Festival

Il Festival della Dante Alighieri di Copenaghen nasce da un idea di Maria D´Andrea, direttore artistico nella prima e seconda edizione. 

Il Festival chiamato "La Primavera Italiana - Det Italienske Forår" nella sua prima edizione si é svolto in via sperimentale interamente presso la Biblioteca di Ordrup.  La prima edizione del Festival si é svolta dal 21 marzo al 2 maggio con quattro appuntamenti legati rispettivamente alla poesia, musica, cinema e opera lirica. Il successo riscontrato ha dato spunto per una seconda edizione piú ampia e con un tema ben delineato.

Non poteva che essere il “linguaggio” il tema della seconda edizione di “La Primavera Italiana”. Il linguaggio è un valore complesso e unico. Ma anche in questo è la sua forza. Il linguaggio vero non è quello propriamente ed esclusivamente verbale. Quello sarebbe UN linguaggio. Nella sua complessitá e completezza il quadro linguistico é certamente piú grande. Da un linugaggio comune, come quello verbale basilare per una quotidiana comunicazione con i propri simili, al linguaggio creativo, poetico a quello non verbale del corpo e della gestualitá, al linguaggio artistico che sia esso musicale o architettonico... tutto é espressione di linguaggio. E di questo parlerà La Primavera Italiana - alla sua maniera, ovviamente. Intellettuali, scrittori, musicisti, artisti e soprattutto il classico pubblico danese e non (che, lo scorso anno, ci ha seguiti con partecipazione, passione e intelligenza) metteranno in gioco il desiderio di riappropriarsi della cultura e dei libri come un momento di profonda sinergia tra due culture diverse ma a loro modo molto simili. Il nostro linugaggio sarà, appunto, questo: facile e sublime, come è sempre l’arte. Tentare di trascorrere insieme delle giornate in cui pensare e riflettere quali siano le grandi forme della dignità sociale. Credere – e insistere nel tentarlo – che La Primavera Italiana possa essere il centro di una nuova forma di comunicazione, in cui la cultura è il fulcro, insieme ad accessibilità, partecipazione, condivisione.

La seconda edizione del Festival ha avuto territorio itinerante pur restando ancorato ai comuni di Hellerup e Gentofte. La sua durata é stata ampliata dal 1 marzo al 31 maggio e all´interno di esso é stato creare un mini Festival per bambini dedicato al linguaggio e alla comunicazione.

Ma eccoci a questa terza edizione. Il tema quest´anno é "Mnemosine", ovvero la Memoria.

Mnemosine

Dal 1 marzo al 31 maggio 2020

Mnemosine era la figlia di Urano (il cielo). Nata dall´amore per Gea (la terra), nacque la Dea che impersonava la Memoria ed il potere di ricordare. Zeus se ne innamoró. Un giorno si presentó a lei sottoforma di pastore e la Dea ne rimase ammaliata e per nove notti furono amanti sui monti della Pieria.
Dalla loro unione nacquero le Muse…

Il termine memoria ha certamente piú di un significato. Nella sua accezione letterale e scientifica si intende la capacità, comune a molti organismi, di conservare traccia completa e duratura degli stimoli esterni e delle relative risposte. In particolare, con riferimento all’uomo, nel quale tale funzione raggiunge la più elevata organizzazione, si intende sia la capacità di mantenere una traccia delle informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni, idee, ecc. di cui si sia avuto esperienza e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato riconoscendole come stati di coscienza trascorsi, sia i contenuti stessi dell’esperienza in quanto sono rievocati, sia l’insieme dei meccanismi psicologici e neurofisiologici che permettono di registrare e di richiamare informazioni.
(…)“Ma se la memoria cerebrale avrebbe potuto un giorno ritornare, questa fatta di onde hertziane era ormai irrecuperabile”, scrive Eco ne La misteriosa fiamma della regina Loana, uno dei paladini della memoria letteraria.
Certamente esiste un´ampia letteratura della memoria, e quasi sicuramente il richiamo a Marcel Prust è immediato quando narra: ”E ad un tratto il ricordo mi é apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray, quando andavo a salutarla nella camera, la zia Léonie mi offriva...”, ed ecco che oltre quella letteraria subentra la memoria sensoriale. Il gusto dei biscotti caldi della domenica mattina sfornati dalla nonna, l´odore del camino acceso durante l´inverno, il sapore del fico maturo di fine estate, il profumo dei limoni di Amalfi…
Ma un cinema della memoria é ancora piú incisivo quando si pensa ad esempio a Sergio Leone, C´era una volta in America, o al ricordo su pellicola, per antonomasia, Amarcord. Oppure si pensi alla forza evocativa della musica che è in grado di richiamare immagini, scene e sensazioni custodite a volte nel nostro io piú profondo. Basti pensare alla musica di Carosello, o alle note indimenticabili de La vita è bella.

La memoria é qualcosa che accomuna tutti, che unisce.

Oggi si parla di memoria nel suo significato piú tecnologico, quella del computer ad esempio. È certamente il pensiero piú ricorrente tra i giovani. Ma quando ci si sposta su un profilo piú ampio, magari aperto su scala collettiva, ecco che diventa la memoria della Storia, quella che crea una coscienza sociale.
La scelta di questo tema cade sul desidero, forse un po´ambizioso ma certamente passionale, di prendere queste nostre memorie rielaborandole per renderle accessibili a chi non le abbia vissute. Uno scorcio su un Italia che era e che continua ad essere e che sará, come frutto ed evoluzione di quella stessa memoria primordiale.
Da qui l´immagine di un Festival sinestetico che accompagni gli spettatori incuriositi in un viaggio nella memoria italiana attraverso immagini, opere d´arte, musica, videoproiezioni, film, letteratura e tradizione culinaria, al fine di non tralasciare nessun senso: l´udito, la vista, l´olfatto, il tatto e il palato.

Un percorso di eventi organizzati in base ai cinque sensi:
- i luoghi della memoria (vista, udito)
- i suoni della memoria (udito)
- i racconti della memoria (vista, udito, tatto)
- i sapori della memoria (tatto, olfatto e palato)

Tutti gli eventi del Festival 2020

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