.

Ospita infatti 53 siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.  Alberto Angela  aiuta a scoprirli con la sua riuscitissima “Meraviglie”.

La trasmissione si è svolta in quattro puntate con tre “meraviglie” ciascuna. E’stato un mese intenso, molti le hanno seguite. Chi non è riuscito può rivederle su you tube possibilmente lentamente per poterle godere.

La prima puntata  presenta il Cenacolo di Leonardo da Vinci, la città di Siena e la splendida valle dei Templi ad Agrigento .

La seconda puntata  guida alla scoperta della  Reggia di Caserta immersa nel suo parco. Si  sposta   poi nelle Langhe  Piemontesi  tra il castello di Grinzane Cavour e la tenuta di Fontanafredda . Le Langhe sono  note per il paesaggio , per la produzione di  Barolo, Barbaresco e Barbera, per lo stretto legame con la storia d’Italia e per i suoi scrittori come Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Conclude con Assisi, la città umbra culla della lingua e dell’arte italiana.

La terza puntata comprende Pisa, le Dolomiti e Matera.  

Pisa con “  Piazza dei Miracoli” è dominata dalla Torre Pendente. Se si salgono i 294 scalini della Torre si ha un magnifico panorama della piazza con la Cattedrale , il Battistero e il cimitero.

Con funivia, elicottero e a  piedi ha poi visitato le Dolomiti  compresa la val di Fassa.

La puntata si  é conclusa con Matera e i suoi cosidetti “ Sassi “ , quartiere  con  chiese rupestri e case scavate nel tufo.

La quarta puntata ci porta ad Alberobello in Puglia  con i suoi trulli, Cerveteri e Tarquinia  con la visita delle tombe etrusche e finisce con le Ville Venete.

Si trovano tra Padova e Venezia. 24 portano la firma del Palladio.  Erano residenza dei nobili veneziani. Con il battello “Burchiello” se ne possono visitare alcune come villa Stra e la Malcontenta..

 

Chi non può o non ha potuto vedere le 4 puntate può  goderle  via” you tube”  poco per volta.

Per me è stato un grandissimo piacere rivedere quei luoghi che Alberto Angela ha mostrato nelle quattro serate, vere “meraviglie” .

 

Buon divertimento!

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Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari

Gaudenzio Ferrari e il Sacro Monte di Varallo

Gaudenzio Ferrari , uno dei maggiori artisti del Rinascimento nel nord  Italia, verrà ricordato con tre mostre, dal 23 marzo al 1.luglio del 2018, a  Novara, a Vercelli e al Sacro Monte di Varallo, dove la mostra rimarrà aperta più a lungo.  Alle mostre parteciperanno importanti musei italiani e stranieri. Ci saranno anche opere di artisti  a cui Gaudenzio Ferrari guardò come Leonardo da Vinci, il  Perugino e quelli influenzati dalla lezione di Gaudenzio Ferrari, un centinaio di opere tra dipinti, sculture e disegni. I comuni coinvolti creeranno inoltre appositi pacchetti per una piena fruizione della mostra e del territorio  presso chiese ed edifici storici dove l’artista lavorò.

Il Sacro Monte di Varallo è situato su un piccolo promontorio che sovrasta la cittadina di Varallo in Valsesia ai piedi del Monte Rosa. Offre scorci molto suggestivi non solo sulla città ma anche sull’intera Valsesia. Sorse per iniziativa del Beato Bernardino Caimi, che, di ritorno dalla Terra Santa (alla fine del 1400), volle ricreare in piccolo i luoghi della Palestina.
Il complesso comprende tralaltro la basilica a 608 m. e una cinquantina di cappelle  costruite nel corso di un paio di secoli. Ogni cappella rappresenta, con affreschi (circa 4.000 figure) e con gruppi di statue (circa 400), scene della vita di Gesù e di Maria. Grande il contributo di Gaudenzio Ferrari inclusa la grandiosa cappella della Crocifissione. Il Sacro Monte di Varallo, per la bellezza del luogo, per le sue testimonianze di fede e di arte, costituisce un monumento unico nel suo genere. Nel 2003 il complesso è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanitá. Se siete in Italia in quel periodo andateci. Il  lavoro degli artisti e la bellezza dei  luoghi vi regaleranno un’esperienza unica.

