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Parole, magia e cinema

 

Il potere evocativo delle parole è magico.

Quello che in apparenza potrebbe sembrare un banalissimo accostamento di due o più semplici paroline, può trasformarsi in un gancio in grado di ripescare nella nostra memoria colori, profumi, atmosfere, sensazioni ed emozioni, sorprendenti per vividezza ed intensità.

Qualcuno potrebbe pensare: – Che esagerazione! –

Farò allora un esempio, per spiegarmi meglio.

Prendiamo due comunissime parole, un sostantivo e un aggettivo e proviamo ad accostarli l’uno all’altro: notti magiche.

Tutti gli italiani che nel 1990 erano in grado di intendere e di volere e abbastanza grandi per ricordare, nel sentire queste due parole penseranno istantaneamente alla medesima cosa, a quell’indimenticabile estate dei Mondiali di calcio in Italia.

L’emozione per le strade era palpabile, ovunque risuonavano le voci di Gianna Nannini e Edoardo Bennato che cantavano il loro inno dedicato a quell’evento memorabile e per un po’ abbiamo assaporato il gusto della vittoria, fantasticato sui nostri campioni nell’atto di alzare al cielo la coppa più ambita, con orgoglio patriottico.

 

Che si fosse appassionati di calcio oppure no, era impossibile sottrarsi all’entusiasmo che si respirava nell’aria, tra l’onore per il nostro Paese di ospitare la manifestazione sportiva e le soddisfazioni di una Nazionale che ci ha fatti sognare, fino a quella sera del 9 luglio….

Sono certa che quasi tutti ricorderanno con estrema precisione quella serata, dove si trovavano, con chi erano, le emozioni che stavano provando. E ad accendere questo turbinio di ricordi, a far rivivere momenti così speciali, possono bastare due semplici parole. Se non è magia questa, ci si avvicina molto.

Proprio in questo scenario, Paolo Virzì ha deciso di collocare il suo ultimo film, Notti magiche per l’appunto, in cui le vite individuali si intrecciano con il vissuto collettivo di quel particolare momento.

In realtà il tema del film è incentrato sulle miserie e i fasti del cinema tra la fine degli anni 80 e l’inizio del decennio successivo, sul suo inesorabile declino al termine dell’ultima stagione gloriosa, raccontata attraverso le vicende di tre giovani aspiranti sceneggiatori, che sospettati dell’omicidio di un noto produttore, trascorreranno la notte, quella notte, nella caserma dei carabinieri per raccontare la loro versione dei fatti. Il regista ha scelto di ricorrere ad un’inconsueta liaison narrativa, tra il sogno del cinema che sfiorisce e quello calcistico di un’Italia intera sfumati nella stessa notte, ricordata poi come quella “degli errori”.  Un po’giallo, un po’satirico, il film di Paolo Virzì è un nostalgico rendez-vous con la memoria, alla ricerca di quello che poteva essere e non è stato, perché tutti i sogni sono destinati a finire.