Il BLOG DELLA DANTE

Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

HALLOWEEN Is coming…

HALLOWEEN Is coming .....

Mancano pochi giorni all' arrivo di questa ricorrenza di origine celtica celebrata la sera del 31 ottobre.
La parola Halloween deriva dallo scozzese "All Hallows 'Eve che tradotto significa" notte di tutti gli spiriti sacri" cioè la Vigilia di Ognissanti ..
La sua storia risale a tempi molto antichi.Per alcuni studiosi si riallaccia
alla festa romana dedicata a Pomona, dea dei frutti e dei semi, per altri
alla festa celtica di Samhain, nome mantenuto tra i popoli antichi dell'arcipelago britannico e equivale a "fine dell'estate"
Con il trascorrere dei secoli ha assunto simbologie diverse a seconda dei paesi in cui viene celebrata.
Nei paesi di influenza anglofona ( Irlanda, Australia, Regno Unito, America )..
Halloween viene festeggiata come festa del costume" .
In America si diffuse nella seconda metà dell'800 a causa dell' immigrazione
irlandese  fino a diventare una delle maggiori celebrazioni americane .
Il simbolo più diffuso , oltre a teschi e maschere orripilanti, è la zucca intagliata e illuminata da una candela all' interno .
Originariamente veniva usata la rapa intagliata  per farne lanterne con espressioni macabre in ricordo delle anime bloccate nel Purgatorio.
Successivamente in America venne usata la zucca che era disponibile in ampie quantità .ed era di dimensioni maggiori rendendo più facile il lavoro di intaglio.
L' uso della zucca avrebbe la sua origine nel racconto del personaggio di
Jack  O' Lantern , condannato dal diavolo a vagare per il mondo , di notte , alla luce di una zucca scavata all' interno e contenente una candela .
È usanza di Halloween che i bambini mascherati vadano di porta in porta a chiedere  dolciumi e caramelle  pronunciando la nota domanda " Dolcetto o Scherzetto ?"
Essa risale ad una nota filastrocca inglese:
Trick or treat , smell my feet
Give me something good to eat
 Anche la pratica di mascherarsi si riallaccia al Medioevo  quando i poveri andavano in giro a chiedere l' elemosina  il giorno di Ognissanti  e ricevevano cibo in cambio di preghiere per il giorno dei morti ( il 2 di novembre ) .
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L’ albero della vita

Mi sia consentito di ritornare, per un istante, al tema della bomboniera ma solo per introdurre un argomento che mi attrae molto: la simbologia dell' albero della vita.

Le bomboniere, come è d'uso, seguono mode che cambiano continuamente. Un' icona che in questi ultimi tempi permane nella scelta e nel gusto è appunto l' albero della vita.
Qual è il significato di un siffatto dono?
Regalare un qualsiasi oggetto o in particolare una bomboniera che rappresenti quest' albero ha un significato molto più profondo del suo aspetto estetico.
Le radici , il tronco e i rami sono i tre elementi essenziali dell' esistenza umana: l' albero è una metafora della nostra vita!
L' Albero della vita ha origini antichissime. Lo si trova nei testi sacri dalla Genesi all' Apocalisse, le sue immagini sono ricorrenti nella cultura ebraica e successivamente anche in quella cristiana .Nei secoli si arricchisce di significati spirituali diventando una metafora spirituale anche nelle culture non giudaiche.
In tutte le culture , tuttavia , è un simbolo vitale.
I tre elementi che lo costituiscono: radici, tronco e rami, rappresentano i tre elementi essenziali dell' esistenza.
Le radici tengono l' albero fermamente legato al suolo da cui trae nutrimento e forza vitale.
Il tronco lo mette in relazione con tutto ciò che lo circonda .I rami che dando vita a frutti e semi sono una forma generativa della vita stessa.

Interessante è il simbolismo  che la cultura celtica attribuisce all' albero.
Le radici rappresentano il collegamento con il mondo sotterraneo, un significato escatologico che lega l'esistenza all' inconoscibile.
Il tronco fa da collegamento tra l' invisibile e il mondo circostante. Infine i rami che si protendono verso il cielo rappresentano l' elevazioni a mondi superiori.
Ogni cultura, ogni filosofia conferisce all' albero un suo significato .una sua chiave di lettura di un elemento  semplice, apparentemente, ma che, tuttavia, segna i limiti e le aspirazioni dell'umanità che tende a staccarsi dal reale per raggiungere più alte sfere dello spirituale
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I profumi ed i sapori della cucina di casa

Non so se vi sia mai capitato di essere lontano da casa per lungo tempo o di dimorare in paesi stranieri per motivi di lavoro. All' improvviso il desiderio olfattivo della buona cucina di casa comincia a farsi strada, quasi irrefrenabile, mescolandosi all' immaginario gusto di quelle pietanze che abbiamo lasciato dietro di noi.

Un andare a ritroso nel tempo quando l'aroma del caffè che si vaporizzava dalla moka borbottante sul fornello si univa al latte  e al profumo di buono dei biscotti appena sfornati. Bastavano questi odori familiari a farci uscire dal letto e ad affrontare, anche malvolentieri, la giornata di scuola che ci attendeva.

Avete mai fatto caso a quanto sia delizioso, in un giorno di festa, il profumo della torta di mele?

Il connubio perfetto tra il Pan di Spagna  fatto in casa e le fettine di mele che affiorano appena in superficie. Per non parlare del ragù della domenica !

Per noi partenopei il ragù è un rito !
Basta ricordare Sophia Loren nel film "Sabato , domenica e lunedì" quando dal macellaio sciorina la ricetta classica del ragù napoletano.
Oppure la poesia di Eduardo de Filippo "O  rau' " (Il ragù)
"O rau' che me piace a me 
m' o ffaceva sulo mamma'."
Noi campani di una certa età ci svegliamo la mattina della domenica con quest' effluvio di pummarola (=pomodoro) e basilico e mentre il ragù pippiava ( =cuoceva a fuoco lento lento ) già pregustavano l' invitante fetta di pane casereccio sulla quale scivolava mollemente di quel nettare foriero a sua volta di un primo piatto di mezzani spezzati annegati nel sugo e biancheggianti di formaggio grattugiato .

Prosegue il nostro viaggio attraverso quei cari profumi della cucina di casa.

Due festività sono rimaste impresse nella mia memoria, reminiscenze della mia fanciullezza, quando ci si accontentava di poco e anche un piatto di dolcetti fatti in casa ci rendeva felici: il Natale e la Pasqua.

Lo sfrigolio degli struffoli nella padella dei fritti si sposava sapientemente con con il profumo del miele appena sciolto con le scorze di arance e limone.

L' odore penetrante della frittura di calamari e gamberi coinvolgeva tutto il condominio mentre le vongole veraci si aprivano ad una ad una sul fornello inebriando con il loro sapore di mare.

E che dire dei casatielli dolci e salati che rallegravano la nostra Pasqua!

Altri tempi , altri sapori,
  quando cucinare era un atto d' amore!
Amore che si concretizzava  in quelle delizie realizzate da amorevoli mani, quelle della mamma.
Per tutto quanto detto dobbiamo convenire che riunirsi a tavola è una bella forma di coesione e di aggregazione, un gustare tutti insieme piatti che hanno il sapore della Famiglia.

La frenetica società odierna non ci offre molto tempo da trascorrere insieme.
Ci si affida allo street food, al mordi e fuggi, oppure ai piatti artificiosi sapientemente creati da chef di fama internazionale.
Andiamo, tuttavia, ogni tanto, indietro nel tempo, riscopriamo nella nostra memoria i sapori e gli odori della cucina tradizionale e perché no, cerchiamo di riprodurli nella nostra cucina...
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Fusilli al ragù

Ingredienti per 2 persone :

300 gr di fusilli
300 gr di spezzatino misto manzo e suino
misto per soffrtto (carota,cipolla sedano)
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
vino bianco secco
500 ml di passata di pomodoro
sale q.b.
foglie di basilico fresco

Preparazione

Fate soffriggere il misto di ortaggi nei 3 cucchiai di olio, aggiungete la carne e lasciatela rosolare. Sfumate con il vino bianco e quando è evaporato, fate cuocere, a fuoco lento, versando qualche mestolo di brodo caldo. A metà cottura, salate e aggiungete la passata di pomodoro con qualche foglia di basilico.
Nel mentre, lessate la pasta e colatela al dente.
Condite con il ragù preparato...
Preparazione circa 2 ore 
Difficoltà media 
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Risotto ai funghi

Ingredienti per 2 persone :

250 gr di riso RIBE
750 ml di brodo di dado
250 gr di funghi misti
40 gr di burro
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 cipollina
vino bianco secco
sale q.b
2 cucchiai di panna da cucina
prezzemolo tritato

Preparazione

Preparate il brodo e tenetelo sul fuoco .In un tegame largo fate soffriggere la cipollina, tagliata a velo, nel cucchiaio di olio.

Quando è imbiondita, versate i funghi puliti e tagliati a fettine insieme ad una manciata di prezzemolo tritato. Lasciate cuocere per una decina di minuti, quindi toglieteli dal tegame e sciogliete nello stesso metà del burro. Versate in un sol colpo il riso, deve tostare per qualche istante poi sfumate con il vino bianco.

A mestoli aggiungete, a mano a mano che cuoce, il brodo bollente, mescolando lentamente. Pochi minuti prima della cottura completa versate nel risotto i funghi, l'altra metà del burro e i due cucchiai di panna diluiti in poco brodo. Servite caldo, mantecato con parmigiano reggiano (se gradito).

Preparazione circa 2 ore
Difficoltà media

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Piselli in fricassea

Ingredienti

300 gr di piselli freschi o surgelati
100 gr di pancetta dolce a cubetti
30 gr di burro
1 cucchiaio di olio versate di oliva
cipollina
sale q.b
1 mestolo di brodo vegetale
2 uova
Parmigiano grattugiato
Pepe macinato fresco

Preparazione

Fate rosolare la cipolla tagliata a velo nell' olio e nel burro, appena imbiondita versate i piselli  insieme ai cubetti di pancetta. Salate, aggiungete un mestolo di brodo e lasciate cuocere a fuoco medio per circa 15 min.
Nel frattempo battete le uova insieme al formaggio e versate sui piselli mescolando ripetutamente. Servite caldo con crostini di pane fritti nel burro.
Preparazione 40min  circa
Difficoltà facile
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I peperoncini verdi

I peperoncini verdi sono piccoli peperoni dalla forma allungata, tipici dell Italia meridionale.

