Archivio mensile Giugno 2019

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Cosetta Zanotti: la pittrice di storie 

L’incontro con Cosetta Zanotti, autrice bresciana di libri per bambini, mi ha trascinato in un viaggio fantastico, indietro nel tempo, col sorriso sulle labbra, senza veli, senza congetture, ma armata solo di carta e penna per imprimere quanto più potessi di un modo magico e affascinate che, almeno per un po’, tutti abbiamo la fortuna di sperimentare.

Le racconto di come mi sia avvicinata alle sue storie grazie all’entusiasmo di un bambino speciale, Simone, il nipote di casa, nonché lettore appassionato. E proprio la sua passione per le storie di Cosetta, grazie anche agli incontri con le scuole che l’autrice promuove, mi aveva molto incuriosita: ed eccoci così una di fronte all’altra, sebbene con parecchi chilometri di distanza, a darci del tu come se ci conoscessimo da tanto e parlare di scrittura. 

Cosetta Zanotti è la testimonianza di come i sogni dei bambini, con gli strumenti giusti, non sono poi così irraggiungibili. Cosetta ad esempio, da piccola sognava di diventare “una pittrice che racconta le storie”, un mestiere che in effetti oggi svolge con passione, creando per i bambini quelle storie che tanto sognava di poter “dipingere” per gli altri. 

Da piccola abitava in periferia, lontana dalle biblioteche, eppure si trasformava ogni volta che si ritrovava con un libro tra le mani, un po’ come fosse una bacchetta magica. 

Mi racconta di come sia stata fortunata ad avere avuto accanto delle persone importanti, in grado di comprendere la sua passione, la sua naturale inclinazione verso la scrittura, e a darle fiducia, a cominciare da uno dei suoi maestri a scuola, durante una fase cruciale di formazione, quella dell’infanzia. In effetti, secondo Cosetta ogni bambino può creare storie se accompagnato con gli strumenti giusti, proprio come lei stessa aveva iniziato a sperimentare a scuola. E poi, tra le figure fondamentali nel suo percorso di scrittrice un posto speciale è occupato da suo padre: anche lui aveva compreso la predisposizione di sua figlia verso la scrittura prima ancora che Cosetta riuscisse a esprimerla chiaramente. Così, suo padre decide di regalarle un cavalletto e tutto l’occorrente per dipingere e un gigantesco vocabolario che potesse contenere tutte le parole necessarie per Cosetta per poter creare storie e realizzare il suo sogno di bambina.

Mi racconta che essere scrittori significa essere differenti da qualsiasi altra persona, significa avere una particolare capacità di guardare alle cose, una particolare sensibilità nell’osservare e creare connessioni. Ma significa anche avere delle precise responsabilità, come quella di utilizzare le parole in maniera costruttiva, perché le parole sono potenti, possono creare o smontare, soprattutto quando ci si rivolge proprio ai bambini. Ed è proprio verso i bambini che Cosetta avverte come una missione ed una speranza, quella di scatenare una rivoluzione positiva per la prossima generazione. E poi c’è un’altra parola chiave, tanto amata da Cosetta: la gentilezza. La gentilezza, mi spiega, è una forma di eleganza e coraggio ed è proprio su questa che bisognerebbe costruire il mondo. 

Nonostante vi siano grandi responsabilità nello svolgere questo mestiere, si ha qualcosa indietro di davvero inestimabile. Scrivere storie per bambini e avere la possibilità di vivere il contatto con questi giovanissimi lettori offre dei grandi insegnamenti. Significa avere la possibilità di calarsi ancora nei loro panni, di vivere il mondo con i suoi moti imprevedibili attraverso i loro occhi e la loro splendida innocenza. 

In qualche modo dimentichiamo quanto sia splendido affrontare la quotidianità con un briciolo di candore, ci rivestiamo di strati e strati di protezione per non sentirci vulnerabili, per non essere toccati, dalle cose, dalle persone, da noi stessi. I bambini hanno innato quel coraggio che li spinge naturalmente verso il mondo. E così, Cosetta, proprio grazie ai suoi piccoli grandi lettori, percepisce questo sguardo verso le cose nella sua semplice bellezza, con fiducia, traducendo tutto questo in storie. E per un po’ siamo tutti parte di questo magico splendore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Nata viva

 

La storia che racconterò oggi è quella di una persona nata viva: un racconto appassionato e antipedagogico di una bambina e, poi, di una ragazza che, tra luci e tenebre, ha saputo lottare per raggiungere e conquistare quella serenità che tutti bramiamo. 

