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AvatarDiDante Alighieri Copenaghen

Cinema italiano

Il primo film da guardare è il film del regista Gabriele Muccino del 2018 su un esplosivo dramma familiare che si svolge nella piccola isola italiana di Ischia. scoppia, gli ospiti vengono catturati sull’isola per diversi giorni. Si scatena una tempesta emotiva che, con la stessa forza fisica, infuria intorno agli ospiti riuniti. I conflitti familiari cadono dagli armadi e tutti sono costretti a prendere posizione l’uno sull’altro e i loro futuri ruoli nella famiglia. Organizzato in collaborazione con la Dante Alighieri Company di Copenaghen.

 

Maggiori info sul film: https://www.imdb.com/title/tt7105944/

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinema celebra il genio di Leonardo da Vinci con due nuovi film

In questo 2019, l’anno che sarà ricordato per le celebrazioni in onore del grande maestro italiano, il cinema non poteva non fare la sua parte.

Sono due i film che ripercorrono la vita dell’artista.

A partire da ottobre potremo vedere, dapprima nei cinema italiani, poi in tv su Sky e, infine all’estero, Io, Leonardo, interpretato dal bravissimo Luca Argentero, che per la prima volta presta il suo volto ad un personaggio realmente esistito in un’opera biografica.

Distribuito da Lucky red questo film si propone di gettare una luce diversa sul personaggio di Leonardo da Vinci, portando lo spettatore alla scoperta dell’uomo.

Il regista di origine messicane, Jesus Garces Lambert, non è nuovo a questo tipo di film. Ha già portato, infatti, sulle scene “Caravaggio l’anima e il sangue”; le riprese del film hanno avuto luogo prevalentemente a Firenze, a Vinci e nella campagna toscana, a Milano, a Roma e in Francia.

 

Essere Leonardo da Vinci – Un’intervista impossibile, diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory, è film unico nel suo genere dedicato a Leonardo da Vinci in occasione dei 500 anni della scomparsa del genio universale. Sarà nelle sale da maggio 2019 in collaborazione con la Federazione Italiana Cinema D’essai.  Non è solo un film che ha già vinto negli Stati Uniti dei Festival internazionali. Questo film è un progetto che viene da lontano ispirato teatralmente da un regista e attore Finazzer Flory che è stato appena premiato come Winner Best Indie Filmmaker – Top Shorts Film Festival January 2019 e Winner Best Indie Filmmaker – New York Film Awards 2019 Winner Honorable Mention: Narrative Film – Los Angeles Film Awards 2019 Winner Best Narrative Feature – Festigious International Film Festival 2019 Los Angeles Winner Best Actor -Actors Awards Los Angeles January 2019.L’attore italiano, Massimiliano Finazzer Flory, si è fatto carico da tempo di rappresentare l’Italia e la nostra cultura all’estero e il suo film su Leonardo in collaborazione con Rai Cinema è già una sorta di cult. Sono 23 i Paesi in cui è prevista la distribuzione tra cui oltre gli USA,  in Cina e in India. 

L’incedibile make-up del volto di Finazzer e una recitazione coreografica che incarna il corpo di Leonardo rende durante il film davvero impressionante la verità del personaggio restituendoci non solo la sua storia ma anche in termini registici e di questo forse uno dei valori più importanti dell’opera l’influenza di Leonardo anche nella nostra estetica cinematografica. I set, le opere d’arte e il linguaggio sono tutti autentici per la storia di Leonardo. Un’icona universale, 500 anni dopo la sua morte. Un film che tiene insieme l’originalità linguistica attraverso il linguaggio del Rinascimento, il trucco, i costumi e la qualità tecnologica del nostro tempo come il drone che permette di realizzare nuove tendenze estetiche tra paesaggio e patrimonio culturale.