Sono detti anche friggitelli o friarelli perché sono soliti essere cucinati in un filo di olio, o anche peperoncini di fiume (puparulilli do sciumm)perché la loro dimora di elezione sono le campagne acquitrinose che si estendono intorno ai canali di irrigazione .
In qualsiasi modo vengano cucinati (fritti , con il pomodoro, con le patate) rappresentano un piatto gustoso tipico della tradizione culinaria campana.

 

Ingredienti:

500 gr di peperoncini verdi
olio per friggere
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 spicchio di aglio
300 gr di pomodorini
foglie di basilico fresco
sale q.b.
origano

Preparazione

Spuntate, lavate ed asciugate i peperoncini, quindi friggeteli in poco olio non bollente facendo attenzione che non brucino.
Nel frattempo preparate una salsina con olio extravergine, aglio, i pomodorini lavati e sminuzzati, il sale, le foglie di basilico ed un pizzico di origano.
Lasciate cuocere per circa 15 min, versate i peperoncini e lasciate che si insaporiscano nella salsetta per qualche minuto...
Sono un ottimo contorno, ma ancora di più in un cozzetto di pane casereccio, scavato al centro e ricoperto con la stessa mollica!
Mmmmmm che bontà!
Provare per credere 
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Saccottini di pasta sfoglia

Ingredienti per 2 persone:

1 rotolo di pasta sfoglia già pronta
150 gr di prosciutto crudo a fette
150 gr di scamorza o fior di latte a fette
1 uovo

Preparazione :
Srotolate la sfoglia lasciandola sulla sua carta da forno.
Tagliatela in quattro parti e stendete su ciascuna porzione le fette di prosciutto crudo e di scamorza. Chiudete a pacchetto, chiudendo bene i margini , spennellate poi con il tuorlo dell'uovo.
Infornate su una placca da forno  a temperatura media per circa 15/20 min finché saranno gonfi e dorati. Non aprite il forno altrimenti si sgonfiano.
N.B  il ripieno può variare a secondo dei gusti: prosciutto cotto e provola, ricotta e spinaci, ricotta e zucchine...
Preparazione 30 Min circa 
Difficoltà molto facile 
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Melanzane a funghetti

Ingredienti per due persone :

2- 3 belle melanzane 
Olio per friggere 
350 gr di pomodorini 
2 cucchiai di olio extravergine di oliva 
1spicchio di aglio 
sale q.b 
origano 
foglie di basilico fresco 
Preparazione

Lavate le melanzane e tagliatele a tocchetti, friggetele in olio ben caldo e tenetele da parte. Preparate un sughetto facendo dorare l'aglio nei due cucchiai di olio, versate i pomodorini ben lavati e tagliati a metà. Salate, profumate con origano e foglie di basilico. Lasciate cuocere per 15 minuti circa, aggiungete infine le melanzane, rigirandole nel sugo. Pochi minuti perché insaporiscano e ... Buon Appetito ! 
Preparazione 1 ora circa 
Difficoltà. Facile 
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Linguine pomodori e basilico

Un primo piatto molto semplice ,proprio della dieta mediterranea , ma molto gustoso e profumato

Ingredienti per 2 persone
250 gr di linguine
500 gr di pomodorini
3 cucchiai di olio extravergine
sale q.b
uno spicchio d' aglio
foglie di basilico fresco

Preparazione
Lavate bene i pomodorini, tagliateli a pezzetti, versateli in una larga padella in cui avete fatto imbiondire lo spicchio d' aglio.

Salate, incoperchiate e lasciate cuocere il sugo, a fuoco lento per circa 15/ 20 minuti.

Tagliate grossolanamente le foglie di basilico e aggiungetele al sugo.
Nel frattempo lessate la pasta, colatela al dente e fatela saltare nella padella con il sugo. Servite con foglie di basilico.

Difficoltà: facile
Preparazione: 1 ora e 1/2

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Peperoni arrostiti ammollicati

Ingredienti 

3 bei peperoni verdi e rossi 
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
una manciata di capperi 
olive nere 
aglio un pizzico di origano 
mollica di pane raffermo 
sale q.b

Lavate i peperoni  lasciandoli interi.

Su una piastra ben calda arrostiteli in modo che a spellarli venga via tutta la pellicina. Quando si sono intiepiditi puliteli, dei semi e tagliateli a striscioline. In una padella versate una metà dell'olio, l' aglio tagliato a pezzettini, il sale, i capperi, le olive, la mollica di pane sminuzzata.

Mescolate con cura con l' altra parte di olio, ponete la padella sul fuoco e cuocete per una decina di minuti .

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La sirena Partenope

Giorni fa mi è capitato di leggere questa bellissima frase sul tema della vita :
Vivere non è abbastanza, bisogna avere il sole , la libertà ed un piccolo fiore .
L' autore è Hans Christian Andersen.
Solo l'Autore di tante fiabe che hanno fatto sognare generazioni di bambini , poteva dare un' immagine così poetica della vita.
Vivere senza guardarsi intorno ed apprezzare tutta la bellezza della Natura non è vivere!  Guardare e sentire il sole fuori e dentro di noi. Godere della libertà!

Queste poche pennellate di parole, semplici ma incisive, riescono a dare così bene il senso della vita.

Sono le stesse pennellate di colore che si ritrovano nella descrizione del mondo marino della Sirenetta. La semplicità delle piccole cose: le conchiglie, tutta la flora e la fauna marina in una miriade di colori che si staglia davanti ai nostri occhi come un dipinto tridimensionale.

Bellissima la descrizione del giardino dai fiori rossi della Sirenetta che ancora di più sottolinea la bellezza delle cose semplici.

La citata libertà è la stessa che caratterizza questa delicata creatura del mare. Opera la sua scelta di diventare Umana per Amore, si assume la responsabilità di questa scelta. Soffre fisicamente, ma soprattutto le duole il cuore quando il suo amato principe sceglie un' altra sposa. Quando potrebbe salvare la sua vita uccidendo il suo amato, sceglie la morte in nome di quell' amore così grande da andare oltre la vita. Diventa una bolla evanescente ma capace di aiutare chi ne avrà bisogno.

Questa è la favola e ciò che io ho letto sfogliando per l'ennesima volta le sue pagine.
Ma ora vi racconteró una leggenda...

Questa sirena fa parte della nostra tradizione.

Gli abitanti di Napoli usano definirsi " partenopei " in nome di questa sirena,  di cui si può ammirare la statua a Piazza Sannazzaro. Secondo la storia , Napoli ( Neapolis , città nuova) fu fondata dai Greci nel IV sec.a.C..

La leggenda va ancora più indietro nei secoli e si rifà all'Odissea di Omero.
Come tutti sanno Odisseo, in rotta verso Itaca, tra mille peripezie, avvertito dalla maga Circe, volle ugualmente ascoltare le voci melodiose delle sirene  facendosi legare all' albero della nave. Così mentre i suoi marinai non si gettarono in mare perché le loro orecchie erano state otturate con la cera, lo stesso Odisseo resistette con sommo sacrificio a quel canto magico e non divenne preda di quelle creature marine. Esse non seppero resistere all' onta subita e andarono a sfracellarsi suo promontori circostanti. In particolare la sirena Partenope (alcuni dicono  innamorata persa di Ulisse) fu portata dalle correnti marine sugli scogli di Megaride (dove oggi sorge Castello dell'Ovo).
Trovata dai pescatori , il suo corpo si trasformò e divenne parte della morfologia del luogo.

Il suo capo è appoggiato ad est sull' altura di Capodimone ed il piede ad ovest verso il Promontorio di Posillipo.

La sirena d' allora fu venerata come una dea,  Napoli divenne una città ricca,  perla del Mediterraneo.
Favola o leggenda, l' Uomo ha bisogno di queste creature sovrannaturali per andare oltre la quotidianità e rifugiarsi nel sogno.
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Pennette panna e funghi

Ingredienti per 2 persone

300 gr di pennette lisce
1 confezione di panna da cucina
200 gr di funghi champignons tagliati a fettine
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
20 gr di burro
parmigiano grattugiato
aglio
sale q.b.   prezzemolo tritato
Preparazione 
Fate soffriggere, in una larga padella, l'aglio nell' olio, toglietelo appena imbiondisce. Versate quindi i funghi insieme al prezzemolo tritato, lasciate cuocere a fuoco lento per una decina di minuti. Aggiungete la panna e la noce di burro , mescolando bene.
Lessate le pennette, scolatele al dente con una schiumarola, fatele saltare nella padella con i funghi e la panna. Cospargete di parmigiano grattugiato ed una macinata di pepe.
Buon appetito
Caterina ArrabitoDiCaterina Arrabito

Bignè alla panna

Difficoltà media 
Preparazione : 2 ore e 1/2 
Deliziatevi con questa prelibtezza!
Area degli allegati

Ingredienti 

350 gr di farina 
1/2 l.di latte 
200 gr di burro 
un pizzico di sale 
5 uova 
panna montata 
Zucchero a velo 

Preparazione:
In una casseruola mettete il latte con il burro e il sale. Appena il latte bolle,  ritirate la pentola dal fuoco, versatevi di getto la farina, rimettete sul fuoco e con un cucchiaio di legno lavorate l' impasto finché si staccherà dalle pareti della casseruola. Ritirate dal fuoco, lasciate intiepidire, unite, una per una, le uova intere, rimestando bene per incorporarle all'impasto. Lasciate riposare la pasta, poi versatela nel sac a poche munito di bocchetta rotonda la cui punta deve avere un diametro di 1- 2 cm. Fate cadere sulla placca da forno unta di burro dei mucchietti di pasta della forma e della grandezza di una noce e cuocete a fuoco moderato finché saranno gonfi. Cotti e raffreddati, fate un' incisione con la punta di un coltello e riempiteli di panna montata zuccherata, servendovi sempre del sac a poche.
Spolverare di zucchero a velo o guarnite con un ciuffo di panna montata.

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La bomboniera

I confetti trovano la loro naturale collocazione naturale nelle bomboniere, contenitori di ogni genere e forma che rendono più significativa ogni ricorrenza importante della nostra vita.

Nascita, battesimo, matrimonio, laurea sono eventi da immortalare con oggetti che ne rappresentino il significato.

Una bomboniera ante litteram nasce in Francia.
La sua etimologia deriva infatti dal francese bonbonnière (da bon bon ), ovvero contenitore di dolci.
Tuttavia, già nel XV sec, quando si celebrava una festa di fidanzamento, il promesso sposo soleva donare alla sua futura sposa la " coppa amatoria ", un piatto di ceramica contenente dolcetti.
 
La bomboniera vera e propria nasce nel XVIII, sotto forma di scatoline finemente lavorate da orafi ed artigiani: delle vere opere d' arte.
Anche in Inghilterra nel XVI sec era in uso regalare delle "sweetmeat box ", scatoline di gran pregio al fine beneaugurante.
Sta di fatto che esse erano appannaggio della classe aristocratica, le nobildonne dell'epoca le portavano sempre con sé esibendole come status symbol del loro rango.

