Il BLOG DELLA DANTE

Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Linguine pomodori e basilico

Un primo piatto molto semplice ,proprio della dieta mediterranea , ma molto gustoso e profumato

Ingredienti per 2 persone
250 gr di linguine
500 gr di pomodorini
3 cucchiai di olio extravergine
sale q.b
uno spicchio d' aglio
foglie di basilico fresco

Preparazione
Lavate bene i pomodorini, tagliateli a pezzetti, versateli in una larga padella in cui avete fatto imbiondire lo spicchio d' aglio.

Salate, incoperchiate e lasciate cuocere il sugo, a fuoco lento per circa 15/ 20 minuti.

Tagliate grossolanamente le foglie di basilico e aggiungetele al sugo.
Nel frattempo lessate la pasta, colatela al dente e fatela saltare nella padella con il sugo. Servite con foglie di basilico.

Difficoltà: facile
Preparazione: 1 ora e 1/2

Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Peperoni arrostiti ammollicati

Ingredienti 

3 bei peperoni verdi e rossi 
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
una manciata di capperi 
olive nere 
aglio un pizzico di origano 
mollica di pane raffermo 
sale q.b

Lavate i peperoni  lasciandoli interi.

Su una piastra ben calda arrostiteli in modo che a spellarli venga via tutta la pellicina. Quando si sono intiepiditi puliteli, dei semi e tagliateli a striscioline. In una padella versate una metà dell'olio, l' aglio tagliato a pezzettini, il sale, i capperi, le olive, la mollica di pane sminuzzata.

Mescolate con cura con l' altra parte di olio, ponete la padella sul fuoco e cuocete per una decina di minuti .

Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

La sirena Partenope

Giorni fa mi è capitato di leggere questa bellissima frase sul tema della vita :
Vivere non è abbastanza, bisogna avere il sole , la libertà ed un piccolo fiore .
L' autore è Hans Christian Andersen.
Solo l'Autore di tante fiabe che hanno fatto sognare generazioni di bambini , poteva dare un' immagine così poetica della vita.
Vivere senza guardarsi intorno ed apprezzare tutta la bellezza della Natura non è vivere!  Guardare e sentire il sole fuori e dentro di noi. Godere della libertà!

Queste poche pennellate di parole, semplici ma incisive, riescono a dare così bene il senso della vita.

Sono le stesse pennellate di colore che si ritrovano nella descrizione del mondo marino della Sirenetta. La semplicità delle piccole cose: le conchiglie, tutta la flora e la fauna marina in una miriade di colori che si staglia davanti ai nostri occhi come un dipinto tridimensionale.

Bellissima la descrizione del giardino dai fiori rossi della Sirenetta che ancora di più sottolinea la bellezza delle cose semplici.

La citata libertà è la stessa che caratterizza questa delicata creatura del mare. Opera la sua scelta di diventare Umana per Amore, si assume la responsabilità di questa scelta. Soffre fisicamente, ma soprattutto le duole il cuore quando il suo amato principe sceglie un' altra sposa. Quando potrebbe salvare la sua vita uccidendo il suo amato, sceglie la morte in nome di quell' amore così grande da andare oltre la vita. Diventa una bolla evanescente ma capace di aiutare chi ne avrà bisogno.

Questa è la favola e ciò che io ho letto sfogliando per l'ennesima volta le sue pagine.
Ma ora vi racconteró una leggenda...

Questa sirena fa parte della nostra tradizione.

Gli abitanti di Napoli usano definirsi " partenopei " in nome di questa sirena,  di cui si può ammirare la statua a Piazza Sannazzaro. Secondo la storia , Napoli ( Neapolis , città nuova) fu fondata dai Greci nel IV sec.a.C..

La leggenda va ancora più indietro nei secoli e si rifà all'Odissea di Omero.
Come tutti sanno Odisseo, in rotta verso Itaca, tra mille peripezie, avvertito dalla maga Circe, volle ugualmente ascoltare le voci melodiose delle sirene  facendosi legare all' albero della nave. Così mentre i suoi marinai non si gettarono in mare perché le loro orecchie erano state otturate con la cera, lo stesso Odisseo resistette con sommo sacrificio a quel canto magico e non divenne preda di quelle creature marine. Esse non seppero resistere all' onta subita e andarono a sfracellarsi suo promontori circostanti. In particolare la sirena Partenope (alcuni dicono  innamorata persa di Ulisse) fu portata dalle correnti marine sugli scogli di Megaride (dove oggi sorge Castello dell'Ovo).
Trovata dai pescatori , il suo corpo si trasformò e divenne parte della morfologia del luogo.

Il suo capo è appoggiato ad est sull' altura di Capodimone ed il piede ad ovest verso il Promontorio di Posillipo.

La sirena d' allora fu venerata come una dea,  Napoli divenne una città ricca,  perla del Mediterraneo.
Favola o leggenda, l' Uomo ha bisogno di queste creature sovrannaturali per andare oltre la quotidianità e rifugiarsi nel sogno.
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Pennette panna e funghi

Ingredienti per 2 persone

300 gr di pennette lisce
1 confezione di panna da cucina
200 gr di funghi champignons tagliati a fettine
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
20 gr di burro
parmigiano grattugiato
aglio
sale q.b.   prezzemolo tritato
Preparazione 
Fate soffriggere, in una larga padella, l'aglio nell' olio, toglietelo appena imbiondisce. Versate quindi i funghi insieme al prezzemolo tritato, lasciate cuocere a fuoco lento per una decina di minuti. Aggiungete la panna e la noce di burro , mescolando bene.
Lessate le pennette, scolatele al dente con una schiumarola, fatele saltare nella padella con i funghi e la panna. Cospargete di parmigiano grattugiato ed una macinata di pepe.
Buon appetito
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Bignè alla panna

Difficoltà media 
Preparazione : 2 ore e 1/2 
Deliziatevi con questa prelibtezza!
Area degli allegati

Ingredienti 

350 gr di farina 
1/2 l.di latte 
200 gr di burro 
un pizzico di sale 
5 uova 
panna montata 
Zucchero a velo 

Preparazione:
In una casseruola mettete il latte con il burro e il sale. Appena il latte bolle,  ritirate la pentola dal fuoco, versatevi di getto la farina, rimettete sul fuoco e con un cucchiaio di legno lavorate l' impasto finché si staccherà dalle pareti della casseruola. Ritirate dal fuoco, lasciate intiepidire, unite, una per una, le uova intere, rimestando bene per incorporarle all'impasto. Lasciate riposare la pasta, poi versatela nel sac a poche munito di bocchetta rotonda la cui punta deve avere un diametro di 1- 2 cm. Fate cadere sulla placca da forno unta di burro dei mucchietti di pasta della forma e della grandezza di una noce e cuocete a fuoco moderato finché saranno gonfi. Cotti e raffreddati, fate un' incisione con la punta di un coltello e riempiteli di panna montata zuccherata, servendovi sempre del sac a poche.
Spolverare di zucchero a velo o guarnite con un ciuffo di panna montata.

Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

La bomboniera

I confetti trovano la loro naturale collocazione naturale nelle bomboniere, contenitori di ogni genere e forma che rendono più significativa ogni ricorrenza importante della nostra vita.

Nascita, battesimo, matrimonio, laurea sono eventi da immortalare con oggetti che ne rappresentino il significato.

Una bomboniera ante litteram nasce in Francia.
La sua etimologia deriva infatti dal francese bonbonnière (da bon bon ), ovvero contenitore di dolci.
Tuttavia, già nel XV sec, quando si celebrava una festa di fidanzamento, il promesso sposo soleva donare alla sua futura sposa la " coppa amatoria ", un piatto di ceramica contenente dolcetti.
 
La bomboniera vera e propria nasce nel XVIII, sotto forma di scatoline finemente lavorate da orafi ed artigiani: delle vere opere d' arte.
Anche in Inghilterra nel XVI sec era in uso regalare delle "sweetmeat box ", scatoline di gran pregio al fine beneaugurante.
Sta di fatto che esse erano appannaggio della classe aristocratica, le nobildonne dell'epoca le portavano sempre con sé esibendole come status symbol del loro rango.

 
Il battesimo della bomboniera in Italia ebbe luogo nel 1896 in occasione delle nozze del principe di Napoli  e futuro re d'Italia Vittorio Emanuele con la regina Elena di Montenegro.
In quella occasione gli invitati donarono agli sposi cofanetti contenenti confetti.
D'allora si sviluppò la tradizione delle bomboniere, dapprima in occasione di nozze , in seguito per tutti gli eventi significativi.

Oggi non sono più gli invitati a donare i confetti ma viceversa i festeggiati ad offrirli a coloro che hanno voluto condividere questo momento  di gioia.
 
Ceramica, vetro, legnose: tanti altri sono i materiali con cui oggi si fabbricano bomboniere, da quelle più economiche a quelle più costose. Tutte hanno in comune un solo significato: sono portafortuna , auguranti di felicità e benessere .
 
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

I confetti: origini, tradizioni, significato

Piccoli, grandi, colorati,bianchi, i confetti fanno parte della tradizione italiana e soprattutto dell’Italia del Sud.

Essi,infatti,accompagnano tutti gli eventi che sono pietre miliari nella vita,dalla nascita alla vecchiaia. Non a caso i confetti per i compleanni sono di svariati colori in virtù che ognuno di essi rappresenta un evento particolare .Nascita rosa e celeste, Prima Comunione bianchi,Promessa di matrimonio verdi,Laurea rossi , Matrimonio bianchi che con il trascorrere degli anni diventano d’ argento per i 25 anni,dorati per i 50 anni .

Ma quando nasce il concetto?
La sua etimologia deriva dal latino confectum (preparato, confezionato).
Ha origini antichissime addirittura una teoria li richiama al 447 a.C., quando gli antichi romani solevano festeggiare nascite e matrimoni con dolcetti prodotti allora (quando non si conosceva lo zucchero) con mandorle ricoperte da un impasto di miele e farina.
Altre teorie sostengono che un confetto più simile al nostro si sia diffuso a Venezia intorno al 1200 d.C.  portato dai mercanti provenienti dall’Estremo Oriente.
Si dice che fu proprio un medico arabo che camuffò  un medicinale amaro in un involucro dolce.
È databile  al 1400 la prima industria artigianale di confetti, con la forma classica che oggi vediamo, e precisamente a Sulmona in Abruzzo.
La mandorla Avola italiana è tra le più pregiate e costituisce il fulcro dei confetti più pregiati.
Oggi  si trovano  in commercio in  tutti i gusti: al cioccolato, stracciatella, ricotta e pera, sfogliatella, delizia a limone, e qui l’elenco potrebbe continuare all’ infinito!
Tutti sono collegati da un solo file rouge: rappresentano l’ augurio di felicità, fertilità, longevità ,benessere.
E, come una volta le due metà della mandorla rappresentavano l’ unione dei due sposi, oggi un confetto rappresenta un evento unico, tre confetti la coppia e un figlio, cinque confetti la fertilità e il benessere.
Se vi é piaciuto questo articolo continuate a seguirmi.
Continuerò a scrivere su questo delizioso argomento, soffermandomi sulla nascita delle bomboniere.
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Stufato di manzo e patate

 Ingredienti: 

  • 800 gr  di manzo
  • 800 gr di patate
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 mestolo di brodo
  • olio di oliva
  • sale e pepe

 Procedimento:

  • In una pentola, dove avete versato una dose abbondante di oli, mettete a soffriggere un trito di cipolla, aglio, carota e sedano
  • Aggiungete il manzo e fate rosolare qualche minuto
  • Salate e pepate
  • Dopo circa 1h 30 minuti pelate le patate, tagliatele a spicchi e versatele nella pentola insieme alla carne bagnando con il brodo caldo
  • Coprite la pentola e lasciate cuocere a fuoco lento ancora per 30 min
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Gnocchi alla sorrentina

Ingredienti per 4 persone

TEMPO:
15 min di preparazione
30 min di cottura

  • Gnocchetti di patate 1/2 di kg
  • Passata di pomoro 400 g
  • Aglio a spicchi 1
  • Olio di oliva extravergine 1 cucchiaio
  • Basilico 1 ciuffo
  • Latte q.b.
  • Sale q.b.
  • Fior di latte 250 g
  • Parmigiano 4 cucchiai

Preparazione

    1. In una padella mettere l’olio, l’aglio e le foglie di basilico, quando l’aglio sarà imbiondito e le foglie di basilico saranno croccanti, eliminare sia le foglie che l’aglio e versare nell’olio così insaporito la passata di pomodoro.
    2. Subito dopo aggiungere anche una goccia di latte (2 o 3 cucchiai) e metà del fiordilatte tagliato a cubetti, avendo cura di rimescolare continuamente affinché il fiordilatte non si addensi in un’unica palla, regolare anche di sale.
    3. Quando il fiordilatte sarà completamente disciolto uniformemente nella salsa, distribuire un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato e del basilico tritato fresco, poi far riposare la salsa.
    4. In una pentola con abbondante acqua salata far cuocere gli gnocchi, scolandoli appena saranno saliti a galla, e versarli nella padella col sugo.
    5. Farli mantecare nel sugo aggiungendo il fiordilatte avanzato senza aspettare che si sciolga, quindi servirli immediatamente.
Marie MorelDiMarie Morel

Franco Zeffirelli, l’artista e l’uomo

Il 15 giugno si è spento a Roma, all’età di 96 anni, uno dei più grandi registi, sceneggiatori, scenografi del cinema italiano, Franco Zeffirelli

Di origini fiorentine, secondo un’indagine genealogica condotta da due studiosi, si suppone che fosse imparentato con Leonardo da Vinci. 

