Archivio dei tag centenario

Marie MorelDiMarie Morel

500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci in Europa

Il genio di Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, verrà celebrato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei.

 

In prima linea c’è la Francia, che ha ospitato l’artista negli ultimi anni della sua vita e gli dedicherà nel corso del 2019 un numero straordinario di manifestazioni.

Il Comité de pilotage della Valle della Loira ha organizzato una rassegna, “Viva Leonardo da Vinci! 500 anni di Rinascimento nel Centro-Valle della Loira, nel corso della quale si terranno 500 eventi di arte e letteratura, scienze e architettura, artigianato, gastronomia, proiezioni cinematografiche e spettacoli, in varie località.

Il castello di Clos Lucé e quello di Amboise, nei quali Leonardo ha soggiornato durante il periodo francese, saranno sede di due importanti mostre.

  La prima, intitolata “1519, la mort de Léonard de Vinci”, racconterà gli ultimi anni di vita del maestro e partirà ad Amboise il 2 maggio, data precisa della sua morte. Nel corso di essa verrà esposto anche il quadro di Ménageot, La morte di Leonardo, dipinto nel 1781.

Il 6 giugno, a Clos Lucé verrà inaugurata l’esposizione “La cena di Leonardo per Francesco I, un capolavoro di seta e argento“, il cui protagonista assoluto sarà l’arazzo dell’Ultima Cena prestato dai Musei Vaticani, che sarà esposto, poi, al Palazzo Reale di Milano, a partire da ottobre.

Nel castello di Chantilly, invece, sarà esposta La Gioconda nuda, un disegno che solo di recente è stato attribuito a Leonardo, dopo anni di studi.

Il calendario degli eventi è consultabile qui.

A Parigi c’è grande fermento per l’attesissima mostra di settembre al Louvre, che secondo le intenzioni dovrebbe ospitare tutti i quadri di Leonardo.

Il condizionale è d’obbligo, perché la questione ha riaperto le ostilità tra la Francia e l’Italia, che non sembra disposta a prestare le opere vinciane ai francesi. Ancora oggi non è chiaro se i due Paesi riusciranno a trovare un accordo.

Accordo che, invece, la Francia ha stretto senza problemi con gli Emirati Arabi, per ospitare il Salvator mundi, anch’esso attribuito di recente a Leonardo.

Intorno a quest’opera d’arte, tuttavia, c’è un giallo ancora da risolvere, che potrebbe condurre ad un cambiamento di programma.

Il quadro faceva parte di una collezione privata ed è stato acquistato per 450,3 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e avrebbe dovuto essere esposto per l’inaugurazione del museo Louvre Abu Dhabi, lo scorso settembre.

 

L’esposizione non è avvenuta ed è stata rinviata sine die con un laconico comunicato stampa, che non ne spiegava le ragioni. Nel frattempo, il museo ha pubblicato i programmi espositivi per l’anno 2019-2020 e il Salvator mundi non viene menzionato. Questo silenzio attorno al dipinto che avrebbe dovuto essere il cavallo di battaglia del nuovo Louvre ha destato molti sospetti. Nel mondo dell’arte, si vocifera con sempre più insistenza che vi sia stato un clamoroso errore e che il quadro non si opera di Leonardo, bensì del suo allievo Luini.

L’Inghilterra ha deciso di celebrare Leonardo rivelando al pubblico una serie di 144 disegni, che fanno parte della più grande collezione privata al mondo, la Royal Collection. Dal 24 maggio al 13 ottobre, nella Queen’s Gallery di Buckingham Palace saranno esposti gli schizzi a matita o a carboncino del grande maestro del Rinascimento, raccolti in un libro da Pompeo Leoni nel 1590 e acquistati da Carlo II d’Inghilterra.

Disegni sul corpo umano, paesaggi, di soggetti sacri, progetti da realizzare, in cui si manifesta tutta la potenza della mente creativa di Leonardo, la sua fervidissima curiosità intellettuale, il suo genio, come artista, inventore e scienziato.

Per maggiori informazioni, il sito ufficiale è Leonardo da Vinci a life in drawing.