 
Il battesimo della bomboniera in Italia ebbe luogo nel 1896 in occasione delle nozze del principe di Napoli  e futuro re d'Italia Vittorio Emanuele con la regina Elena di Montenegro.
In quella occasione gli invitati donarono agli sposi cofanetti contenenti confetti.
D'allora si sviluppò la tradizione delle bomboniere, dapprima in occasione di nozze , in seguito per tutti gli eventi significativi.

Oggi non sono più gli invitati a donare i confetti ma viceversa i festeggiati ad offrirli a coloro che hanno voluto condividere questo momento  di gioia.
 
Ceramica, vetro, legnose: tanti altri sono i materiali con cui oggi si fabbricano bomboniere, da quelle più economiche a quelle più costose. Tutte hanno in comune un solo significato: sono portafortuna , auguranti di felicità e benessere .
 
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I confetti: origini, tradizioni, significato

Piccoli, grandi, colorati,bianchi, i confetti fanno parte della tradizione italiana e soprattutto dell’Italia del Sud.

Essi,infatti,accompagnano tutti gli eventi che sono pietre miliari nella vita,dalla nascita alla vecchiaia. Non a caso i confetti per i compleanni sono di svariati colori in virtù che ognuno di essi rappresenta un evento particolare .Nascita rosa e celeste, Prima Comunione bianchi,Promessa di matrimonio verdi,Laurea rossi , Matrimonio bianchi che con il trascorrere degli anni diventano d’ argento per i 25 anni,dorati per i 50 anni .

Ma quando nasce il concetto?
La sua etimologia deriva dal latino confectum (preparato, confezionato).
Ha origini antichissime addirittura una teoria li richiama al 447 a.C., quando gli antichi romani solevano festeggiare nascite e matrimoni con dolcetti prodotti allora (quando non si conosceva lo zucchero) con mandorle ricoperte da un impasto di miele e farina.
Altre teorie sostengono che un confetto più simile al nostro si sia diffuso a Venezia intorno al 1200 d.C.  portato dai mercanti provenienti dall’Estremo Oriente.
Si dice che fu proprio un medico arabo che camuffò  un medicinale amaro in un involucro dolce.
È databile  al 1400 la prima industria artigianale di confetti, con la forma classica che oggi vediamo, e precisamente a Sulmona in Abruzzo.
La mandorla Avola italiana è tra le più pregiate e costituisce il fulcro dei confetti più pregiati.
Oggi  si trovano  in commercio in  tutti i gusti: al cioccolato, stracciatella, ricotta e pera, sfogliatella, delizia a limone, e qui l’elenco potrebbe continuare all’ infinito!
Tutti sono collegati da un solo file rouge: rappresentano l’ augurio di felicità, fertilità, longevità ,benessere.
E, come una volta le due metà della mandorla rappresentavano l’ unione dei due sposi, oggi un confetto rappresenta un evento unico, tre confetti la coppia e un figlio, cinque confetti la fertilità e il benessere.
Se vi é piaciuto questo articolo continuate a seguirmi.
Continuerò a scrivere su questo delizioso argomento, soffermandomi sulla nascita delle bomboniere.
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Stufato di manzo e patate

 Ingredienti: 

  • 800 gr  di manzo
  • 800 gr di patate
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 mestolo di brodo
  • olio di oliva
  • sale e pepe

 Procedimento:

  • In una pentola, dove avete versato una dose abbondante di oli, mettete a soffriggere un trito di cipolla, aglio, carota e sedano
  • Aggiungete il manzo e fate rosolare qualche minuto
  • Salate e pepate
  • Dopo circa 1h 30 minuti pelate le patate, tagliatele a spicchi e versatele nella pentola insieme alla carne bagnando con il brodo caldo
  • Coprite la pentola e lasciate cuocere a fuoco lento ancora per 30 min
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Gnocchi alla sorrentina

Ingredienti per 4 persone

TEMPO:
15 min di preparazione
30 min di cottura

  • Gnocchetti di patate 1/2 di kg
  • Passata di pomoro 400 g
  • Aglio a spicchi 1
  • Olio di oliva extravergine 1 cucchiaio
  • Basilico 1 ciuffo
  • Latte q.b.
  • Sale q.b.
  • Fior di latte 250 g
  • Parmigiano 4 cucchiai

Preparazione

    1. In una padella mettere l’olio, l’aglio e le foglie di basilico, quando l’aglio sarà imbiondito e le foglie di basilico saranno croccanti, eliminare sia le foglie che l’aglio e versare nell’olio così insaporito la passata di pomodoro.
    2. Subito dopo aggiungere anche una goccia di latte (2 o 3 cucchiai) e metà del fiordilatte tagliato a cubetti, avendo cura di rimescolare continuamente affinché il fiordilatte non si addensi in un’unica palla, regolare anche di sale.
    3. Quando il fiordilatte sarà completamente disciolto uniformemente nella salsa, distribuire un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato e del basilico tritato fresco, poi far riposare la salsa.
    4. In una pentola con abbondante acqua salata far cuocere gli gnocchi, scolandoli appena saranno saliti a galla, e versarli nella padella col sugo.
    5. Farli mantecare nel sugo aggiungendo il fiordilatte avanzato senza aspettare che si sciolga, quindi servirli immediatamente.
AvatarDiPablo Paolo Peretti

Andrea Bassani: l´ intervista

Intervista

1) Chi può essere definito un poeta e perché?

Il poeta è un ribelle. Non accetta la vita così com’è, il sistema come gliel’hanno imposto, il destino, la sofferenza, la perdita, l’abbandono, la morte. Il poeta non accetta la durezza e la crudezza di questo mondo. Ciò che per l’uomo “educato” è normale e naturale, per il poeta non lo è. Da questa insoddisfazione, da questo non saperne abbastanza, da questa ignorante passività a cui l’umanità si piega per decretata e risaputa impotenza, nasce la protesta del poeta, una protesta che si fa canto e ricerca della possibilità di evadere dalla comune condizione ed accarezza il sogno di elevazione a uno stato che potremmo definire “divino” o “di grazia”, che è il frutto di una misteriosa intuizione della verità capace di placare anche la sofferenza più dura. Il poeta è un uomo che reagisce nobilmente al suo infame destino e lo afferra per le corna: non si lascia educare da questi ma lo educa. Ecco, questo per me è il poeta. 

2) Come nascono i tuoi componimenti poetici? Dove trae spunto la tua creatività?

Le mie poesie nascono da sole, in momenti di debolezza, in attimi di intensità emotive che devo controllare per non esserne sopraffatto. Non c’è nessun gioco creativo, non c’è metodo letterario che renda ciò che scrivo un esercizio linguistico. Io ho scritto soltanto per domare una situazione difficile, per sopravvivere a un vuoto, per proseguire a vivere quando il destino ha minacciato la mia dignità. Grazie alla poesia ho potuto amare anche il momento della necessità. La poesia mi ha permesso di amare ciò che detestavo. È una magia questa che non si impara: ti viene trasmessa forse da bambino, da qualcosa o qualcuno. È una materia incandescente, uno spirito che assorbi e veglia sul tuo cammino. Resta silente per anni, ma quando arriva il pericolo si manifesta. Poi tace di nuovo, ma tu sai che è ancora presente. 

 

3) Chi ti ha influenzato come poeta, e perché?

Quando ero bambino, io e mio nonno Mario stavamo ore insieme nell’orto, il giorno e la sera. Lui mi raccontava storie e conosceva molte poesie a memoria. Poi mi chiedeva di indicare un ortaggio, un frutto o la luna o una sedia. Io sceglievo e lui mi improvvisava una poesia su ciò che avevo scelto. È certamente stato lui a porre il seme della poesia nel mio sangue. Lui era un contadino ed io una terra vergine. Perché l’ha fatto? Perché era un poeta. In magia credo si dica “lasciare il segno”. 

4) Devi elogiare 3 poeti recenti oppure scomparsi e purtroppo dimenticartene altri 3. Quali sono e quali libri salvi o rinneghi?

Sarebbe troppo riduttivo elogiarne tre e dimenticarne tre soltanto. 

5) Cosa ne  pensi di Rimbaud che asseriva che il peggior nemico di un poeta è un altro poeta? 

Penso che Rimbaud sia stato un genio, ma non c’era pace nella sua anima. Egli ha composto liriche illuminanti ma non ha saputo amare il suo prossimo e nemmeno se stesso. 

6) E' più facile scrivere poesia o narrativa?

Non mi sono mai occupato di narrativa, non ancora (forse). Tuttavia credo che la narrativa possa concedere una leggerezza operativa che in poesia non è possibile, se la poesia è affrontata seriamente e considerata nella sua sacralità. 

7) In Italia si pensa ci siano circa quattro milioni di ipotetici poeti. Come riconosci chi fa poesia da chi scrive bei pensierini che vengono confusi con la stessa?

Io non amo giudicare l’operato degli altri, però sono convinto che con l’arte non sia possibile imbrogliare. Io discerno le poesie in tre categorie: le poesie che sento scritte con l’anima, quelle che sento scritte con la mente e quelle che sento scritte con la mente nell’anima. Le poesie scritte con l’anima tendenzialmente mi appaiono cariche di energia emotiva ma immature, giovani, acerbe. Le poesie scritte con la mente hanno peculiarità tecniche letterarie e filosofiche più o meno apprezzabili ma non danno emozioni nel leggerle perché appunto non sono state scritte con l’anima. Le poesie scritte con la mente nell’anima sono, spesso e volentieri, le poesie perfette tra cui spiccano i capolavori che ci fanno appassionare. 

8) Come reagisci quando ti chiamano poeta? 

Dipende. Certamente non me ne vanto. Non ci tengo ad essere chiamato o riconosciuto poeta, non mi interessa. Mi interessava a ventitré anni, quando ero giovane, bello e vanitoso. Ora mi interessa l’effetto che ha la mia poesia sugli altri. Fare poesia è una missione umanitaria. Non basta scrivere ed atteggiarsi con il cappello alla Neruda e la pipa in bocca. Si deve essere sacerdoti della Poesia. 

9) Hai qualche poeta che hai conosciuto nel virtuale che vale la pena seguire? E se si, come si chiama/chiamano e che libri consiglieresti.

La poesia è qualcosa di talmente intimo e tocca corde così personali che non credo sia possibile dare un’indicazione in questo senso. Chi cerca la poesia la trova nel verso che ripercorre un suo vissuto passato o presente. Questi incontri accadono, fuori dal nostro controllo. Ci si inciampa nel poeta da seguire. 

