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Marie MorelDiMarie Morel

Appunti di viaggio: L’isola di Ischia ( terza e ultima parte)

L’isola di Ischia non offre ai visitatori solo mare, spiagge e terme, ma anche un patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico, che la rendono una meta turistica perfetta in ogni stagione dell’anno.

Tra un tuffo in mare ed un altro in una piscina termale, una tappa obbligata per i turisti è il Castello Aragonese che, oltre ad offrire un panorama spettacolare, ospita il Museo delle armi usate tra il XVI e il XVI. Visitando il museo del mare e quello del contadino, è possibile immergersi nelle antiche tradizioni e comprendere le due vocazioni dell’isola, quella marinara e quella legata alla terra, con i suoi orti e le sue vigne che si stagliano sui pendii, tra cielo e mare.

Per tornare indietro nel tempo fino alle origini, i luoghi perfetti sono il museo di villa Arbusto, che raccoglie preziosi reperti come la coppa di Nestore, su cui è inciso il più antico frammento di poesia greca e gli scavi di Santa Restituta, che sono testimonianza delle antiche civiltà e delle attività che esse svolgevano sull’isola.

Gli animi romantici si innamoreranno dei giardini di La Mortella dove il tempo sembra essersi fermato a quando Sir William Walton, uno dei più grandi compositori inglesi del XX secolo, vi abitava con la sua adorata moglie Susanna e della Colombaia, dimora storica del grande regista Luchino Visconti, oggi trasformata in un museo a lui dedicato.

Ischia non deluderà neppure chi, come me, ama in particolare le chiese, a cui sono spesso legate celebrazioni e feste che animano l’isola tutto l’anno.

Una delle chiese più belle è quella del Soccorso che, appollaiata su un costone di roccia a picco sul mare, vegliava sui marinai, i quali potevano scorgerla da lontano e sentirsi rassicurati alla sua vista.

La chiesa di Santa Restituta è intitolata alla patrona dell’isola ed ogni anno il 17 maggio, durante i festeggiamenti a lei dedicati, i devoti mettono in scena il suo approdo sulla spiaggia in una barca in fiamme.

Nella chiesa dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce, altro patrono di Ischia, invece, si celebra il culto della “Bambinella”, la Madonna bambina, che il 12 settembre viene portata in processione in una culla a forma di barca tra le vie del borgo, in riva al mare, mentre le donne intonano un antico canto in dialetto, che viene tramandato di generazione in generazione.

Il fulcro delle celebrazioni liturgiche è la cattedrale dell’Assunta, a pochi passi dal Castello Aragonese, mentre, ormai sconsacrato, ma molto suggestivo è l’eremo di San Nicola, che si trova sul punto più alto dell’isola, sulla cima del monte Epomeo e rappresenta uno dei più antichi esempi di architettura rupestre.

Un’altra festa molto sentita è quella di Sant’Antonio Abate che si celebra il 17 gennaio. In quella data, nella località Piellero viene appiccato un falò intorno al quale i padroni radunano i loro animali, perché ricevano la benedizione del Santo, dopodiché la festa prosegue con musiche, balli e gustosi panini con salsiccia alla brace.

L’estate ad Ischia inizia con la festa in onore di San Vito, che si celebra a Forio, dal 13 al 17 giugno. Secondo la leggenda, il Santo approdò sull’isola nel XIX, durante un’epidemia che aveva aggredito le viti, con una nave carica di zolfo, grazie al quale riuscì a salvare le preziose coltivazioni.

Ogni anno, il 26 luglio si rinnova la tradizione della festa di Sant’Anna, a cui le partorienti e le donne chiedono il miracolo di avere figli belli e sani. Per questa festa vengono preparati carri allegorici galleggianti che sfilano nella baia di Cartaromana e viene simulato l’incendio del Castello Aragonese, che si conclude con uno straordinario spettacolo di fuochi d’artificio.

 

 

 

 

Uno degli eventi più attesi dell’estate ischitana è la festa di Sant’Alessandro, il 26 agosto, quando più di 200 figuranti, vestiti con preziosi abiti antichi, sfilano tra cavalli e carrozze, interpretando personaggi storici che nei secoli hanno popolato l’isola.

 

 

 

A Sant’Angelo, invece, si trova la Chiesa di San Michele Arcangelo, i cui devoti organizzano una festa in suo onore, il 29 e il 30 settembre, quando il Santo viene posto su un peschereccio e al crepuscolo e tante piccole barche addobbate a festa lo seguono, unite in processione fino alla spiaggia dei Maronti, mentre dalle abitazioni ed attività commerciali site lungo la costa vengono esplose centinaia di fuochi di artificio.