La cosa non lascia stupiti, dinanzi alla sua acclarata indole creativa e geniale, che ha fruttato veri e propri gioielli, come il suo “Romeo e Giulietta”, l’”Amleto”, “La Traviata”, “Fratello sole, sorella luna”, per citarne alcuni. 

Per il suo lavoro Zeffirelli ha tratto ispirazione dalla Bibbia, dalla lirica, da grandi classici della letteratura ed è stato più apprezzato all’estero che in Italia, tanto da sentirsi spesso straniero in patria.

I suoi film, infatti, sono per lo più produzioni internazionali, con la partecipazione di attori del calibro di Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Charlotte Gainsbourg, Judi Dench e Cher. 

La sua passione per Shakespeare, del quale ha portato sulle scene e sugli schermi numerose opere, gli è valsa la nomina a Sir, da parte della regina Elisabetta ed è l’unico italiano ad averla mai ottenuta.

Nel 1969, per “Romeo e Giulietta”, fu candidato agli Oscar come miglior regista, premio che avrebbe meritato di vincere, perché nessun adattamento cinematografico della celebre tragedia shakespeariana è emozionante come quella di Zeffirelli.

È uno di quei film che hanno segnato la mia adolescenza, l’avrò visto decine di volte e, sebbene nel corso degli anni io abbia conosciuto altri Romeo e Giulietta, nel mio immaginario resteranno sempre scolpiti con i volti, i costumi, gli scenari di Zeffirelli.

Il suo talento è stato premiato con numerosi riconoscimenti ed oltre ad essere un grande artista, era un uomo anticonformista e appassionato.

È stato uno dei pochi artisti negli anni cinquanta a professarsi apertamente di destra e anticomunista, cattolico ed omosessuale.

 La sua dichiarata omosessualità non ha mai ostacolato il suo rapporto con la Chiesa e con la fede, perché riteneva che se il rapporto carnale era peccato, doveva esserlo sia con un uomo che con una donna.

 Era polemico, invece, nei confronti dei movimenti gay, perché pensava che banalizzassero e ridicolizzassero l’omosessualità. Quando ne parlava diceva:” Io sono omosessuale, non gay”

Ha avuto una lunga relazione con Luchino Visconti, con il quale ha convissuto per molti anni e ha costruito una sua famiglia adottando, già grandi, Pippo e Luciano che sono cresciuti con lui e con i quali ha avuto uno scambio d’amore genitore- figli pari a quello di una relazione biologica. 

Tra le loro braccia si è spento nella sua casa di Roma, lasciando a tutti noi un patrimonio incommensurabile.

 Lo ricorderò rivedendo alcuni dei suoi film: “La bisbetica domatica”, “Romeo e Giulietta” (ancora) ,”Fratello sole e sorella luna”, “Jane Eyre” e “Un tè con Mussolini”

 

 

 

AvatarDiSilvia La Rosa

Cosetta Zanotti: la pittrice di storie 

L’incontro con Cosetta Zanotti, autrice bresciana di libri per bambini, mi ha trascinato in un viaggio fantastico, indietro nel tempo, col sorriso sulle labbra, senza veli, senza congetture, ma armata solo di carta e penna per imprimere quanto più potessi di un modo magico e affascinate che, almeno per un po’, tutti abbiamo la fortuna di sperimentare.

Le racconto di come mi sia avvicinata alle sue storie grazie all’entusiasmo di un bambino speciale, Simone, il nipote di casa, nonché lettore appassionato. E proprio la sua passione per le storie di Cosetta, grazie anche agli incontri con le scuole che l’autrice promuove, mi aveva molto incuriosita: ed eccoci così una di fronte all’altra, sebbene con parecchi chilometri di distanza, a darci del tu come se ci conoscessimo da tanto e parlare di scrittura. 

Cosetta Zanotti è la testimonianza di come i sogni dei bambini, con gli strumenti giusti, non sono poi così irraggiungibili. Cosetta ad esempio, da piccola sognava di diventare “una pittrice che racconta le storie”, un mestiere che in effetti oggi svolge con passione, creando per i bambini quelle storie che tanto sognava di poter “dipingere” per gli altri. 

Da piccola abitava in periferia, lontana dalle biblioteche, eppure si trasformava ogni volta che si ritrovava con un libro tra le mani, un po’ come fosse una bacchetta magica. 

Mi racconta di come sia stata fortunata ad avere avuto accanto delle persone importanti, in grado di comprendere la sua passione, la sua naturale inclinazione verso la scrittura, e a darle fiducia, a cominciare da uno dei suoi maestri a scuola, durante una fase cruciale di formazione, quella dell’infanzia. In effetti, secondo Cosetta ogni bambino può creare storie se accompagnato con gli strumenti giusti, proprio come lei stessa aveva iniziato a sperimentare a scuola. E poi, tra le figure fondamentali nel suo percorso di scrittrice un posto speciale è occupato da suo padre: anche lui aveva compreso la predisposizione di sua figlia verso la scrittura prima ancora che Cosetta riuscisse a esprimerla chiaramente. Così, suo padre decide di regalarle un cavalletto e tutto l’occorrente per dipingere e un gigantesco vocabolario che potesse contenere tutte le parole necessarie per Cosetta per poter creare storie e realizzare il suo sogno di bambina.

Mi racconta che essere scrittori significa essere differenti da qualsiasi altra persona, significa avere una particolare capacità di guardare alle cose, una particolare sensibilità nell’osservare e creare connessioni. Ma significa anche avere delle precise responsabilità, come quella di utilizzare le parole in maniera costruttiva, perché le parole sono potenti, possono creare o smontare, soprattutto quando ci si rivolge proprio ai bambini. Ed è proprio verso i bambini che Cosetta avverte come una missione ed una speranza, quella di scatenare una rivoluzione positiva per la prossima generazione. E poi c’è un’altra parola chiave, tanto amata da Cosetta: la gentilezza. La gentilezza, mi spiega, è una forma di eleganza e coraggio ed è proprio su questa che bisognerebbe costruire il mondo. 

Nonostante vi siano grandi responsabilità nello svolgere questo mestiere, si ha qualcosa indietro di davvero inestimabile. Scrivere storie per bambini e avere la possibilità di vivere il contatto con questi giovanissimi lettori offre dei grandi insegnamenti. Significa avere la possibilità di calarsi ancora nei loro panni, di vivere il mondo con i suoi moti imprevedibili attraverso i loro occhi e la loro splendida innocenza. 

In qualche modo dimentichiamo quanto sia splendido affrontare la quotidianità con un briciolo di candore, ci rivestiamo di strati e strati di protezione per non sentirci vulnerabili, per non essere toccati, dalle cose, dalle persone, da noi stessi. I bambini hanno innato quel coraggio che li spinge naturalmente verso il mondo. E così, Cosetta, proprio grazie ai suoi piccoli grandi lettori, percepisce questo sguardo verso le cose nella sua semplice bellezza, con fiducia, traducendo tutto questo in storie. E per un po’ siamo tutti parte di questo magico splendore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Nata viva

 

La storia che racconterò oggi è quella di una persona nata viva: un racconto appassionato e antipedagogico di una bambina e, poi, di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo. 

“Nata viva è un romanzo ed un mini-film sulla vita della protagonista Zoe Rondini, di come tutti noi possiamo sognare, crescere e diventare adulti. 

Ci sono racconti, talvolta, che hanno una propria vita e il compito dei moderni cantastorie è solo quello di prestare la propria voce o la propria penna. 

Storie che hanno urgenza di essere raccontate, di imprimersi e di sopravvivere allo scorrere del tempo, come quella di Zoe Rondini. 

Zoe non respirava quando è nata. Ha cominciato a farlo dopo cinque, lunghissimi minuti. Cinque minuti che hanno segnato la sua vita per sempre. L’asfissia le ha procurato delle lesioni al sistema nervoso, per cui non cammina bene, non parla bene, non si muove bene. 

Eppure è viva ed esige di vivere.  Zoe esige di avere un’esistenza come tutti gli altri, perché si rende conto che i limiti non risiedono nella sua disabilità. Come non si è arresa in quei primi 5 minuti, decide di non farlo per il resto della sua vita e trasforma la sua esperienza in una storia, che ha raccontato nel libro autobiografico Nata viva (edito dalla Società Editrice Dante Alighieri,  novembre 2015) e nell’omonimo cortometraggio (regia di Lucia Pappalardo, realizzato dell’associazione nazionale  Filmaker e Videomaker Italiani ), vincitore del premio L’anello debole, al Festival di Capodarco nel 2016. 

Con onestà, trasparenza, ironia, Zoe Rondini racconta di cosa voglia dire essere una bambina, poi un’adolescente e, infine, una donna disabile, della scuola, del bullismo, della burocrazia e delle relazioni con chi la circonda, dai familiari ai professori, ai terapisti, agli uomini e di amore e sessualità.   

Una storia di vita, libertà e speranza che vorrei si diffondesse come un’eco, per raggiungere una moltitudine di persone. Quello di Zoe è un romanzo di formazione, è la storia di tutti noi che cresciamo, tra alti e bassi, momenti di difficoltà e soddisfazioni, sconfitte e vittorie, per trovare la nostra dimensione e la nostra serenità. E capire che la diversità è negli occhi di chi guarda e le eventuali difficoltà fisiche possono essere superate con la forza del pensiero, della fantasia, della creatività.

 Questo è il messaggio che Zoe vuole trasmettere agli altri e lo fa portando la sua esperienza nelle scuole, nelle università, partecipando a convegni e seminari.

Nelle scuole è attualmente impegnata nella realizzazione di progetto che si basa sulla narrazione di sé, che coinvolge bambini e ragazzi in prima persona, attraverso il racconto delle loro aspirazioni, prospettive, per prevenire il bullismo e diffondere la cultura del rispetto delle differenze.

Nel frattempo, Zoe sta lavorando al suo secondo libro in cui darà voce, attraverso delle interviste, a persone disabili e normodotate che conoscono bene il mondo della disabilità. Persone che si raccontano, parlano dei loro desideri, dei loro sogni, dei cambiamenti che vorrebbero si realizzassero.

Con il suo lavoro e il suo impegno, Zoe porta un messaggio agli altri, da cui ciascuno può trarre insegnamento: che la vita è un dono e che, in qualunque situazione ci troviamo, possiamo sempre fare qualcosa per dare il nostro contributo; che con tenacia e determinazione si possono superare i propri limiti; che ciascuno di noi può essere sorprendentemente speciale; che è ora di abbattere i tabù e gli stereotipi legati al mondo della disabilità. 

Zoe Rondini, in qualità di pedagogista, autrice, attrice e blogger è pronta a dare il suo contributo, in ambiti accademici e nei convegni per contribuire ad un lento ma progressivo cambiamento culturale.