 

10) Hai la possibilità di andare a cena con un poeta o poeti ancora in vita o scomparsi. Con chi vorresti trascorrere la serata e perché? 

Sicuramente vorrei cenare col poeta Bassani, per capire cos’è successo ad Andrea.

 

Biografia

Andrea Bassani nasce a Bergamo nel 1980. A diciannove anni, insieme a un gruppo di amici, costituisce una blues band della quale è cantante e si esibisce in locali notturni lombardi. A ventitré anni compone i primi versi e si avvicina con interesse al mondo della letteratura. A ventisei anni stampa la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Amore Androgeno” (Edizioni d’arte Imedea). Per Alberto Casiraghy pubblica la plaquette “Mare” (Pulcinoelefante) con un disegno di Giacomo Pellegrini. Incontra la poetessa milanese Alda Merini, nel suo appartamento sui Navigli, alla quale sottopone i suoi scritti. Durante un secondo incontro la stessa poetessa lo invita a proseguire sulla strada della versificazione con più alte ambizioni. Nel 2007, in seguito a un’importante conversione spirituale, lascia famiglia, amici, lavoro e si trasferisce a Pistoia.

Trascorre cinque anni d’inattività artistica durante i quali si dedica allo studio delle filosofie orientali e al volontariato. Solo nel 2013, a seguito dell’incontro col prof. Ernesto Marchese, relatore di una serie di conferenze sulla poesia classica e contemporanea, ricomincia a scrivere. Il suo “Cantico della Bellezza” viene letto nelle sale affrescate del comune di Pistoia dalla compagnia teatrale “Il Rubino”.

Una sua silloge tratta dal poema “Lechitiel” è pubblicata e recensita dalla poetessa Maria Grazia Calandrone sulla rivista internazionale “Poesia” del Febbraio 2016 (n°312). Otto inediti vengono pubblicati su Nazione Indiana. Riceve due lettere di critica positiva dal Cardinale Gianfranco Ravasi. Pubblica nel 2016 per “Terra d’Ulivi edizioni” il poema “Lechitiel”, apprezzato anche in Francia tanto da essere inserito nel prestigioso catalogo della Biblioteca del Centro Pompidou di Parigi. Partecipa a reading letterari e collabora con importanti personalità della letteratura contemporanea. Alcune sue poesie si possono ascoltare su canali youtube. Parallelo e altrettanto vissuto come espressione poetica è il suo percorso pittorico. Ha scritto di lui Bernard Tiburce (Bibliotecario del Centro Pompidou di Parigi) e il Prof. Clemente Francavilla (Docente di Teoria della percezione visiva e Psicologia della forma, Accademia di Belle Arti di Bari). 

Ha ricevuto un giudizio positivo dal critico d’arte Gian Ruggero Manzoni. La sua opera “Il Profeta” è stata collocata presso il Museo sacello di Sant’Egidio della Chiesa San Pasquale Baylòn di Taranto.

Nel Dicembre 2017 la commissione della Rivista Internazionale “Vesalius. Journal of the International Society for the History of Medicine” sceglie il disegno “Gli occhi di Vesalius” per la copertina del Vol.XXIII, N°.2. L’opera “Gli occhi di Vesalius” è in esposizione permanente nell’Archivio Tematico Museale per la Storia delle Arti Sanitarie (ARTEMAS) del Policlinico di Bari. Nominato giurato per la prima edizione (2017) del premio di poesia Maria Maddalena Morelli “Corilla Olimpica” città di Pistoia insieme ad Ernesto Marchese, Matteo Mazzone, Marco Marchi, Gabriella Grande, Giacomo Trinci, Antonella di Tommaso. Nel 2017 una sua biografia e alcune poesie tratte da “Lechitiel” compaiono nell’antologia poetica rumena “Poezia”, tradotte dalla poetessa Eliza Macadan. Nel Febbraio 2018 pubblica la plaquette “Sia poesia” per “Il ragazzo innocuo editore” di Luciano Ragozzino: 50 copie autografate contenenti sei poesie e un’incisione originale. Nel Settembre 2018 pubblica “la castità” (Ensemble), nella nuova collana “Leontopodium” per cui realizza il logo.

 

 

Poesie

 

da Lechitiel (terra d’ulivi edizioni)

poema catalogato alla BPI del Centro Pompidou di Parigi

 

Nell’assenza di te assenzio 

tra miliardi di parole vuote che non mi interessano 

dentro voci che mi entrano e mi escono 

a cui non ho chiesto né di entrare né di uscire. 

 

Nell’assenza di te assenzio 

sulla pagina di un giornale che non leggo 

in questo bar che non saprei riconoscere una volta fuori 

girando per la sesta volta il caffè che berrò  

mentre la tazzina sotto gli occhi mi scompare. 

 

Nell’assenza di te assenzio 

sottoposto ad un quotidiano scorrere di immagini 

e all’insopportabile sonoro dell’uomo che deve parlare 

e lamentarsi e polemizzare e sottolineare. 

 

Nell’assenza di te assenzio 

fisse le mani al carrello  volando tra prodotti alimentari  

che soltanto intravedo ai lati passare 

o assorto nel mantra rotante di una lavanderia a gettoni;  

ascoltando senza ascoltare  

venditori ambulanti, pizze surgelate,  testimoni di Geova, frati, mormoni;  

annuendo con eguale sorriso  

alla vecchia ipocondriaca che mi assilla  

con la sua sinusite ed i suoi irrimediabili dolori. 

 

Nell’assenza di te assenzio 

tra clacson che mi insultano barbarici 

perché non scatto a semaforo verde. 

Sotto la doccia che mi lava 

nello specchio che mi pettina 

nell’anonimità di un viale affollato  

nel confessionale che mi assolve dal peccato, 

nell’assenza di te assenzio 

e rispondo a chi si aspetta una risposta; 

guardo negli occhi chi mi cerca lo sguardo 

ma sono sempre da un’altra parte, 

presente altrove, 

in un posto assai più lontano da dove mi vedi. 

 

Un luogo questo che non saprei indicarti 

se tu volessi raggiungermi un giorno:  

è simile ad una camera oscura 

dove ci sono tante parole che ti girano attorno 

in attesa che l’angelo le chiami per condurle ai poeti 

che alla terra le daranno con le mani 

e con lacrime amare 

ad un pugno di anime mute. 

 

Dal catalogo d’arte “La carne dell’anima” a cura di Gabriella Grande (terra d’ulivi edizioni)

“La Valchiria” (Inchiostro su foglio Fabriano, 50x36 cm)

 

“Non potendo più amare chi amava 

sprofondò in un regno inferiore, 

un piano astrale ove la speranza agonizza col sogno 

nell’angolo più tetro della terra. 

Non potendo più amare chi amava, 

una patina di brina manteneva il cuore ibernato 

e la mente fissa al quadro evanescente di una felicità che poteva proseguire, 

che poteva continuare a maturare 

ricostruendo lo scenario primigenio di quando l’anima era un dio disincarnato.

 Non potendo più amare chi amava, 

le papille gustative rifiutavano il sapore 

e la bocca resisteva al cibo non più dato dalla sua bocca. 

Non potendo più amare chi amava, 

la cancrena fiorì nel grembo 

come un giglio ancora puro che però si cinge di bugie e ragnatele 

dando origine all’innesto dell’amara edera della melanconia. 

Non potendo più amare chi amava, tentò di amare tutti. 

Ma la somma di tutti gli occhi non dava la sua anima 

e la somma di tutte le materie non il suo corpo. 

Tutto non le bastava. Aveva bisogno di lei. 

Perché ogni rondine ha il suo nido insostituibile 

e una metà un incastro immutabile per una sola altra metà.”

 

Da “La Castità” (Ensemble edizioni, Roma)

Finalista al Premio Europeo Clemente Rebora 2019

 

Lo specchio del mattino

 

Mi cerco nello specchio ogni mattina. 

È strano. 

Mi ho davanti ma non mi trovo. 

Forse non sto guardando di più 

che uno scimmiotto in simile lattice, 

che mi fissa perché lo fisso

e che sta immobile perché sto immobile, 

qui, davanti a me, 

qui, davanti. 

 

Mi guarda da dentro il vetro, assente, 

fermo ed assente. 

Se io non gli ordino il movimento

se ne sta lì, dritto come uno stoccafisso. 

Sta lì, completamente disanimato.

Sta lì, privo di gioia e di dolore, 

in attesa di comando 

come un sacco qualsiasi, 

un già cadavere in piedi, 

un morto eretto,

tradito da un riflesso, 

smascherato. 

Più lo osservo attentamente 

più ne scopro la finzione, 

il trucco straordinario.

No, non è me. 

Non sei io, non sei.

Sì, lo ammetto, 

ancora mi servi perché mi occorre 

una mano per scrivere. 

 

Ma tu sei solo un mezzo

e per giunta espiatorio. 

Chissà se hai un interruttore nascosto 

da qualche parte. 

Potrei spegnerti ed andarmene. 

Potrei essermi stancato di giocare ad essere te. 

 

Mio Dio, dove sono? 

Sono dentro un robot di carne 

che ora è dentro uno specchio ovale, 

che ora è dentro questo bagno, 

dentro questa casa, 

dentro questa via, 

dentro questo paese, 

dentro, dentro, dentro,

fino all’universo, 

dentro all’infinito, 

così infinitamente immenso 

e così infinitamente piccolo. 

Un infinito 

che è principio e fine di se stesso, 

come due infiniti opposti e distanti 

che però sono lo stesso 

e nello stesso infinito. 

 

Mi cerco nello specchio ogni mattina.

Non vedo più che un povero fantoccio, 

un’immagine che dico mia 

perché non ho immagine. 

Un’immagine costretta a prestarmi la sua immagine

e io costretto ad accettarla.

 

Per quanto poco tempo cammineremo insieme, 

sappi che non ti amerò 

e non ti ho mai amato. 

Un giorno ti lascerò 

e tu farai la fine di una latta vuota 

non riciclabile. 

Ma che te ne importa: 

è in virtù di me che vivi, 

mio stanco e sgraziato 

pupazzo mutante.

Da qualche parte io sono, 

lì dentro di te, sì, 

da qualche parte, 

dentro di te io sono. 

Dentro di te, 

dentro lo specchio ovale, 

dentro questo bagno, 

dentro questa casa, 

dentro questa via, 

dentro questo paese, 

dentro, dentro, dentro.