Il girono di Pasqua, a Forio, si celebra una tradizione che risale al 1600: la corsa dell’Angelo. Dopo la messa vengono portate in processione le statue del Cristo risorto, della Madonna, dell’Angelo e di San Giovanni Apostolo. L’Angelo, interamente ricoperto di oro zecchino corre tra le statue, facendo tre inchini prima dinanzi al Cristo risorto, poi dinanzi alla Madonna che si accompagna con San Giovanni. Il momento più toccante è quello dell’incontro tra la Madonna e il Cristo, che proseguono insieme la processione in un tripudio di canti, colori e petali di fiori che le donne gettano dai balconi.

L’actus Tragicus è un dipinto del 1750 di Alfonso Di Spigna, collocato nella Basilica di San Vito a Forio e che ha ispirato l’omonimo evento che, da oltre trent’anni ormai, viene messo in scena con una rappresentazione itinerante ogni venerdì santo. Oltre 150 figuranti rappresentano la passione di Cristo, dall’ultima cena, fino alla deposizione dalla croce tra le braccia di Maria Addolorata, spostandosi in varie stazioni lungo le strade cittadine, tra la suggestione e l’emozione degli astanti.

 

Ischia può rivelarsi una magnifica meta dove trascorrere anche le vacanze di Natale, con il suo bosco incantato, una favola a cielo aperto di luci e suoni, allestito in una delle più antiche pinete dell’sola, con la pista di pattinaggio a pochi passi dal mare, i mercatini nei borghi antichi, gli zampognari ed eventi ricchi di storia e di folklore. In questo periodo dell’anno, l’intero borgo di Campagnano di trasforma in un presepe vivente, in cui lo spettatore diviene parte integrante dello spettacolo, seguendo un percorso tra stradine, profumi, sapori e canti della tradizione ischitana, botteghe in cui può acquistare i prodotti degli artigiani, fino alla grotta in cui viene rappresentata la natività.

All’alba della vigilia di Natale, da tempo immemore, si tiene ” l’Assise ‘pesce “, tradizione che viene tramandata di padre in figlio. Grandi e piccini si riuniscono in piazza San Gaetano a Forio d’Ischia, attorno ad un falò, mentre i pescatori allestiscono i banchi su cui fa bella mostra il pescato del giorno, che sarà protagonista delle tavolate della Vigilia e del giorno di Natale, in attesa della benedizione. Al termine del rito religioso, la festa si conclude mangiando un piatto caldo di pasta e fagioli, in piedi tra amici e parenti, scambiandosi i primi auguri. Le festività natalizie si concludono con l’evento più atteso dai bambini, l’arrivo dei re magi dal mare, che il giorno dell’epifania sbarcano sulla spiaggia della Mandra, con i doni da portare alla capanna di Gesù bambino e tante caramelle da distribuire ai piccoli spettatori, che attendevano il loro arrivo.

Mi sono limitata qui a ricordare brevemente solo le più importanti feste, per lo più religiose e legate alle tradizioni dell’isola, perché si ripetono ogni anno in date fisse, ma gli eventi che vengono organizzati sono innumerevoli e di ogni genere, per incontrare i gusti di tutti i turisti e rendere ancora più piacevole il soggiorno ad Ischia, in ogni stagione.

Non posso concludere senza un breve accenno all’enogastronomia ischitana, che abbonda di piatti tipici e ricchi di gusto. Su di un’isola, i piatti di pesce come la tradizionale zuppa e le alici fritte, sono eccellenti e freschissimi, ma la specialità di Ischia è il coniglio, che non manca mai sulla tavola domenicale e delle feste. La ricetta del coniglio all’ischitana, insaporito con differenti erbe e spezie a seconda del borgo dove viene cucinato, è stata rivisitata da vari chef, ma quello tradizionale può essere assaggiato solo qui, dove i segreti per renderlo speciale vengono tramandati di generazione in generazione. Un’eccellenza di Ischia è il fagiolo zampognaro, prodotto autoctono, che è stato salvato dall’estinzione ed ora è largamente usato anche per preparazioni veramente originali, tra cui il gelato.

Un piatto tipicamente estivo è l’insalata cafona, con patate lesse a tocchetti, pomodori, cipolla fresca, olive e capperi, tutto rigorosamente prodotto negli orti dell’isola a km 0, così come la minestra salvagioia, preparata con un misto di erbe selvatiche e fagioli zampognari, secondo una ricetta antichissima e segreta, custodita da poche persone.

Chi vuole consumare un pasto veloce può ordinare “la zingara”, un panino tipico di Ischia, con prosciutto crudo, insalata, pomodori e un velo di maionese, semplice ma di una bontà eccezionale, il cui segreto sta nel pane, che deve essere freschissimo e cotto nei tipici forni a legna ischitani.