“Nata viva è un romanzo ed un mini-film sulla vita della protagonista Zoe Rondini, di come tutti noi possiamo sognare, crescere e diventare adulti. 

Ci sono racconti, talvolta, che hanno una propria vita e il compito dei moderni cantastorie è solo quello di prestare la propria voce o la propria penna. 

Storie che hanno urgenza di essere raccontate, di imprimersi e di sopravvivere allo scorrere del tempo, come quella di Zoe Rondini. 

Zoe non respirava quando è nata. Ha cominciato a farlo dopo cinque, lunghissimi minuti. Cinque minuti che hanno segnato la sua vita per sempre. L’asfissia le ha procurato delle lesioni al sistema nervoso, per cui non cammina bene, non parla bene, non si muove bene. 

Eppure è viva ed esige di vivere.  Zoe esige di avere un’esistenza come tutti gli altri, perché si rende conto che i limiti non risiedono nella sua disabilità. Come non si è arresa in quei primi 5 minuti, decide di non farlo per il resto della sua vita e trasforma la sua esperienza in una storia, che ha raccontato nel libro autobiografico Nata viva (edito dalla Società Editrice Dante Alighieri,  novembre 2015) e nell’omonimo cortometraggio (regia di Lucia Pappalardo, realizzato dell’associazione nazionale  Filmaker e Videomaker Italiani ), vincitore del premio L’anello debole, al Festival di Capodarco nel 2016. 

Con onestà, trasparenza, ironia, Zoe Rondini racconta di cosa voglia dire essere una bambina, poi un’adolescente e, infine, una donna disabile, della scuola, del bullismo, della burocrazia e delle relazioni con chi la circonda, dai familiari ai professori, ai terapisti, agli uomini e di amore e sessualità.   

Una storia di vita, libertà e speranza che vorrei si diffondesse come un’eco, per raggiungere una moltitudine di persone. Quello di Zoe è un romanzo di formazione, è la storia di tutti noi che cresciamo, tra alti e bassi, momenti di difficoltà e soddisfazioni, sconfitte e vittorie, per trovare la nostra dimensione e la nostra serenità. E capire che la diversità è negli occhi di chi guarda e le eventuali difficoltà fisiche possono essere superate con la forza del pensiero, della fantasia, della creatività.

 Questo è il messaggio che Zoe vuole trasmettere agli altri e lo fa portando la sua esperienza nelle scuole, nelle università, partecipando a convegni e seminari.

Nelle scuole è attualmente impegnata nella realizzazione di progetto che si basa sulla narrazione di sé, che coinvolge bambini e ragazzi in prima persona, attraverso il racconto delle loro aspirazioni, prospettive, per prevenire il bullismo e diffondere la cultura del rispetto delle differenze.

Nel frattempo, Zoe sta lavorando al suo secondo libro in cui darà voce, attraverso delle interviste, a persone disabili e normodotate che conoscono bene il mondo della disabilità. Persone che si raccontano, parlano dei loro desideri, dei loro sogni, dei cambiamenti che vorrebbero si realizzassero.

Con il suo lavoro e il suo impegno, Zoe porta un messaggio agli altri, da cui ciascuno può trarre insegnamento: che la vita è un dono e che, in qualunque situazione ci troviamo, possiamo sempre fare qualcosa per dare il nostro contributo; che con tenacia e determinazione si possono superare i propri limiti; che ciascuno di noi può essere sorprendentemente speciale; che è ora di abbattere i tabù e gli stereotipi legati al mondo della disabilità. 

Zoe Rondini, in qualità di pedagogista, autrice, attrice e blogger è pronta a dare il suo contributo, in ambiti accademici e nei convegni per contribuire ad un lento ma progressivo cambiamento culturale.

 Questo è solo un piccolo assaggio del mondo di Zoe, che vi invito a visitare: 

www.piccologenio.it

Lettera di presentazione di “Nata viva”, romanzo e cortometraggio

Zoe torna tra i banchi di scuola: il progetto “Disabilità e narrazione di sé”

“Nata viva, ma con 5 minuti di ritardo” la vita dopo un’asfissia neonatale

Lezione per il master di psicologia della Lumsa 15.07.2018 

https://www.piccologenio.it/category/amore-e-disabilita-sfatiamo-i-tabu/

https://www.facebook.com/groups/146638665460085/?epa=SEARCH_BOX

 

Grazie Zoe, continua così perché: la vita riserva inaspettate sorprese alle persone che nonostante tutto… nascono vive! 