 

Così mi vedo

senza vedermi

e non vedendomi ho la conferma di Dio 

e di tutte le sue creature 

che stanno aspettandomi,

anch’esse, da qualche parte, invisibili agli occhi, 

anch’esse forse cercandosi invano 

in un riflesso;

ingabbiate cavie da laboratorio, 

recluse, 

tenute nascoste a se stesse 

dentro una menzogna, 

toccando cose, 

annusando profumi, 

assaggiando sapori costruiti apposta;

indotte ad amare, a lottare, a soffrire

e quel che è peggio a pensare

come se mai bastasse, 

fino alla morte dell’asino.

 

Ci vuole poco a essere un’ombra

 

Una giostra di cavalli bianchi,

una lunga tavolata di francesi

dominante piazza grande,

rumore di bicchieri, 

voci che non comprendo,

giochi che non più mi riguardano:

divertimenti qua e là sparsi

che non mi rendono affatto nostalgico

del tempo in cui godevo del tempo.

 

Prima impari a camminare in fretta, 

prima arrivi. 

Bisogna soffermarsi il meno possibile

e accontentarsi dei propri panni. 

Mi addentro in una stretta viuzza

per non incontrare nessuno:

oltre i portoni 

le finestre emanano

odore umido di famiglia. 

Un antiquario propone angeli d’ottone.

Contemplo il miracolo della luce

in una piccola lanterna accesa 

sotto l’effigie scalcinata di una madonna.

 

Sul mio cammino una coppia irriverente:

non si sfalda né si sposta. 

Viene dritta verso di me come un ariete. 

La schivo io, 

prima che mi frantumi.

 

Mi c’è voluto poco a essere un’ombra,

ora d’erba, ora d’asfalto,

con la mia stessa andatura goffa, 

spalle avanti, schiena curva.

Con quella solita andatura 

scoglionata, stanca, 

per cui ancora mi riconosco

figlio di mio padre.

 

Ci vuole poco a essere un’ombra, 

un nulla impresso sui muri di calce, 

stretto e lungo per le discese, 

spezzato sulle gradinate,

buio su buio, 

vuoto ambulante.

Pietoso riflesso di me,

del mio io arreso

che mi cammina accanto.

 

Se mi fotografi non chiedermi di sorridere

 

Ho timore delle fotografie.

Quando mi aprono gli album di famiglia

sembra di sfogliare l’archivio 

dei desaparesidos. 

Nelle foto sorrido di rado: mi riconosci subito.

Non sorrido perché dietro l’obiettivo 

c’è qualcuno che mi sta ordinando di sorridere.

 

Tutti che sghignazzano come babbei:

“cheeeeeese”.

 

Mentono alla pellicola sapendo di mentire

per poi dimenticarsi di quella fotografia

e riscoprirla per caso dopo cinquant’anni

in una scatola di bottoni 

sotto una pila di polvere.

E sospirare:  

“ah, che bei momenti”. 

 

Non importa se quel giorno

hai bucato una ruota e 

tornato a piedi fino a casa

hai sorpreso la tua fidanzata 

a letto col tuo migliore amico.

Nella fotografia sorridi.

 

Le fotografie non servono a ricordare il passato

ma a falsificarlo.

 

Web  www.andrea-bassani.com

 

Instagram @andreabassani_art

Marie MorelDiMarie Morel

Franco Zeffirelli, l’artista e l’uomo

Il 15 giugno si è spento a Roma, all’età di 96 anni, uno dei più grandi registi, sceneggiatori, scenografi del cinema italiano, Franco Zeffirelli

Di origini fiorentine, secondo un’indagine genealogica condotta da due studiosi, si suppone che fosse imparentato con Leonardo da Vinci. 

La cosa non lascia stupiti, dinanzi alla sua acclarata indole creativa e geniale, che ha fruttato veri e propri gioielli, come il suo “Romeo e Giulietta”, l’”Amleto”, “La Traviata”, “Fratello sole, sorella luna”, per citarne alcuni. 

Per il suo lavoro Zeffirelli ha tratto ispirazione dalla Bibbia, dalla lirica, da grandi classici della letteratura ed è stato più apprezzato all’estero che in Italia, tanto da sentirsi spesso straniero in patria.

I suoi film, infatti, sono per lo più produzioni internazionali, con la partecipazione di attori del calibro di Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Charlotte Gainsbourg, Judi Dench e Cher. 

La sua passione per Shakespeare, del quale ha portato sulle scene e sugli schermi numerose opere, gli è valsa la nomina a Sir, da parte della regina Elisabetta ed è l’unico italiano ad averla mai ottenuta.

Nel 1969, per “Romeo e Giulietta”, fu candidato agli Oscar come miglior regista, premio che avrebbe meritato di vincere, perché nessun adattamento cinematografico della celebre tragedia shakespeariana è emozionante come quella di Zeffirelli.

È uno di quei film che hanno segnato la mia adolescenza, l’avrò visto decine di volte e, sebbene nel corso degli anni io abbia conosciuto altri Romeo e Giulietta, nel mio immaginario resteranno sempre scolpiti con i volti, i costumi, gli scenari di Zeffirelli.

Il suo talento è stato premiato con numerosi riconoscimenti ed oltre ad essere un grande artista, era un uomo anticonformista e appassionato.

È stato uno dei pochi artisti negli anni cinquanta a professarsi apertamente di destra e anticomunista, cattolico ed omosessuale.

 La sua dichiarata omosessualità non ha mai ostacolato il suo rapporto con la Chiesa e con la fede, perché riteneva che se il rapporto carnale era peccato, doveva esserlo sia con un uomo che con una donna.

 Era polemico, invece, nei confronti dei movimenti gay, perché pensava che banalizzassero e ridicolizzassero l’omosessualità. Quando ne parlava diceva:” Io sono omosessuale, non gay”

Ha avuto una lunga relazione con Luchino Visconti, con il quale ha convissuto per molti anni e ha costruito una sua famiglia adottando, già grandi, Pippo e Luciano che sono cresciuti con lui e con i quali ha avuto uno scambio d’amore genitore- figli pari a quello di una relazione biologica. 

Tra le loro braccia si è spento nella sua casa di Roma, lasciando a tutti noi un patrimonio incommensurabile.

 Lo ricorderò rivedendo alcuni dei suoi film: “La bisbetica domatica”, “Romeo e Giulietta” (ancora) ,”Fratello sole e sorella luna”, “Jane Eyre” e “Un tè con Mussolini”

 

 

 

AvatarDiSilvia La Rosa

Cosetta Zanotti: la pittrice di storie 

L’incontro con Cosetta Zanotti, autrice bresciana di libri per bambini, mi ha trascinato in un viaggio fantastico, indietro nel tempo, col sorriso sulle labbra, senza veli, senza congetture, ma armata solo di carta e penna per imprimere quanto più potessi di un modo magico e affascinate che, almeno per un po’, tutti abbiamo la fortuna di sperimentare.

Le racconto di come mi sia avvicinata alle sue storie grazie all’entusiasmo di un bambino speciale, Simone, il nipote di casa, nonché lettore appassionato. E proprio la sua passione per le storie di Cosetta, grazie anche agli incontri con le scuole che l’autrice promuove, mi aveva molto incuriosita: ed eccoci così una di fronte all’altra, sebbene con parecchi chilometri di distanza, a darci del tu come se ci conoscessimo da tanto e parlare di scrittura. 

Cosetta Zanotti è la testimonianza di come i sogni dei bambini, con gli strumenti giusti, non sono poi così irraggiungibili. Cosetta ad esempio, da piccola sognava di diventare “una pittrice che racconta le storie”, un mestiere che in effetti oggi svolge con passione, creando per i bambini quelle storie che tanto sognava di poter “dipingere” per gli altri. 

Da piccola abitava in periferia, lontana dalle biblioteche, eppure si trasformava ogni volta che si ritrovava con un libro tra le mani, un po’ come fosse una bacchetta magica. 

Mi racconta di come sia stata fortunata ad avere avuto accanto delle persone importanti, in grado di comprendere la sua passione, la sua naturale inclinazione verso la scrittura, e a darle fiducia, a cominciare da uno dei suoi maestri a scuola, durante una fase cruciale di formazione, quella dell’infanzia. In effetti, secondo Cosetta ogni bambino può creare storie se accompagnato con gli strumenti giusti, proprio come lei stessa aveva iniziato a sperimentare a scuola. E poi, tra le figure fondamentali nel suo percorso di scrittrice un posto speciale è occupato da suo padre: anche lui aveva compreso la predisposizione di sua figlia verso la scrittura prima ancora che Cosetta riuscisse a esprimerla chiaramente. Così, suo padre decide di regalarle un cavalletto e tutto l’occorrente per dipingere e un gigantesco vocabolario che potesse contenere tutte le parole necessarie per Cosetta per poter creare storie e realizzare il suo sogno di bambina.

Mi racconta che essere scrittori significa essere differenti da qualsiasi altra persona, significa avere una particolare capacità di guardare alle cose, una particolare sensibilità nell’osservare e creare connessioni. Ma significa anche avere delle precise responsabilità, come quella di utilizzare le parole in maniera costruttiva, perché le parole sono potenti, possono creare o smontare, soprattutto quando ci si rivolge proprio ai bambini. Ed è proprio verso i bambini che Cosetta avverte come una missione ed una speranza, quella di scatenare una rivoluzione positiva per la prossima generazione. E poi c’è un’altra parola chiave, tanto amata da Cosetta: la gentilezza. La gentilezza, mi spiega, è una forma di eleganza e coraggio ed è proprio su questa che bisognerebbe costruire il mondo. 

Nonostante vi siano grandi responsabilità nello svolgere questo mestiere, si ha qualcosa indietro di davvero inestimabile. Scrivere storie per bambini e avere la possibilità di vivere il contatto con questi giovanissimi lettori offre dei grandi insegnamenti. Significa avere la possibilità di calarsi ancora nei loro panni, di vivere il mondo con i suoi moti imprevedibili attraverso i loro occhi e la loro splendida innocenza. 

In qualche modo dimentichiamo quanto sia splendido affrontare la quotidianità con un briciolo di candore, ci rivestiamo di strati e strati di protezione per non sentirci vulnerabili, per non essere toccati, dalle cose, dalle persone, da noi stessi. I bambini hanno innato quel coraggio che li spinge naturalmente verso il mondo. E così, Cosetta, proprio grazie ai suoi piccoli grandi lettori, percepisce questo sguardo verso le cose nella sua semplice bellezza, con fiducia, traducendo tutto questo in storie. E per un po’ siamo tutti parte di questo magico splendore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Nata viva

 

La storia che racconterò oggi è quella di una persona nata viva: un racconto appassionato e antipedagogico di una bambina e, poi, di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo. 

“Nata viva è un romanzo ed un mini-film sulla vita della protagonista Zoe Rondini, di come tutti noi possiamo sognare, crescere e diventare adulti. 

Ci sono racconti, talvolta, che hanno una propria vita e il compito dei moderni cantastorie è solo quello di prestare la propria voce o la propria penna. 