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Breve sinossi: due giornalisti, di New York e Milano ignari l’uno dell’altro, per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo sono alla ricerca di uno scoop. Vedono opere e attraversano i luoghi del Genio tra paesaggi e misteriosi incontri. A Firenze per la prima volta durante uno spettacolo in costume tra frati, turisti e sbandieratori si trovano tracce inaspettate. A Milano si scopre un documento per scoprire chi era Leonardo Uomo attraverso un esame scientifico. Giungono nella sua ultima dimora a Clos Lucé e incontrano davvero Leonardo. Viene concessa l’intervista. Le parole del Genio sono autentiche in lingua rinascimentale. Alla fine Leonardo fugge tra i sotterranei tornando a Vigevano e svelandosi ai personaggi più importanti della sua storia dove racconta…
I set del film: dalla la casa natale di Leonardo a Vinci dove è nato a primo mulino in cui il genio bambino ha iniziato a giocare, a fare lo scienziato fino allo Château Royal d’Amboise e la dimora dove Leonardo è scomparso a Clos-Lucé e ancora a Vigevano le Scuderie, le Sotterranee, la Strada coperta, il Castello. A Milano: San Sepolcro, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, gli “Orti di Leonardo”, la Sacrestia del Bramante, il Castello Sforzesco, la Sala delle Asse, l’Archivio di Stato dove è stato girato l’unico l’autografo di Leonardo esistente al mondo. Infine alle cascate dell’Acquafraggia studiate dal genio. E naturalmente Firenze all’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella e alla Basilica di Santa Maria Novella per mettere in scena il Leonardo botanico.

 

Marie MorelDiMarie Morel

“Sulla mia pelle”, il film/documentario sulla vicenda di Stefano Cucchi

Stefano Cucchi era stato un tossicodipendente, probabilmente era uno spacciatore e, forse, meritava di essere arrestato quella sera del 15 ottobre 2009, di essere processato e condannato alla pena prevista dalla legge.

Ma Stefano Cucchi era anche un figlio, un fratello, un amico e quello che sicuramente non meritava era di morire mentre era in custodia cautelare, solo, tra dolori lancinanti e con il pensiero di essere stato abbandonato dalla sua famiglia.

La storia di Stefano è una storia di violenza e di omertà perpetrata da chi dovrebbe garantire il rispetto della legge, dei diritti e della giustizia, che è venuta alla luce grazie alla tenacia e alla forza di Ilaria Cucchi, che non si è rassegnata alla morte inspiegabile del fratello, avvenuta il 22 ottobre dopo sette giorni dall’arresto.

Nessuno sa cosa sia accaduto veramente a Stefano in quei drammatici 7 giorni, ma dopo quasi 9 anni, due inchieste, un processo già conclusosi ed un altro in corso, la verità sta lentamente venendo a galla, nonostante i depistaggi, le falsificazioni dei verbali e degli atti processuali, le false testimonianze e le omissioni e, forse, giustizia verrà fatta. Il forse è d’obbligo, perché la giustizia è morta la sera di quel maledetto 15 ottobre, mentre due carabinieri massacravano di botte Stefano Cucchi ed altri colleghi coprivano il loro misfatto, mentre polizia penitenziaria, medici, infermieri e persino il pubblico ministero e il giudice all’udienza per la convalida dell’arresto, nella più totale indifferenza, chiudevano gli occhi dinanzi a quel giovane, che aveva difficoltà a parlare a causa della mandibola fratturata e si reggeva a stento in piedi, con due vertebre lesionate.

La giustizia muore ogni volta che qualcuno che dovrebbe farsi garante del rispetto della legge, rappresentarla, portare il vessillo della legalità, si convince che la propria autorità lo autorizzi a travalicare proprio quella legge che dovrebbe difendere.

La giustizia muore ogni volta che qualcuno viola i diritti civili di un altro uomo o sceglie di fare quello che è più facile e non ciò che è giusto, ogni volta che burocrazia, indifferenza, ambizione smodata, perdita di valori sopraffanno l’umanità.

Il caso di Stefano Cucchi è solo uno tra le centinaia di morti in carcere, venuto alla ribalta, perché la sua famiglia non si è arresa e la sua storia è stata raccontata in un film/documentario scritto e diretto da Alessio Cremonini,” Sulla mia pelle”, presentato alla 75 ° edizione della mostra del cinema di Venezia e distribuito da Netflix, proprio in questi giorni.