Per visitare il Sacro Monte ci sono due possibilità. Si sale a  piedi da Varallo fermandosi ad ammirare le cappelle  su fino alla  Basilica e si  ritorna a Varallo con la funivia. Noi, quando abbiamo visitato il Sacro Monte alcuni anni fa abbiamo fatto il contrario: funivia da Varallo alla Basilica  e discesa a piedi  lungo le cappelle a Varallo. E’ stato bellissimo!

Kunstudstillinger af høj klasse

En af renaissancens store kunstnere var Gaudenzio Ferrari (1471-1546), som var født i nærheden af Varallo i Piemonte. Han mindes i det kommende år med flere udstillinger i Italien, naturligvis også i Varallo. Her vil flere værker fra hans ungdom og frem til projektet Sacro Monte di Varallo være udstillet. Sacro Monte di Varallo omfatter en basilika og ca. 50 kapeller. Hvert kapel indeholder fresker og statuer, som beskriver scener fra Jesu og Jomfru Maria’s liv. Gaudenzio Ferrari har bidraget væsentligt til dette værk. Hele værket er beliggende i et naturskønt område og repræsenterer væsentlige dele af den kristne kulturarv. Derfor kom det i 2003 på Unesco’s liste over Verdens kultturarv.

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Festival Hans Christian Andersen

Sestri Levante dall’ 8 al 10 giugno sarà  la cornice del   20 Festival Hans Christian Andersen.

Andersen visitò l’Italia cinque volte. Lo ha descritto nel suo Diario, nella Fiaba della mia vita, ma soprattutto  nell’ Improvvisatore

Andersen visitò l’Italia cinque volte. Lo ha descritto nel suo Diario, nella Fiaba della mia vita, ma soprattutto  nell’ Improvvisatore. Nel Diario così scrisse: ”Quale fiabesca serata di bellezza a Sestri. L’albergo sorge proprio vicino al mare che si srotolava in grandi cavalloni. Il cielo splendeva con nuvole rosso fuoco, i monti trasmutavano in violenti colori”.

Per quattro giorni Sestri si trasformerà in un luogo pieno di sorprese come nelle favole per tornare ad incantare.  Il premio a Sestri è dedicato ai racconti inediti di genere fiabesco elaborati da scrittori bambini e ragazzi.

Giovedì 8 giugno il Festival sarà inaugurato da un’allegra sfilata di oltre mille bambini a cui seguirà un’esplosione di spettacoli di giorno e di sera, un susseguirsi di immagini di suoni e di storie raccontate con lo sfondo dei luoghi, delle vie, delle piazze e delle spiagge di questa città ligure.

Venerdì 9 alle 19.00 il coro delle Voci Bianche della fondazione Carlo Felice aprirà le narrazioni nella Baia del Silenzio.

Sarà un susseaguirsi di spettacoli e appuntamenti tra le vie  e le piazza sestrine che prevede in tre giorni oltre 50 rappresentazioni con artisti provenienti da diversi paesi.

Tra i molti paesi partecipanti ci sarà naturalmente la Danimarca.

Sestri è una cittadina di 2000 abitanti, situata all’estremità del golfo del Tigullio a metà strada fra Portofino ed il Golfo delle Cinque Terre. Fondata dai romani (il suo nome latino è Segesta Tigulliorum”)  è un rinomato centro di villeggiatura grazie al suo clima mite ad al suo paesaggio incomparabile.

Sestri  nasce come borgo di pescatori, situata sulla penisola che si protende sul mare e che divide il golfo in due baie suggestive chiamate “Baia del Silenzio” e “Baia delle Favole” in onore di Hans Christian Andersen.

Il prossimo luglio i miei nipoti e i loro genitori come vuole la tradizione andranno a Sestri.

Non potranno seguirne il festival ma ne vedranno una mostra che lo ricorda. Faranno il bagno e pranzeranno, come vuole la tradizione, da ”Polpo Mario” famoso per suoi pranzi favolosi.

Quanto alla sottoscritta e a mio marito spero di poter andarci in settembre. Meglio tardi che mai.

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Terre di Dante

di Lucia Rota Andersen

Le Terre di Dante: un viaggio in Italia alla scoperta di luoghi incantati, descritti con l’esperienza e  gli occhi di Lucia Rota Andersen. Un modo piacevole per immaginare e – perché no? –  programmare il prossimo viaggio sulle orme di Dante Alighieri.