A Ischia, poi, è possibile gustare i piatti tipici della tradizione partenopea, come la parmigiana di melanzane, la minestra maritata, la pizza di scarole, gli struffoli e la pastiera.

Come dimenticare la tradizione vinicola ad Ischia? Secondo alcuni essa va fatta risalire ad un’epoca antecedente alla coppa di Nestore, che già reca traccia nella sua incisione della produzione di vino sull’isola. Si tratta, dunque, di una tradizione millenaria, che si è radicata grazie al clima dell’isola, alle caratteristiche del terreno, alla varietà del paesaggio, che conferiscono ai vini di Ischia sapori e profumi caratteristici e che hanno consentito ai vitigni autoctoni, il Biancolella, il Piedirosso e il Forastera, di potersi fregiare della denominazione di origine controllata.

Le meraviglie dell’isola di Ischia sono tante e tali, che in questo mio breve excursus ho dovuto, mio malgrado, optare per la sintesi. A chi volesse approfondire o maggiori informazioni, suggerisco questi link

http://www.comuneischia.it/comuneischia/index.php

https://it.wikipedia.org/wiki/Ischia_(Italia)

http://www.prontoischia.it

 

Marie MorelDiMarie Morel

Appunti di viaggio: l’isola di Ischia (parte seconda)

Proseguendo questo brevissimo viaggio immaginario nella splendida isola di Ischia, attraversiamo rapidamente gli altri tre comuni: Forio, Barano e Serrara Fontana.

Il nome del comune di Forio deriva dal greco “phòros” ferace, fertile ed infatti è proprio qui che, grazie alla fertilità del suolo e alla favorevole esposizione a occidente, vengono prodotti grandi quantità dei pregiati vini ischitani. Esso è suddiviso in varie zone: Zaro, Marecoco, Citara, Cuotto, Cignano, San Francesco, Scentone Monterone, Cierco, San Domenico, Casa Pietra Mosca, Santa Maria del Monte, Pietra Martone, Ciglio, Battaglia, Fiorentino e Panza.

La caratteristica principale di questo comune sono le torri, che si stagliano lungo tutto il territorio, costruite a difesa dalle numerose scorrerie barbaresche. La più famosa è il Torrione, che è divenuto il simbolo del paese ed oggi è sede di mostre ed eventi.

 Le spiagge di Forio sono famose, oltre che per la loro bellezza, anche perchè qui si verifica un raro effetto ottico, grazie al quale, con un po’ di fortuna, è possibile assistere ad uno dei tramonti più spettacolari al mondo: mentre il sole scompare nell’acqua all’orizzonte, un raggio di luce verde smeraldo avvolge lo spettatore, una caratteristica questa, che accomuna Ischia a poche altre località, come i Caraibi e il Madagascar.

 

La spiaggia di Citara è la più grande di questo comune. Nota soprattutto perché ospita il parco termale del Poseidon, è facile da raggiungere e offre ai turisti un’ampia scelta tra stabilimenti privati e spiagge libere. Da qui, poi, è possibile ammirare gli scogli degli innamorati, due blocchi di tufo che, modellati da vento e mare, hanno assunto le sembianze dei profili di due amanti che stanno per baciarsi.

Selvaggia e nascosta rispetto al centro cittadino, la spiaggia di Cava dell’isola, quasi tutta libera, è la più amata dai giovani, con i suoi campi di beach volley e musica da ballare in riva mare, che si protrae fino a sera. Per chi ama la tranquillità, invece, le spiagge ideali sono quelle di San Francesco e quella di Chiaia con fondali bassi e sabbiosi e mare cristallino.

Nella frazione di Panza, percorrendo 200 gradini, si raggiunge la baia di Sorgeto, che è unica al mondo per le sue caratteristiche. In riva al mare, infatti, ci sono delle vasche naturali delimitate con dei sassi, alcuni dei quali, se sfregati, formano una sostanza fangosa che ha proprietà rigeneranti e curative per la pelle. Al di sotto delle vasche naturali vi sono delle sorgenti di acqua calda, che possono raggiungere anche temperature piuttosto elevate e si rinfrescano incontrando le onde del mare. Proprio grazie al tepore delle acque, la baia di Sorgeto è frequentata anche di notte e in tutte le stagioni, per godere dei benefici e del relax di quel bagno rigenerante, che solo nelle sue vasche è possibile fare.

A circa 287 metri sul livello del mare c’è il comune di Barano d’Ischia, che si compone delle frazioni di Buonopane, Testaccio, Fiaiano e Piedimonte e di numerose altre località.