 Questo è solo un piccolo assaggio del mondo di Zoe, che vi invito a visitare: 

www.piccologenio.it

Lettera di presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Lezione per il master di psicologia della Lumsa 15.07.2018 

https://www.piccologenio.it/category/amore-e-disabilita-sfatiamo-i-tabu/

https://www.facebook.com/groups/146638665460085/?epa=SEARCH_BOX

 

Grazie Zoe, continua così perché: la vita riserva inaspettate sorprese alle persone che nonostante tutto… nascono vive! 

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il mio ricordo di Corrado, a vent’anni dalla sua morte

Io non credo nelle coincidenze. Sono convinta che ogni singolo evento, seppure minimo, abbia un significato.  Così come quello che mi è accaduto nell’arco della settimana appena trascorsa. Qualche giorno fa, in maniera del tutto casuale, per due volte mi sono imbattuta nel nome di Corrado Mantoni.

Erano anni che non pensavo a lui, ma, nel momento in cui mi è tornato in mente, un enorme sorriso si è allargato sul mio volto e mi sono resa conto che, tra tanti personaggi dello spettacolo legati alla mia infanzia, è quello di cui ho più sentito la mancanza.

Sabato mattina ho letto che, proprio quel giorno, ricorreva il ventennale della sua scomparsa. Un caso, certamente, eppure sono rimasta di sasso. Sembrerà sciocco, anzi lo è senz’altro, ma un pensiero assurdo mi è balenato: se Corrado sapesse (e magari lo sa) di essere ancora così tanto amato e ricordato dopo 20 anni, sorriderebbe. E sarebbe uno di quei sorrisi aperti, veri e sinceri, come quelli che ha regalato a noi, durante la sua lunga carriera. Ho sentito di voler contribuire anch’io, nel mio piccolo.

Corrado Mantoni nacque a Roma il 2 agosto 1924.

Insieme a Mike Buongiorno e a Raimondo Vianello, è considerato uno dei padri della televisione italiana, uno dei personaggi del piccolo schermo più amato di sempre.

In pochi ricordano, però, che prima di diventare autore e conduttore televisivo, lavorò in radio per oltre quarant’anni. È considerato, infatti, il primo conduttore ufficiale della radio italiana, a cui spettò il compito e la gioia di annunciare eventi storici straordinari, come la fine della seconda guerra mondiale o la vittoria della repubblica al referendum del 2 giugno 1946.

A partire dal 1982 cominciò a lavorare per il gruppo Fininvest, all’epoca composto solo da Canale 5 ed Italia 1, conquistando il pubblico con i suoi due programmi più celebri, Il pranzo è servito e La corrida.

Conservo un ricordo vividissimo di entrambe le trasmissioni e delle persone a me care con cui avevo l’abitudine di vederle. Il pranzo è servito andava in onda intorno a mezzogiorno, quindi potevo seguirlo solo nei giorni di vacanza a scuola, assieme all’anziana signorina Eleonora, che all’epoca si occupava di me. Ci divertivamo un mondo e bastava la sigla a metterci di buonumore. Ne scrivo e quasi mi sembra di risentire il jingle di accompagnamento alla ruota che girava e le nostre risate.

La corrida, invece, era un programma serale di cui ricordo soprattutto le edizioni estive. Non c’erano i condizionatori all’epoca e l’afa si combatteva restando fino a sera inoltrata all’aperto e sventolandosi con i ventagli o, se possibile, con quei rumorosissimi ventilatori con le pale di metallo. In quegli anni ero una bambina e trascorrevo le vacanze un po’ al mare e un po’ da una zia di mia madre. Sebbene fossero gli anni ’80, non in tutte le case c’era ancora il televisore. La zia aveva la fortuna di possederne uno e di avere anche un grandissimo arioso terrazzo, che si affacciava su via dei Tribunali, il cuore pulsante di Napoli. Così in quelle serate, la sua porta si apriva ad alcuni vicini, che venivano a vedere La corrida con noi.

Ecco cosa conservo di Corrado, il meraviglioso ricordo di serate trascorse all’insegna di un divertimento puro e semplice, a cuor leggero, di risate genuine.

È indimenticabile anche il momento del suo congedo dalla conduzione televisiva, durante l’ultima puntata della sua corrida nel 1997, prima di lasciare il testimone a Gerry Scotti, quando recitò una poesia di commiato con gli occhi visibilmente lucidi. Mi commossi anch’io, perché ebbi la netta consapevolezza che si stava concludendo un’epoca. Con lui finiva una stagione di grande televisione, quella che io ho più amato.

Corrado morì solo due anni dopo, l’8 giugno 1999, a 74 anni, a Roma, a causa di un carcinoma del polmone.

Grazie Corrado per il ricordo di quell’allegria, di quelle mie risate di bambina che sento ancora risuonare nel cuore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinema celebra il genio di Leonardo da Vinci con due nuovi film

In questo 2019, l’anno che sarà ricordato per le celebrazioni in onore del grande maestro italiano, il cinema non poteva non fare la sua parte.

Sono due i film che ripercorrono la vita dell’artista.

A partire da ottobre potremo vedere, dapprima nei cinema italiani, poi in tv su Sky e, infine all’estero, Io, Leonardo, interpretato dal bravissimo Luca Argentero, che per la prima volta presta il suo volto ad un personaggio realmente esistito in un’opera biografica.

Distribuito da Lucky red questo film si propone di gettare una luce diversa sul personaggio di Leonardo da Vinci, portando lo spettatore alla scoperta dell’uomo.

Il regista di origine messicane, Jesus Garces Lambert, non è nuovo a questo tipo di film. Ha già portato, infatti, sulle scene “Caravaggio l’anima e il sangue”; le riprese del film hanno avuto luogo prevalentemente a Firenze, a Vinci e nella campagna toscana, a Milano, a Roma e in Francia.

 

Essere Leonardo da Vinci – Un’intervista impossibile, diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory, è film unico nel suo genere dedicato a Leonardo da Vinci in occasione dei 500 anni della scomparsa del genio universale. Sarà nelle sale da maggio 2019 in collaborazione con la Federazione Italiana Cinema D’essai.  Non è solo un film che ha già vinto negli Stati Uniti dei Festival internazionali. Questo film è un progetto che viene da lontano ispirato teatralmente da un regista e attore Finazzer Flory che è stato appena premiato come Winner Best Indie Filmmaker – Top Shorts Film Festival January 2019 e Winner Best Indie Filmmaker – New York Film Awards 2019 Winner Honorable Mention: Narrative Film – Los Angeles Film Awards 2019 Winner Best Narrative Feature – Festigious International Film Festival 2019 Los Angeles Winner Best Actor -Actors Awards Los Angeles January 2019.L’attore italiano, Massimiliano Finazzer Flory, si è fatto carico da tempo di rappresentare l’Italia e la nostra cultura all’estero e il suo film su Leonardo in collaborazione con Rai Cinema è già una sorta di cult. Sono 23 i Paesi in cui è prevista la distribuzione tra cui oltre gli USA,  in Cina e in India. 

L’incedibile make-up del volto di Finazzer e una recitazione coreografica che incarna il corpo di Leonardo rende durante il film davvero impressionante la verità del personaggio restituendoci non solo la sua storia ma anche in termini registici e di questo forse uno dei valori più importanti dell’opera l’influenza di Leonardo anche nella nostra estetica cinematografica. I set, le opere d’arte e il linguaggio sono tutti autentici per la storia di Leonardo. Un’icona universale, 500 anni dopo la sua morte. Un film che tiene insieme l’originalità linguistica attraverso il linguaggio del Rinascimento, il trucco, i costumi e la qualità tecnologica del nostro tempo come il drone che permette di realizzare nuove tendenze estetiche tra paesaggio e patrimonio culturale.


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Breve sinossi: due giornalisti, di New York e Milano ignari l’uno dell’altro, per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo sono alla ricerca di uno scoop. Vedono opere e attraversano i luoghi del Genio tra paesaggi e misteriosi incontri. A Firenze per la prima volta durante uno spettacolo in costume tra frati, turisti e sbandieratori si trovano tracce inaspettate. A Milano si scopre un documento per scoprire chi era Leonardo Uomo attraverso un esame scientifico. Giungono nella sua ultima dimora a Clos Lucé e incontrano davvero Leonardo. Viene concessa l’intervista. Le parole del Genio sono autentiche in lingua rinascimentale. Alla fine Leonardo fugge tra i sotterranei tornando a Vigevano e svelandosi ai personaggi più importanti della sua storia dove racconta…
I set del film: dalla la casa natale di Leonardo a Vinci dove è nato a primo mulino in cui il genio bambino ha iniziato a giocare, a fare lo scienziato fino allo Château Royal d’Amboise e la dimora dove Leonardo è scomparso a Clos-Lucé e ancora a Vigevano le Scuderie, le Sotterranee, la Strada coperta, il Castello. A Milano: San Sepolcro, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, gli “Orti di Leonardo”, la Sacrestia del Bramante, il Castello Sforzesco, la Sala delle Asse, l’Archivio di Stato dove è stato girato l’unico l’autografo di Leonardo esistente al mondo. Infine alle cascate dell’Acquafraggia studiate dal genio. E naturalmente Firenze all’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella e alla Basilica di Santa Maria Novella per mettere in scena il Leonardo botanico.

 

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L’incredibile avventura di Andreas e dei suoi cani: dalla Danimarca all’Italia correndo

Incontrare Andreas Riis in una tranquillo café di Copenaghen e riuscire a trattenerlo su una sedia per qualche ora sembra già un’impresa, conoscendo ciò di cui è capace.

Andreas già dalle prime battute sembra uno di quei personaggi che raramente si ha la possibilità di incontrare: un personaggio che in genere si trova in libri o film d’avventura, sempre nel ruolo di protagonista.

Cresciuto in Italia da genitori danesi, vive per un po’ a Biella, città dove il padre si era trasferito negli anni 70 e dove lavorava come dirigente di una società tessile. Sin da piccolo, Andreas sviluppa un carattere indipendente e curioso, tanto da iniziare delle prime esperienze formative in Danimarca sin da giovanissimo. Ed è proprio durante i suoi viaggi che Andreas riesce a compiere imprese uniche.

Nonostante il suo background da stimato chef, Andreas decide di fare il possibile, e talvolta anche ciò che a prima vista sembrerebbe impossibile, per onorare la sua più grande passione: viaggiare. Cosi, in un momento determinante della sua vita, si rende conto di quanto sia fondamentale eliminare il superfluo per l’essenziale. Decide cosi che non è più il momento di dimostrare agli altri, ma di provare solo a se stesso chi è e cosa è in grado di superare. Si rende conto che ritagliarsi il giusto spazio dal proprio lavoro sia l’unico modo per permettersi grandi margini di tempo e per viaggiare cosi come vuole. Sottolinea come al giorno d’oggi il tempo sia qualcosa vissuto come costrizione, mentre avere la libertà di dedicarsi del tempo sia un lusso, ed è per questo che prova a vivere al massimo il tempo libero, quello più importante, che davvero merita di essere onorato e vissuto a pieno. Niente orologi, niente limitazioni.

E così, senza troppi programmi e senza pensarci troppo, il 30 gennaio decide che è tempo di iniziare una nuova avventura: correre dalla Danimarca sino in Italia, più precisamente da Roskilde a Biella, in compagnia dei suoi due meravigliosi Alaskan malamute, Apu e Ganga.

Andreas racconta di come sia legatissimo ai suoi cani e di come anche la più bella delle avventure non sarebbe stata completa senza la presenza di Apu e Ganga, e ammette che siano stati proprio loro ad ispirarlo in molte delle sue avventure, che in effetti porta sempre al seguito, alla ricerca della libertà.

E allora senza troppi giri di parole decide di chiedere l’aiuto dei social, pubblicando un appello su Facebook dove esordisce cosi: “Ciao a tutti, sto per fare una nuova follia: ho deciso di correre dalla Danimarca fino in Italia per una distanza totale di circa 1450 km, in 30 giorni, insieme ai miei cani“. Il suo appello non passa inosservato, sortendo gli effetti sperati: inizia a ricevere un grandissimo aiuto da parte di gente che, appassionata dalla vicenda, decide di seguirlo a distanza e contribuire concretamente, chi inviando dei soldi, chi offrendo ospitalità e cibo. Andreas sottolinea più volte come senza ognuna di queste persone non ce l’avrebbe fatta, non avrebbe potuto intraprendere questa splendida avventura e portarla a termine.