Storie che hanno urgenza di essere raccontate, di imprimersi e di sopravvivere allo scorrere del tempo, come quella di Zoe Rondini. 

Zoe non respirava quando è nata. Ha cominciato a farlo dopo cinque, lunghissimi minuti. Cinque minuti che hanno segnato la sua vita per sempre. L’asfissia le ha procurato delle lesioni al sistema nervoso, per cui non cammina bene, non parla bene, non si muove bene. 

Eppure è viva ed esige di vivere.  Zoe esige di avere un’esistenza come tutti gli altri, perché si rende conto che i limiti non risiedono nella sua disabilità. Come non si è arresa in quei primi 5 minuti, decide di non farlo per il resto della sua vita e trasforma la sua esperienza in una storia, che ha raccontato nel libro autobiografico Nata viva (edito dalla Società Editrice Dante Alighieri,  novembre 2015) e nell’omonimo cortometraggio (regia di Lucia Pappalardo, realizzato dell’associazione nazionale  Filmaker e Videomaker Italiani ), vincitore del premio L’anello debole, al Festival di Capodarco nel 2016. 

Con onestà, trasparenza, ironia, Zoe Rondini racconta di cosa voglia dire essere una bambina, poi un’adolescente e, infine, una donna disabile, della scuola, del bullismo, della burocrazia e delle relazioni con chi la circonda, dai familiari ai professori, ai terapisti, agli uomini e di amore e sessualità.   

Una storia di vita, libertà e speranza che vorrei si diffondesse come un’eco, per raggiungere una moltitudine di persone. Quello di Zoe è un romanzo di formazione, è la storia di tutti noi che cresciamo, tra alti e bassi, momenti di difficoltà e soddisfazioni, sconfitte e vittorie, per trovare la nostra dimensione e la nostra serenità. E capire che la diversità è negli occhi di chi guarda e le eventuali difficoltà fisiche possono essere superate con la forza del pensiero, della fantasia, della creatività.

 Questo è il messaggio che Zoe vuole trasmettere agli altri e lo fa portando la sua esperienza nelle scuole, nelle università, partecipando a convegni e seminari.

Nelle scuole è attualmente impegnata nella realizzazione di progetto che si basa sulla narrazione di sé, che coinvolge bambini e ragazzi in prima persona, attraverso il racconto delle loro aspirazioni, prospettive, per prevenire il bullismo e diffondere la cultura del rispetto delle differenze.

Nel frattempo, Zoe sta lavorando al suo secondo libro in cui darà voce, attraverso delle interviste, a persone disabili e normodotate che conoscono bene il mondo della disabilità. Persone che si raccontano, parlano dei loro desideri, dei loro sogni, dei cambiamenti che vorrebbero si realizzassero.

Con il suo lavoro e il suo impegno, Zoe porta un messaggio agli altri, da cui ciascuno può trarre insegnamento: che la vita è un dono e che, in qualunque situazione ci troviamo, possiamo sempre fare qualcosa per dare il nostro contributo; che con tenacia e determinazione si possono superare i propri limiti; che ciascuno di noi può essere sorprendentemente speciale; che è ora di abbattere i tabù e gli stereotipi legati al mondo della disabilità. 

Zoe Rondini, in qualità di pedagogista, autrice, attrice e blogger è pronta a dare il suo contributo, in ambiti accademici e nei convegni per contribuire ad un lento ma progressivo cambiamento culturale.

 Questo è solo un piccolo assaggio del mondo di Zoe, che vi invito a visitare: 

www.piccologenio.it

Lettera di presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Lezione per il master di psicologia della Lumsa 15.07.2018 

https://www.piccologenio.it/category/amore-e-disabilita-sfatiamo-i-tabu/

https://www.facebook.com/groups/146638665460085/?epa=SEARCH_BOX

 

Grazie Zoe, continua così perché: la vita riserva inaspettate sorprese alle persone che nonostante tutto… nascono vive! 

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il mio ricordo di Corrado, a vent’anni dalla sua morte

Io non credo nelle coincidenze. Sono convinta che ogni singolo evento, seppure minimo, abbia un significato.  Così come quello che mi è accaduto nell’arco della settimana appena trascorsa. Qualche giorno fa, in maniera del tutto casuale, per due volte mi sono imbattuta nel nome di Corrado Mantoni.

Erano anni che non pensavo a lui, ma, nel momento in cui mi è tornato in mente, un enorme sorriso si è allargato sul mio volto e mi sono resa conto che, tra tanti personaggi dello spettacolo legati alla mia infanzia, è quello di cui ho più sentito la mancanza.

Sabato mattina ho letto che, proprio quel giorno, ricorreva il ventennale della sua scomparsa. Un caso, certamente, eppure sono rimasta di sasso. Sembrerà sciocco, anzi lo è senz’altro, ma un pensiero assurdo mi è balenato: se Corrado sapesse (e magari lo sa) di essere ancora così tanto amato e ricordato dopo 20 anni, sorriderebbe. E sarebbe uno di quei sorrisi aperti, veri e sinceri, come quelli che ha regalato a noi, durante la sua lunga carriera. Ho sentito di voler contribuire anch’io, nel mio piccolo.

Corrado Mantoni nacque a Roma il 2 agosto 1924.

Insieme a Mike Buongiorno e a Raimondo Vianello, è considerato uno dei padri della televisione italiana, uno dei personaggi del piccolo schermo più amato di sempre.

In pochi ricordano, però, che prima di diventare autore e conduttore televisivo, lavorò in radio per oltre quarant’anni. È considerato, infatti, il primo conduttore ufficiale della radio italiana, a cui spettò il compito e la gioia di annunciare eventi storici straordinari, come la fine della seconda guerra mondiale o la vittoria della repubblica al referendum del 2 giugno 1946.

A partire dal 1982 cominciò a lavorare per il gruppo Fininvest, all’epoca composto solo da Canale 5 ed Italia 1, conquistando il pubblico con i suoi due programmi più celebri, Il pranzo è servito e La corrida.

Conservo un ricordo vividissimo di entrambe le trasmissioni e delle persone a me care con cui avevo l’abitudine di vederle. Il pranzo è servito andava in onda intorno a mezzogiorno, quindi potevo seguirlo solo nei giorni di vacanza a scuola, assieme all’anziana signorina Eleonora, che all’epoca si occupava di me. Ci divertivamo un mondo e bastava la sigla a metterci di buonumore. Ne scrivo e quasi mi sembra di risentire il jingle di accompagnamento alla ruota che girava e le nostre risate.

La corrida, invece, era un programma serale di cui ricordo soprattutto le edizioni estive. Non c’erano i condizionatori all’epoca e l’afa si combatteva restando fino a sera inoltrata all’aperto e sventolandosi con i ventagli o, se possibile, con quei rumorosissimi ventilatori con le pale di metallo. In quegli anni ero una bambina e trascorrevo le vacanze un po’ al mare e un po’ da una zia di mia madre. Sebbene fossero gli anni ’80, non in tutte le case c’era ancora il televisore. La zia aveva la fortuna di possederne uno e di avere anche un grandissimo arioso terrazzo, che si affacciava su via dei Tribunali, il cuore pulsante di Napoli. Così in quelle serate, la sua porta si apriva ad alcuni vicini, che venivano a vedere La corrida con noi.

Ecco cosa conservo di Corrado, il meraviglioso ricordo di serate trascorse all’insegna di un divertimento puro e semplice, a cuor leggero, di risate genuine.

È indimenticabile anche il momento del suo congedo dalla conduzione televisiva, durante l’ultima puntata della sua corrida nel 1997, prima di lasciare il testimone a Gerry Scotti, quando recitò una poesia di commiato con gli occhi visibilmente lucidi. Mi commossi anch’io, perché ebbi la netta consapevolezza che si stava concludendo un’epoca. Con lui finiva una stagione di grande televisione, quella che io ho più amato.

Corrado morì solo due anni dopo, l’8 giugno 1999, a 74 anni, a Roma, a causa di un carcinoma del polmone.

Grazie Corrado per il ricordo di quell’allegria, di quelle mie risate di bambina che sento ancora risuonare nel cuore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinema celebra il genio di Leonardo da Vinci con due nuovi film

In questo 2019, l’anno che sarà ricordato per le celebrazioni in onore del grande maestro italiano, il cinema non poteva non fare la sua parte.

Sono due i film che ripercorrono la vita dell’artista.

A partire da ottobre potremo vedere, dapprima nei cinema italiani, poi in tv su Sky e, infine all’estero, Io, Leonardo, interpretato dal bravissimo Luca Argentero, che per la prima volta presta il suo volto ad un personaggio realmente esistito in un’opera biografica.

Distribuito da Lucky red questo film si propone di gettare una luce diversa sul personaggio di Leonardo da Vinci, portando lo spettatore alla scoperta dell’uomo.

Il regista di origine messicane, Jesus Garces Lambert, non è nuovo a questo tipo di film. Ha già portato, infatti, sulle scene “Caravaggio l’anima e il sangue”; le riprese del film hanno avuto luogo prevalentemente a Firenze, a Vinci e nella campagna toscana, a Milano, a Roma e in Francia.

 

Essere Leonardo da Vinci – Un’intervista impossibile, diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory, è film unico nel suo genere dedicato a Leonardo da Vinci in occasione dei 500 anni della scomparsa del genio universale. Sarà nelle sale da maggio 2019 in collaborazione con la Federazione Italiana Cinema D’essai.  Non è solo un film che ha già vinto negli Stati Uniti dei Festival internazionali. Questo film è un progetto che viene da lontano ispirato teatralmente da un regista e attore Finazzer Flory che è stato appena premiato come Winner Best Indie Filmmaker – Top Shorts Film Festival January 2019 e Winner Best Indie Filmmaker – New York Film Awards 2019 Winner Honorable Mention: Narrative Film – Los Angeles Film Awards 2019 Winner Best Narrative Feature – Festigious International Film Festival 2019 Los Angeles Winner Best Actor -Actors Awards Los Angeles January 2019.L’attore italiano, Massimiliano Finazzer Flory, si è fatto carico da tempo di rappresentare l’Italia e la nostra cultura all’estero e il suo film su Leonardo in collaborazione con Rai Cinema è già una sorta di cult. Sono 23 i Paesi in cui è prevista la distribuzione tra cui oltre gli USA,  in Cina e in India. 