La Spagna, infine, ospita una mostra intitolata “I volte del genio”, nella quale il curatore vuole mostrare il volto dell’uomo Leonardo, che esiste dietro a quello dell’artista. Cuore dell’esposizione sono due codici, conservati presso la Biblioteca Nacional, e la Tavola Lucana, il ritratto scoperto dallo storico Nicola Barbatelli nel 2009 in Basilicata. Il visitatore viene accompagnato da installazioni audiovisive, ricostruzioni, applicazioni di realtà mista e realtà aumentata e applicazioni tecnologiche in un percorso che getta una nuova luce sul genio italiano.

I volti del genio, fino al 29 maggio a Madrid.

AvatarDiElisa Borella

200 ANNI E NON SENTIRLI: L’INFINITO DI LEOPARDI E IL SEGRETO DELLA SUA FAMA

Recanatese, classe 1798, il suo è il mare letterario nel quale più dolcemente è facile naufragare… Avete capito di chi sto parlando? Ma certo, è proprio lui, Giacomo Leopardi! E proprio in questo 2019 appena cominciato ricorrono i duecento anni dalla stesura di una tra le sue poesie più celebri e suggestive: l’Infinito.

 

Parte del ciclo degli Idilli, insieme a La sera del dì di festa, ad Alla luna, a Il sogno e a La vita solitaria (componimenti concepiti negli anni 1819-21, ma pubblicati per la prima volta solo nel 1825 e poi, nuovamente, sei anni più tardi nell’edizione fiorentina dei Canti), l’Infinito è anche uno tra i testi poetici più studiati a scuola e conosciuti di tutto il patrimonio letterario nostrano… tanto che ancora oggi sentiamo l’esigenza di ascoltarlo, di scriverne e di parlarne! Già, ma perché? Perché ci affascina così tanto e a cosa si deve quella fama plurisecolare che gli ha permesso di resistere ai pericolosi colpi del tempo e delle mode?
I segreti, in realtà (se di “segreti” davvero si può parlare!), sono più di uno: innanzitutto, come per tutti i prodotti della mente umana presenti e passati, ciò che resta più impresso e che fa subito presa sul vasto pubblico non è tanto l’oggetto in sé, quanto la personalità che l’ha prodotto. Mi spiego: è più facile scolpire in mente un Giacomo Leopardi (spirito irrequieto/profondo/sensibile, ma prigioniero di un corpo fragile e incapace di stare al passo con un intelletto invece straordinariamente dotato) o un A Silvia? Forse nel caso di un “big” della letteratura come Leopardi la risposta non è così semplice da formulare, ma al “personaggio-Leopardi” sicuramente si deve una buona parte del suo successo (anche e soprattutto postumo), tanto che il grande schermo si è speso parecchio in questo senso ricostruendone più volte la biografia! Un buon ritratto, parzialmente riabilitante rispetto alla figura canonica (ma imprecisa!) del pessimistico “cantore dell’umana tristezza”, ci viene, ad esempio, offerta in tempi più o meno recenti sul grande schermo da Mario Martone attraverso Il giovane favoloso, film (da non perdere!) del 2014 che vede protagonista un Elio Germano decisamente calato nella parte. O ancora, ciò che ha contribuito (e che tutt’oggi contribuisce) alla notorietà del componimento è, naturalmente, l’insieme delle parole impiegate dall’autore, quello che in gergo tecnico si chiama “lessico”. I termini più ricorrenti, infatti, rimandano al “vago” e all’“indefinito”, concetti che più di altri sono, infatti, capaci di solleticare la nostra immaginazione e che sono, dunque, destinati a imprimersi più facilmente nella nostra memoria. Non dobbiamo scordare che la poesia e il canto nella notte dei tempi sono entrambi nati con l’accompagnamento della musica e proprio come quando ascoltiamo una canzone, non è tanto ciò che viene descritto o rappresentato ad avvicinarci, quanto le sensazioni e le emozioni che, dentro di noi, hanno fatto vibrare le corde giuste, attraverso i suoni e le parole impiegati! Insomma, per dirla con Leopardi e con il suo Zibaldone di pensieri, è facile sentirsi vicini all’io poetico tratteggiato dall’Infinito perché qualunque “anima s’immagina quello che non vede […] e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista s’estendesse per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario.”

Se volete testare sul campo quanto appena esposto e ascoltare il componimento recitato da un esponente importante del teatro italiano (cioè niente meno che Vittorio Gassman!) cliccate sul link https://bit.ly/1PS3PO  e lasciatevi trasportare dalla magia delle parole!
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.