Un’avventura che costituisce solo una delle tante sfide incredibili vissute da Andreas, sempre pronto con un nuovo con sogno nel cassetto da realizzare. Andreas racconta anche del lato più personale di questi viaggi solitari, di quanto non manchino le difficoltà e i rischi e di quanto si possa imparare di se stessi mettendosi alla prova, spingendo oltre i propri limiti, perché “più è difficile e più si impara” dice sorridendo, perché davvero tutto è possibile, e detto da lui è difficile non crederci. E poi felice ammette: “Ero esattamente dove dovevo essere”. Ed allora, che sia la sfida e il traguardo per ognuno di noi, trovare quel posticino nel mondo dove sentire in cuor proprio di essere esattamente dove si voleva essere.

 

 

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Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 – ” Leonardo da Vinci ” …ecco i vincitori!

Il 25 aprile: la premiazione del vincitore del Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 “Leonardo Da Vinci”.

I concorrenti hanno partecipato con un opera letteraria, artistica, ingegneristica o archittettonica ispirata al “genio” di Leonardo. (in fondo all´ articolo le foto delle opere e della premazione).

La giuria – composta dal oittore danese  Allan Stabell. il Prof. Erling Strudsholm, la giornalista danese Birgit Brunsted, il Dott. Nicola De Negri (Metro Service), l´architetto italiano Livia Costantino – ha valutato tutti i progetti in forma anonima e conosciuto i cinque finalisti solo il giorno della premiazione.

Tra i cinque finalisti sono stati scelti solo tre vincitori.
La premiazione si è svolta il 25 aprile presso l´IIC con consegna del primo premio da parte dell´Ambasciatore Italiano Luigi Farina.

Il primo premio, un viaggio studio in Italia presso una delle prestigiose scuole Dante Alighieri, è stato assegnato al lavoro pittorico di Lianne Sommer Andersen.
Lianne è grafico e appassionata di lingua e cultura italiana.

Lianne Sommer Andersen – Primo Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 :  “Premio Leonardo da Vinci”

Il secondo premio, un corso di lingua italiana individuale e personalizzato per 4 settimane, in Danimarca, è stato assegnato a Lise Tange che ha presentato come progetto una scultura in marmo ispirata all´arte di Da Vinci.
Il terzo premio, La vigna vecchia (1,5 litri) dell´azienda Cossetti, è stato assegnato a Lars Østergaard per il suo progetto archittettonico.

La presidente della Dante Alighieri di Copenaghen, Pinuccia Panzeri ha introdotto Leonardo da Vinci, illustrando sapientemente seppur in breve tempo tutti gli aspetti della genialitá di Leonardo: pittore, sculturore, ma anche ricercatore, botanico, scenziato…
Dopo la premiazione non sono mancati i festeggiamenti con un ricco buffet e un bicchiere di ottimo vino italiano.

I vini sono stati offerti dallo sponsor bdfood-wine.dk

 Il Concorso é atato organizzato da Società Dante Alighieri København in collaborazione con Den Italienske Ambassade, Det Italienske Kulturinstitut, Det Italienske Handelskammer, Ordrup Bibliotek og FOF Gentofte.

 Sponsor: Metro Service, BD Food- Wine
I membri della Dante Alighieri di Copenaghen possono acquistare il vino con sconti speciali al seguente link:
bdfood-wine.dk (ricordate di scrivere il vostro codice socio).

Ma il nostro Festival della Primavera italiana non é ancora finito.

Il prossimo appuntamento é sulla Architettura italiana. “Prospettive, volte e rivolte: l´architettura nello stivale”. L´architetto italiano Livia Costantino ci parlerá dell´Italia dal punto di vista della architettura. Vi aspettiamo il 9 maggio alle 19:00 presso la Biblioteca di Ordrup. Ingresso gratis ma ricordate di prenotare.

Maria é anche quest´anno, il Direttore Artistico del Festival “La Primavera Italiana”  – seconda edizione.
Det Italienske Forår Festival é organizzato in collaborazione con la Ordrup Bibliotek, dal primo marts al  31 maggio 2019.
Programma del Festival ” La Primavera Italiana” 2019: 
https://www.dante-alighieri-cph.dk/tutti-gli-eventi-del-festival/
Non sei ancora membro della Dante Alighieri di Copenaghen? 
Sei il benvenuto!
Puoi visitare il nostro sito al seguente indirizzo e leggere tutte le indicazioni per diventare membro:
AvatarDiPablo Paolo Peretti

INTERVISTA CON FRANCESCA RICCHI DI BOLOGNA :

1)     Come vedi la figura del poeta ai giorni nostri?

Il poeta è sempre stato una figura difficilmente compatibile con i banali stereotipi sociali, e anche se esistono eccezioni, normalmente è a disagio di fronte alla “normalità” e insoddisfatto della mediocrità, e meschinità, del quotidiano. Anche le imposizioni, i limiti del quieto vivere, hanno sempre un po’ cozzato con la necessaria apertura spirituale e mentale che la poesia richiede. Sicuramente la sofferenza è sempre stata la più fedele compagna del poeta. Quindi al giorno d’oggi, il poeta, si sentirà parimenti un escluso (anche per scelta più o meno drammatica). Forse ciò che manca attualmente sono forti personalità editoriali decise a trovare e promuovere i veri poeti (mentre ci sono buoni critici), inoltre abbondano opportunità di diffondere falsa poesia, connessa spesso al tragico narcisismo imperante.

2)     Scrivere poesia è da pazzi. Dicono non abbia mercato/futuro. Cosa ti spinge a scrivere poesia nonostante la si cerchi di sminuire?

Non credo che il poeta si ponga il problema del mercato, mentre se lo pone sicuramente chi fa il poeta. Non conosco molti poeti che si siano arricchiti in vita, e pochi sono anche coloro che abbiano avuto il giusto riconoscimento da vivi. Il poeta è la sua poesia, il resto è marketing.

3)     Diceva un famoso poeta che il peggior nemico di un poeta è un poeta. Cosa ne dici di questa affermazione?

Rimango sulla mia idea che sia necessario distinguere tra i sedicenti poeti e i Poeti. Chi è Poesia difficilmente sarà nemico di qualcuno, soprattutto di chi sia poeta come lui.

4)     Come ti sei sentita quando ti hanno definita ”poeta”. Chi è in definitiva un poeta?

Nessuno mi ha mai definito così. Il poeta è un veggente, qualcuno che veleggia nello spirito, spesso nell’oscurità, e smembra la realtà in percezioni inconcepibili agli altri.

5)     Tanti dicono che scrivere poesia sia molto più semplice che scrivere un romanzo. Vorrei leggere un tuo parere.

Io scrivo entrambi ed è esattamente il contrario: ripeto, la poesia, quella vera, richiede una sublimazione nella sofferenza di cui il romanzo non ha nessun bisogno. Il poeta rischia se stesso, il romanziere difficilmente.

6)     Ti danno l’opportunità di salvare tre libri di poesia e di gettarne altri tre giù dalla torre. Chi sceglieresti e perché?

Salverei Alcools, Quarta dimensione, Myricae, ma solo perché sono i primi tre che mi sono passati per la mente: abbatterei la torre e li salverei tutti.

5) Hai qualche autore/poeta conosciuto virtualmente e non ancora ”conosciuto” al grande pubblico” che consiglieresti ai lettori? E se si, perché?

No, direi di no.

8)     Cosa non sopporti di alcuni poeti o pseudo tali che leggi nei social?

Che non sono poeti.

9)     Come vedi il tuo futuro di scrittrice? Poesia, narrativa o tutte e due le cose?

Tutte e due le cose.

10)  Ti danno l’opportunità di uscire a cena con un poeta del passato o del presente, oppure con due o tre noti poeti. Chi sceglieresti e perché?

William Blake, Antonin Artaud, Charles Baudelaire: mi affascinano le loro personalità.

E’ nebbia o mancanza di colori?
Arranco in una fitta foresta
spinata
manca il sole
o la mia vista
un pizzico di calore
il peso domanda
la fine del dolore
mi imbevo di incanto
senza salvezza
ancora un attimo dio gioia
solo un istante di stupore


Se a confonderti sono le strade rette
che compivi certa
una mano di acciaio
preme le tempie
insabbia lo sguardo
sui balconi senza stagioni
le finestre segregate
i lamenti del grigio selciato
dietro l’angolo altri supplizi
cunicoli anneriti
fra risa di denti putridi
oscena sfiorarsi
il pensiero annaspa
lo spirito indietreggia
un infestato ansare
eppure sarebbe bastato il soffio
di una gola amata

RINGRAZIAMO FRANCESCA PER IL BELLISSO INEDITO CHE HA DEDICATO ALLA DANTE ALIGHIERI DI COPENAGHEN

E IL NOSTRO POETA PABLO PAOLO PERETTI PER LA SELEZIONE DI POESIE E POETI CHE CI REGALA OGNI VOLTA.

 

NON PERDETEVI IL PROSSIMO ARTICOLO DI PABLO: RESTATE IN CONTATTO.

SEGUITE QUI LA RUBRICA

Scarica qui Sensi  il file pdf con la poesia di Francesca Ricchi

Biografia

Francesca Ricchi è nata a Bologna il 31/12/1971, vive a Roma. E’ laureata in giurisprudenza con indirizzo in criminologia. Ha pubblicato la raccolta di racconti Soli di notte (2000), di cui il racconto Domani è stato tradotto in spagnolo e distribuito in America Latina. I racconti: Io e musica (2001) e Educazione universitaria(2002); il poema Estranei (Sonzogno, 2001); il romanzo per ragazzi XTrappola – Pirati Anime (2015); la raccolta poetica Aculei (Controluna, 2018).

Solstizio d’inverno
Infuriavano voci e sussurri
come ghiaccioli di tramontana
di un nuovo nato
fra le onde dei geli
Accorrevano da ogni solitudine
a crepare i ghiacci
con impronte audaci
fino a che le fessure
fatali
non si aprirono in tutte le guance
a vedere che l’unico nato
dopo eternità di gocce velate
altro non era
che una statua
assiderata
Non aveva gemiti
né cuore
seducente statuina
divina pattinatrice
glaciale
a perdita di brivido
oltre qualsiasi
speranza
Pattinò per secoli
e ancora millenni
nel sogno polare del manto di stelle
cieche di bianco
e indomite trasparenze
lunari
incatenate chine
da un tale sortilegio
di piroette e mistero
A nessuno importava
in fondo
del suo buco
sentimentale
intirizzito e antico
bastava viaggiasse
e pattinasse
deliziando al passaggio
qualsiasi cuore
sperduto

Scivolando fino ai fascini di storditi orizzonti
la statuina un’alba
incontrò un lago
di così artica luce
da trafiggerle un occhio
che non possedeva
se mai avesse conosciuto
l’attrazione
niente fin dentro ai sospiri
innevati
del fiocco perfetto
l’avrebbe così tenacemente sedotta
se non quel lago
o placca congelata
sull’anima
che per lei era enigma

Rapita come un Dio dalla sua creazione
si tuffò nella scintillante
certezza
e volteggiò sulla dura
sicurezza
sulla liscia carezza
nessuna malia al mondo
l’aveva mai così sostenuta
fino all’anelito primordiale
che lei non sapeva
quanto potesse travolgere in un nome
passione

Qualcosa accadeva e il ghiaccio
ossessione
e ricambiato
amore
si scioglieva
come mai aveva osato
tradire
qualcosa di rosso
brillava di sotto
la statuina senza occhi
si trovò a osservare
strega e tortura
divorata da un desiderio
che non l’aveva mai nemmeno
rabbrividita

Un cristallo di fiamma
di fiati e candori
di ciglia
si scostò dal gelo
e incandescente
la toccò
dilaniandola di intrighi
e scoperte
ma o lui si spegneva
o lei si bruciava
fuggì il simulacro
in un angolo del lago
a ricomporsi dei nastri
polari
ma la mancanza inceneriva
più ancora del fuoco
e la spinta a tornare
crepitava
come foglie nel vento del sud

Un’estrema
flessuosa scivolata
fino al buco
sciolto nelle lave delle viscere
di terra o di carne
non ci fu nulla da lottare
le arse un piede
e nelle urla di dolore
il piacere
di amare

Non tornò al vortice
per lunghi tempi
senza un piede
ma ripagata di
quel cristallino sentire
disciolto
in lei
fino a tramortire
che però improvviso si estinse
rattrappì
e una nuova fame la investì

La divina anche zoppa
era pattini di cigno
e in una sterminata
avvinghiata
piroetta arcobaleno
atterrò sul buco
e una bocca così accesa
l’accolse
che in un bacio solo
di ghiaccio e fuoco
le risucchiò
una gamba intera

Avrebbe pattinato anche senza
il corpo intatto
ma il bisogno dilaniò
ardente
e l’immaginazione al posto dell’assenza
questa volta fallì molto
più in fretta
L’ultima danza
fu una lacrima di lastra
e una scelta inderogabile
di libertà
regalò l’altra gamba
all’incendio di due braccia
che in delirio di secondo
la cinsero
fino a squagliarne
perfino il busto conturbante
Restò ultimo il sorriso
come zanne avorio e aurore
abbarbicato a un pilastro di cristalli
splendenti

AvatarDiChristian Oldenborg

La mia esperienza in Italia

Presto il mio articolo sulla esperienza a Bolzano. 