L’incedibile make-up del volto di Finazzer e una recitazione coreografica che incarna il corpo di Leonardo rende durante il film davvero impressionante la verità del personaggio restituendoci non solo la sua storia ma anche in termini registici e di questo forse uno dei valori più importanti dell’opera l’influenza di Leonardo anche nella nostra estetica cinematografica. I set, le opere d’arte e il linguaggio sono tutti autentici per la storia di Leonardo. Un’icona universale, 500 anni dopo la sua morte. Un film che tiene insieme l’originalità linguistica attraverso il linguaggio del Rinascimento, il trucco, i costumi e la qualità tecnologica del nostro tempo come il drone che permette di realizzare nuove tendenze estetiche tra paesaggio e patrimonio culturale.


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Breve sinossi: due giornalisti, di New York e Milano ignari l’uno dell’altro, per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo sono alla ricerca di uno scoop. Vedono opere e attraversano i luoghi del Genio tra paesaggi e misteriosi incontri. A Firenze per la prima volta durante uno spettacolo in costume tra frati, turisti e sbandieratori si trovano tracce inaspettate. A Milano si scopre un documento per scoprire chi era Leonardo Uomo attraverso un esame scientifico. Giungono nella sua ultima dimora a Clos Lucé e incontrano davvero Leonardo. Viene concessa l’intervista. Le parole del Genio sono autentiche in lingua rinascimentale. Alla fine Leonardo fugge tra i sotterranei tornando a Vigevano e svelandosi ai personaggi più importanti della sua storia dove racconta…
I set del film: dalla la casa natale di Leonardo a Vinci dove è nato a primo mulino in cui il genio bambino ha iniziato a giocare, a fare lo scienziato fino allo Château Royal d’Amboise e la dimora dove Leonardo è scomparso a Clos-Lucé e ancora a Vigevano le Scuderie, le Sotterranee, la Strada coperta, il Castello. A Milano: San Sepolcro, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, gli “Orti di Leonardo”, la Sacrestia del Bramante, il Castello Sforzesco, la Sala delle Asse, l’Archivio di Stato dove è stato girato l’unico l’autografo di Leonardo esistente al mondo. Infine alle cascate dell’Acquafraggia studiate dal genio. E naturalmente Firenze all’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella e alla Basilica di Santa Maria Novella per mettere in scena il Leonardo botanico.

 

AvatarDiSilvia La Rosa

L’incredibile avventura di Andreas e dei suoi cani: dalla Danimarca all’Italia correndo

Incontrare Andreas Riis in una tranquillo café di Copenaghen e riuscire a trattenerlo su una sedia per qualche ora sembra già un’impresa, conoscendo ciò di cui è capace.

Andreas già dalle prime battute sembra uno di quei personaggi che raramente si ha la possibilità di incontrare: un personaggio che in genere si trova in libri o film d’avventura, sempre nel ruolo di protagonista.

Cresciuto in Italia da genitori danesi, vive per un po’ a Biella, città dove il padre si era trasferito negli anni 70 e dove lavorava come dirigente di una società tessile. Sin da piccolo, Andreas sviluppa un carattere indipendente e curioso, tanto da iniziare delle prime esperienze formative in Danimarca sin da giovanissimo. Ed è proprio durante i suoi viaggi che Andreas riesce a compiere imprese uniche.

Nonostante il suo background da stimato chef, Andreas decide di fare il possibile, e talvolta anche ciò che a prima vista sembrerebbe impossibile, per onorare la sua più grande passione: viaggiare. Cosi, in un momento determinante della sua vita, si rende conto di quanto sia fondamentale eliminare il superfluo per l’essenziale. Decide cosi che non è più il momento di dimostrare agli altri, ma di provare solo a se stesso chi è e cosa è in grado di superare. Si rende conto che ritagliarsi il giusto spazio dal proprio lavoro sia l’unico modo per permettersi grandi margini di tempo e per viaggiare cosi come vuole. Sottolinea come al giorno d’oggi il tempo sia qualcosa vissuto come costrizione, mentre avere la libertà di dedicarsi del tempo sia un lusso, ed è per questo che prova a vivere al massimo il tempo libero, quello più importante, che davvero merita di essere onorato e vissuto a pieno. Niente orologi, niente limitazioni.

E così, senza troppi programmi e senza pensarci troppo, il 30 gennaio decide che è tempo di iniziare una nuova avventura: correre dalla Danimarca sino in Italia, più precisamente da Roskilde a Biella, in compagnia dei suoi due meravigliosi Alaskan malamute, Apu e Ganga.

Andreas racconta di come sia legatissimo ai suoi cani e di come anche la più bella delle avventure non sarebbe stata completa senza la presenza di Apu e Ganga, e ammette che siano stati proprio loro ad ispirarlo in molte delle sue avventure, che in effetti porta sempre al seguito, alla ricerca della libertà.

E allora senza troppi giri di parole decide di chiedere l’aiuto dei social, pubblicando un appello su Facebook dove esordisce cosi: “Ciao a tutti, sto per fare una nuova follia: ho deciso di correre dalla Danimarca fino in Italia per una distanza totale di circa 1450 km, in 30 giorni, insieme ai miei cani“. Il suo appello non passa inosservato, sortendo gli effetti sperati: inizia a ricevere un grandissimo aiuto da parte di gente che, appassionata dalla vicenda, decide di seguirlo a distanza e contribuire concretamente, chi inviando dei soldi, chi offrendo ospitalità e cibo. Andreas sottolinea più volte come senza ognuna di queste persone non ce l’avrebbe fatta, non avrebbe potuto intraprendere questa splendida avventura e portarla a termine.

Un’avventura che costituisce solo una delle tante sfide incredibili vissute da Andreas, sempre pronto con un nuovo con sogno nel cassetto da realizzare. Andreas racconta anche del lato più personale di questi viaggi solitari, di quanto non manchino le difficoltà e i rischi e di quanto si possa imparare di se stessi mettendosi alla prova, spingendo oltre i propri limiti, perché “più è difficile e più si impara” dice sorridendo, perché davvero tutto è possibile, e detto da lui è difficile non crederci. E poi felice ammette: “Ero esattamente dove dovevo essere”. Ed allora, che sia la sfida e il traguardo per ognuno di noi, trovare quel posticino nel mondo dove sentire in cuor proprio di essere esattamente dove si voleva essere.

 

 

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Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 – ” Leonardo da Vinci ” …ecco i vincitori!

Il 25 aprile: la premiazione del vincitore del Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 “Leonardo Da Vinci”.

I concorrenti hanno partecipato con un opera letteraria, artistica, ingegneristica o archittettonica ispirata al “genio” di Leonardo. (in fondo all´ articolo le foto delle opere e della premazione).

La giuria – composta dal oittore danese  Allan Stabell. il Prof. Erling Strudsholm, la giornalista danese Birgit Brunsted, il Dott. Nicola De Negri (Metro Service), l´architetto italiano Livia Costantino – ha valutato tutti i progetti in forma anonima e conosciuto i cinque finalisti solo il giorno della premiazione.

Tra i cinque finalisti sono stati scelti solo tre vincitori.
La premiazione si è svolta il 25 aprile presso l´IIC con consegna del primo premio da parte dell´Ambasciatore Italiano Luigi Farina.

Il primo premio, un viaggio studio in Italia presso una delle prestigiose scuole Dante Alighieri, è stato assegnato al lavoro pittorico di Lianne Sommer Andersen.
Lianne è grafico e appassionata di lingua e cultura italiana.

Lianne Sommer Andersen – Primo Premio Dante Alighieri Copenaghen 2019 :  “Premio Leonardo da Vinci”

Il secondo premio, un corso di lingua italiana individuale e personalizzato per 4 settimane, in Danimarca, è stato assegnato a Lise Tange che ha presentato come progetto una scultura in marmo ispirata all´arte di Da Vinci.
Il terzo premio, La vigna vecchia (1,5 litri) dell´azienda Cossetti, è stato assegnato a Lars Østergaard per il suo progetto archittettonico.

La presidente della Dante Alighieri di Copenaghen, Pinuccia Panzeri ha introdotto Leonardo da Vinci, illustrando sapientemente seppur in breve tempo tutti gli aspetti della genialitá di Leonardo: pittore, sculturore, ma anche ricercatore, botanico, scenziato…
Dopo la premiazione non sono mancati i festeggiamenti con un ricco buffet e un bicchiere di ottimo vino italiano.

I vini sono stati offerti dallo sponsor bdfood-wine.dk

 Il Concorso é atato organizzato da Società Dante Alighieri København in collaborazione con Den Italienske Ambassade, Det Italienske Kulturinstitut, Det Italienske Handelskammer, Ordrup Bibliotek og FOF Gentofte.

 Sponsor: Metro Service, BD Food- Wine
I membri della Dante Alighieri di Copenaghen possono acquistare il vino con sconti speciali al seguente link:
bdfood-wine.dk (ricordate di scrivere il vostro codice socio).

Ma il nostro Festival della Primavera italiana non é ancora finito.

Il prossimo appuntamento é sulla Architettura italiana. “Prospettive, volte e rivolte: l´architettura nello stivale”. L´architetto italiano Livia Costantino ci parlerá dell´Italia dal punto di vista della architettura. Vi aspettiamo il 9 maggio alle 19:00 presso la Biblioteca di Ordrup. Ingresso gratis ma ricordate di prenotare.

Maria é anche quest´anno, il Direttore Artistico del Festival “La Primavera Italiana”  – seconda edizione.
Det Italienske Forår Festival é organizzato in collaborazione con la Ordrup Bibliotek, dal primo marts al  31 maggio 2019.
Programma del Festival ” La Primavera Italiana” 2019: 
https://www.dante-alighieri-cph.dk/tutti-gli-eventi-del-festival/
Non sei ancora membro della Dante Alighieri di Copenaghen? 
Sei il benvenuto!
Puoi visitare il nostro sito al seguente indirizzo e leggere tutte le indicazioni per diventare membro:
AvatarDiPablo Paolo Peretti

INTERVISTA CON FRANCESCA RICCHI DI BOLOGNA :

1)     Come vedi la figura del poeta ai giorni nostri?

Il poeta è sempre stato una figura difficilmente compatibile con i banali stereotipi sociali, e anche se esistono eccezioni, normalmente è a disagio di fronte alla “normalità” e insoddisfatto della mediocrità, e meschinità, del quotidiano. Anche le imposizioni, i limiti del quieto vivere, hanno sempre un po’ cozzato con la necessaria apertura spirituale e mentale che la poesia richiede. Sicuramente la sofferenza è sempre stata la più fedele compagna del poeta. Quindi al giorno d’oggi, il poeta, si sentirà parimenti un escluso (anche per scelta più o meno drammatica). Forse ciò che manca attualmente sono forti personalità editoriali decise a trovare e promuovere i veri poeti (mentre ci sono buoni critici), inoltre abbondano opportunità di diffondere falsa poesia, connessa spesso al tragico narcisismo imperante.