Uno straordinario Alessandro Borghi, nei panni di Stefano Cucchi, porta in scena quell’ultima straziante settimana di agonia del giovane in carcere, secondo una ricostruzione degli eventi effettuata attraverso le testimonianze e gli atti processuali. Un film che scuote le coscienze e fa accapponare la pelle, difficilissimo da digerire, perché rivela verità scomode, che vorremmo non dover conoscere mai e spalanca le porte su realtà e mondi di cui preferiremmo ignorare l’esistenza.

Marie MorelDiMarie Morel

“Loro”, l’ultimo film di Paolo Sorrentino: “Tutto è documentato. Tutto è arbitrario” (Giorgio Manganelli)

“Loro” è l’ultimo film di Paolo Sorrentino, uscito nelle sale in due parti, il 24 aprile e il 10 maggio, e racconta la parabola discendente del politico e dell’uomo Silvio Berlusconi che, ci piaccia oppure no, è stata una figura rappresentativa dell’Italia degli ultimi 25 anni. Come tutti i film del regista napoletano, ha diviso la critica in due schieramenti nettamente contrapposti: chi lo ha amato e chi lo ha odiato.

In un’intervista a Vanity Fair, Paolo Sorrentino ha dichiarato di non avere alcuna pretesa di fare film perfetti, ma “roboanti, straripanti, invasivi e disturbanti, perché si va in sala per essere scossi, subissati e magari nauseati”.  Ha spiegato, anche, di aver pensato per anni di realizzare un film che avesse come soggetto Silvio Berlusconi, ma di aver atteso, perché voleva che il tema fosse spogliato da quella carica emotiva che accompagna l’attualità e la cronaca, sganciato dalla contemporaneità della politica. Il suo obiettivo, pienamente centrato a mio avviso, era quello di realizzare un film storico, un affresco di un’epoca ormai tramontata, durante la quale si è passati dalla “disincarnazione” della politica andreottiana a quella fin troppo carnale e vitale, ma al tempo stesso amorale e decadente di Berlusconi.

È un film sentimentale “Loro”, nel quale emerge l’uomo Silvio Berlusconi, circondato dalla sua corte, un circo fatto di faccendieri, politicanti, starlette televisive, escort, eppure incredibilmente solo, tanto che nessuno lo chiama per mai nome, ma solo “Lui”.  L’uomo che non può fidarsi neppure dei suoi amici e collaboratori più stretti, che gli volteranno le spalle senza pensarci due volte, nel momento del bisogno. L’uomo che deve fare i conti con le proprie paure, quella del tempo che passa e di restare indietro, della vecchiaia e della morte. L’uomo che deve prendere atto del fallimento del proprio matrimonio e di aver perso l’unica cosa che ha avuto nella sua vita un valore effettivo, reale, la storia d’amore con Veronica Lario. L’uomo potente, eppure oppresso dal complesso di inferiorità, da quel delirio di onnipotenza che gli fa ripetere che “tutto non è abbastanza” e che lo fa rotolare inesorabilmente verso il dirupo, senza riuscire a porre un freno.

Un film che parla di “Loro”, intesi come “quelli che contano”, ma che racconta degli italiani, sia di quelli che hanno voluto credere a Berlusconi, sia di quelli che non l’hanno mai fatto, perché in un modo o nell’altro tutti siamo stati irretiti da lui, attratti dal sogno che proponeva, che ci esaltava o ci indignava, ma che ci faceva parlare, nel bene o nel male.

Io ho trovato emblematica la scena iniziale di Loro 1: una pecora, alla ricerca di un riparo dal caldo, si rifugia nella villa di Berlusconi, dove rimane inebetita davanti alla televisione accesa e non scappa quando la temperatura continua a scendere vertiginosamente, conducendola alla morte. Paolo Sorrentino ha dichiarato che non vi è alcuna spiegazione profondamente intellettualistica, ma che essa sia stata inserita per puro divertimento, eppure io non riesco a smettere di pensare che sia un’indovinatissima, tragicomica metafora della politica berlusconiana.