Restate sintonizzati sul nostro sito web.

AvatarDiDante Alighieri Copenaghen

PREMIO “LEONARDO DA VINCI” – PRIMA EDIZIONE

La segreteria del Premio rende noto che la giuria composta da:

 

 Presidente del Premio Allan Stabell
Giurato  Erling Strudsholm
Giurato  Birgit Brunsted
Giurato  Nicola De Negri
Giurato  Livia Costantino 

in data 15 aprile 2019 ha completato l’esame degli elaborati a concorso.

 

Pertanto rientrano nei finalisti i seguenti candidati:

 

Lars Østergaard – codice 40696683 

Lise Tang – codice 40445849 

Martha Elias – codice 40216610 

Karina Dorthe Larsen – codice 40357620

Lianne Sommer Andersen – codice 40539189 

 

Tra i finalisti verranno eletti 3 vincitori.

 

PREMI: / Præmier.

1° Premio: Borsa di Studio e diploma di partecipazione

2° Premio: Corso individuale di lingua italiana con madrelingua e diploma di partecipazione

3° Premio: Una bottiglia di vino italiano e diploma di partecipazione

 

La cerimonia di premiazione si terrà il 25 aprile 2019 all’Istituto Italiano di Cultura alle ore 19:30.

 

Tutti i partecipanti sono invitati

ma gli accompagnatori devono prenotare inviando una mail a eventi@dante-alighieri-cph.dk

AvatarDiadmin

PREMIO “Leonardo Da Vinci” 1a EDIZIONE

Præmieudvalget bemærker, at juryen bestående af

 Presidente del Premio Allan Stabell
Giurato  Erling Strudsholm
Giurato  Birgit Brunsted
Giurato  Nicola De Negri
Giurato  Livia Costantino 

 

 

den 15. april 2019 har færdiggjort deres bedømmelse af de deltagendes projekter.

Derfor er de følgende kandidater i finalen

 

Lars Østergaard – codice 40696683 

Lise Tang – codice 40445849 

Martha Elias – codice 40216610 

Karina Dorthe Larsen – codice 40357620

Lianne Sommer Andersen – codice 40539189 

 

Blandt finalisterne vil der blive udvalgt 3 vindere.

 

Præmier.

1. præmien er et studielegat og et deltagerbevis

2. præmien: individuelt kursus i italiensk sprog med en modersmål talende og et deltagerbevis

3. præmien: en flaske italiensk vin og et deltagerbevis

 

Præmieoverrækkelsesceremonien finder sted d. 25. april 2019 på det italienske kulturinstitut kl: 19:30

 

Alle de deltagende er inviterede, men ledsagere skal reservere plads ved at sende en mail til eventi@dante-alighieri-cph.dk

 

Marie MorelDiMarie Morel

500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci in Europa

Il genio di Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte, verrà celebrato non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei.

 

In prima linea c’è la Francia, che ha ospitato l’artista negli ultimi anni della sua vita e gli dedicherà nel corso del 2019 un numero straordinario di manifestazioni.

Il Comité de pilotage della Valle della Loira ha organizzato una rassegna, “Viva Leonardo da Vinci! 500 anni di Rinascimento nel Centro-Valle della Loira, nel corso della quale si terranno 500 eventi di arte e letteratura, scienze e architettura, artigianato, gastronomia, proiezioni cinematografiche e spettacoli, in varie località.

Il castello di Clos Lucé e quello di Amboise, nei quali Leonardo ha soggiornato durante il periodo francese, saranno sede di due importanti mostre.

  La prima, intitolata “1519, la mort de Léonard de Vinci”, racconterà gli ultimi anni di vita del maestro e partirà ad Amboise il 2 maggio, data precisa della sua morte. Nel corso di essa verrà esposto anche il quadro di Ménageot, La morte di Leonardo, dipinto nel 1781.

Il 6 giugno, a Clos Lucé verrà inaugurata l’esposizione “La cena di Leonardo per Francesco I, un capolavoro di seta e argento“, il cui protagonista assoluto sarà l’arazzo dell’Ultima Cena prestato dai Musei Vaticani, che sarà esposto, poi, al Palazzo Reale di Milano, a partire da ottobre.

Nel castello di Chantilly, invece, sarà esposta La Gioconda nuda, un disegno che solo di recente è stato attribuito a Leonardo, dopo anni di studi.

Il calendario degli eventi è consultabile qui.

A Parigi c’è grande fermento per l’attesissima mostra di settembre al Louvre, che secondo le intenzioni dovrebbe ospitare tutti i quadri di Leonardo.

Il condizionale è d’obbligo, perché la questione ha riaperto le ostilità tra la Francia e l’Italia, che non sembra disposta a prestare le opere vinciane ai francesi. Ancora oggi non è chiaro se i due Paesi riusciranno a trovare un accordo.

Accordo che, invece, la Francia ha stretto senza problemi con gli Emirati Arabi, per ospitare il Salvator mundi, anch’esso attribuito di recente a Leonardo.

Intorno a quest’opera d’arte, tuttavia, c’è un giallo ancora da risolvere, che potrebbe condurre ad un cambiamento di programma.

Il quadro faceva parte di una collezione privata ed è stato acquistato per 450,3 milioni di dollari dal Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi e avrebbe dovuto essere esposto per l’inaugurazione del museo Louvre Abu Dhabi, lo scorso settembre.

 

L’esposizione non è avvenuta ed è stata rinviata sine die con un laconico comunicato stampa, che non ne spiegava le ragioni. Nel frattempo, il museo ha pubblicato i programmi espositivi per l’anno 2019-2020 e il Salvator mundi non viene menzionato. Questo silenzio attorno al dipinto che avrebbe dovuto essere il cavallo di battaglia del nuovo Louvre ha destato molti sospetti. Nel mondo dell’arte, si vocifera con sempre più insistenza che vi sia stato un clamoroso errore e che il quadro non si opera di Leonardo, bensì del suo allievo Luini.

L’Inghilterra ha deciso di celebrare Leonardo rivelando al pubblico una serie di 144 disegni, che fanno parte della più grande collezione privata al mondo, la Royal Collection. Dal 24 maggio al 13 ottobre, nella Queen’s Gallery di Buckingham Palace saranno esposti gli schizzi a matita o a carboncino del grande maestro del Rinascimento, raccolti in un libro da Pompeo Leoni nel 1590 e acquistati da Carlo II d’Inghilterra.

Disegni sul corpo umano, paesaggi, di soggetti sacri, progetti da realizzare, in cui si manifesta tutta la potenza della mente creativa di Leonardo, la sua fervidissima curiosità intellettuale, il suo genio, come artista, inventore e scienziato.

Per maggiori informazioni, il sito ufficiale è Leonardo da Vinci a life in drawing.

La Spagna, infine, ospita una mostra intitolata “I volte del genio”, nella quale il curatore vuole mostrare il volto dell’uomo Leonardo, che esiste dietro a quello dell’artista. Cuore dell’esposizione sono due codici, conservati presso la Biblioteca Nacional, e la Tavola Lucana, il ritratto scoperto dallo storico Nicola Barbatelli nel 2009 in Basilicata. Il visitatore viene accompagnato da installazioni audiovisive, ricostruzioni, applicazioni di realtà mista e realtà aumentata e applicazioni tecnologiche in un percorso che getta una nuova luce sul genio italiano.

I volti del genio, fino al 29 maggio a Madrid.

AvatarDiLucia Rota

Cammino di Santu Jacu in Sardegna

Cammino di Santu Jacu in Sardegna

Sono le 17.00. Su Rai3 è possibile seguire l’ottimo programma Geo in compagnia di Sveva Sagramola e del fotografo naturalista Emanuele Bigi che va in onda da lunedí a venerdì. Protagonista indiscussa la natura da salvare, rispettare ma anche da conoscere meglio nella sua ricchezza e nei suoi pericoli.

La puntata del   22 marzo ci ha permesso di passeggiare  lungo il Cammino di Santu Jacu  in Sardegna,  un itinerario  che collega ca 100 comuni diversi. Il percorso completo è di ca 1250 chilometri di cui 450 km tra Cagliari e Porto Torres, tra Bolotana e Oristano, 250 km  da Cagliari per il Sulcis fino alle isole di S. Pietro e S. Antioco e ritorno. Il cammino viene segnalato con conchiglie e frecce gialle. Seguendo le testimonianze storiche del passaggio in Sardegna dell’Apostolo Giacomo toccheremo quasi tutti i comuni in cui esistono chiese o rovine dedicate all’apostolo ma anche siti preistorici e archeologici , bellezze naturali, foreste e  parchi naturali, aree vulcaniche, zone minerarie, le città piú importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna.

Nel 2010 La Regione Autonoma Sardegna ha ufficializzato il  Cammino di Santu Jacu inserendolo nella rete degli itinerari turistici culturali e religiosi dell’ Isola.  Ospitalitá presso parrocchie, strutture comunali , alberghiere e B/B.

L’idea nacque a sostegno dell’idea dei Comuni il cui patrono è San Giacomo Maggiore (Santu Jacu in sardo) per dare maggior rilievo al proprio patrimonio storico-artistico e culturale, ripristinando e valorizzando il culto del patrono. Oggi, il Cammino di Santu Jacu tocca quasi tutti i comuni in cui esistono chiese di Santu Jacu, ma include anche siti preistorici e archeologici, bellezze naturali, foreste e parchi naturali, aree vulcaniche, alcune zone minerarie,  basiliche del romanico toscano, le città più importanti e i caratteristici borghi sperduti nel cuore della Sardegna, unendo in un percorso unico mari e monti, città e campagne, benessere e povertà, lingue, dialetti, usi e costumi diversi che coesistono su quest’isola che è “quasi un continente”

La Regione Autonoma della Sardegna lo ha dichiarato cammino regionale, inserendolo come base portante della rete degli itinerari turistici, culturali e religiosi dell’isola.

Si tratta, oggi, di un itinerario percorribile a piedi, in bici e a cavallo, che continua ad essere verificato nel tempo e migliorato, modificando le tappe più impervie, perché riguarda circa 100 comuni in zone diverse dell’isola, con tutto quello che ciò comporta.  Stiamo raccogliendo fondi per stabilizzare la segnaletica con piastrelle di grès ceramico e cippi, mentre prosegue l’opera di apertura di alloggi a prezzo pellegrino, pubblici e privati. ll Cammino di Santu Jacu rappresenta la spina dorsale di una rete di cammini nell’isola, perché ogni comune possa innestare dei percorsi locali che un pellegrino di lungo corso non percorre, ma che altri potranno apprezzare.

Contatti: amicisantujacu@gmail.com          www.camminando.eu/worldpres

AvatarDiSilvia La Rosa

“Grande, grande, grande”

Mina Anna Maria Mazzini, da tutti amata semplicemente come Mina, è davvero un patrimonio inestimabile della musica italiana. Definita come “la più grande cantante bianca del mondo” da Louis Armstrong, con Mina nessuna descrizione rende la grandezza di questa artista.

 Proprio in merito alla sua voce straordinaria e inconfondibile ha ricevuto probabilmente il complimento più bello da Sara Vaughan, la massima esponente dello stile jazz denominato bebop, la quale disse di Mina:”Se non avessi la mia voce, vorrei avere quella di una giovane ragazza italiana di nome Mina” e, non a caso, Mina questa bellissima dedica l’ha inserita proprio come apertura della sua biografia per il sito internet.