2)     Scrivere poesia è da pazzi. Dicono non abbia mercato/futuro. Cosa ti spinge a scrivere poesia nonostante la si cerchi di sminuire?

Non credo che il poeta si ponga il problema del mercato, mentre se lo pone sicuramente chi fa il poeta. Non conosco molti poeti che si siano arricchiti in vita, e pochi sono anche coloro che abbiano avuto il giusto riconoscimento da vivi. Il poeta è la sua poesia, il resto è marketing.

3)     Diceva un famoso poeta che il peggior nemico di un poeta è un poeta. Cosa ne dici di questa affermazione?

Rimango sulla mia idea che sia necessario distinguere tra i sedicenti poeti e i Poeti. Chi è Poesia difficilmente sarà nemico di qualcuno, soprattutto di chi sia poeta come lui.

4)     Come ti sei sentita quando ti hanno definita ”poeta”. Chi è in definitiva un poeta?

Nessuno mi ha mai definito così. Il poeta è un veggente, qualcuno che veleggia nello spirito, spesso nell’oscurità, e smembra la realtà in percezioni inconcepibili agli altri.

5)     Tanti dicono che scrivere poesia sia molto più semplice che scrivere un romanzo. Vorrei leggere un tuo parere.

Io scrivo entrambi ed è esattamente il contrario: ripeto, la poesia, quella vera, richiede una sublimazione nella sofferenza di cui il romanzo non ha nessun bisogno. Il poeta rischia se stesso, il romanziere difficilmente.

6)     Ti danno l’opportunità di salvare tre libri di poesia e di gettarne altri tre giù dalla torre. Chi sceglieresti e perché?

Salverei Alcools, Quarta dimensione, Myricae, ma solo perché sono i primi tre che mi sono passati per la mente: abbatterei la torre e li salverei tutti.

5) Hai qualche autore/poeta conosciuto virtualmente e non ancora ”conosciuto” al grande pubblico” che consiglieresti ai lettori? E se si, perché?

No, direi di no.

8)     Cosa non sopporti di alcuni poeti o pseudo tali che leggi nei social?

Che non sono poeti.

9)     Come vedi il tuo futuro di scrittrice? Poesia, narrativa o tutte e due le cose?

Tutte e due le cose.

10)  Ti danno l’opportunità di uscire a cena con un poeta del passato o del presente, oppure con due o tre noti poeti. Chi sceglieresti e perché?

William Blake, Antonin Artaud, Charles Baudelaire: mi affascinano le loro personalità.

E’ nebbia o mancanza di colori?
Arranco in una fitta foresta
spinata
manca il sole
o la mia vista
un pizzico di calore
il peso domanda
la fine del dolore
mi imbevo di incanto
senza salvezza
ancora un attimo dio gioia
solo un istante di stupore


Se a confonderti sono le strade rette
che compivi certa
una mano di acciaio
preme le tempie
insabbia lo sguardo
sui balconi senza stagioni
le finestre segregate
i lamenti del grigio selciato
dietro l’angolo altri supplizi
cunicoli anneriti
fra risa di denti putridi
oscena sfiorarsi
il pensiero annaspa
lo spirito indietreggia
un infestato ansare
eppure sarebbe bastato il soffio
di una gola amata

RINGRAZIAMO FRANCESCA PER IL BELLISSO INEDITO CHE HA DEDICATO ALLA DANTE ALIGHIERI DI COPENAGHEN

E IL NOSTRO POETA PABLO PAOLO PERETTI PER LA SELEZIONE DI POESIE E POETI CHE CI REGALA OGNI VOLTA.

 

NON PERDETEVI IL PROSSIMO ARTICOLO DI PABLO: RESTATE IN CONTATTO.

SEGUITE QUI LA RUBRICA

Scarica qui Sensi  il file pdf con la poesia di Francesca Ricchi

Biografia

Francesca Ricchi è nata a Bologna il 31/12/1971, vive a Roma. E’ laureata in giurisprudenza con indirizzo in criminologia. Ha pubblicato la raccolta di racconti Soli di notte (2000), di cui il racconto Domani è stato tradotto in spagnolo e distribuito in America Latina. I racconti: Io e musica (2001) e Educazione universitaria(2002); il poema Estranei (Sonzogno, 2001); il romanzo per ragazzi XTrappola – Pirati Anime (2015); la raccolta poetica Aculei (Controluna, 2018).

Solstizio d’inverno
Infuriavano voci e sussurri
come ghiaccioli di tramontana
di un nuovo nato
fra le onde dei geli
Accorrevano da ogni solitudine
a crepare i ghiacci
con impronte audaci
fino a che le fessure
fatali
non si aprirono in tutte le guance
a vedere che l’unico nato
dopo eternità di gocce velate
altro non era
che una statua
assiderata
Non aveva gemiti
né cuore
seducente statuina
divina pattinatrice
glaciale
a perdita di brivido
oltre qualsiasi
speranza
Pattinò per secoli
e ancora millenni
nel sogno polare del manto di stelle
cieche di bianco
e indomite trasparenze
lunari
incatenate chine
da un tale sortilegio
di piroette e mistero
A nessuno importava
in fondo
del suo buco
sentimentale
intirizzito e antico
bastava viaggiasse
e pattinasse
deliziando al passaggio
qualsiasi cuore
sperduto

Scivolando fino ai fascini di storditi orizzonti
la statuina un’alba
incontrò un lago
di così artica luce
da trafiggerle un occhio
che non possedeva
se mai avesse conosciuto
l’attrazione
niente fin dentro ai sospiri
innevati
del fiocco perfetto
l’avrebbe così tenacemente sedotta
se non quel lago
o placca congelata
sull’anima
che per lei era enigma

Rapita come un Dio dalla sua creazione
si tuffò nella scintillante
certezza
e volteggiò sulla dura
sicurezza
sulla liscia carezza
nessuna malia al mondo
l’aveva mai così sostenuta
fino all’anelito primordiale
che lei non sapeva
quanto potesse travolgere in un nome
passione

Qualcosa accadeva e il ghiaccio
ossessione
e ricambiato
amore
si scioglieva
come mai aveva osato
tradire
qualcosa di rosso
brillava di sotto
la statuina senza occhi
si trovò a osservare
strega e tortura
divorata da un desiderio
che non l’aveva mai nemmeno
rabbrividita

Un cristallo di fiamma
di fiati e candori
di ciglia
si scostò dal gelo
e incandescente
la toccò
dilaniandola di intrighi
e scoperte
ma o lui si spegneva
o lei si bruciava
fuggì il simulacro
in un angolo del lago
a ricomporsi dei nastri
polari
ma la mancanza inceneriva
più ancora del fuoco
e la spinta a tornare
crepitava
come foglie nel vento del sud

Un’estrema
flessuosa scivolata
fino al buco
sciolto nelle lave delle viscere
di terra o di carne
non ci fu nulla da lottare
le arse un piede
e nelle urla di dolore
il piacere
di amare

Non tornò al vortice
per lunghi tempi
senza un piede
ma ripagata di
quel cristallino sentire
disciolto
in lei
fino a tramortire
che però improvviso si estinse
rattrappì
e una nuova fame la investì

La divina anche zoppa
era pattini di cigno
e in una sterminata
avvinghiata
piroetta arcobaleno
atterrò sul buco
e una bocca così accesa
l’accolse
che in un bacio solo
di ghiaccio e fuoco
le risucchiò
una gamba intera

Avrebbe pattinato anche senza
il corpo intatto
ma il bisogno dilaniò
ardente
e l’immaginazione al posto dell’assenza
questa volta fallì molto
più in fretta
L’ultima danza
fu una lacrima di lastra
e una scelta inderogabile
di libertà
regalò l’altra gamba
all’incendio di due braccia
che in delirio di secondo
la cinsero
fino a squagliarne
perfino il busto conturbante
Restò ultimo il sorriso
come zanne avorio e aurore
abbarbicato a un pilastro di cristalli
splendenti

AvatarDiChristian Oldenborg

La mia esperienza in Italia

Presto il mio articolo sulla esperienza a Bolzano. 

Restate sintonizzati sul nostro sito web.

AvatarDiDante Alighieri Copenaghen

PREMIO “LEONARDO DA VINCI” – PRIMA EDIZIONE

La segreteria del Premio rende noto che la giuria composta da:

 

 Presidente del Premio Allan Stabell
Giurato  Erling Strudsholm
Giurato  Birgit Brunsted
Giurato  Nicola De Negri
Giurato  Livia Costantino 

in data 15 aprile 2019 ha completato l’esame degli elaborati a concorso.

 

Pertanto rientrano nei finalisti i seguenti candidati:

 

Lars Østergaard – codice 40696683 

Lise Tang – codice 40445849 

Martha Elias – codice 40216610 

Karina Dorthe Larsen – codice 40357620

Lianne Sommer Andersen – codice 40539189 

 

Tra i finalisti verranno eletti 3 vincitori.

 

PREMI: / Præmier.

1° Premio: Borsa di Studio e diploma di partecipazione

2° Premio: Corso individuale di lingua italiana con madrelingua e diploma di partecipazione

3° Premio: Una bottiglia di vino italiano e diploma di partecipazione

 

La cerimonia di premiazione si terrà il 25 aprile 2019 all’Istituto Italiano di Cultura alle ore 19:30.

 

Tutti i partecipanti sono invitati

ma gli accompagnatori devono prenotare inviando una mail a eventi@dante-alighieri-cph.dk

AvatarDiadmin

PREMIO “Leonardo Da Vinci” 1a EDIZIONE

Præmieudvalget bemærker, at juryen bestående af

 Presidente del Premio Allan Stabell
Giurato  Erling Strudsholm
Giurato  Birgit Brunsted
Giurato  Nicola De Negri
Giurato  Livia Costantino 

 

 

den 15. april 2019 har færdiggjort deres bedømmelse af de deltagendes projekter.

Derfor er de følgende kandidater i finalen

 

Lars Østergaard – codice 40696683 

Lise Tang – codice 40445849 

Martha Elias – codice 40216610 

Karina Dorthe Larsen – codice 40357620

Lianne Sommer Andersen – codice 40539189 

 

Blandt finalisterne vil der blive udvalgt 3 vindere.

 

Præmier.

1. præmien er et studielegat og et deltagerbevis

2. præmien: individuelt kursus i italiensk sprog med en modersmål talende og et deltagerbevis

3. præmien: en flaske italiensk vin og et deltagerbevis

 

Præmieoverrækkelsesceremonien finder sted d. 25. april 2019 på det italienske kulturinstitut kl: 19:30

 

Alle de deltagende er inviterede, men ledsagere skal reservere plads ved at sende en mail til eventi@dante-alighieri-cph.dk