La storia del comune di Barano è molto antica: il suo territorio è composto da molti agglomerati di età romana sviluppatisi nel Medioevo e divenuti più ampi tra ‘700 e ‘800.L’etimologia del nome traduce Barano in “luogo delizioso”, per il potere medicamentoso delle acque di Olmitello e di Nitrodi.

Comune ricco di storia e di tradizioni, ha sempre avuto una vocazione prevalentemente contadina e viticola e custodisce il patrimonio di antiche tradizioni, come ad esempio la “ ‘Ndrezzata” un ballo che ricorda la pace tra le fazioni dei Moropanesi e dei Baranesi raggiunta nel lontano ‘600. L’unica spiaggia del comune di Barano è quella dei Maronti, che si raggiunge dalle pendici del Monte Epomeo percorrendo una strada fatta di tornanti ed è tra le spiagge più frequentate, soprattutto dai giovani, per il suo carattere a tratti selvaggio e perché offre una serie di attività, come il beach volley e il Sup , che rendono l’ambiente piuttosto movimentato.

Alle pendici del Monte Epomeo sorge il comune di Serrara Fontana, in cui sono ben radicate le antiche caratteristiche contadine e montanare, folklore e tradizione. Ancora oggi, esso è costituito da varie località, ciascuna dotata di una sua storia: Noja, Calimera, Pantano, Ciglio, Succhivo e Sant’Angelo.

Il toponimo di Serrara deriva da “Serrano” che significa “chiuso tra i monti”, mentre la frazione più antica è quella di Fontana il cui toponimo deriva da “Funtane” – “Fundus” cioè il fondo di Sant’Andrea, una sorgente scoperta nel secolo scorso in seguito a una frana.  I due paesi, quello di Serrara e quello di Fontana, erano in antichità villaggi di pastori e contadini divenuti un comune unico nel 1806.

Fontana è il comune più in alto dell’isola e conserva ancora le caratteristiche case di pietra e nella piana della Falanga, le tipiche “fosse della neve” in cui, secondo alcune usanze, veniva conservata la neve o la grandine durante l’inverno per assicurarsi un minimo di rifresco durante la calura estiva.

 

La piazza principale di Serrara si affaccia sulla costa della frazione di Sant’Angelo, chiamata la “piccola Capri”, che comprende un piccolo borgo marinaro, molto caratteristico e suggestivo con i suoi vicoletti e le case, addossate le una alle altre e da quattro splendide spiagge, dove il mare cambia colore assumendo sfumature verde smeraldo.

La vita del piccolo borgo è organizzata intorno alla piazzetta dove si svolge la vita mondana, tra importanti bar e ristoranti che richiamano il turismo d’élite. La piazzetta si affaccia sull’istmo che lega alla terra ferma lo scoglio di Sant’Angelo, una roccia trachitica di forma conica che si eleva a 104 m dal mare sulla cui sommità è possibile scorgere una piccola torre diroccata, raggiungibile attraverso un sentiero abbandonato.  A pochi passi dalla piazzetta c’è la spiaggia di Sant’Angelo, con stabilimenti balneari privati lussuosi ed eleganti; nascosta all’interno di una piccola insenatura tra i costoni c’è la spiaggia di Cava Ruffano; tanti piccoli scalini in pietra, poi, conducono alla spiaggia di Cava Grado, un angolo di paradiso dove potersi godere sole e mare in assoluto relax, prediletta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, quando trascorre le vacanze ad Ischia. Qui a Sant’Angelo, infine, si trova una piccola spiaggia dove l’attività vulcanica dell’isola è forte ed evidente con le Fumarole. In quest’area il sottosuolo emana una grande energia termica, che produce nuvole di vapore nell’arie e bolle di gas nell’acqua del mare. Sin dall’antichità, l’aria calda emanata dal sottosuolo è stata usata per curare il corpo, con le sabbiature, traendo tutti i benefici possibili da questo fenomeno naturale.

Le Fumarole, secondo un’antichissima usanza, ancora oggi, soprattutto durante le sere d’estate, vengono utilizzate anche a scopo culinarie per cucinare al cartoccio. Le pietanze vengono avvolte nella carta stagnola, insabbiate e cucinate da questo vapore che conferisce ad esse un gusto unico al mondo. In una delle cave presenti lungo la baia vi è poi Cava Scura, un’antica ma potente sorgente di acqua termale, che sgorga tra il tufo verde, dove è possibile adagiarsi e rilassarsi, come già facevano gli antichi greci e romani che scoprirono le virtù di queste acque terapeutiche e furono i primi a beneficiarne. Da quest’antica sorgente termale attingono tre dei più importanti parchi termali del comune di Serrara Fontana: Aphrodite, Apollon e Tropical .

 

Continua…….

 

Marie