Il contributo che Mina ha donato alla musica italiana è immenso quanto la sua vastissima discografia.Tutto comincia nel 1958, sul palco di un celebre locale, la Bussola di Marina di Pietrasanta, in Versilia, dove Mina si esibisce insieme ad un gruppo che stava riscuotendo successo in quegli anni, gli Happy Boys, ma ben presto viene notata da un discografico, David Matalon, che le propone di incidere dei brani in italiano e inglese. Da quel palco la carriera di Mina prosegue, inarrestabile, come cantante, presentatrice di programmi di successo, attrice e discografica.

 Mina sembra avere il potere di tramutare in oro tutto ciò che si trovi a toccare, cosi come testimoniano i successi collezionati durante tutta la sua carriera. In sessantuno anni di gloriosa attività Mina ha interpretato circa 1500 canzoni e venduto oltre 150 milioni di dischi, conquistando i primi posti delle classifiche italiane. E questi numeri sono ancora più significativi se si considera che il 23 agosto 1978 Mina, proprio in quello stesso palco che aveva segnato il suo esordio, si esibirà per l’ultima volta davanti al pubblico, ancora inconsapevole della scelta di Mina di allontanarsi per sempre dalle scene, per ritirarsi a vita privata. Una scelta dalla quale la cantante non torna più indietro, e che lascia il pubblico italiano sgomento.

 Eppure Mina riesce a realizzare qualcosa di ancora piùstraordinario. Seppur ritiratasi dalle scene, Mina non smette mai di cantare, regalando canzoni al pubblico che, da parte sua, continua ad amarla come se non fosse mai andata via. Da quel lontano 1978 la tigre di Cremona, cosi soprannominata, ha continuato a ruggire forte.Mina e il mito, un’artista che nonostante la sua “assenza” in un’epoca di onnipresenza mediatica e tecnologica, ha saputo essere più presente di chiunque altro, sempre ironica, moderna, unica.

Lei continua a cantare, pure in inglese, in spagnolo, in tedesco, e persino in giapponese, senza spostarsi dalla sua casa di Lugano la sua musica, la sua voce, arriva dritta alle stelle, ed è difficile non provare quel “brivido felino” che lei stessa intonava in una celebre canzone.

Eppure al di là dei trionfi e dei numeri vistosi c’è molto, molto di più.

C’é un personaggio amatissimo che, con una personalità magnetica, ha sempre onorato la propria libertà di scelta, anche quando questa non coincideva esattamente con le aspettative di un’Italia non ancora emancipata. E cosi le tanto discusse minigonne o gli abiti vertiginosi abbinati ad un trucco stravagante fatto di eyeliner e ciglia finte, perché Mina si divertiva a giocare e provocare, incarnando perfettamente quel ruolo di avanguardista. Nonostante lei stessa si definisse «una lungagnona col vestito da cocktail sottratto di nascosto alla madre» il suo carisma incantava tutti, tanto da farne una vera icona. D’altra parte, Mina rappresenta la prima artista italiana a sentire forte la necessità di una propria etichetta discografica, per non piegarsi a logiche di mercato ed avere massima libertà musicale: é cosi che nel 1967 nasce la PDU per iniziativa di Mina stessa e del padre, Giacomo Mazzini.

E poi c’é la Mina dei tempi moderni, che continua a incantare ed emozionare, ma anche a divertirsi con la musica, come quando si presenta nella sua versione di ologramma alieno per il 68esimo Festival di Sanremo nel 2018, per una collaborazione con una celebre compagnia telefonica, oppure quando presta la sua voce al celebre pezzo electo-swing All night long del dj austriaco Parov Stelar, con i passi del ballerino Sven Otten (noto anche con il nome di JSM, acronimo di JustSomeMotion).

Da ricordare anche “l’evento” del 2001, quando Mina apre le porte del proprio studio di registrazione regalando un live streaming ai propri fan, e sono da ricordare anche quei suoi brillanti contributi in veste di editorialista per delle note testate italiane e, più recentemente, il tributo con cui Chanel e Karl Lagerfeld hanno voluto omaggiare la divina Mina.

Un personaggio poliedrico, coraggioso, e pronto a nuove sfide, come l’incontro con il rap ad esempio, come testimonia il duetto con il rapper Mondo Marcio in Angeli e Demoni, dando prova di grande curiosità e attenzione verso il nuovo.

L’abbiamo amata ad ogni nota e battito di ciglia, perché Mina è semplicemente unica, semplicemente “grande, grande, grande”.

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci in Italia

Tutta l’Italia è in fermento per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, al quale sono state dedicate numerosissime mostre ed iniziative in varie città, in particolare quelle che hanno visto nascere, crescere e formarsi, oppure ospitato il celeberrimo artista.

L’anno 2019 è interamente dedicato a quello che fu, indiscutibilmente, un genio assoluto: pittore, scultore, inventore, scienziato, anatomista, Leonardo ci ha lasciato un’eredità di opere d’arte di incommensurabile bellezza e prova tangibile del suo straordinario ingegno creativo.

Leonardo nacque il 15 aprile 1452 ad Anchiano, in provincia di Lucca a pochi chilometri da Vinci, in una casa colonica che nel 1952 fu trasformata nel  Museo Leonardiano . Qui è possibile assistere ad una narrazione audio-visiva tridimensionale, in cui un Leonardo in grandezza naturale si racconta. Si formò nella bottega del Verrocchio a Firenze, città che ospita il Leonardo Da Vinci Museum e custodisce presso gli Uffizi alcune opere giovanili dell’artista, come il Battesimo di Cristo, l’Annunciazione e l’Adorazione dei Magi.

Le mostre a Firenze, dedicate a Leonardo per questo importante anniversario, si susseguiranno nel corso di tutto l’anno. E’ possibile informarsi sul sito http://www.arte.it/calendario-arte/firenze, in continuo aggiornamento su tutti gli eventi.

Nel 1482, Leonardo fu mandato da Lorenzo il Magnifico a Milano, per portare un dono al duca Ludovico il Moro. L’artista rimase affascinato dalla città, che già all’epoca era tra le più popolose e aperta all’innovazione scientifica e tecnologia. L’accoglienza che ricevette, però, fu piuttosto tiepida e passò oltre un anno prima che ricevesse una commissione. Nonostante ciò Leonardo restò a Milano, dove soggiornò per vent’anni. Ed è proprio questa città che oggi lo omaggia con il maggior numero di iniziative, che prenderanno il via il 2 maggio, data esatta della scomparsa di Leonardo, e si protrarranno fino a gennaio 2020, tra mostre, spettacoli teatrali e convegni. Il calendario, fittissimo di eventi, è disponibile sul sito https://www.yesmilano.it/leonardo , sul quale vi sono anche tutte le informazioni su come arrivare e muoversi a Milano.

Dopo il lungo periodo milanese, iniziò per Leonardo un periodo errabondo, che lo portò in varie città, nelle quali l’artista lasciò il segno del suo passaggio, a Venezia, con il suo Uomo Vitruviano conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia; a Parma, dove nella Galleria Nazionale è esposta la Scapigliata, un dipinto raffigurante una testa di fanciulla, probabilmente incompiuto; infine  Roma, dove da marzo ad agosto le  Scuderie del Quirinale ospiteranno la mostra “ Leonardo da Vinci. Scienziato e inventore”. Sempre nella capitale si terrà, tra aprile e settembre, la mostra “Leonardo a Roma. Influenza ed eredità”, presso l’Accademia nazionale dei Lincei.
A Torino, infine, nella prestigiosa sede dei Musei Reali, si terrà la mostra intitolata “Intorno a Leonardo. Disegni italiani del rinascimento”, in cui verrà esposto il celebre autoritratto, appena restaurato.

Leonardo trascorse gli ultimi anni della sua vita in Francia, al servizio di Francesco I, un sovrano colto e raffinato, estimatore dell’arte italiana e morì ad Amboise, il 2 maggio 1519.

Nel frattempo, è di pochissimi giorni fa la notizia che la Monna Lisa nuda sia realmente opera di Leonardo da Vinci. Il disegno a carboncino, così chiamato per l’enorme somiglianza con la Gioconda, dopo oltre quasi due anni di studi ed esami, sarebbe stata, finalmente, attribuita al genio vinciano, tanto che sarà esposta a Chantilly, nel corso dei festeggiamenti previsti per il cinquecentenario.

AvatarDiElisa Borella

200 ANNI E NON SENTIRLI: L’INFINITO DI LEOPARDI E IL SEGRETO DELLA SUA FAMA

Recanatese, classe 1798, il suo è il mare letterario nel quale più dolcemente è facile naufragare… Avete capito di chi sto parlando? Ma certo, è proprio lui, Giacomo Leopardi! E proprio in questo 2019 appena cominciato ricorrono i duecento anni dalla stesura di una tra le sue poesie più celebri e suggestive: l’Infinito.

 

Parte del ciclo degli Idilli, insieme a La sera del dì di festa, ad Alla luna, a Il sogno e a La vita solitaria (componimenti concepiti negli anni 1819-21, ma pubblicati per la prima volta solo nel 1825 e poi, nuovamente, sei anni più tardi nell’edizione fiorentina dei Canti), l’Infinito è anche uno tra i testi poetici più studiati a scuola e conosciuti di tutto il patrimonio letterario nostrano… tanto che ancora oggi sentiamo l’esigenza di ascoltarlo, di scriverne e di parlarne! Già, ma perché? Perché ci affascina così tanto e a cosa si deve quella fama plurisecolare che gli ha permesso di resistere ai pericolosi colpi del tempo e delle mode?
I segreti, in realtà (se di “segreti” davvero si può parlare!), sono più di uno: innanzitutto, come per tutti i prodotti della mente umana presenti e passati, ciò che resta più impresso e che fa subito presa sul vasto pubblico non è tanto l’oggetto in sé, quanto la personalità che l’ha prodotto. Mi spiego: è più facile scolpire in mente un Giacomo Leopardi (spirito irrequieto/profondo/sensibile, ma prigioniero di un corpo fragile e incapace di stare al passo con un intelletto invece straordinariamente dotato) o un A Silvia? Forse nel caso di un “big” della letteratura come Leopardi la risposta non è così semplice da formulare, ma al “personaggio-Leopardi” sicuramente si deve una buona parte del suo successo (anche e soprattutto postumo), tanto che il grande schermo si è speso parecchio in questo senso ricostruendone più volte la biografia! Un buon ritratto, parzialmente riabilitante rispetto alla figura canonica (ma imprecisa!) del pessimistico “cantore dell’umana tristezza”, ci viene, ad esempio, offerta in tempi più o meno recenti sul grande schermo da Mario Martone attraverso Il giovane favoloso, film (da non perdere!) del 2014 che vede protagonista un Elio Germano decisamente calato nella parte. O ancora, ciò che ha contribuito (e che tutt’oggi contribuisce) alla notorietà del componimento è, naturalmente, l’insieme delle parole impiegate dall’autore, quello che in gergo tecnico si chiama “lessico”. I termini più ricorrenti, infatti, rimandano al “vago” e all’“indefinito”, concetti che più di altri sono, infatti, capaci di solleticare la nostra immaginazione e che sono, dunque, destinati a imprimersi più facilmente nella nostra memoria. Non dobbiamo scordare che la poesia e il canto nella notte dei tempi sono entrambi nati con l’accompagnamento della musica e proprio come quando ascoltiamo una canzone, non è tanto ciò che viene descritto o rappresentato ad avvicinarci, quanto le sensazioni e le emozioni che, dentro di noi, hanno fatto vibrare le corde giuste, attraverso i suoni e le parole impiegati! Insomma, per dirla con Leopardi e con il suo Zibaldone di pensieri, è facile sentirsi vicini all’io poetico tratteggiato dall’Infinito perché qualunque “anima s’immagina quello che non vede […] e si figura cose che non potrebbe, se la sua vista s’estendesse per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario.”