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il mio ricordo di Corrado, a vent’anni dalla sua morte

Io non credo nelle coincidenze. Sono convinta che ogni singolo evento, seppure minimo, abbia un significato.  Così come quello che mi è accaduto nell’arco della settimana appena trascorsa. Qualche giorno fa, in maniera del tutto casuale, per due volte mi sono imbattuta nel nome di Corrado Mantoni.

Erano anni che non pensavo a lui, ma, nel momento in cui mi è tornato in mente, un enorme sorriso si è allargato sul mio volto e mi sono resa conto che, tra tanti personaggi dello spettacolo legati alla mia infanzia, è quello di cui ho più sentito la mancanza.

Sabato mattina ho letto che, proprio quel giorno, ricorreva il ventennale della sua scomparsa. Un caso, certamente, eppure sono rimasta di sasso. Sembrerà sciocco, anzi lo è senz’altro, ma un pensiero assurdo mi è balenato: se Corrado sapesse (e magari lo sa) di essere ancora così tanto amato e ricordato dopo 20 anni, sorriderebbe. E sarebbe uno di quei sorrisi aperti, veri e sinceri, come quelli che ha regalato a noi, durante la sua lunga carriera. Ho sentito di voler contribuire anch’io, nel mio piccolo.

Corrado Mantoni nacque a Roma il 2 agosto 1924.

Insieme a Mike Buongiorno e a Raimondo Vianello, è considerato uno dei padri della televisione italiana, uno dei personaggi del piccolo schermo più amato di sempre.

In pochi ricordano, però, che prima di diventare autore e conduttore televisivo, lavorò in radio per oltre quarant’anni. È considerato, infatti, il primo conduttore ufficiale della radio italiana, a cui spettò il compito e la gioia di annunciare eventi storici straordinari, come la fine della seconda guerra mondiale o la vittoria della repubblica al referendum del 2 giugno 1946.

A partire dal 1982 cominciò a lavorare per il gruppo Fininvest, all’epoca composto solo da Canale 5 ed Italia 1, conquistando il pubblico con i suoi due programmi più celebri, Il pranzo è servito e La corrida.

Conservo un ricordo vividissimo di entrambe le trasmissioni e delle persone a me care con cui avevo l’abitudine di vederle. Il pranzo è servito andava in onda intorno a mezzogiorno, quindi potevo seguirlo solo nei giorni di vacanza a scuola, assieme all’anziana signorina Eleonora, che all’epoca si occupava di me. Ci divertivamo un mondo e bastava la sigla a metterci di buonumore. Ne scrivo e quasi mi sembra di risentire il jingle di accompagnamento alla ruota che girava e le nostre risate.

La corrida, invece, era un programma serale di cui ricordo soprattutto le edizioni estive. Non c’erano i condizionatori all’epoca e l’afa si combatteva restando fino a sera inoltrata all’aperto e sventolandosi con i ventagli o, se possibile, con quei rumorosissimi ventilatori con le pale di metallo. In quegli anni ero una bambina e trascorrevo le vacanze un po’ al mare e un po’ da una zia di mia madre. Sebbene fossero gli anni ’80, non in tutte le case c’era ancora il televisore. La zia aveva la fortuna di possederne uno e di avere anche un grandissimo arioso terrazzo, che si affacciava su via dei Tribunali, il cuore pulsante di Napoli. Così in quelle serate, la sua porta si apriva ad alcuni vicini, che venivano a vedere La corrida con noi.

Ecco cosa conservo di Corrado, il meraviglioso ricordo di serate trascorse all’insegna di un divertimento puro e semplice, a cuor leggero, di risate genuine.

È indimenticabile anche il momento del suo congedo dalla conduzione televisiva, durante l’ultima puntata della sua corrida nel 1997, prima di lasciare il testimone a Gerry Scotti, quando recitò una poesia di commiato con gli occhi visibilmente lucidi. Mi commossi anch’io, perché ebbi la netta consapevolezza che si stava concludendo un’epoca. Con lui finiva una stagione di grande televisione, quella che io ho più amato.

Corrado morì solo due anni dopo, l’8 giugno 1999, a 74 anni, a Roma, a causa di un carcinoma del polmone.

Grazie Corrado per il ricordo di quell’allegria, di quelle mie risate di bambina che sento ancora risuonare nel cuore.

 

Marie MorelDiMarie Morel

Il cinema celebra il genio di Leonardo da Vinci con due nuovi film

In questo 2019, l’anno che sarà ricordato per le celebrazioni in onore del grande maestro italiano, il cinema non poteva non fare la sua parte.