Segui i nostri articoli sui viaggi e lascia pure il tuo commento oppure proponi tu stesso un luogo da visitare e noi lo raccontaremo qui per gli amici della Società Dante Alighieri.

Nel 1992 nascono ”I Parchi Letterari”. Offrono visite guidate, creano eventi , attività enogastronomiche e  artigianato. Nel 2014 é la volta di  “Le terre di Dante”.

Nel 2015 noi della Dante di Copenaghen siamo andati alla scoperta dei luoghi in cui Dante ha vissuto, sofferto e trovato ispirazione. Attilio Moroni, presidente de ”Le terre di Dante” é stato presenza attiva durante tutto il viaggio arricchendolo con molte e graditissime sorprese.

Il nostro primo hotel  “Gli Usignoli” era un agriturismo fantastico a 40 chilometri da Firenze.

Ottimo il trattamento, bellissimo il panorama.

Prima tappa a  Firenze dove Dante è nato nel 1265. La città era  un intrico di vie strette, di case addossate le une alle altre, con orti, vigneti e giardini. Molte le chiese, numerosissime le torri.

Nel  1302 Dante lascia Firenze perché condannato all’esilio.

   Passa i primi giorni a Gargonza, borgo medievale a 545 m. d’altezza. Oggi è un hotel. Il figlio del proprietario conte Guicciardini ci ha raccontato la sua storia.

Visitiamo Poppi. Vicino al castello un busto di Dante. Nei sotterranei la ricostruzione della battaglia di Campaldino del 1289 a cui il poeta partecipò . .

Nella splendida foresta del Casentino   ecco il monastero e l’eremo di  Camaldoli.

Nel 1314 Dante lascia la Toscana per la Romagna. Ci andiamo anche noi ma in treno. Prendiamo

La Faentina”.  Nata nel 1893  mette in comunicazione la Toscana con la Romagna. Sono 101 chilometri, in un paesaggio indimenticabile.

Scendiamo a Brisighella, bella cittadina medievale ai piedi di tre pinnacoli rocciosi. Nel centro domina la cosidetta “Via degli asini”, suggestiva strada sopraelevata. Il nome deriva dall’uso di far passare per la via le carovane di animali adibiti al trasporto del materiale dalle vicine cave di gesso.

A Villanova di Bagnacavallo entriamo nel Museo etnografico della civiltá palustre dove. La super simpatica direttrice ci ha fatto vedere come si viveva allora.

  Eccoci a Ravenna dove Dante visse i suoi ultimi 6 anni ospite di Guidio da Polenta.

Pernottiamo all’Hotel Centrale. l’Assessore della Cultura  la dr. Ouidad Bakkali ci porge  il benvenuto della città. Visitiamo il Museo Nazionale, il Battistero Neoniano, San Vitale,  Galla Placidia. Il presidente del comitato Dante di Ravenna ci presenta lo scrittore . Conclude davanti alla sua tomba gelosamente custodita dai frati di San Francesco che evitarono  ai fiorentini di riaverne le spoglie .

Entriamo nella Pieve di S.Donato in Polenta dove secondo  Carducci Dante si fermava a pregare quando era ospite dei signori di Ravenna.

  Saliamo a Bertinoro nota come balcone della Romagna data la bellissima vista che offre. In piazza c’è una colonna con molti anelli. Il visitatore che arrivava a cavallo in città legava il cavallo a un anello che apparteneva alla famiglia che voleva vedere. Noi non l’abbiamo fatto anche se eravamo ospiti del consiglio comunale. L’assessore al Turismo e Cultura Mirko Capuano con alcuni membri del consiglio ci ha offerto un “rinfresco con vista”

Il nostro viaggio si è concluso a Portico di Romagna. La strada antica che dalla Toscana giungeva in Romagna sfiorava la Cascata dell’Acquacheta che Dante rievoca dalla  quale sarà passato per Portico di Romagna dove la famiglia dei Portinari, la  famiglia della Beatrice  dantesca aveva un suo palazzo. A Portico abbiamo degli ottimi amici, la famiglia Cameli  proprietaria de “Al vecchio convento”. Se non ci siete mai andati dovete farlo. Bello il posto e i dintorni, magnifica la cucina, ottima la scuola di italiano che gestiscono e tanta tanta simpatia.

Buon divertimento!