Se volete testare sul campo quanto appena esposto e ascoltare il componimento recitato da un esponente importante del teatro italiano (cioè niente meno che Vittorio Gassman!) cliccate sul link https://bit.ly/1PS3PO  e lasciatevi trasportare dalla magia delle parole!
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

AvatarDiGiuliana Holm

Viaggio negli incantevoli paesaggi della Sicilia di “Nuovo Cinema Paradiso”

Trent’anni dopo l’uscita, la pellicola torna a essere protagonista

Questa è la storia rocambolesca del trentennale “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

Le sorti del film cambiano radicalmente durante il suo percorso. Inizia nel 1988 con un flop nazionale, poi si presenta al Festival di Cannes con una versione ridotta e vince il Gran Premio della Giuria. Pochi mesi dopo si candida all’Oscar e nel marzo del 1990 lo vince come Miglior Film Straniero. Nel 1991 vince ben cinque premi BAFTA. Un’esperienza a dir poco clamorosa, che si snoda tra grandi delusioni e infinite soddisfazioni. Come un’Araba Fenice, il film rinasce e in poco più di un anno passa dalle “ceneri” alle “stelle” di Hollywood.

 

“Nuovo Cinema Paradiso” si presenta in più versioni di diversa lunghezza. L’originaria versione di 155 minuti fu un vero disastro, così Tornatore un anno dopo decide di sostituirla con una seconda versione ridotta di trenta minuti e la presenta a Cannes. In seguito nel 2002 esce una versione “director’s cut” di 173 minuti. Nel 2014 la pellicola si rilancia a Los Angeles in una nuova scintillante versione restaurata. A fine proiezione il pubblico americano si alza in una fortissima interminabile e commovente standing ovation. Nel novembre del 2018, in occasione del 30° anniversario, il film viene proiettato in tutti i cinema della Danimarca nella sua rinnovata versione. Insomma sembra che “Nuovo Cinema Paradiso” abbia una sua volontà propria che lo vuole di volta in volta sempre protagonista.

 

Sembra quasi inverosimile che nel novembre del 1988, il Cinema Aurora di Messina, a differenza di tutti gli altri cinema in Italia, fu l’unico a tenere il film per una settimana. Il gestore Gianni Parlagreco vide “Nuovo Cinema Paradiso” e se ne innamorò subito. Gli ritornò in mente tutta la sua vita da ragazzo, il suo amore per il cinema di provincia vicino a casa, la puzza di fumo di cui era impregnato tutto, le sedie di legno e una galleria completa degli svariati tipi di personaggi locali che frequentavano la sala. Anche a Messina il film non incassa, ma la passione per il cinema di Gianni, che si riconosce nel piccolo Totò, lo fa escogitare uno stratagemma: l’esercente lascia entrare gratis gli spettatori, ma all’uscita, se il film è stato di loro gradimento, possono pagare il biglietto. Fu così che progressivamente il film crebbe e arrivò a incassare settantadue milioni di lire solo a Messina contro l’incasso complessivo di 120 milioni in tutta Italia.

 

A ispirare il regista fu un fatto realmente accaduto nel 1977, durante uno dei suoi viaggi in Sicilia. Tornatore scoprì che il cinema della sua infanzia era stato chiuso. All’epoca accadeva continuamente, alcune città italiane rimasero senza cinema. In quegli anni le videocassette avevano preso il sopravvento e sembravano seriamente minacciare il futuro delle sale cinematografiche. Tornatore decise che era arrivato il momento di realizzare un progetto che si portava dietro da qualche tempo e si mise a intervistare i vecchi del posto, chiedendo loro di raccontare la storia del cinematografo. Il personaggio di Alfredo è ispirato ad Alfredo Vaccaro, puparo siciliano (siracusano) che raccontò a Tornatore il suo mestiere di proiezionista con tutte le limitazioni di allora. Ne nacque così “Nuovo Cinema Paradiso”, un film che è un tributo alla storia del cinema, alla vita, ma anche alla realizzazione dei propri sogni e a quelli infranti.

 

In questo film il regista siciliano, nativo di Bagheria in provincia di Palermo, ci porta a spasso per gli incantevoli paesaggi della Sicilia. L’immaginario paesino di Giancaldo, cornice della storia, è in realtà una montagna che sovrasta Bagheria, in provincia di Palermo. Mentre le scene ambientate nel presunto Giancaldo sono state realizzate a Palazzo Adriano, in provincia di Palermo. La bellissima piazza di Palazzo Adriano, con la caratteristica fontana bianca ottagonale in stile barocco del 1608, è il fulcro delle riprese, dove s’intrecciano le vicende del film. Oggi la piazza, a parte il traffico automobilistico, è rimasta invariata, così come le sue tre chiese. La chiesa di Maria Santissima Assunta, adornata di stucchi e impreziosita dall’arte dell’artista palermitano Giuseppe Patania, fa da sfondo alla vita degli abitanti di Giancaldo: donne che preparano l’estratto di pomodoro, il giovane Totò che si sofferma sui gradini a pensare ai consigli di Alfredo e così via. Mentre gli interni del Cinema Paradiso furono girati nella Chiesa di Maria Santissima del Carmelo, caratterizzata da un’unica navata e da un maestoso portone d’ingresso. Infine, s’intravede la chiesa di Maria Santissima del Lume, con la sua torre dell’orologio, verso la fine del film, quando Totò adulto partecipa al corteo funebre per Alfredo.

 

Ovviamente a Palazzo Adriano non troviamo il Cinema Paradiso, per quanto tutti i turisti chiedano dove si trovi. Il cinema, infatti, era uno scenario cinematografico che lo stesso regista fece distruggere in una delle scene finali. Ma a Palazzo Adriano oggi si può visitare il Museo “Nuovo Cinema Paradiso”, nel quale sono conservati alcuni cimeli, come ad esempio la bicicletta di Alfredo e moltissime foto del set, il tutto accompagnato dalla colonna sonora di Ennio Morricone. Certo, non tutte le scene furono riprese a Palazzo Adriano, alcune sono state girate al piccolo porticciolo di Cefalù, che nel film funge da Cinema Paradiso all’aperto durante il periodo estivo. Altre scene sono state realizzate in altri luoghi della provincia palermitana tra cui Castelbuono, dove nel Castello dei Ventimiglia fu ambientata la scuola di Totò. Le scene tra le strade bombardate, in cui Totò cammina con la madre dopo aver ricevuto la notizia della morte in guerra del padre, sono state girate a Poggioreale in provincia di Trapani, un paesino fantasma distrutto dal terremoto del 1968.

 

Il film è stato restaurato da Luce Cinecittà in collaborazione con il laboratorio bolognese, L’Immagine Ritrovata in occasione dei suoi venticinque anni. In un’intervista Il regista, dopo aver introdotto alla platea il film nella sua veste rinnovata, confessa: “Nuovo Cinema Paradiso è tutto per me, è grazie a questo film che ho potuto continuare a fare il mio mestiere. Un film stranissimo, che ancora oggi suscita nel pubblico un entusiasmo e una passione che m’imbarazzano. Decisamente un’opera che ha sempre fatto di testa sua.”

 

Vuoi scoprire i luoghi di “Malèna”, un altro film famoso di Tornatore girato nella Sicilia orientale, a Siracusa e Noto, e nella parte occidentale alla Scala dei Turchi, tutti luoghi che appartengono al patrimonio culturale dell’UNESCO?

Partecipa alla conferenza il 22 marzo. Qui il link per l’iscrizione:

http://www.fof.dk/Gentofte/Kursusoversigt/foredragogdebat/foredragsraekker/italiensk-filmturisme?id=391029

 

Marie MorelDiMarie Morel

Dopo il commissario Montalbano, arriva su Rai 1 “La stagione della caccia”.

 

Nel mio articolo precedente, ho dichiarato apertamente la mia passione per il commissario Montalbano e trovo veramente ingiusto che ogni serie offra solo due episodi a stagione. Con la consapevolezza che lunedì 18 febbraio sarà già finita, mentre scrivo ne sento già la mancanza. Fortunatamente, però, come l’anno scorso con La mossa del cavallo, anche quest’anno la nuova serie del commissario Montalbano sarà seguita da un film per la televisione, tratto da uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri, la stagione della caccia”. Il libro fa parte della serie “Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura”, fu pubblicato da Sellerio nel 1992 e fu il primo a dare allo scrittore siciliano quel meritato successo di pubblico e critica, che non l’ha più abbandonato. Ambientato in un’antica Vigata, l’immaginaria cittadina che in tempi moderni ospita il commissario Montalbano, racconta la storia di un farmacista, il cui arrivo in città coincide con l’inizio di una lunga serie di misteriose morti, che sembrano tutte disgrazie accidentali.

La trasposizione televisiva del romanzo, prodotta dalla Palomar, in collaborazione con Rai fiction, è stata affidata al regista Roan Johnson, pisano di origini londinesi, mentre a calarsi nel ruolo del farmacista Fofò La Matina è Francesco Scianna , attore palermitano noto al pubblico per aver recitato in Il più bel giorno della mia vita di Cristiana Comencini, Baarìa di Giuseppe Tornatore, La mafia uccide solo d’estate. Ad affiancarlo ci sono Donatella Finocchiaro, Miriam Dalmazio, Ninni Bruschetta, Giorgio Marchesi, Alessio Vassallo e Tommaso Ragno.

Questa è la trama ufficiale del film, diffusa da Rai Fiction:

“1880. L’Italia è unita da un pezzo, i Borbone non sono che un ricordo, ma a Vigata il blasone conta ancora molto. E i più nobili fra i nobili sono i Peluso di Torre Venerina. Ma questa ricchissima e potente famiglia comincia all’improvviso a essere decimata dai lutti. I Peluso muoiono uno dopo l’altro, come le prede di una battuta di caccia. E curiosamente l’inizio di questa inquietante e oscura mattanza coincide con l’arrivo a Vigata di un misterioso personaggio: Fofò La Matina, un giovane farmacista, figlio di un contadino che molti anni prima aveva lavorato come campiere proprio per i Peluso”

Le riprese del film si sono svolte tra nella seconda metà dello scorso anno tra Scicli, splendida cittadina barocca del val di Noto e l’incantevole borgo marinaro di Marzamemi, in provincia di Siracusa, a pochi chilometri da Pachino.

Per il primo ciack la produzione ha scelto la prestigiosa location di Palazzo Mormino Penna, che si affaccia si Piazza Italia a Sicli e che i fan del commissario Montalbano ricorderanno di aver già visto ne Il cane di terracotta” e ne La Forma dell’acqua.

Rischierò di sembrare patetica, ma lunedì 25 febbraio guarderò questo film e, come fanno gli innamorati quando si aggrappano ad ogni appiglio per trattenere l’amato, cercherò in esso ogni traccia che mi riconduca al mio Salvo Montalbano, dalla cadenza cantilenante del dialetto siciliano alle atmosfere di Vigata col suo mare e le sue bellezze. E quando la nostalgia sarà davvero troppa, allora mi salverà lo streaming su Raiplay.

 

AvatarDiPablo Paolo Peretti

LA VOCE DELLA SARDEGNA

Incontriamo la musicista scrittrice Anna Steri.

Artista molto particolare e amata dal web. Entriamo nel suo magico e colorato mondo. Dalla Sardegna una voce forte e bella.

 

INTERVISTA :

1)Hai conseguito il diploma di clavicembalo al conservatorio di Cagliari e sei anche una poetessa speciale; dolce e dura allo stesso tempo. Quanto ti ha influenzato la musica nel tuo processo creativo? E in quale maniera?

R: Ho iniziato a 9 anni il mio percorso musicale e letterario. Credo che la musica abbia influenzato notevolmente sulla mia scrittura. Dopo aver concluso una poesia o una pagina di un romanzo, leggo sempre a voce alta più e più volte e tutto deve suonare bene alle mie orecchie, e quando capita che non sia così, allora cambio parole, talvolt ane invento per il solo fatto che mi piace il suono di quelle sillabe unite, altre volte scrivo magari un vocabolo di cui non conosco a perfezione il significato, perché ”suona bene”, poi controllo se la scelta è stata giusta, o piuttosto dettata dall’istinto. Il mio amico più fedele è il dizionario dei sinonimi.

2) Cosa significa ai giorni nostri essere poeti? Quale messaggio valido puo’ dare la poesia?