Sono due i film che ripercorrono la vita dell’artista.

A partire da ottobre potremo vedere, dapprima nei cinema italiani, poi in tv su Sky e, infine all’estero, Io, Leonardo, interpretato dal bravissimo Luca Argentero, che per la prima volta presta il suo volto ad un personaggio realmente esistito in un’opera biografica.

Distribuito da Lucky red questo film si propone di gettare una luce diversa sul personaggio di Leonardo da Vinci, portando lo spettatore alla scoperta dell’uomo.

Il regista di origine messicane, Jesus Garces Lambert, non è nuovo a questo tipo di film. Ha già portato, infatti, sulle scene “Caravaggio l’anima e il sangue”; le riprese del film hanno avuto luogo prevalentemente a Firenze, a Vinci e nella campagna toscana, a Milano, a Roma e in Francia.

 

Essere Leonardo da Vinci – Un’intervista impossibile, diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory, è film unico nel suo genere dedicato a Leonardo da Vinci in occasione dei 500 anni della scomparsa del genio universale. Sarà nelle sale da maggio 2019 in collaborazione con la Federazione Italiana Cinema D’essai.  Non è solo un film che ha già vinto negli Stati Uniti dei Festival internazionali. Questo film è un progetto che viene da lontano ispirato teatralmente da un regista e attore Finazzer Flory che è stato appena premiato come Winner Best Indie Filmmaker – Top Shorts Film Festival January 2019 e Winner Best Indie Filmmaker – New York Film Awards 2019 Winner Honorable Mention: Narrative Film – Los Angeles Film Awards 2019 Winner Best Narrative Feature – Festigious International Film Festival 2019 Los Angeles Winner Best Actor -Actors Awards Los Angeles January 2019.L’attore italiano, Massimiliano Finazzer Flory, si è fatto carico da tempo di rappresentare l’Italia e la nostra cultura all’estero e il suo film su Leonardo in collaborazione con Rai Cinema è già una sorta di cult. Sono 23 i Paesi in cui è prevista la distribuzione tra cui oltre gli USA,  in Cina e in India. 

L’incedibile make-up del volto di Finazzer e una recitazione coreografica che incarna il corpo di Leonardo rende durante il film davvero impressionante la verità del personaggio restituendoci non solo la sua storia ma anche in termini registici e di questo forse uno dei valori più importanti dell’opera l’influenza di Leonardo anche nella nostra estetica cinematografica. I set, le opere d’arte e il linguaggio sono tutti autentici per la storia di Leonardo. Un’icona universale, 500 anni dopo la sua morte. Un film che tiene insieme l’originalità linguistica attraverso il linguaggio del Rinascimento, il trucco, i costumi e la qualità tecnologica del nostro tempo come il drone che permette di realizzare nuove tendenze estetiche tra paesaggio e patrimonio culturale.


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Breve sinossi: due giornalisti, di New York e Milano ignari l’uno dell’altro, per i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo sono alla ricerca di uno scoop. Vedono opere e attraversano i luoghi del Genio tra paesaggi e misteriosi incontri. A Firenze per la prima volta durante uno spettacolo in costume tra frati, turisti e sbandieratori si trovano tracce inaspettate. A Milano si scopre un documento per scoprire chi era Leonardo Uomo attraverso un esame scientifico. Giungono nella sua ultima dimora a Clos Lucé e incontrano davvero Leonardo. Viene concessa l’intervista. Le parole del Genio sono autentiche in lingua rinascimentale. Alla fine Leonardo fugge tra i sotterranei tornando a Vigevano e svelandosi ai personaggi più importanti della sua storia dove racconta…
I set del film: dalla la casa natale di Leonardo a Vinci dove è nato a primo mulino in cui il genio bambino ha iniziato a giocare, a fare lo scienziato fino allo Château Royal d’Amboise e la dimora dove Leonardo è scomparso a Clos-Lucé e ancora a Vigevano le Scuderie, le Sotterranee, la Strada coperta, il Castello. A Milano: San Sepolcro, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, gli “Orti di Leonardo”, la Sacrestia del Bramante, il Castello Sforzesco, la Sala delle Asse, l’Archivio di Stato dove è stato girato l’unico l’autografo di Leonardo esistente al mondo. Infine alle cascate dell’Acquafraggia studiate dal genio. E naturalmente Firenze all’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella e alla Basilica di Santa Maria Novella per mettere in scena il Leonardo botanico.