R) E’ difficilissimo, complicato. Perché un poeta genuino, onesto è poeta soprattutto nella vita,non soltanto nella carta. E in un mondo come il nostro, questo presente che ci vuole veloci, talvolta superficiali (credo per evitare sofferenze), non pensanti, un poeta trova difficiltà anche ad uscire di casa. Un animo profondo, una sensibilità estrema , un cuore impavido nell’esternare emozioni e visioni, è certo che non avrà vita facile in questa epoca.

3) Chi, secondo te, legge poesia?

R)Al giorno d’oggi credo che si scriva di più di quando realmente non si legga, non ci si documenti su chi, altri prima di te, hanno creato bellezza vera, non semplici frasi con rime ”sole amore cuore”. La Poesia, così come la vivo io è un lavoro certosino. Mi sento una contadina della terra, una artigiana della parola, continuo nella lavorazione di questo gioiello, nella scelta dei vocaboli, nello studio dei più grandi poeti, ma anche di nuovi, moderni molto capaci. Legge poesia chi crede ancora nel sogno, nel risveglio delle coscienze, nella pace, nella fratellanza dei popoli, nella bellezza in ogni cosa.

4) Devono ricordarti. Come vorresti essere ricordata: come poetessa, musicista o scrittrice… o non ti interessa essere ricordata?

R)Conduco una vita molto riservata, esco pochissimo, non frequento locali, non amo la folla, fuggo dalla confusione. Questo per dire che non vado alla ricerca della fama. Che scrivo non per ricevere onori (credo sia stata pura fortuna l’aver vinto, nel 2017, il Premio Internazionale di Letteratura Alda Merini; forse con una giuria differente o un’altra opera presentata al concorso magari non sarei stata considerata per nulla) , ma per lavoro. So fare soltanto questo scrivere e fare musica, e ci devo guadagnare. Creo per vivere; anche io come tutti, ho dei bisogni primari quali mangiare, pagare un affitto, bollette, spese per la salute. Il riconoscimento mi fa piacere, non lo nego, ma soltanto se fa parte di una condivisione sincera, intendo condivisione di pensiero. E’ consolatorio sapere che altri, come te, desiderano rendere questo mondo più umano e sensibile.

5) La poesia ai tempi di internet. Qual è la tua opinione?

R) Credo che se qualcosa possa rivelarsi utile a documentarsi maggiormente, ad incuriosire, a farsi confronto con tanti piuttosto che soltanto con se stessi in un universo solitario, perché no?

6) Tre libri di poesia che hai letto da riproporre ai lettori e perché… e tre da rinnegare e perché?

R) La Poesia è una scelta molto personale. Si tratta di scegliere un abito, di indossarlo, poi uscire di casa e mostrarlo a tutti. Non ho libri da ocnsigliare e tanto meno da rinnegare.

7) L’amicizia tra i poeti è una cosa rara e quasi impossibile. Scriveva Rimbaud ”Il peggior nemico di un poeta è un poeta”. Cosa ne pensi?

R) Non ho amici. Quelli adolescenziali hanno preso strade differenti dalla mia, sia a livello umano che intellettuale. Sono sola, ma non sofferente. La solitudine mi serve; è da sola, sola con me stessa (l’unica amica che possiedo e che mi perdona molte cose amandomi così come sono), che posso creare. Non conosco poeti coi quali poter aver rapporti di amicizia, né amorosi.

8) Cosa rende una poesia ”poesia” e non un insieme di bei pensierini?

R) Bella domanda. La risposta è l’onestà intellettuale, sentimentale, emozionale. Non scrivereper avere consenso, ma per urlare il proprio disagio, la propria sofferenza, la propria gioia, la propria libertà, il proprio coraggio.

9) Qual è il peggior nemico della poesia?

R) L’apatia d’animo. La superficialità. La bandiera bianca sventolata alla Vita. La resa.

10) Ti chiedono di uscire a cena con uno o più poeti viventi oppure qualcuno che ci ha già lasciato…Con chi usciresti e perché?

R) Non accetterei nessun invito. Non amo gli inviti a cena. Mi sono sempre trovata in imbarazzo nei ristoranti. Trovo che stare seduti a un tavolo presuma grande confidenza, intimità. Riesco a mangiare soltanto davanti a mia madre, a parenti che ben ho frequentato. A coloro che sono stati i miei amanti, appena conosciuti, quando scattava il fatidico invito, ho sempre risposto ”Una cena è come amplesso, mi crea la stessa apprensione. Difficilmente mi viene bene alprimo incontro. Meglio fare sesso prima, e poi, liberati da quel senso di ansia da prestazione, stare seduti vicini a scegliere il cibo, un buon vino, guardarsi negli occhi, parlare sottovoce, tenersi la mano in un intreccio di dita consolatorio e tenero”. Ma starei volentieri su una panchina, in un parco deserto, in un autunno malinconico, con foglie rosse e gialle sulla terra nuda.

Anna Steri (Villacidro 1967), musicista e scrittrice. Diplomata in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di Sassari e in Clavicembalo al Conservatorio di Cagliari. Ha pubblicato l’album per voce e piano Figlia di un Do maggiore, 2014; tra le sue pubblicazioni Il romanzo breve L’ultima estate (Il Grappolo, 2004); il romanzo breve L’incontro (Edizioni Creativa, 2007); il romanzo per ragazzi Danny Arnott-Il sopravvissuto (Edizioni Creativa, 2007); il romanzo Terra mare (Edizioni Creativa, 2011); il romanzo breve Dulcis Jesu (Edizioni Creativa, 2013); Nel 2015 ha pubblicato Versi e autoscatti, raccolta di poesie e autoscatti in bianco e nero per Riccardo Condò Edizioni.

POESIA DI ANNA STERI:

Mia madre
ora
in vecchiaia
mi permette di entrare nel suo giardino.
Mi seleziona i fiori
in un percorso definito.
Non mi accompagna per
un antico orgoglio
ma da lontano
mi benedice.
Sono tornata ad essere una figlia.
A.S.

 ___

Assopita nel tuo ventre
fluttuante nel silenzio
in attesa
come te.
Tu d’utero
io d’animo.
Non ho memoria di echi tuoi
dalla tua aria alla mia acqua.
Ero sola anche allora
già prigioniera di te
con catena ombelicale
cibo e schiavitù
mischiati in un sol nutrimento.
A.S.

__

L’infelicità mi serve.
E’ l’inchiostro della penna con la quale scrivo.

A.S.

Ti amo nel silenzio delle cose
nell’ombra che s’allunga
nelle ciglia sospese.
Nel respiro che lasci andare
nell’angolo del cuore che trattieni
nell’orgasmo dell’anima tua e mia
quando s’accorciano le distanze.
E nel tuo nome che pronuncio
tra terra e il cielo
che semino e che raccolgo
non soltanto in primavera .
A.S.

___

Non ti amo di meno nella stanchezza
nell’assenza delle cose
nel riverbero silenzioso dell’io che talvolta non riconosco.
Non ti amo di meno quando canto
e sembra ch’io non ascolti che l’Arte
che mi distrae dal quotidiano incerto
che mi solleva dalla miseria del mangiare e del dormire.
Non ti amo di meno quando mi allontano
poiché la mia solitudine mi serve.
sembra tolga invece aggiunge.
sul finire della sera
mi ricordo di te più che mai
poiché tutto si è concluso.
Tutto è stato dato.
Consumato. Accolto.
E tra la notte e l’indomani
Te solo hai presenza e attesa.
A.S.

AvatarDiDante Alighieri Copenaghen

CAMERA FILM presenta DOGMAN di MATTEO GARRONE

Danmarkspremiere il 28 februar

L’italiano Matteo Garrone (1968) ha avuto una svolta epica con la sua inedita, quasi documentaria, realistica “Gomorra” (2008), raffigurante il comportamento violento della camorra napoletana. Quattro anni dopo, era di nuovo sotto i riflettori con “Reality” (2012), una commedia colorata e divertente. Poi è arrivato il grottesco film fantasy barocco – o forse più film fantasy – “Tale of Tales” (2015). Con “Dogman”, Garrone è tornato al punto di partenza di “Gomorra”; vale a dire, il mondo sotterraneo violento, a testa bassa, criminale, che si trova alla periferia di molte delle città del sud Italia. Il film è stato presentato nella competizione principale a Cannes lo scorso anno, dove Marcello Fonte ha vinto il premio come miglior protagonista maschile.

Nella periferia di Roma, a via Magliana 253, nel quartiere Portuense, Marcello è un uomo che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toilettatura per cani “Dogman”, l’amore per la figlia Sofia e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere.

Dopo l’ennesima sopraffazione, per riaffermare la propria dignità, Marcello mette in atto una vendetta terribile e dall’esito inaspettato.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il commissario Montalbano, da lunedì 11 febbraio, i nuovi episodi.

 

La mia storia d’amore con il commissario Salvo Montalbano è iniziata prima che assumesse le sembianze di Luca Zingaretti.

Lo incontrai nel 1994, tra le pagine de La forma dell’acqua, il primo libro della lunga, fortunata serie che lo vede protagonista.

Mi immersi nella lettura e fui travolta dal suo fascino e dal suo carisma, complice la suggestiva ambientazione in Sicilia, di cui custodisco meravigliosi ricordi.

La scelta singolare e azzardata dello scrittore Andrea Camilleri, di usare un linguaggio che è una sapiente ed equilibrata commistione tra italiano e dialetto, si è rivelata vincente, perché dopo un approccio un po’ titubante, è facile lasciarsi andare alla musicalità delle parole, che rievocano all’istante il calore e il temperamento dei siciliani.

Leggere un libro di Camilleri è come fare ogni volta un viaggio in Sicilia, perché le sue descrizioni sono così ricche di dettagli da accendere l’immaginazione e il lettore si ritrova ad ascoltare la risacca, ad annusare finocchietto selvatico, ad assaporare la caponata di Adelina, la storica domestica di Montalbano.

Quando seppi che sarebbe stata fatta una trasposizione televisiva dei libri, mi preoccupai, perché nella mia fantasia il commissario Montalbano aveva già un volto e una voce e temevo di restare fortemente delusa dalla scelta dell’interprete. O peggio, che la visione di un prodotto deludente potesse inquinare quello che, nel mio immaginario, era il commissario Montalbano ideale.

Non accadde. Vedendo Il ladro di merendine, il primo episodio in assoluto, nel 1999, la figura di Luca Zingaretti si sovrappose immediatamente a quella elaborata dalla mia fantasia, con una perfezione quasi commovente.

Sono passati vent’anni da allora e non ho perso nessuno dei trentadue episodi andati in onda fino ad oggi.  Sebbene la loro visione sia stata spesso preceduta dalla lettura del libro, ciascuno di essi mi ha coinvolta ed emozionata come se non conoscessi la trama.

Nel contempo, la lettura dei libri si è trasformata in un’esperienza differente dalle altre: ora che ogni personaggio ricorrente ha delle sembianze ben precise e una personalità definita, ogni volta è come ritrovare dei vecchi amici che non vedevo da tempo.

E a breve potrò incontrarli ancora, nei due nuovi episodi che andranno in onda su Rai 1: “L’altro capo del filo”, che sarà trasmesso il prossimo 11 febbraio e “Un diario del ‘43”, il 18.

Entrambi sono stati girati, come sempre, da Alberto Sironi e hanno come fil rouge lo scottante tema dell’immigrazione.

Il primo è ambientato in parte in Friuli Venezia Giulia, dove Montalbano si reca per assistere ad una cerimonia con Livia, mentre fervono i preparativi per le nozze fra i due eterni fidanzati. Nel frattempo, in Sicilia, un omicidio collegato allo sbarco dei migranti richiama all’ordine il nostro commissario. L’episodio è dedicato all’attore Marcello Perracchio, che interpretava il dott. Pasquano, venuto a mancare nel 2017 e il commissario Montalbano dirà addio all’amico anche nella fiction. Le gag tra i due personaggi resteranno nel cuore dei fan per sempre.

Nel secondo episodio, Montalbano trova un diario del 1943, che custodisce terribili segreti. Gli toccherà indagare per scoprire se si tratta di verità o fantasia, in un caso in cui si parla di immigrazione dall’Italia verso gli Stati Uniti.

Se qualcuno ha dei dubbi sull’esistenza dell’amore eterno, io sono la prova vivente che si sbaglia. Sono sicura che quello tra me il commissario Salvo Montalbano durerà per sempre.